Con un anno di anticipo, ma dopo diciannove ininterrotti, Walter Vergnano lascia la sovrintendenza del Regio di Torino. Ne ha dato notizia il Teatro Regio con un comunicato nel quale si dichiara che aveva rassegnato le sue dimissioni nelle mani del Consiglio di Indirizzo ( ex CDA). Il sindaco Appendino, presidente, con la quale i rapporti non sono stati buoni, lo ha ringraziato e sta già pensando al sostituto, facendosi aiutare da Beppe Grillo, al quale starebbe simpatico Giancarlo Del Monaco, classe 1943. Che in Italia, accanto alla sua prevalente attività di regista, esercitata più all'estero che in Italia, ha avuto anche responsabilità amministrative in due festivalini (Montepulciano e Macerata) mentre all'estero in istituzioni di rilievo maggiore, come Bonn, e a Tenerife, dove è stato direttore artistico del locale festival.
E ci risiamo. Così fan tutti, anche quelli del non partito, del Movimento cinquestelle, e lo stesso Beppe Grillo che mette bocca su argomenti sui quali, anche per ragioni di decenza e di incompetenza, dovrebbe star zitto. Ma si sa come vanno le cose. A lui, fanno notare i giornali torinesi, non dispiacerebbe Del Monaco , che conosce e forse è anche suo amico.
MA SE NON L'AVESSE NE' CONOSCIUTO NE' FOSSE STATO SUO AMICO, GRILLO, CHE COMUNQUE DOVREBBE TENERSI ALLA LARGA DAL SINDACO DI TORINO NELLE VESTI DI CONSIGLIERE OCCULTO, AVREBBE PENSATO UGUALMENTE A DEL MONACO?
Non sappiamo come andranno a finire le cose, ma quasi certamente , visto che ormai l'ha detto, Del Monaco assumerà la sovrintendenza del regio di Torino, e magari anche la direzione artistica, - oggi va tanto di moda e fa anche risparmiare sulla carta, confusione a parte - chiamando a collaborare soltanto un direttore musicale che, spetta a lui scegliere, una volta nominato. Eventualmente.
Tornando a Vergnano. NOn si può dimenticare come già qualche anno fa fosse nato un dissidio insanabile fra lui e Noseda, e fu l'allora sindaco di Torino, suo compagno di partito, Fassino, a sanarlo, facendo arrivare a Torino Gaston Fournier, gradito a Noseda.
Ora alla base di questa sua decisione - e del resto dopo vent'anni di gestione, era ora che si cambiasse - starebbero ragioni personali- forse di facciata, e il rapporto mai liscio con la Appendino - ragione reale.
Ma il fatto è che con la sua uscita ci sarebbe stato uno cambio di persona , di tipo failiare. Perchè se ricordiamo bene, la prima persona che doveva saltare , all'arrivo della Appendino era Angela La Rotella, segretario generale della Fondazione per la cultura , moglie di Vergnano. Il quale alla fine avrà pensato che era meglio togliersi di torno lui, ben più avanti negli anni della moglie e lasciar spazio a lei, finchè dura.
S'era anche detto che la stessa Fondazione sarebbe stata chiusa, ed invece no. Ancora oggi è organizzatrice del Salone del Libro, affidato alla direzione di Lagioia, presieduto da Massimo Bray.
Naturalmente, fanno sapere d Torino, resteranno gli impegni per la direzione di opere e concerti assunti con Noseda, quelli resteranno, forse anche Noseda direttore musicale non sarà riconfermato, men che meno Gaston Fournier.
Speriamo che il cambio al vertice non peggiori le cose, come c'è sempre da temere in Italia, ed anche perchè al peggio non c'è mai fine e a Torino le cose non è che fossero rose e fiori. A proposito i bilanci come stanno?
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venerdì 20 aprile 2018
lunedì 30 ottobre 2017
Com'è la storia delle plateali - ma anche sospette - dimissioni del 'rasputin' della sindaca Appendino, a Torino?
Annunciate e strombazzate dal Movimento di Grillo, che ha sempre mal sopportato la sua presenza in Comune a Torino, alle dimissioni del capo di gabinetto e consigliere speciale ed insostituibile della sindaca Appendino, per aver egli raccomandato un suo amico presso il capo dei vigili perchè gli togliesse una multa di poche decine di Euro, possiamo crederci davvero?
No, è assai difficile credere a questa storia, e l'altro ieri Natalia Aspesi, su Repubblica, da vera maestra, ne ha dato alcune ragioni che condividiamo in pieno, e alle quali noi vogliamo aggiungerne, umilmente, solo qualche altra, che le sue stesse riflessioni ci hanno suggerito a formulare. Oltre naturalmente a quella di base, che le due sindachesse, in fatto di scelta di collaboratori, fanno acqua da tutte le parti.
Noi, nei panni del 'rasputin' della Appendino. trattandosi di una somma irrilevante, gliel'avremmo pagata, la multa, di tasca nostra, risparmiandoci quella imbarazzante telefonata; oppure gli avremmo consigliato di rivolgersi, ad esempio, ad uno degli enti caritatevoli, come la 'Fondazione per la cultura' torinese, presieduta ancora - per grazia anche del 'rasputin' torinese - da quell'Angela La Rotella che, in coppia con suo marito Valter Vergnano, di soldi a casa ogni mese ne portano un bel po'. Perchè magari si trattava di un intellettuale squattrinato, e perciò poteva rientrare negli scopi statutari della fondazione torinese.
Ma noi continuiamo a sentire odore di bruciato in quelle sospette dimissioni, che secondo Di Maio, hanno giustamente sanzionato in sole due ore un atto illecito, che le regole morali del Movimento non tollerano, per quanto irrilevante , sotto molti punti di vista, la materia dell'illecito, ad eccezione della ingenuità del 'raspuntin'.
E ci vien da pensare che il Movimento, e Di Maio per tutti, l'abbiano enfatizzato, proprio perchè irrilevante, per coprire comportamenti molto più gravi e rilevanti non vengono sanzionati con altrettanta determinazione e tempismo( Raggi, dice qualcosa?). Il quale comportamento dovrebbe indurre i suoi simpatizzanti - troppi per tutti gli errori che i suoi amministratori commettono ogni giorno! - a convincersi che se il Movimento non è ancora intervenuto per sanzionare ed invitare alle dimissioni la Raggi, è solo perchè, a conoscenza dei fatti, non ritiene trattarsi di comportamenti sanzionabili, della sindaca di Roma. Capito?
No, è assai difficile credere a questa storia, e l'altro ieri Natalia Aspesi, su Repubblica, da vera maestra, ne ha dato alcune ragioni che condividiamo in pieno, e alle quali noi vogliamo aggiungerne, umilmente, solo qualche altra, che le sue stesse riflessioni ci hanno suggerito a formulare. Oltre naturalmente a quella di base, che le due sindachesse, in fatto di scelta di collaboratori, fanno acqua da tutte le parti.
Noi, nei panni del 'rasputin' della Appendino. trattandosi di una somma irrilevante, gliel'avremmo pagata, la multa, di tasca nostra, risparmiandoci quella imbarazzante telefonata; oppure gli avremmo consigliato di rivolgersi, ad esempio, ad uno degli enti caritatevoli, come la 'Fondazione per la cultura' torinese, presieduta ancora - per grazia anche del 'rasputin' torinese - da quell'Angela La Rotella che, in coppia con suo marito Valter Vergnano, di soldi a casa ogni mese ne portano un bel po'. Perchè magari si trattava di un intellettuale squattrinato, e perciò poteva rientrare negli scopi statutari della fondazione torinese.
Ma noi continuiamo a sentire odore di bruciato in quelle sospette dimissioni, che secondo Di Maio, hanno giustamente sanzionato in sole due ore un atto illecito, che le regole morali del Movimento non tollerano, per quanto irrilevante , sotto molti punti di vista, la materia dell'illecito, ad eccezione della ingenuità del 'raspuntin'.
E ci vien da pensare che il Movimento, e Di Maio per tutti, l'abbiano enfatizzato, proprio perchè irrilevante, per coprire comportamenti molto più gravi e rilevanti non vengono sanzionati con altrettanta determinazione e tempismo( Raggi, dice qualcosa?). Il quale comportamento dovrebbe indurre i suoi simpatizzanti - troppi per tutti gli errori che i suoi amministratori commettono ogni giorno! - a convincersi che se il Movimento non è ancora intervenuto per sanzionare ed invitare alle dimissioni la Raggi, è solo perchè, a conoscenza dei fatti, non ritiene trattarsi di comportamenti sanzionabili, della sindaca di Roma. Capito?
sabato 9 settembre 2017
Gianfranco Mariotti lascia il Festival Rossini di Pesaro dopo trentotto anni. Un record
Per Gianfranco Mariotti, abbastanza avanti negli anni, medico, e sovrintendente della Fondazione che gestisce il Rossini Opera Festival ( ROF), erano state fatte parecchie eccezioni, specie nel corso degli ultimi anni, e più precisamente da quando alcuni cambiamenti erano intervenuti nella fondazione, per farlo restare nel suo incarico, dandolo per insostituibile. Alcuni per cause naturali, come la morte di Alberto Zedda, al timone del festival come Mariotti da tempo immemorabile, ed altri per precisa posizione, come il benservito, tramite lettera, dopo tanti anni, dell'addetta stampa, Simona Barabesi - lo abbiamo segnalato alcuni giorni fa. Ed anche nella cda della Fondazione erano stati dimessi alcuni membri e cooptati dei nuovi, come Federica Tittarelli , un cognome assai noto nel pesarese.
Ci si era appellati anche alla Legge Madia per far capire a Mariotti che era ormai tempo di lasciare, visto che tale legge prevede che un pensionato possa avere un incarico, ma solo per pochi anni e non retribuito - mentre Mariotti era lì da un secolo, e percepiva, negli ultimi anni, un compenso di 160.000 Euro, pari a quello dei sovrintendenti di un teatro d'opera in Italia, dei meglio pagati, perchè alcuni percepiscono anche meno.
Nel frattempo tutta la famiglia Mariotti era entrata nell'impresa rossiniana, sia retribuita che gratis. Nella sovrintendenza lavorava a fianco del padre anche la figlia; l'ufficio stampa tolto a Simona Barabesi - che comunque era lì dagli stessi anni di Mariotti - è stato affidato ad un altro figlio; e sul podio s'è visto spesso suo figlio Michele, direttore che si sta facendo un bel nome e che è stabile a Bologna, e fra le voci spesso s'è ascoltata anche la moglie del direttore, la Peretyatko, soprano.Insomma un'intera famiglia a capo di una istituzione PUBBLICA.
Dunque perché allora non cambiare anche Mariotti, il capostipite, anche se alla vigilia delle celebrazioni rossiniane del 2018? Alla fine Mariotti stesso ha deciso di dimettersi, ma non possiamo giurare che non l'abbia fatto 'obtorto collo' ,per una decisione presa da altri e che gli è stata imposta. Ci piacerebbe sapere il parere della Aspesi che del sovrintendente e della famiglia, ogni anno, puntualmente, ha pubblicato il panegirico sul suo giornale.
In linea di principio, la permanenza in uno stesso incarico, anche se ben amministrato, per un periodo così lungo non è ammissibile nè accettabile, perchè crea legami, incrostazioni quando non anche deviazioni, che una istituzione pubblica non deve consentire; mentre consentito e normale lo sarebbe in una impresa a conduzione e proprietà famigliare, dove comunque le generazioni si avvicendano per dare nuova linfa all'impresa, forze ed idee nuove.
L'immobilismo tutto italiano fa sì che quando poi arriva qualcuno che dice di rottamare chi al potere sta da decenni, venga guardato con sospetto, come nel caso di Renzi.
Possibile mai che in un paese di 60 milioni di abitanti, dove coloro che lavorano nei vari settori sono 25 milioni circa, e le intelligenze numerose e di valore, non vi sia un sostituto degno di Granfranco Mariotti?
La stessa domanda ce la facciamo da tempo, anche per Paolo Baratta al timone della Biennale di Venezia da vent'anni, o per Valter Vergnano, sovrintendente a Torino da diciassette, o per la Istituzione Universitaria dei Concerti dove la famiglia Fortuna - capostipite,moglie e figlia- è a capo da oltre mezzo secolo. E potremmo fare anche altri esempi. Ci si dirà : ma se il sostituto è peggiore del sostituendo? La risposta è semplice: in un paese in cui il cambio generazionale è fatto normale, si avrà tempo per sostituire anche lui.
Ci si era appellati anche alla Legge Madia per far capire a Mariotti che era ormai tempo di lasciare, visto che tale legge prevede che un pensionato possa avere un incarico, ma solo per pochi anni e non retribuito - mentre Mariotti era lì da un secolo, e percepiva, negli ultimi anni, un compenso di 160.000 Euro, pari a quello dei sovrintendenti di un teatro d'opera in Italia, dei meglio pagati, perchè alcuni percepiscono anche meno.
Nel frattempo tutta la famiglia Mariotti era entrata nell'impresa rossiniana, sia retribuita che gratis. Nella sovrintendenza lavorava a fianco del padre anche la figlia; l'ufficio stampa tolto a Simona Barabesi - che comunque era lì dagli stessi anni di Mariotti - è stato affidato ad un altro figlio; e sul podio s'è visto spesso suo figlio Michele, direttore che si sta facendo un bel nome e che è stabile a Bologna, e fra le voci spesso s'è ascoltata anche la moglie del direttore, la Peretyatko, soprano.Insomma un'intera famiglia a capo di una istituzione PUBBLICA.
Dunque perché allora non cambiare anche Mariotti, il capostipite, anche se alla vigilia delle celebrazioni rossiniane del 2018? Alla fine Mariotti stesso ha deciso di dimettersi, ma non possiamo giurare che non l'abbia fatto 'obtorto collo' ,per una decisione presa da altri e che gli è stata imposta. Ci piacerebbe sapere il parere della Aspesi che del sovrintendente e della famiglia, ogni anno, puntualmente, ha pubblicato il panegirico sul suo giornale.
In linea di principio, la permanenza in uno stesso incarico, anche se ben amministrato, per un periodo così lungo non è ammissibile nè accettabile, perchè crea legami, incrostazioni quando non anche deviazioni, che una istituzione pubblica non deve consentire; mentre consentito e normale lo sarebbe in una impresa a conduzione e proprietà famigliare, dove comunque le generazioni si avvicendano per dare nuova linfa all'impresa, forze ed idee nuove.
L'immobilismo tutto italiano fa sì che quando poi arriva qualcuno che dice di rottamare chi al potere sta da decenni, venga guardato con sospetto, come nel caso di Renzi.
Possibile mai che in un paese di 60 milioni di abitanti, dove coloro che lavorano nei vari settori sono 25 milioni circa, e le intelligenze numerose e di valore, non vi sia un sostituto degno di Granfranco Mariotti?
La stessa domanda ce la facciamo da tempo, anche per Paolo Baratta al timone della Biennale di Venezia da vent'anni, o per Valter Vergnano, sovrintendente a Torino da diciassette, o per la Istituzione Universitaria dei Concerti dove la famiglia Fortuna - capostipite,moglie e figlia- è a capo da oltre mezzo secolo. E potremmo fare anche altri esempi. Ci si dirà : ma se il sostituto è peggiore del sostituendo? La risposta è semplice: in un paese in cui il cambio generazionale è fatto normale, si avrà tempo per sostituire anche lui.
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