Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, porta sacrilegamente lo stesso nome di un suo conterraneo, nativo di Macerata, della Società di Gesù, che nei primi anni del Seicento fu maestro di dottrina e religione nell'Estremo Oriente. Lo porta sacrilegamente perchè neanche di fronte all'evidenza è capace di smettere ideologia e posizioni preconcette.
Ci spieghiamo. A seguito della seconda tornata elettorale per i ballottaggi, quando ancora una volta il suo partito, cioè il PD, ha beccato una sonora batosta, lui ha la faccia tosta di dichiarare in tv, che il PD non è sparito, e neppure ha perso, e chi lo dice sbaglia, perchè il PD ha conservato alcuni Comuni. E tutti quelli che ha perso, una metà circa della cinquantina che aveva prima di queste elezioni comunali? Quelli il sacrilego Matteo non li vede, e per non vederli chiude gli occhi.
La batosta più sonora il Pd l'ha registrata nella rossa Toscana, dove si è fatto sfilare dai Cinquestelle anche Siena, sua roccaforte con tutto il forziere che custodisce segreti anche inconfessabili.
Se si sale un pò lunga la penisola, sulla stessa direttrice tirrenica, si giunge nella Liguria, dove ad Imperia i cittadini hanno rivotato Scajola sindaco.
Non ci si venga a dire che quando il popolo sceglie occorre prendere atto della scelta, senza criticarla, adducendo la stupida ragione che tutti i voti sono uguali e che un voto vale uno, sia che lo esprima un analfabeta, sia una persona consapevole di quello che fa. Chi può negare che l'Umanità è fatta di un numero maggiore di cretini che sorpassano di molto l'esiguo drappello di intelligenti? E allora perchè il voto degli uni e degli altri dovrebbe avere lo stesso peso? E' per la democrazia, bellezza?
Nel caso di Scajola, rieletto sindaco di Imperia, viene da dire che agli abitanti della bella cittadina ligure ben gli sta uno come Scajola. E che se un giorno venissero a sapere che ha una nuova casa in Riviera e che lui se l'è trovata intestata, senza saperne nulla nè del costo nè del donatore, allora che vadano a farsi f... e tacciano, non possono fare commenti. Si meritano Scajola e qualunque sua scajolata.
Come si fa a votare uno come Lui, dopo lo scandalo della casa a Roma, 'vista Colosseo', ' a sua insaputa' e dopo che, infatuato di una bella donna, potrebbe in qualche modo aver aiutato suo marito, Matacena, a fuggire all'estero?
Come può uno come Scajola, nonostante tutto, godere ancora di credibilità politica presso quei fessi - detto senza offesa, ma stando ai soli fatti - dei suoi concittadini che l'hanno votato?
Visualizzazione post con etichetta matteo ricci. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta matteo ricci. Mostra tutti i post
martedì 26 giugno 2018
sabato 9 settembre 2017
Ernesto Palacio è il nuovo sovrintendente del Rossini Opera Festival
Ernesto Palacio, già cantante, proprietario e gestore di una agenzia di rappresentanza di artisti, nominato direttore artistico del ROF alla morte di Alberto Zedda, è stato nominato dagli organi della Fondazione presieduta dal sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, nuovo sovrintendente, succedendo a Gianfranco Mariotti che si è dimesso dopo i rilievi della Corte dei Conti sul suo contratto, dopo 38 anni ininterrotti alla guida del festival.
Tutti si sono subito precipitati a dichiarare che Mariotti, il patriarca, resta una ricchezza del festival e non solo un costo - come faceva pensare il suo compenso - ed anche che resta a disposizione per qualunque cosa, data la sua vasta esperienza. Naturalmente Palacio ha ringraziato e s'è detto onorato della nomina.
Ma ora Palacio dovrà dimostrare di essersi meritato anche il nuovo incarico, perchè non ci metteranno molto a farlo fuori se non si dimostrerà all'altezza, non avendo a Pesaro le radici e le aderenze che poteva vantare Mariotti, anche se la sua agenzia rappresenta tuttora il giovane Mariotti, direttore d'orchestra, il quale farebbe meglio a cambiare agente.
Auguri al nuovo sovrintendente Ernesto Palacio.
Tutti si sono subito precipitati a dichiarare che Mariotti, il patriarca, resta una ricchezza del festival e non solo un costo - come faceva pensare il suo compenso - ed anche che resta a disposizione per qualunque cosa, data la sua vasta esperienza. Naturalmente Palacio ha ringraziato e s'è detto onorato della nomina.
Ma ora Palacio dovrà dimostrare di essersi meritato anche il nuovo incarico, perchè non ci metteranno molto a farlo fuori se non si dimostrerà all'altezza, non avendo a Pesaro le radici e le aderenze che poteva vantare Mariotti, anche se la sua agenzia rappresenta tuttora il giovane Mariotti, direttore d'orchestra, il quale farebbe meglio a cambiare agente.
Auguri al nuovo sovrintendente Ernesto Palacio.
mercoledì 23 agosto 2017
Simona Barabesi licenziata dal Rossini Opera Festival. Forse è la ragione che potrebbe spiegare il silenzio della stampa nazionale sul festival pesarese
Nei giorni scorsi, come facciamo puntualmente da parecchi anni a questa parte, ci siamo occupati del Rossini Opera Festival, prendendo in esame il 'via libera' dato dalla papessa del giornalismo italiano, Natalia Aspesi, al festival rossiniano. La quale - sottolineavamo - per la prima volta, dopo molti anni, su Repubblica, non aveva tessuto l'annuale panegirico del sovrintendente Gianfranco Mariotti, eterno nel suo ruolo direttivo, e neppure la bontà della grande cena che ogni anno la famiglia Tittarelli organizza nella sua villa pesarese. Mentre s'era soffermata, lei milanese, a sottolineare il biondo 'tinto' dei capelli di Roberto Abbado, della celebre famiglia, come anche il suo braccio rotto che lo avrebbe costretto a dirigere con il restante braccio e il ciuffo di capelli, biondo tinto.
Il mancato panegirico di Mariotti rappresentava una assoluta novità. Ma non ne abbiamo approfondito le ragioni. Fino ad oggi quando, girando in rete, abbiamo scoperto (dal 'Resto del Carlino' l'unico giornale che vi ha fatto cenno lo scorso febbraio) che Simona Barabesi, ufficio stampa del festival da trentatre anni, qualcuno in meno degli anni della sovrintendenza Mariotti, è stata licenziata, senza preavviso, a seguito di una lettera del democratico sindaco Ricci - che porta un cognome troppo impegnativo per poter scrivere alla fedele collaboratrice quella lettera di maniera.
'Il modo m'offende', ha dichiarato la Barabesi che naturalmente aveva coscienza del fatto che non si può restare in un incarico per tutta la vita, e che un giorno o l'altro bisogna abbandonarlo. Non si può restare per tutta la vita come invece accade al sovrintendente Mariotti, per il quale hanno fatto i salti mortali ( 'legislativi'. Lui è pensionato da tempo e non potrebbe più restare, specie se si aggiunge che ha un compenso annuo: la legge consente ai pensionati di lavorare gratuitamente e per un numero limitato di anni; e che tale compenso è abbastanza consistente :160.000 Euro, purché resti a Pesaro.
La stampa italiana ha fatto muro contro il festival, in favore della Barabesi? Sarebbe pretendere troppo dai critici musicali italiani. Tanta sensibilità non s'è vista mai nella stampa musicale italiana, ancor meno nella congrega dell'associazione del critici musicali, la quale se ne è sempre bellamente fottuta di qualunque stranezza o irregolarità accadesse nel suo mondo.
Comunque snobbare il festival rossiniano è stata una decisione scellerata, basta che avessero dichiarato il disappunto per l'uscita di scena della Barabesi, per il modo.
Ciò che vale per la Barabesi, in età di pensione, non vale invece per il direttore dell'Ufficio stampa dell'Opera di Roma, messo lì dall'economista della cultura Carlo Fuortes. Il quale capo dell'ufficio stampa, Renato Bossa, due anni ai settanta, è in pensione dall'Accademia di Danza, dove insegnava 'storia della musica', e non potrebbe avere un incarico direttivo all'Opera di Roma - legge 'Madia' - peggio se retribuito.
Ci sarebbe anche da aprire un altro capitolo del libro delle irregolarità, quello delle famiglie al potere, a partire dalla famiglia Fortuna che da oltre mezzo secolo è al vertice dell'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma - prima l'ing. Oreste, il fondatore, dopo la guerra; poi sua moglie Lina, ed ora sua figlia Francesca.
Rimandiamo ad altra occasione la riapertura di questo altrettanto annoso capitolo del malcostume italiano. E restiamo al licenziamento - scostumato - ad opera di Matteo Ricci, non il grande gesuita maceratese, ma il povero sindaco pesarese, della Barabesi, per ragioni anagrafiche (età di pensione), le stesse ragioni che sempre a Pesaro non valgono per il sovrintendente Mariotti che in pensione c'è da prima della Barabesi ed a Roma, per il suo omologo all'Opera di Roma diretto da Fuortes.
Il mancato panegirico di Mariotti rappresentava una assoluta novità. Ma non ne abbiamo approfondito le ragioni. Fino ad oggi quando, girando in rete, abbiamo scoperto (dal 'Resto del Carlino' l'unico giornale che vi ha fatto cenno lo scorso febbraio) che Simona Barabesi, ufficio stampa del festival da trentatre anni, qualcuno in meno degli anni della sovrintendenza Mariotti, è stata licenziata, senza preavviso, a seguito di una lettera del democratico sindaco Ricci - che porta un cognome troppo impegnativo per poter scrivere alla fedele collaboratrice quella lettera di maniera.
'Il modo m'offende', ha dichiarato la Barabesi che naturalmente aveva coscienza del fatto che non si può restare in un incarico per tutta la vita, e che un giorno o l'altro bisogna abbandonarlo. Non si può restare per tutta la vita come invece accade al sovrintendente Mariotti, per il quale hanno fatto i salti mortali ( 'legislativi'. Lui è pensionato da tempo e non potrebbe più restare, specie se si aggiunge che ha un compenso annuo: la legge consente ai pensionati di lavorare gratuitamente e per un numero limitato di anni; e che tale compenso è abbastanza consistente :160.000 Euro, purché resti a Pesaro.
La stampa italiana ha fatto muro contro il festival, in favore della Barabesi? Sarebbe pretendere troppo dai critici musicali italiani. Tanta sensibilità non s'è vista mai nella stampa musicale italiana, ancor meno nella congrega dell'associazione del critici musicali, la quale se ne è sempre bellamente fottuta di qualunque stranezza o irregolarità accadesse nel suo mondo.
Comunque snobbare il festival rossiniano è stata una decisione scellerata, basta che avessero dichiarato il disappunto per l'uscita di scena della Barabesi, per il modo.
Ciò che vale per la Barabesi, in età di pensione, non vale invece per il direttore dell'Ufficio stampa dell'Opera di Roma, messo lì dall'economista della cultura Carlo Fuortes. Il quale capo dell'ufficio stampa, Renato Bossa, due anni ai settanta, è in pensione dall'Accademia di Danza, dove insegnava 'storia della musica', e non potrebbe avere un incarico direttivo all'Opera di Roma - legge 'Madia' - peggio se retribuito.
Ci sarebbe anche da aprire un altro capitolo del libro delle irregolarità, quello delle famiglie al potere, a partire dalla famiglia Fortuna che da oltre mezzo secolo è al vertice dell'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma - prima l'ing. Oreste, il fondatore, dopo la guerra; poi sua moglie Lina, ed ora sua figlia Francesca.
Rimandiamo ad altra occasione la riapertura di questo altrettanto annoso capitolo del malcostume italiano. E restiamo al licenziamento - scostumato - ad opera di Matteo Ricci, non il grande gesuita maceratese, ma il povero sindaco pesarese, della Barabesi, per ragioni anagrafiche (età di pensione), le stesse ragioni che sempre a Pesaro non valgono per il sovrintendente Mariotti che in pensione c'è da prima della Barabesi ed a Roma, per il suo omologo all'Opera di Roma diretto da Fuortes.
Etichette:
carlo fuortes,
famiglia fortuna,
gianfranco mariotti,
legge madia,
matteo ricci,
natalia aspesi,
repubblica,
resto del carlino,
roberto abbado,
rossini opera festival,
simona barabesi,
Tittarelli
Iscriviti a:
Post (Atom)