Alfonso Signorini, re con scettro e corona del regno del gossip, da 'Chi' e da 'L'isola dei famosi' vola a Torre del Lago per la regia della Turandot di Puccini, in cartellone al prossimo festival estivo, il 14 luglio il debutto, dunque fra pochi mesi. E così anche lui corona un sogno che ha coltivato sin dall'infanzia e che finora non ha voluto realizzare semplicemente perchè non interessato ad un ambito - quello dell'opera - che è di nicchia, lui che predica sempre a milioni e milioni fra lettori e spettatori. Ora s'è evidentemente 'snicchiato' ed ha accettato l'invito, recapitatogli direttamente da una delle postine della sua amica Maria.
Rivelando chi l'ha mandato a chiamare - che è poi il direttore Alberto Veronesi che ha già arruolato un fenomeno di direttrice d'orchestra, la giovanissima Beatrice Venezi per un altro titolo del festival ( vedi nostro post precedente) - ma non ancora perché ha accettato, precisamente a quale offerta non ha potuto più dire di no. Ma ha promesso che lo rivelerà nel prossimo numero di 'Chi'.
Noi gli auguriamo di realizzare finalmente questo suo grande sogno, senza venire alle mani ( a parole) come è accaduto l'anno scorso ad uno dei fratelli Vanzina, che aveva accettato anche lui il medesimo invito, e poi s'era trovato nella condizione di volerlo rifiutare, la sera in cui Veronesi, dopo il primo atto di Tosca decise di abbandonare il podio per ragioni - la strage di Nizza e le dimissioni del sindaco di Viareggio - che Vanzina non ha mai condiviso. Ricordiamo bene? Non crediamo di sbagliare, se invece sbagliamo, 'corriggeteci!'.
Nicola Piovani, dalle pagine del 'Messaggero', rivela oggi un suo progetto compositivo, venutogli dopo aver ascoltato, di recente, due celebratissime pagine romane del mago dell'orchestra, Ottorino Respighi, dirette da Pappano, che ha eseguito i due suoi più famosi 'poemi sinfonici': Pini e Fontane di Roma, ascoltati, dal vivo, all'Auditorium, anche da Piovani.
Il quale racconta che, tornando a casa in macchina dopo il concerto, mentre canticchiava un motivo dei poemi sinfonici appena ascoltati, si era distratto un poco. Mal gliene incolse, perché una, due e tre buche stradali, quasi in rapida successione, lo richiamavano, a seguito di sonore capocciate, alla realtà delle buche romane, oggi divenute un simbolo della città, come ai tempi di Respighi lo erano fontane e pini (ed anche Feste, meno eseguite). E così la decisione di scrivere, dietro ispirazione di Respighi, una sinfonia, più esattamente un 'Poema sincopato', che intitolerà: 'Buche di Roma', con largo uso di ferraglie di vetture scassate, di sirene di ambulanze, fischi di vigili, di sampietrini lanciati a mò di bombe, e di ' a limort...'
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giovedì 11 maggio 2017
MUSICA, sensazionale! Signorini prepara la regia di Turandot di Puccini; Piovani si accinge a scrivere una sinfonia, dal titolo 'Buche di Roma', di ispirazione respighiana
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martedì 24 gennaio 2017
Verdi farà la stessa (brutta) fine di Puccini, mentre è stata evitata a Rossini
Quando oltre mezzo secolo fa sorse la Fondazione Rossini ed il Festival omonimo - ma all'inglese : Rossini Opera festival, per i più sofisticati: ROF - si stabilì che la Fondazione dovesse essere il braccio 'scientifico' del festival e pare così sia stato, giungendo a redigere una edizione critica dell'intero corpus operistico del grande musicista, del quale si prepara l'anniversario del 2018, centocinquantesimo dalla morte.
Col tempo i rapporti fra Fondazione e Festival si sono deteriorati, ma sino all'altro ieri l'accordo raggiunto ha prodotto i suoi frutti. Forse anche per la permanenza al vertice del Festival del dott. Gianfranco Mariotti, sovrintendente a vita, scortato dalla famiglia.
A Puccini non è toccata la stessa sorte, ed anche Verdi sta rischiando di finire malamente.
Esiste per Puccini un Comitato per l'Edizione nazionale delle sue opere, dove siede fior di studiosi, che procede alla edizione critica delle opere, epistolario compreso - del musicista. La Scala? La Scala con Chailly non si rivolge a detto comitato per le edizioni critiche, ma direttamente ad una coppia di studiosi che lavorano in America, e da loro ha ottenuto, attraverso Casa Ricordi, le opere, in edizione critica, che va rappresentando.
In tutte queste vicende Casa Ricordi ha un ruolo; ma non va sottovalutato che il suo immenso preziosissimo archivio è ormai da anni proprietà della Bertelsmann che l'acquistò anni fa.
Puccini, dicevamo, vanta anche altri consorzi, più che scientifici, celebrativi, uno per ogni città che può vantarsi di aver dato i natali al musicista, o di averlo ospitato stabilmente o per la villeggiatura.
Nel caso di Puccini - vedremo anche per Verdi - c'è l'ombra dei discendenti che vogliono essere venerati come i loro avi, senza averne nessun merito, se non quello del sangue, e non sempre per via direttissima. però contano e vogliono stracontare. Abbiamo in altra occasione sottolineato come il primo volume dell'epistolario pucciniano, rechi alcuni vuoti - 'per volontà degli eredi' - che è il trionfo dell'idiozia e dell'antiscientificità, in nome della discendenza che tutt'altro atteggiamento dovrebbe far loro assumere. Che problemi potrebbero creare alcune lettere del musicista alla sua Elvira, a quasi cento anni dalla morte di Giacomino? Insomma per Puccini tanti comitati a farsi la guerra.
E Verdi? Ci sembra gli stia per toccare lo stesso infausto destino. Dopo la burla della nuova dirigenza dell'Istituto verdiano, nel cui comitato scientifico siedono persone che poco hanno a che fare con gli studi verdiani, a cominciare dal presidente, mentre molto con altro, nasce ora un Comitato scientifico verdiano che deve supportare, sul modello della Fondazione Rossini, l'attività esecutiva e produttiva del Festival Verdi ( anche qui: Verdi Festival) del quale è stato appena messo a capo Roberto Abbado. Nel Comitato è arrivata la longa manus dell'Istituto, attraverso una fedelissima del presidente dell'Istituto, al suo fianco da sempre, già con la Fondazione Scelsi, donde il presidente proviene, e che ha messo a capo del Comitato scientifico dell'Istituto verdiano. Una verdiana doc? Manco per sogno.
Non era più semplice rivolgersi - magari dotandolo di riconosciuti studiosi verdiani, il Comitato scientifico dell'Istituto? No
Se poi si va a vedere in rete che succede con le fondazioni o istituti verdiani si scopre che esiste anche una Fondazione internazionale 'Giuseppe Verdi', che cerca casa, collaboratori, e studiosi.
Un'opera buffa, in omaggio all'autore di Falstaff.
Col tempo i rapporti fra Fondazione e Festival si sono deteriorati, ma sino all'altro ieri l'accordo raggiunto ha prodotto i suoi frutti. Forse anche per la permanenza al vertice del Festival del dott. Gianfranco Mariotti, sovrintendente a vita, scortato dalla famiglia.
A Puccini non è toccata la stessa sorte, ed anche Verdi sta rischiando di finire malamente.
Esiste per Puccini un Comitato per l'Edizione nazionale delle sue opere, dove siede fior di studiosi, che procede alla edizione critica delle opere, epistolario compreso - del musicista. La Scala? La Scala con Chailly non si rivolge a detto comitato per le edizioni critiche, ma direttamente ad una coppia di studiosi che lavorano in America, e da loro ha ottenuto, attraverso Casa Ricordi, le opere, in edizione critica, che va rappresentando.
In tutte queste vicende Casa Ricordi ha un ruolo; ma non va sottovalutato che il suo immenso preziosissimo archivio è ormai da anni proprietà della Bertelsmann che l'acquistò anni fa.
Puccini, dicevamo, vanta anche altri consorzi, più che scientifici, celebrativi, uno per ogni città che può vantarsi di aver dato i natali al musicista, o di averlo ospitato stabilmente o per la villeggiatura.
Nel caso di Puccini - vedremo anche per Verdi - c'è l'ombra dei discendenti che vogliono essere venerati come i loro avi, senza averne nessun merito, se non quello del sangue, e non sempre per via direttissima. però contano e vogliono stracontare. Abbiamo in altra occasione sottolineato come il primo volume dell'epistolario pucciniano, rechi alcuni vuoti - 'per volontà degli eredi' - che è il trionfo dell'idiozia e dell'antiscientificità, in nome della discendenza che tutt'altro atteggiamento dovrebbe far loro assumere. Che problemi potrebbero creare alcune lettere del musicista alla sua Elvira, a quasi cento anni dalla morte di Giacomino? Insomma per Puccini tanti comitati a farsi la guerra.
E Verdi? Ci sembra gli stia per toccare lo stesso infausto destino. Dopo la burla della nuova dirigenza dell'Istituto verdiano, nel cui comitato scientifico siedono persone che poco hanno a che fare con gli studi verdiani, a cominciare dal presidente, mentre molto con altro, nasce ora un Comitato scientifico verdiano che deve supportare, sul modello della Fondazione Rossini, l'attività esecutiva e produttiva del Festival Verdi ( anche qui: Verdi Festival) del quale è stato appena messo a capo Roberto Abbado. Nel Comitato è arrivata la longa manus dell'Istituto, attraverso una fedelissima del presidente dell'Istituto, al suo fianco da sempre, già con la Fondazione Scelsi, donde il presidente proviene, e che ha messo a capo del Comitato scientifico dell'Istituto verdiano. Una verdiana doc? Manco per sogno.
Non era più semplice rivolgersi - magari dotandolo di riconosciuti studiosi verdiani, il Comitato scientifico dell'Istituto? No
Se poi si va a vedere in rete che succede con le fondazioni o istituti verdiani si scopre che esiste anche una Fondazione internazionale 'Giuseppe Verdi', che cerca casa, collaboratori, e studiosi.
Un'opera buffa, in omaggio all'autore di Falstaff.
domenica 17 luglio 2016
Alberto Veronesi a Torre del Lago. E' successo un fatto strano
Gran Teatro 'Puccini' a Torre del Lago. Festival pucciniano. Prima di Tosca, direttore Veronesi, regista Vanzina. Va in scena il primo atto dell'opera.
Alla fine, il direttore, si gira verso il pubblico, e con il microfono, fa una dichiarazione come non se ne erano mai ascoltate. Non me la sento più di continuare a dirigere Tosca. Partono i primi fischi. Ma Veronesi, per nulla intimorito e dissuaso, continua: per due ragioni. Per la strage di Nizza, avvenuta ieri, giovedì - la prima di Tosca aveva luogo all'indomani, venerdì ( a questo punto l'adesione del pubblico a tanta sensibilità era scontata, anche se inspiegabile risultava a buona parte dei presenti la modalità di tale nobilissima adesione e solidarietà. In poche parole, che motivo c'era di non dirigere l'Opera, visto che il primo atto era riuscito a drigerlo?); e per il commissariamento del Comune di Viareggio, attraverso il quale si mandava a casa il sindaco eletto appena un anno fa. Che è poi il sindaco che ha rinominato Veronesi a capo di tutto: presidente, e direttore del la fondazione e del festival.
A questo punto i fischi sono aumentati di livello, perchè a tutti risultava troppo chiara la sproporzione fra i due fatti motivo della sua solidarietà ( una strage infame, ed un normale commissariamento dovuto a problemi legali) e la forma della denuncia, cioè la rinuncia a continuare a dirigere l'opera.
Ma neanche a quel punto il noto direttore ha desistito dalla sua singolare forma di protesta che non si poteva appellare ad altri precedenti, salvo il caso di Toscanini - ma non scherziamo, consentiteci per pura cronaca un paragone irriverente e blasfemo sotto ogni punto di vista - che interruppe la direzione di Turandot, alla prima alla Scala, esattamente nel punto in cui Puccini aveva lasciato completa l'opera.
Anche il regista Vanzina si è dichiarato offeso - e giustamente- dal gesto ( ammettiamolo: scriteriato!) di Veronesi, dal quale neppure una parola al regista su tale sua decisione e forma di protesta.
Era presente un direttore, Lorenzo Castriota, che ha preso in mano la situazione ed ha proseguito la rappresentazione. Evitando quasi sicuramente una sollevazione del pubblico che non poteva accettare una simile forma di protesta che osava mettere sullo stesso piano un drammatico fatto di terrorismo che aveva seminato morte e dolore a Nizza, ed un fatterello di cronaca giudiziaria in un piccolo comune toscano, Viareggio, per quanto agli onori della cronaca in questi mesi estivi.
Adesso sarà difficile che Veronesi venga riconfermato a capo della macchina pucciniana viareggina. E nessuna spiegazione del noto direttore sarà ritenuta plausibile, ammesso che ne dia una oltre quella della sua estrema sensibilità d'artista che , ovviamente, non convince nessuno.
P.S. Oggi, Alberto Veronesi, dalle pagine di Repubblica ha dichiarato che "chiederà scusa, e che L'HA FATTO PER L'ITALIA". Nessuno però ha capito il perchè. Ma lui insiste che la sentenza del TAR mette in pericolo la democrazia nel nostro paese. Era accaduto - lo spieghiamo a chi non è conoscenza dell'inspiegabile vicenda - che il sindaco PD di Viareggio viene letto, superando di appena una manciata di voti, l'avversario del centrodestra. Viene ravvisata qualche irregolarità nel conteggio delle schede, perchè ve ne sono alcune centinaia (600 circa) vidimate di cui non si capisce dove siano finite. L'avversario del neosidnaco si rivolge al TAR il quale, con un ritardo record gli dà ragione, METTENDO IN PERICOLO LA DEMOCRAZIA NEL NOSTRO PAESE - come sostenuto dal noto direttore Alberto Veronesi, il quale si indigna e spinto dalla propria profonda sensibilità abbandona il podio di Tosca, dopo il primo atto, che ha diretto con molta fatica, lacerato nello spirito e nella coscienza.
ANSA. Il maestro Alberto Veronesi rimetterà il mandato di presidente della Fondazione del festival Puccini di Torre del Lago (Lucca) "entro 12 ore". Lo ha annunciato lo stesso Veronesi questa sera, al termine del consiglio di amministrazione della Fondazione, a due giorni dalla protesta da lui messa in atto abbandonando la direzione della Tosca nella serata inaugurale del festival. Una protesta che aveva come obiettivo la decisione del Tar della Toscana che ha annullato le ultime elezioni amministrative di Viareggio dando il via libera all'arrivo del commissario prefettizio al posto del sindaco Giorgio Del Ghingaro. "Ho fatto mettere a verbale che rimetterò il mandato - ha spiegato Veronesi all'ANSA - non appena, domani, conoscerò l'indirizzo di posta certificata del commissario". Il maestro ha detto di non essere pentito del gesto e che sarebbe pronto a rifarlo "in condizioni e in una situazione analoga perchè - ha proseguito -, ritengo sia stata fatta una profonda ingiustizia che rischiava di passare senza alcun risalto". Secondo quanto da lui spiegato il cda, "che si è svolto in modo tranquillo", ha poi deliberato, "sulla stessa linea, che ognuno dei consiglieri farà la medesima cosa", cioè rimetterà il mandato al commissario prefettizio che dovrebbe insediarsi in Comune domani, "nei tempi e nei modi che riterrà opportuni", ha concluso Veronesi.
Alla fine, il direttore, si gira verso il pubblico, e con il microfono, fa una dichiarazione come non se ne erano mai ascoltate. Non me la sento più di continuare a dirigere Tosca. Partono i primi fischi. Ma Veronesi, per nulla intimorito e dissuaso, continua: per due ragioni. Per la strage di Nizza, avvenuta ieri, giovedì - la prima di Tosca aveva luogo all'indomani, venerdì ( a questo punto l'adesione del pubblico a tanta sensibilità era scontata, anche se inspiegabile risultava a buona parte dei presenti la modalità di tale nobilissima adesione e solidarietà. In poche parole, che motivo c'era di non dirigere l'Opera, visto che il primo atto era riuscito a drigerlo?); e per il commissariamento del Comune di Viareggio, attraverso il quale si mandava a casa il sindaco eletto appena un anno fa. Che è poi il sindaco che ha rinominato Veronesi a capo di tutto: presidente, e direttore del la fondazione e del festival.
A questo punto i fischi sono aumentati di livello, perchè a tutti risultava troppo chiara la sproporzione fra i due fatti motivo della sua solidarietà ( una strage infame, ed un normale commissariamento dovuto a problemi legali) e la forma della denuncia, cioè la rinuncia a continuare a dirigere l'opera.
Ma neanche a quel punto il noto direttore ha desistito dalla sua singolare forma di protesta che non si poteva appellare ad altri precedenti, salvo il caso di Toscanini - ma non scherziamo, consentiteci per pura cronaca un paragone irriverente e blasfemo sotto ogni punto di vista - che interruppe la direzione di Turandot, alla prima alla Scala, esattamente nel punto in cui Puccini aveva lasciato completa l'opera.
Anche il regista Vanzina si è dichiarato offeso - e giustamente- dal gesto ( ammettiamolo: scriteriato!) di Veronesi, dal quale neppure una parola al regista su tale sua decisione e forma di protesta.
Era presente un direttore, Lorenzo Castriota, che ha preso in mano la situazione ed ha proseguito la rappresentazione. Evitando quasi sicuramente una sollevazione del pubblico che non poteva accettare una simile forma di protesta che osava mettere sullo stesso piano un drammatico fatto di terrorismo che aveva seminato morte e dolore a Nizza, ed un fatterello di cronaca giudiziaria in un piccolo comune toscano, Viareggio, per quanto agli onori della cronaca in questi mesi estivi.
Adesso sarà difficile che Veronesi venga riconfermato a capo della macchina pucciniana viareggina. E nessuna spiegazione del noto direttore sarà ritenuta plausibile, ammesso che ne dia una oltre quella della sua estrema sensibilità d'artista che , ovviamente, non convince nessuno.
P.S. Oggi, Alberto Veronesi, dalle pagine di Repubblica ha dichiarato che "chiederà scusa, e che L'HA FATTO PER L'ITALIA". Nessuno però ha capito il perchè. Ma lui insiste che la sentenza del TAR mette in pericolo la democrazia nel nostro paese. Era accaduto - lo spieghiamo a chi non è conoscenza dell'inspiegabile vicenda - che il sindaco PD di Viareggio viene letto, superando di appena una manciata di voti, l'avversario del centrodestra. Viene ravvisata qualche irregolarità nel conteggio delle schede, perchè ve ne sono alcune centinaia (600 circa) vidimate di cui non si capisce dove siano finite. L'avversario del neosidnaco si rivolge al TAR il quale, con un ritardo record gli dà ragione, METTENDO IN PERICOLO LA DEMOCRAZIA NEL NOSTRO PAESE - come sostenuto dal noto direttore Alberto Veronesi, il quale si indigna e spinto dalla propria profonda sensibilità abbandona il podio di Tosca, dopo il primo atto, che ha diretto con molta fatica, lacerato nello spirito e nella coscienza.
ANSA. Il maestro Alberto Veronesi rimetterà il mandato di presidente della Fondazione del festival Puccini di Torre del Lago (Lucca) "entro 12 ore". Lo ha annunciato lo stesso Veronesi questa sera, al termine del consiglio di amministrazione della Fondazione, a due giorni dalla protesta da lui messa in atto abbandonando la direzione della Tosca nella serata inaugurale del festival. Una protesta che aveva come obiettivo la decisione del Tar della Toscana che ha annullato le ultime elezioni amministrative di Viareggio dando il via libera all'arrivo del commissario prefettizio al posto del sindaco Giorgio Del Ghingaro. "Ho fatto mettere a verbale che rimetterò il mandato - ha spiegato Veronesi all'ANSA - non appena, domani, conoscerò l'indirizzo di posta certificata del commissario". Il maestro ha detto di non essere pentito del gesto e che sarebbe pronto a rifarlo "in condizioni e in una situazione analoga perchè - ha proseguito -, ritengo sia stata fatta una profonda ingiustizia che rischiava di passare senza alcun risalto". Secondo quanto da lui spiegato il cda, "che si è svolto in modo tranquillo", ha poi deliberato, "sulla stessa linea, che ognuno dei consiglieri farà la medesima cosa", cioè rimetterà il mandato al commissario prefettizio che dovrebbe insediarsi in Comune domani, "nei tempi e nei modi che riterrà opportuni", ha concluso Veronesi.
martedì 23 dicembre 2014
Ancora un'altra dimenticanza del Franceschini, 'mezzo disastro', innamorato
Non si è ricordato di inserire fra i beneficianti del decreto 'Art Bonus' i teatri di prosa, ed Escobar glielo ha fatto notare, chissà se 'mezzo disastro' ci ripenserà. In verità non ci aveva pensato neanche a metterci dentro le fondazioni lirico-sinfoniche che poi si sono tirate dietro anche i cosiddetti 'teatri di tradizione'; ma poi in uno dei suoi rari mommenti di sveglia ha fatto in tempo a farlo inserire nella cosiddetta 'legge di stabilità'. Meno male.
Ora però un altro settore di pregio s'è risentito ed ha scritto una lettera pubblica a 'mezzo disastro' Franceschini, in questi termini: aho, ma che noi dei festival siamo fessi? Che aspetti a svegliarti ed a metterceli dentro.
I firmatari sono tutti illustrissimi salvo qualcuno, intendiamo i sovrintendenti del Rossini Opera Festi al - giusta lamentela - la sovrintendente del Ravenna Festival - lamentela giusta, appena - Giorgio Ferrara per il Festival di Spoleto - presenza ingiustificata, visto la fine che ha fatto fare alla musica ed all'Opera con la sua gestione teatrale - ed il Festival Puccini che, secondo un notissimo critico, se lo chiudono non farebbero un soldo di danni.
La lamentela è però in sé giusta.
Ma vai a far capire a Franceschini che va alla Scala solo per esibire la sua bella e giovane signora, non per vero interesse, né suo né della sua bella signora - che invidia che ci fa, per la sua bella
signora - che per beni culturali di grande interesse devono necessariamente intendersi anche tutte le istituzioni che hanno come fine statutario l'arte musicale, Opera o concerto che sia. No, per lui la musica non appartiene ai beni culturali da sostenere e preservare. La pensa come quell'altro ignorante dell'ex direttore del Corriere - di cui ora non ci viene neanche il nome, anzi no, c'è venuto in mente: Ronchey - il quale pensava che i beni culturali fossero solo i monumenti; del resto anche lui la musica non sapeva neppure dov'era di casa. Non è stato lui che ha destinato una caserma a fianco del Museo degli strumenti musicali ( Piazza santa croce in Gerusalemme) ad archivio, piuttosto che a sede per ampliare l'importante museo, che aveva ed ha magazzini stracolmi di begli esemplari di strumenti musicali?
Renzi, che ha fatto di male l'Italia per meritarsi i peggiori ministri della storia repubblicana? Di mali ne ha fatti tanti, ma non che giustifichino tale punizione per il paese.
Ora però un altro settore di pregio s'è risentito ed ha scritto una lettera pubblica a 'mezzo disastro' Franceschini, in questi termini: aho, ma che noi dei festival siamo fessi? Che aspetti a svegliarti ed a metterceli dentro.
I firmatari sono tutti illustrissimi salvo qualcuno, intendiamo i sovrintendenti del Rossini Opera Festi al - giusta lamentela - la sovrintendente del Ravenna Festival - lamentela giusta, appena - Giorgio Ferrara per il Festival di Spoleto - presenza ingiustificata, visto la fine che ha fatto fare alla musica ed all'Opera con la sua gestione teatrale - ed il Festival Puccini che, secondo un notissimo critico, se lo chiudono non farebbero un soldo di danni.
La lamentela è però in sé giusta.
Ma vai a far capire a Franceschini che va alla Scala solo per esibire la sua bella e giovane signora, non per vero interesse, né suo né della sua bella signora - che invidia che ci fa, per la sua bella
signora - che per beni culturali di grande interesse devono necessariamente intendersi anche tutte le istituzioni che hanno come fine statutario l'arte musicale, Opera o concerto che sia. No, per lui la musica non appartiene ai beni culturali da sostenere e preservare. La pensa come quell'altro ignorante dell'ex direttore del Corriere - di cui ora non ci viene neanche il nome, anzi no, c'è venuto in mente: Ronchey - il quale pensava che i beni culturali fossero solo i monumenti; del resto anche lui la musica non sapeva neppure dov'era di casa. Non è stato lui che ha destinato una caserma a fianco del Museo degli strumenti musicali ( Piazza santa croce in Gerusalemme) ad archivio, piuttosto che a sede per ampliare l'importante museo, che aveva ed ha magazzini stracolmi di begli esemplari di strumenti musicali?
Renzi, che ha fatto di male l'Italia per meritarsi i peggiori ministri della storia repubblicana? Di mali ne ha fatti tanti, ma non che giustifichino tale punizione per il paese.
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