martedì 17 agosto 2021

Avvicendamenti opportuni ma senza comprensibili motivi. Che succede al festival della Valle d'Itria di Martina Franca?

" Adesso non voglio parlare, verrà il momento", disse Sergio Segalini, quando lasciò nel 2010, dopo molti anni, la direzione artistica del Festival della Valle d'Itria, cui aveva dato la sua impronta, che poi ha mantenuto.

 Franco Punzi, presidente della Fondazione Grassi, organizzatrice del Festival, presidente allora come ora - lo è da quarant'anni,  e sarebbe ora che ci fosse un avvicendamento anche per consentire che ci sia un effettivo controllo sulle prossime vicende del noto festival - ringraziò il m. Segalini, e, richiesto delle ragioni dell'avvicendamento, certamente non voluto nè richiesto da Segalini, rispose: 'normale avvicendamento, si è concluso un ciclo...'. 

 Ciò che accadde nel 2010 si è ripetuto parola per parola anche ora, all'uscita di Triola.

Tutto questo meriterebbe, se fossimo un pò più addentro alla vita e storia di quel festival, più attenta riflessione. E siccome non lo siamo, ci limitiamo a scriverne da spettatore, anche se non del tutto a digiuno di quel che accade nel nostro mondo musicale.

 Innanzitutto salta agli occhi la circostanza che da Segalini in poi,  per i direttori che si sono succeduti, compreso quello fresco di nomina, la direzione a Martina Franca, era né più e né meno che un secondo lavoro, un dopolavoro. Ma non per arrotondare, perchè il compenso non dà ragione di nulla. Sarebbe, invece, da esaminare il giro di interessi del festival che, per quanto piccolo, ha un suo consistente budget, richiesto dalla presenza dell'opera nel cartellone.

 Il festival, nel chiamare direttori che dovrebbero essere già impegnati con il loro incarico principale in una fondazione lirica, pensa di assicurarsi con il nome dell'istituzione di provenienza - che tuttavia mantengono - nome e lustro; senza chiedere loro dedizione totale, per tempo ed energie, all'incarico minore. 

 E i diretti interessati, che fanno sicuramente le programmazioni con la 'mano sinistra' come è facile immaginare, lo fanno magari per arrotondare, senza eccessivo aggravio di lavoro, magari dirottando al festival artisti che momentaneamente non riescono a piazzare nelle fondazioni liriche i cui sono impegnati.

 E già questa sarebbe una prima vergogna, che, se eliminata, libererebbe il campo da sospetti ed illazioni, e creerebbe nuove opportunità di lavoro.

 A noi poi vengono regolarmente dei sospetti quando vediamo certi direttori permanere nel loro incarico per molti anni, se non per decenni.  La nostra fulminea esperienza di direttore artistico al Festival  delle Nazioni di Città di Castello, interrotta per il nostro rifiuto netto all'ingerenza dei notabili della cittadina in questioni che riguardavano solo noi, la direzione artistica, ci  possono spiegare molte cose, anche se non consociamo da vicino situazioni e persone, come nel caso di Martina Franca. 

Non vogliamo conciò dire che i direttori debbano cambiare ogni anno, sarebbe troppo e non servirebbe a nulla. Ma dopo un incarico triennale o quinquennale al massimo, è sano farlo. Nel caso di Città di Castello, il nostro successore è lì da quindici anni. Non deve dir nulla questa lunga permanenza, sclerotizzata stancamente sull'avvicendamento di nazioni 'ospiti' senza che nulla mai riesca a far brillare quel festival come accadde, a detta di tutti, salvo i notabili della cittadina con le mano troppe lunghe, quella edizione che noi curammo, dopo una precedente direzione artistica durata anche quella decenni?

 Qualcuno ha fatto cenno anche alla presenza di certe agenzie nella storia recente del festival di Martina Franca, agenzie che mettono a disposizione uffici stampa, e, nel contempo, si occupano di promozione di artisti ed anche di istituzioni, senza mai chiarire del tutto che cosa siano o facciano.

Anche in questo settore andrebbe fatta chiarezza, senza attendere che altri siano obbligati a farlo, quando  alla fine scoppiano scandali, come accaduto al Regio di Torino, da dove viene il nuovo direttore artistico, il quale fu chiamato a sostituire il predecessore Graziosi, anche lui a capo di un festival nelle Marche prima di approdare al Regio, per sospetti, poi fondati, di intrallazzi con una agenzia di rappresentanza, i cui tentacoli famelici, non si ritenevano soddisfatti di avvinghiare solo il lirico torinese - come hanno avanzato i giornali nei mesi scorsi.

Allora quando si dice che una direzione cambia perchè 'è finito un ciclo' perchè non estendere tale convinzione a tutta l'organizzazione? Si cambi anche il presidente, nei cui confronti nulla abbiamo da dire, se non semplicemente che sarebbe ora che si riposi, come del resto è accaduto perfino al Rossini Opera Festival, all'eterno sovrintendente Mariotti. facendo naturalmente attenzione a non cadere dalla 'padella alla brace'  - come  mette in guardia la sapienza popolare. Come a Pesaro dove si è passati da un sovrintendente 'padre padrone'  ad uno 'agente di artisti', anomalia  del tutto evidente.

Infine, un  ricordo personale, lontanissimo, sul Festival di Martina Franca. Al nostro primo lavoro giornalistico a Paese Sera, in vacanza in Puglia, nostra terra d'origine, chiedemmo al giornale di riferire della serata inaugurale del festival tarantino. Era, se non andiamo errati, l'estate del 1978. Con la nostra utilitaria piccola piccola facemmo un lungo viaggio per raggiungere Martina Franca. Percorremmo praticamente tutta la Puglia per arrivare a destinazione, dove assistemmo ad un bello spettacolo, anche in palcoscenico dove cantarono cantanti di grande nome. Se ricordiamo altrettanto bene, Paese Sera, compensò quella nostra faticosa e costosa trasferta, con 10.000 lire che era quanto il giornale pagava i collaboratori per ogni pezzo.

 Nell'atrio del Palazzo Ducale, in una serata che ricordiamo fresca ma un pò ventosa,  assistemmo alla rappresentazione dell'opera Nina, o sia la pazza per amore, di Paisiello, diretta da Rino Marrone; di cui inviammo la nostra prima recensione al quotidiano. Finì lì il nostro rapporto con Martina Franca, nonostante che la nostra attività di critico musicale abbia preso successivamente il volo, con la direzione di Piano Time e di Applausi e successivamente con la lunga collaborazione a Il Giornale, e tuttora duri, con lo pseudonimo del 'Menestrello'.   


P.S.

Rai5, martedì 4 agosto 2020 ore 10:00

Dall'Atrio del Palazzo Ducale di Martina Franca Nina o sia la pazza per amore di Paisiello nello storico allestimento del 1978 firmato da Nucci Ladogana. Sul podio il M° Rino Marrone. Protagonisti sul palco Lella Cuberli, Edoardo Gimenez, Ferruccio Furlanetto, Petra Malakova, Giorgio Tadeo. Regia tv di Walter Mastrangelo.

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