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giovedì 15 marzo 2018

Al Regio di Torino hanno acquistato, a scatola chiusa, un 'pacchetto' dal Teatro di Liegi. Ora scartano il sovrintendente, poi il direttore

 Per i verdiani  Lombardi alla prima crociata,  al Teatro Regio di Torino in aprile, torna sul podio Michele Mariotti, un nostro direttore che sta facendo, come si legge immancabilmente in ogni comunicato, una brillante carriera internazionale  e che  nel 2016 ha vinto il Premio Abbiati come miglior direttore - una specie  di Nobel ed Oscar insieme,  assegnato, o elargito, dalla gloriosa  compagnia dei critici musicali italiani: roba da niente, ma non essendoci altro, tenuto in grande considerazione. Il seguito delle sue gloriose imprese, soprattutto sul terreno di guerra bolognese, si può ancora leggere tale e quale scorrendo i comunicati stampa di qualunque teatro italiano che si rispetti, dove manca la voglia e la capacità di cambiare neanche una virgola.

 Consentiteci una parentesi. Lunga. Michele Mariotti è entrato, in Italia, nel ristrettissimo gruppetto di direttori dei quali  non si legge mai nulla che non sia superlativo. Tale gruppetto che è guidato dal nostro Pappano che non ne sbaglia mai una, ne comprende pochissimi altri: ad esempio Chailly. E' da oltre quindici anni in Italia, stabile a Roma, gira il mondo con la sua orchestra ceciliana,  e mai una volta ciò che fa non risulta almeno sublime, eccezionale.
 Noi conosciamo Pappano da molti anni, e ne abbiamo raccontato la biografia e la  veloce ascesa fra i primi,  sottolineando il suo impegno e la totale dedizione alla musica, ragione principale se non unica della sua vita. Nonostante ciò siamo convinti che ci sarebbe di tanto in tanto qualche cosa non proprio  all'altezza delle sue migliori prestazioni; neanche una diversità di veduta dalla tradizione. No mai nulla.

Anni fa, ad esempio, tanto per dirne una, ascoltando un suo Ciaikovskij - se ben ricordiamo, la Sesta - fummo sorpresi dalla sua  quasi incapacità di cogliere, in un movimento intermedio della sinfonia, il secondo, l'Andante con grazia, la 'leggerezza' del brano,  come in qualche altro caso 'il comico' (al Rossini  del Barbiere, è arrivato tardi!) tendendo egli quasi per natura al 'tragico' . Non è che un esempio. Anche di questa mai nessuna traccia nei continui resoconti dei suoi concerti. Insomma Pappano è più infallibile perfino del Papa, contro il quale negli ultimi mesi si è aizzata una canizza vergognosa.

 Ci sovviene, riflettendo, di aver letto una volta qualche appunto, in occasione di una Passione bachiana eseguita all'Auditorium. Il critico di un giornalone faceva notare come la sua impostazione generale non aveva nulla a che fare né con la antica tradizione interpretativa, che potremmo chiamare 'sinfonica', né con quella in voga da almeno mezzo secolo, che viene chiamata per comodità 'filologica'. Insomma si diceva timidamente da parte di qualcuno - che poi evidentemente si è pentito o è stato redarguito al punto che  non ha mai più osato esprimere un qualche dubbio sulle sue interpretazioni - che quella sua Passione molto ben curata - come noi sottolineammo in un nostro articolo per Il Giornale - non era nè carne nè pesce.

 Ci siamo fatti prendere la mano, uscendo fuori del seminato dal quale eravamo partiti.
 Torniamo a parlare del Regio e dell'apertura del pacchetto acquistato in blocco dalla Fondazione italiana in quel di Liegi. In quel pacchetto Liegi vendeva, pro tempore, a Torino la sua direttrice principale Speranza Scappucci  - che due anni fa aveva già diretto Cenerentola - per le prossime Nozze  mozartiane di giugno, ma intanto si doveva anche prendere  il sovrintendente che gliel'aveva prestata, nelle vesti di regista dei Lombardi verdiani. Non c'era altra regia, anche tradizionale come viene cantata quella in arrivo firmata da Stefano Mazzonis, da utilizzare a Torino, anche senza ricorrere ad un nuovo allestimento?

Questa operazione  ci sembra simile a quelle, che noi come tutti conosciamo bene, messe in campo dalle agenzie che, vendendo pro tempore un loro cavallo di razza, vero o presunto, gli affiancano  anche qualche scartino, prendere o lasciare.

domenica 4 febbraio 2018

Al Teatro Comunale di Bologna, dove fino a poco tempo fa comandava Nicola Sani, non c'è posto per direttori d'orchestra italiani

Come abbiamo scritto in uno dei post precedenti, troppe stagioni musicali italiane, sia concertistiche che operistiche, si fanno ormai quasi esclusivamente con artisti stranieri. Ed abbiamo portato due esempi significativi, quelli dell'Accademia di Santa Cecilia e dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai che ha sede a Torino. Queste due, semplicemente perchè in anni passati ma non lontani, esaminando attentamente il programma delle due stagioni  abbiamo constatato con i nostri occhi che di direttori e solisti italiani neanche l'ombra.

 Qualcuno direbbe che si è trattato di un caso, ristretto a quelle due istituzioni e magari relativamente ad un anno particolare. Purtroppo non è così, perchè  anche le stagioni odierne - ma  non abbiamo fatto un controllo accurato - osservano la medesima regola: non passa l'italiano.

Qualche minuto fa, tanto per aggiungere un altro esempio ancora, abbiamo esaminato anche la stagione attuale del Teatro Comunale di Bologna che ora ha un nuovo sovrintendente,  Fulvio Macciardi, che probabilmente fa anche da direttore artistico - a meno che non affidi la gestione del cartellone direttamente a qualche agente, come del resto ha fatto il Rossini Opera Festival di Pesaro che si è messo nelle mani di  Ernesto Palacio, noto agente/cantante che poi è anche quello la cui agenzia rappresenta Michele Mariotti. La stagione presente del Comunale di Bologna deve averla allestita Nicola Sani, sia sinfonica che operistica, prima di mollare.

Anche nella stagione del Comunale di Bologna, sia operistica che sinfonica, tolti i concerti e le opere che il suo direttore musicale, cioè Michele Mariotti ha tenuto per sé, e tolto un titolo d'opera affidato a Matteo Pagliari - al debutto 'canonico' in Italia - di direttori italiani non v'è traccia nel cartellone.

Ben vengano gli stranieri in Italia, soprattutto poi se Europei, essendo ormai tutti cittadini del medesimo 'vecchio continente'; ma, nello stesso tempo, non ci può essere l'assenza totale di musicisti italiani in istituzioni musicali FINANZIATE CON SOLDI PUBBLICI.

Fra le altre nazioni del 'vecchio continente' non ve ne è una che fa altrettanto. Provate a dare uno sguardo ai cartelloni francesi o inglesi o tedeschi, per non dire irlandesi o spagnoli, scoprirete che  quasi tutte sono  fatte con artisti 'indigeni', lo spazio per gli stranieri è davvero limitatissimo.

 Noi non vogliamo che accada la stessa cosa in Italia, perché simo convinti che la circolazione anche dei musicisti sia utile, anzi utilissima, però visto che anche l'Italia ha bravi musicisti, impegnamoli anche nel nostro paese.

Se riflettiamo a quanto, attraverso il FUS lo Stato dà alle attività musicali in Italia, anche senza contare i contributi degli enti territoriali ecc... ci rendiamo conto che si tratta di una somma assasi consistente,  e perciò è davvero assurdo che  questo vada a finire in buona parte in tasche di  musicisti/cittadini stranieri e che agli italiani non siano riservate che poche briciole.

Tutte le volte che anche nel lontano passato abbiamo sollevato tale problema, ci è stato detto, in maniera troppo interessata da parte dei vari direttori artistici, che loro vogliono essere lasciati liberi nella programmazione, e che imponendo loro  l'obbligo di invitare anche musicisti italiani sarebbe una offesa ed una limitazione alla loro libertà. Loro la chiamano libertà, noi li chiameremmo TRAFFICI.

Chissà cosa si scoprirebbe se qualche attento osservatore vi ficcasse il naso.

venerdì 19 gennaio 2018

I giornali sono inondati dalla musica, se la musica mette mano al portafoglio

Mai come in questi ultimi giorni si è avuta la netta sensazione che i giornali  abbiano cominciato ad interessarsi veramente alla musica.  e che i giornalisti che della critica musicale fanno il loro mestiere, siano stati  mai tanto occupati. Nel giro di due giorni appena, due importanti quotidiani        (Corriere e Repubblica), i due più importanti, hanno offerto ai loro lettori due pagine ciascuno dedicate alla musica. Una ragione c'è.

In un paese come il nostro che vive (dovrebbe vivere) di cultura, l'inaugurazione di una stagione d'opera non può essere  passata sotto silenzio, relegata  nelle ultime pagine del giornale e ridotta a pochissime righe. Specie se si tratta di un teatro storico, fra i più belli d'Italia, di una città notissima, Bologna 'la rossa'.

L'inaugurazione del Comunale di Bologna con Bohème di Puccini - che non è una condizione della vita giovane, bensì una categoria dello spirito, come ha fatto notare l'acuta giornalista della 'Repubblica' - diretta da Mariotti  (direttore, perdoni la giornalista che a tutti i costi si ostina a non indicare il suo lavoro con i termini giusti: direttore, dirigere, ma scrive che Lei: condurrà l'esecuzione'; e il giornale, sull'onda dell'innovazione linguistica, aggiunge che Lei 'sarà in palcoscenico', quando tutti sanno che il suo podio è nella 'buca d'orchestra') è raccontata in lungo e largo, come anche tutti gli spettacoli della stagione del teatro bolognese che da qualche mese ha un nuovo vertice,  dopo che l'ex sovrintendente, Nicola Sani, è stato sostituito prima della scadenza del suo contratto dal direttore generale del teatro, Fulvio Macciardi, il quale in  una decina di settimane, poco più, avrebbe capovolto la situazione finanziaria del teatro, che  dalla grave crisi  in cui si trovava, ora  è 'economicamente risanato' e che - ha aggiunto - si industrierà per mantenere nel tempo tale trend positivo.  Miracolo a Bologna, di cui abbiamo letto su 'Repubblca'.

 Insomma non solo la musica ha fatto il miracolo di inondare i giornali, ma il nuovo sovrintendente ha fatto l'altrettanto sorprendente miracolo, di risanare economicamente il teatro che solo qualche mese fa era dato per spacciato.

 Il canto di gloria non finisce qui,  prosegue  inneggiando a tutti i protagonisti ed anche ai comprimari della nuova stagione del Comunale. E con lo stesso tono che, sempre sulla rossa Bologna dal teatro risanato  (che però si trova in una zona che andrebbe allo stesso modo risanata, come spesso i giornali hanno evidenziato) era stato intonato, il giorno prima, dal 'Corriere'.

E noi saremmo davvero felici se non dovessimo  ammettere che  tutto questo interesse per la musica è stato indotto dal vile denaro, perchè quelle due pagine  per ciascun  giornale, sono costate al teatro qualche decina di migliaia di Euro  per ciascuna uscita.

 L'interesse per la musica non può chiuderci gli occhi di fronte alla sciagurata modernizzazione - bastardizzazione! - del linguaggio musicale dei giornali, come abbiamo anche in questo caso segnalato,  attuata attraverso l'uso di neologismi che  'Repubblica', per la penna di Leonetta Bentivoglio, e 'L'Espresso',  con Riccardo Lenzi, vanno usando ogni volta che scrivono dei direttori d'orchestra - che per loro due sono sempre 'conduttori',  che non dirigono, come hanno sempre fatto, ma 'conducono' o 'guidano'.

 Un  trionfo di fantasia linguistica abbiamo riscontrato proprio ieri, anche sulle pagine del 'Trovaroma', della premiata ditta 'Repubblica-L'Espresso', che annunciando il ritorno a Roma della violinista Anne-Sophie Mutter, dopo 26 anni di assenza (ma non perché si fosse dedicata ai figli, ch!i può crederle!), in concerto  con l'Orchestra do Santa Cecilia e la direzione di Tony Pappano, scriveva che 'Pappano dirigerà il violino della Mutter'. A chi ha trovato tale locuzione imprecisa vogliamo offrire una spiegazione che la giustifica pienamente.

Dopo i concerti romani di questi giorni, l'Orchestra ceciliana, diretta da Pappano, solista la Mutter, partirà per una tournée in terra tedesca. Vero, ma allora perchè Pappano non dirigerà la Mutter ma il suo violino, come titola il 'Trovaroma'?  Per la semplice ragione che la Mutter,  sempre precisina, temendo di non far ritorno in tempo in Germania, è ripartita prima dell'orchestra e di Pappano, lasciando al direttore il suo prezioso violino; e Pappano s'è incaricato di dirigerlo. La violinista, Pappano la incontrerà dopo le repliche romane, direttamente in Germania, ed allora  le riconsegnerà il violino che in sua assenza ha suonato e diretto, a Roma.


martedì 8 agosto 2017

Danno i numeri i giornali. Troppo spesso

Chi è il n.1 fra i direttori quarantenni italiani? Michele Mariotti, secondo Valerio Capelli che ne ha annunciato sul Corriere lo sbarco a Salisburgo con un'opera verdiana in forma di concerto, Domingo protagonista, già diretta alla Scala.
Mariotti è arrivato a Salisburgo preceduto da una gran fama, alla quale forse qualche aiutino l'ha dato anche Nicola Sani, a capo del Teatro di Bologna di cui Mariotti è direttore, caldeggiando la sua causa presso l'attuale direttore del festival austriaco, Markus Hinterhauser ( suo amico, frequentato dai tempi della sua direzione della fondazione Scelsi)? Certamente no, Sani non c'entra, almeno così pensiamo. Mariotti ha critiche sempre positive se non entusiasmanti ovunque egli diriga, e dunque merita, di approdare al festival dei festival.  Anche chi volesse vederci anche lo zampino del noto festival rossiniano di Pesaro, in mano alla sua famiglia fin dalla fondazione, o una specie di anticipo delle celebrazioni rossiniane del prossimo anno ( 1868-2018) sbaglia di grosso.

Nell'intervista al giovane direttore c'è un passaggio che un giovane ma bravo giornalista come Cappelli avrebbe dovuto approfondire, oltre che denunciare. Cappelli tira fuori il licenziamento dell'Orchestra del Comunale di Bologna, di cui Mariotti è direttore, dal festival di suo padre, dove è arrivata quella della Rai. Ma non gli chiede la ragione che potrebbe essere solo di carattere economico e potrebbe avere a che fare con rivendicazioni sindacali. Se ne duole e basta. Troppo poco.

Sempre dal Corriere, ma questa volta da Enrico Girardi, altri numeri per un altro direttore. Il giornale gli pubblica la recensione dell'Orlando furioso  di Vivaldi che lui ha visto a Martina Franca ( quando? se è andato in scena a metà luglio, ultima replica il 31, e la recensione è uscita ieri 8 agosto? Che tempismo!). Ha visto dirigere un giovane direttore, nel Giorno di regno di Verdi, uscito dal Conservatorio dell'Aquila, e che quindi noi consociamo, anche se non lo abbiamo mai visto ed ascoltato dirigere, negli anni di studio. Si chiama Sesto Quatrini, è stato e forse lo è ancora assistente di Fabio Luisi e, secondo Girardi, dobbiamo fare attenzione perchè di lui si parlerà in futuro. Sembra di rileggere quel che Schumann (Girardi) scrisse di Brahms ( Quatrini) prima che il grande compositore si dedicasse alla sinfonia, mentre era noto soprattutto come pianista e compositore per il suo strumento. E' chiaro che Girardi ha prestato orecchio a ciò che Luisi gli ha detto del giovane direttore, al quale noi auguriamo un futuro radioso.

A proposito di suggerimenti, e sempre restando sulle recenti cronache salisburghesi lette sul Corriere, Cappelli, nel raccontare l'Aida di Muti, con i Wiener in buca, ha modo di annotare, di sfuggita, che l'arrivo di Muti in buca gli fa bene ai noti viennesi, perchè per quanto bravi siano, la routine può fiaccare anche le loro ben note prestazioni. Insomma i Wiener, dice Cappelli, hanno fatto il 'tagliando' con Muti. Vabbè, che routine! E quanto poco costoso sia un tagliando che li faccia nuovamente risplendere.
La considerazione di Cappelli, frutto di suggerimenti venutigli da chi di orchestre se ne intende ed è anche in grado di vedere se le prestazioni sono appannate rispetto al solito, deriva anche dalla considerazione tante volte fatta e rifatta letta e riletta, e cioè che i Wiener, orchestra residente a Salisburgo, viene oberata di lavoro nel mese che dura il festival e che quindi qualche volta può non essere e non figurare al massimo delle sue possibilità. Salvo che non la diriga qualcuno che le suona la sveglia. Come ha sicuramente fatto Muti. E Cappelli, prontamente, riferito.

domenica 26 marzo 2017

Che sconforto questa Rai che bistratta la musica: Rai 5, TG2...

Ieri e oggi due episodi distinti ma che non cambiano la  scarsa considerazione che della musica ha da sempre la Rai.

Cominciamo da Rai 5 che ieri ha pensato con una  fava di prendere i classici due piccioni ( Toscanini e Giorno della memoria, in qualche modo collegati). Ieri ricorreva il 150° della nascita del grande direttore italiano Arturo Toscanini celebrato in tutta Italia, da Milano, dalla 'sua' Scala, a Parma sua città natale - poi oggi diremo del reportage del Tg2 su dette celebrazioni.

Rai 5 ha ritrasmesso, dopo il consueto concerto dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai di Torino, con il direttore Michele Mariotti (oggi molto osannato, ma è poi tanto meritevoli di così  continui osanna?) un concerto ripreso a Roma, nell'Auditorium  di Renzo Piano, due mesi fa, in occasione del 'Giorno della memoria', che , a Roma, da tradizione non recentissima, si celebra con un concerto affidato ad una orchestra che viene da Israele diretta da direttore israeliano, con la partecipazione dell'attore Orsini, che  ha letto qualcosa in proposito. E fin qui nulla da dire.
Il concerto per il 'Giorno della memoria' - secondo 'piccione' - era preceduto da un breve documentario che ritraeva Toscanini ('piccione' primo), nel 1936, sul podio della neonata Orchestra di Palestina, e così con una concerto solo si celebrava sia il 'giorno della memoria' che l'anniversario toscaniniano.
Ora Toscanini, non serve rammentarlo,  era un direttore, un direttore vero, intransigente con le orchestre specie quando non dimostravano rispetto per la musica che stavano eseguendo o, specie con  i cantanti,   se si permettevano lussi e libertà non previste dall'autore della muscia e frutto di cattiva tradizione.
 Nel corso del documentario, se ricordiamo bene, si ascoltavano le note della Sinfonia n.2 di Brahms- era la n. 2? -  mentre però le immagini mostravano un direttore che dirigeva ben altro. Ora si fosse trattato di un film nel quale un attore veniva chiamato a fare per un momento -  per esigenza di copione - il direttore d'orchestra, avremmo usato nei suoi riguardi indulgenza, nel caso del medesimo incidente: e cioè se il direttore dirigeva male od altra musica rispetto a quella che si ascoltava. Ma nel caso di Toscanini, come si fa a confezionare un breve programma con simile colpevole sciatteria?  Che facevano i direttori artistici della rete 'culturale' , ed i suoi innumerevoli assistenti musicali?

Oggi, invece, ci è capitato di sintonizzarci sul TG 2 diretto da Ida Colucci, alle 13.
La giornalista  ha annunciato la celebrazione in onore di Toscanini tenutasi ieri  ( già è tanto che ne abbiano parlato, ma forse per la presenza di Mattarrella!) con un concerto alla Scala, diretto da Chailly; e, per la prima volta alla presenza del capo dello Stato Mattarella che, come si ricorderà, per la concitata situazione politica dei primi di dicembre, non si recò a sant'Amrbogio, alla serata inaugurale della presente stagione milanese.
Quattro notizie sul grande direttore, una breve intervista a Chailly che s'è pure lasciato sfuggire, a proposito dell'Inno delle nazioni scritto da Verdi per l'Esposizione universale di Londra del 1862 , che vi canta un tenore che ha una 'tessitura difficile' (chissà cosa avranno capito della 'tessitura' gli ascoltatori del TG2. Occorre imparare a parlare in tv, non si possono fare errori così madornali quando ci si rivolge, per pochi attimi, ad un pubblico numeroso!) e via.
La giornalista, oggi è festa per la musica, annuncia un secondo servizio di argomento musicale, su Giorgia, la cantante celeberrima - molto di più che Toscanini - che ha iniziato il suo tour 'Oro nero'.  A differenza di Toscanini che non poteva certo essere intervistato,  Giorgia è stata intervistata.; e la sua intervista  è stata trasmessa alternandola con brandelli del suo spettacolo. E poi, visto che il servizio era molto più lungo di quello dedicato a Toscanini - in regione del fatto che Giorgia è più famosa di Toscanini per la Rai e per il suo pubblico da TG - Giorgia ha tracciato anche un piccolo quadretto familiare. Lei che dice a suo figlio, Samuel ci sembra si chiami, che  quella donna che riempie gli stadi è la sua mamma, quella stessa che poi a casa gli prepara da mangiare.  Straziante, da mangiarsela Giorgia, che è più famosa di Toscanini (e per questo s'è meritata un servisio del Tg 2 più lungo e meglio confezionato di quello dedicato a Toscanini) ma che, nonostante ciò, continua a preparare da mangiare a suo figlio Samuel

martedì 9 agosto 2016

Al Rossini Opera Festival dà il via Natalia Aspesi

Con l'apertura della porta 'pesarese' affidata come sempre alla 'papessa' di fede rossiniana, Natalia Aspesi, che dalla prima edizione non ne ha mancata una, anche per presenziare alla tradizionale apertura della porta dedicata,  la 36° edizione del ROF può cominciare.
 Molte le novità di questa edizione, secondo la Aspesi, riconosciuta 'papessa' anche del giornalismo italiano.
 L'inaugurazione, che Lei ha  visto all'anteprima, è con  un titolo poco frequentato di Rossini, La donna del lago' - che nel suo giornale, La repubblica, è diventata 'ragazza' - già presentata a Pesaro, la prima volta molti anni fa (anni Ottanta), e che segnò la fulminea ascesa del podio di Maurizio Pollini e l'altrettanto fulminea ridiscesa. Quest'anno tutta un'altra musica, perchè sul podio  non c'è Pollini, ma Michele Mariotti, volto nuovo in quel di Pesaro che a detta di Carlo Fuortes, suggeritore della Aspesi ed uno che di direttori se ne intende, è il 'primo dei giovani direttori' (forse voleva dire il 'numero uno'). Che, prima di dirigere a Pesaro, ha diretto alla Scala e poi è diventato stabile a Bologna, da dove si porta a Pesaro anche l'orchestra,  per la gioia di papà Gianfranco,  'unico caso in Italia di un sovrintendente che è al timone del festival dall'inizio'. Una permanenza che per la Aspesi suona titolo di merito, per noi no, perchè pensiamo che dopo 37 primavere aggiunte a quelle sue anagrafiche precedenti, sarebbe ora che mollasse il timone, magari diventando presidente 'onorario a vita' della Fondazione che governa il festival, e nella quale da quest'anno è entrata anche Federica Tittarelli, naturalizzata romana, ma pesarese d'origine, nella cui villa di famiglia - come ci informa puntualmente la Aspesi, dandoci notizia della novità, si è svolta una sontuosa cena, alla fine della recita ( quest'anno anche la villa degli 'hermes' di Pesaro, i Ratti,  ha ospitato un secondo ricevimento).
 Lo spettacolo affidato a  quel diavoletto di  Damiano Michieletto, era di 'altissimo livello'- come ha suggerito alla Aspesi un altro che se ne intende, Alessio Vlad, in missione 'artistica' a Pesaro con Fuortes (la presenza della coppia dell'Opera di Roma in missione a Pesaro ci fa venire in mente un'altra gloriosa (?) missione, raccontataci  da Valerio Cappelli sul 'Corriere', quella di Catello De Martino, inglorioso(!) sovrintendente dell'Opera, al Concerto di Capodanno a Vienna, qualche anno fa) forse per ingaggiare per le prossime stagioni il 'primo dei giovani direttori', l'ancora giovane Mariotti,  magari in compagnia di sua moglie, cantante russa ormai celebre ('molto carina, con vitino di vespa e gambe perfette, voce sexy, disinvoltura ed ironia di attrice, è ormai una grande star', parola di Natalia ) conosciuta proprio in un festival pesarese, Olga Peretyatko, la cui presenza a Pesaro non poteva sfuggire all'occhio acuto della Aspesi che, anche per questo, ha dovuto citare il secondo titolo in cartellone e cioè Il Turco in Italia, visto anche questo secondo in anteprima.
 Chiude il reportage la Aspesi con un 'ultima notizia che ci procura grande piacere, e cioè che "quest'anno, malgrado la drammatica situazione internazionale, sono aumentati gli spettatori, soprattutto stranieri". E se il buon giorno si vede dal mattino, che scriverà a chiusura del festival?

domenica 23 agosto 2015

Che succede al Rossini Opera Festival, oscurato sui giornali italiani?

Sabato si è conclusa l'edizione 2015 del Rossini Opera Festival con lo 'Stabat Mater' diretto da Michele Mariotti. L'edizione di quest'anno ha visto aumentato il pubblico, quasi 16.000 presenze, ed anche le entrate: 1.000.000 circa di Euro. Ed ha visto anche allargata la lista dei paesi dai quali provengono i suoi spettatori come anche i giornalisti ed i direttori di teatro. Praticamente non v'è paese al mondo che non abbia mandato un suo rappresentante fra il pubblico, e giornale straniero che non abbia inviato un suo redattore;  altrettanto numerosi i direttori di teatri e festival stranieri presenti. Insomma il Rossini Opera festival parla straniero - è proprio il caso di dirlo. E gli italiani? Tolta la Aspesi, senza il cui reportage da Pesaro pare che il festival non possa cominciare, i giornali italiani sembrano abbiano, tutti d'accordo, fatto la congiura del silenzio sul più blasonato festival d'opera italiano.
La ragione non sappiamo dirvela; noi constatiamo solo il caso, abbastanza strano per un festival che nei suoi lunghissimi anni di vita è stato un paradiso per  giornalisti  ed improvvisati musicologi. Quest'anno non più. Forse che il Festival non ha acquistato, come negli altri anni, le pagine 'Eventi' sui principali giornali, e per questo i giornali si sono vendicati, ignorandolo?
Sinceramente non possiamo giurare sulla presenza o meno del festival pesarese in quelle pagine,  finte 'redazionali', nelle quali il committente fa scrivere ciò che vuole - giusto, in fondo le paga! - nè osiamo pensare che senza quelle pagine, di colpo, sul più importante festival  operistico italiano  i giornali abbiano fatto cadere il più assordante silenzio. Ed anche su questo scambio orribile -  che sarebbe meglio chiamare: vendetta - non possiamo giurarci, anche se lo temiamo, senza meravigliarci né stupirci più di tanto.
Chi non crede che possano accadere simili cose sulla libera stampa della libera Europa, è pregato di riflettere a due episodi, uno italiano ( una rivista di musica, dedita quasi esclusivamente alle recensioni discografiche, per anni non ha recensito le uscite delle multinazionali del disco, perchè queste non facevano pubblicità su quella rivista. Ora non sappiamo dirvi se continui in tale politica o se sia mutata, perchè le multinazionali hanno ripreso a pagare la pubblicità) e l'altro francese - e riguarda l'Opéra di Parigi che avendo constatato che Le Monde  (sì, crediamo si trattasse proprio de Le Monde) recensiva sempre negativamente i suoi spettacoli, decise di togliere la pubblicità del teatro dal giornale. Dunque accade anche questo sulla libera stampa del vecchio continente  democratico.
 O sarà forse perchè i giornali sono più interessati a parlare d'opera, quando c'è una regia nuova, meglio se rivoluzionaria - come ad esempio è stata quella, a Taormina, del grande regista Stinchelli che ha aperto la 'Traviata' con la bella soprano straniera nuda, dalla testa ai piedi, davanti ad uno specchio, anche se di spalle; e a Pesaro quest'anno non c'era niente di nuovo e c'era anche il ritorno di qualche regia già vista; tanto della musica ai giornali importa quasi nulla: è sempre la stessa, che altro dire?
 Non potendo aggiungere altro a queste nostre sconsolate considerazioni, non ci resta che annunciare che la prossima edizione, quella del 2016, l'aprirà lo stesso Michele Mariotti che ha chiuso quella di quest'anno con lo 'Stabat', dirigendo 'La donna del lago' che molti anni fa costituì l'unica impresa direttoriale di Maurizio Pollini, convincendolo però a desistere per il futuro.
La regia sarà di Damiano Michieletto, che appartiene alla stessa agenzia di Michele Mariotti, In Art, un titolare della quale, già cantante, Ernesto Palacio, dall'anno prossimo sarà direttore artistico del Rossini Opera festival, al posto di Alberto Zedda, giunto alla verde età di 87 anni. Rooooof!
P.S.
 Un lettore di questo blog ci ha fatto notare  che il quotidiano L'Avvenire, a firma Giuseppe Pennisi, ha scritto del Rossini Opera Festival. Il nostro lettore ha ragione, ci scusiamo on lui ed anche con Giuseppe Pennisi, nostro collega ed amico. 

giovedì 12 marzo 2015

Senza voler fare i 'puritani', era proprio il caso che Michele Mariotti...

Michele Mariotti, direttore musicale al  Teatro Comunale di Bologna, presente al Rossini Opera Festival, da quando - da sempre - suo padre è sovrintendente del festival e lui fa il direttore, in ascesa continua - da poco ha anche debuttato al Metropolitan - ora approda al Teatro Regio di Torino con 'I Puritani' di Vincenzo Bellini. E  per la parte di Elvira chi ha scelto? Sua moglie, il soprano Olga Peretyatko. Era proprio necessario? Non c'erano alternative - in alcune recite canta Desiré Rancatore? O dobbiamo sempre più abituarci al dispregio delle buone norme di comportamento che suggeriscono di non strafare?