sabato 19 febbraio 2022

Se la politica non prende seriamente la scuola e non ascolta gli studenti

 Il ministro Bianchi responsabile del dicastero  della scuola  si è reso responsabile, in queste ultime settimane, di un vero, grave paso falso, quando ha stabilito che i prossimi esami di maturità torneranno ad avere il doppio scritto, come era in tempi di normalità, come non sono i nostri, causa pandemia.

 E si è giustificato: gli esami di maturità tornano normali per spronare gli studenti a mettersi alle spalle la pandemia, la scuola a distanza ecc... ecc...

 Ma come possono gli studenti mettersi alle spalle la pandemia, con tutte le drammatiche ripercussioni sulle loro vite e la formazione, se dalla pandemia non siamo ancora usciti e se , per effetto della stessa, intere classi ancora non sono tornate ad una didattica 'in presenza'?

 Il ministro tiene il punto, nonostante le manifestazioni studenteschee le loro giuste rivendicazioni, e nonostante - da quel che si è saputo- il parere del Comitato tecnico-scientifico che lo affianca al Ministero ( del quale lui faceva parte sotto il ministro Azzolina?) che ha espresso parere dichiarato contrario a tale precipitoso ritorno alla normalità, ancora in  piena pandemia.

Anche il Ministro ed il Governo non hanno fatto i compiti a casa in     questo durissimo, ormai lungo periodo? Perchè - come si legge questi giorni - le aule non saranno sufficienti l'anno prossimo ad ospitare tutti gli studenti che si sono iscritti al liceo scientifico. Le scuole sono in tanta parte non 'accoglienti' per gli studenti; e i mille altri problemi del nostro sistema scolastico, non ultimo la girandola di insegnanti, la mancanza di quelli 'di sostegno', il ristabilimento dell'uguaglianza  far studenti che provengono da famiglie non abbienti o in disagio socio economico e quelli appartenenti a famiglie privilegiate.

 I problemi  irrisolti sono tanti. Il ministro non può pretendere dagli studenti che  facciano i 'compiti a casa' bene e nel tempo dovuto, mentre egli stesso ed il Governo di cui fa parte non sono capaci di fare ciò che pretendono dagli studenti, nonostante i finanziamenti  sbandierati per la scuola l'università e la ricerca.

 E poi c'è il totem della 'scuola-lavoro' da tempo venerato, a partire dalla ministra Gelmini ( quella che per passare l'esame di Stato da avvocata, dovette andare in Calabria, perchè nella sua Lombardia sarebbe stata sicuramente bocciata!). 

 Noi, in diverso campo, siamo stati sempre molto contrari a questo totem, temendo che venerandolo non si facesse bene nè la scuola e neppure il lavoro.

 C'è un tempo per ogni cosa. C'è il tempo della scuola, quello dell'apprendimento, dell'istruzione e della formazione  ( quest'ultima spesso sottovalutata colpevolmente ed insensatamente) e il tempo del lavoro che deve venire dopo la scuola. I due giovani, deceduti per  incidenti  a causa del suddetto maledetto totem gridano vendetta e fanno dire agli studenti in corteo che non si può morire di scuola.

 Abbiamo sempre  manifestato disappunto quando gli studenti di Conservatorio, prima di terminare i necessari studi, venivano letteralmente sfruttati in concertini improvvisati e gratuiti.  Come in tanti casi, non  si è trattato di esperienza di lavoro durante gli anni di studio, bensì  di vero e proprio sfruttamento.

 Si ponga rimedio a tali distorsioni in tempo debito e solo dopo si chieda agli studenti di fare altrettanto nel loro ambito.

  

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