Visualizzazione post con etichetta accademia di s.cecilia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta accademia di s.cecilia. Mostra tutti i post

mercoledì 9 maggio 2018

Presentata la nuova stagione dell'Accademia di S.Cecilia, firmata da Michele dall'Ongaro. Musicisti italiani del tutto assenti. Antonio Pappano corresponsabile

Oggi Michele dall'Ongaro, in compagnia di Antonio Pappano, ha presentato la prossima ( 2018/2019) stagione di concerti dell'Accademia,  doppia perchè sinfonica e cameristica.

 28 i concerti sinfonici, replicati tre volte, ogni fine settimana; 18 quelli cameristici. Si inizia con West Side Story di Bernstein, diretta da Pappano a conclusione delle celebrazioni in onore di Benrstein, presidente onorario dell'Accademia, alla quale dimostrò in mille occasioni e modi di essere molto legato, in particolare effettuando un Corso di direzione d'orchestra, negli anni Ottanta, cui partecipò anche l'attuale sovrintendente dell'Accademia, dall' Ongaro - quando non era veramente nessuno semmai un giovane di belle speranze, con le quali soltanto non sarebbe andato molto lontano, come poi è andato, dopo che è salito sulla rampa di lancio di Radio Tre - del quale credo riferì, per mia richiesta, sulla rivista di cui ero direttore, 'Piano Time' ( spero di non ricordare male, incorrerei   in una sua reprimenda, questa volta spero non in tribunale, dove comunque quando ci ha provato, ha perso!).

 Ai concerti in sede vanno aggiunti quelli delle tournée, quest'anno  abbastanza numerose ( toccheranno 9 paesi e ben 17 città) per complessivi 27 concerti, dall'Europa ( Londra, Riga, Mosca) all'Asia.

 Ma non è questo che intendiamo sottolineare, bensì la tendenza sempre più forte ed evidente a  confezionare un cartellone concertistico, nel quale i musicisti italiani, direttori e solisti, sono del tutto assenti.  Hanno cognomi italiani, fra quelli preseni come solisti,  solo le prime parti dell'orchestra, o alcuni elementi del coro che si esibiscono in questo o quel concreto. Per il resto, compresi i cantanti impegnati nei vari programmi,  tutti i musicisti invitati sono STRANIERI.

Nella stagione sinfonica,  28 concerti, gli italiani presenti sono Daniele Gatti - che fa parte del grande giro internazionale e dunque il fatto che sia cittadino italiano è solo un accidente anagrafico; e Fabio Biondi ( accademico, appartiene al gruppo degli 'specialisti' di determinati repertori e perciò italiano o no fa lo stesso, e non può considerarsi un direttore diciamo 'di repertorio')
 Sì, c'è fra i solisti Benedetto Lupo, pianista che però è accademico e professore nei corsi di perfezionamento dell'Accademia, quasi un 'interno', che esegue Skriabin ( Concerto per pianoforte). Perciò NESSUN ITALIANO.
 C'è anche un debutto: John Eliot Gardiner, 75 anni, notissimo in tutto il mondo, che non aveva mai diretto a S. Cecilia - chissà perchè; qui, forse, potrebbe esserci stata la mediazione di un accademico novello, il Cappelletto, spesso collaboratore del direttore.

 Nella stagione cameristica18 concerti ,  un italiano c'è: Michele Campanella che rientra in Accademia dopo l'ostracismo contro di lui di Cagli, con la Petite Messe Solennelle di Rossini, tante volte eseguita ed una addirittura  nel Senato, dove  essendo troppo lunga per i tempi televisivi, venne interrotta dalla tv di Stato, la Rai che ama la musica.
 Poi c'è Antonini con il suo ensemble 'Il Giardino Armonico' per il progetto  Haydn, avviato negli anni passati ( l'esecuzione di tutte le sinfonie del musicista) e Sardelli. dunque anche qui praticamente nessuno, prchè come dice il proverbio: una o due rondini non fanno primavera'.
L'anno scorso, e dopo qualche anno di assenza, l'Accademia aveva invitato almeno un pianista italiano, Pollini. Quest'anno neanche lui.

 Questa politica della attuale sovrintendenza, che non presta attenzione alcuna e che  non dà spazio ai musicisti italiani è inammissibile. Tale deriva antiitaliana, della quale corresponsabile è  anche Antonio Pappano, difficilmente è esente da pressioni delle agenzie artistiche; ed è singolare che anche il Ministero - 'il maggior azionista di Santa Cecilia', come l'ha definito dall'Ongaro - non si accorga di questa politica miope  ed autopunitiva,  e non intervenga per correggerla.

lunedì 26 febbraio 2018

L'Accademia di Santa Cecilia è d'ora in poi una congrega anche di comunicatori. Sull'esempio dell'Istituto di studi verdiani di Parma, gestione Nicola Sani

Al terzo turno di ballottaggio, ma solo al terzo,  il 20 c.m., è entrato a far parte degli Accademici di S. Cecilia, un paio di nomi insolito, ma dei soliti, di quelli che non mollano mai finchè non ottengono ciò per cui tanto si sono spesi nel tempo. Dell'intraprendenza, anzi dell'invadenza di alcuni di loro possiamo recare testimonianza personale, giacché li avemmo come saltuari collaboratori al tempo di Piano Time ( vale per Arcà, come valse per Dall'Ongaro) e di Applausi (nel caso di Cappelletto).

Nel caso di Massimo Quarta, anch'egli neo accademico, invece, trattasi comunque di una riparazione al lungo, ingiusto  ostracismo che l'Accademia gli ha fin qui riservato, nonostante che già  nel 1991 vinse il Premio Paganini, unico italiano dopo Accardo. Ora c'è da augurarsi che lo invitino  regolarmente  a suonare all'Accademia, come stanno facendo, giustamente, con Brunello, Dindo, De Maria, Biondi ecc.. tutti valenti accademici ceciliani e strumentisti di alto valore. prorpio come Massimo Quarta.

Il riconoscimento per Fiamma Nicolodi incorona una carriera di studiosa che certamente non ha nulla da spartire con quella di Cappelletto che di mestiere fa il 'bravo comunicatore'- come l'ha definito anche Nicola Sani che l'ha chiamato a collaborare all'Istituto di Studi Verdiani, nel disappunto generale del mondo degli studiosi. E che è, verosimilmente, la medesima ragione per cui Massimo Bray della Treccani gli ha affidato la cura dell'Appendice sulla Musica, mentre - come è  giusto - per la seconda Appendice, dedicata alla Letteratura, apparsa contemporaneamente, ha chiesto la consulenza del prof. Ferroni, universitario e studioso della lingua e letteratura italiana. E non un comunicatore.

Pietro De Maria, anch'egli nuovo accademico, vede coronato il suo impegno di docente nei corsi dell'Accademia.

 E la massoneria in tutti questi casi non c'entra. Vero?

Perchè insisto che sono stati nominati al Terzo turno di ballottaggio? Perchè  per i candidati, dopo che non hanno raggiunto il quorum richiesto nei primi due, dove è più alto, al terzo, con il quorum abbassato, è più facile farsi eleggere con il sostegno decisivo delle cordate. Accadde così anche quando Dall'Ongaro divenne Accademico ( la storia non proprio specchiata l'abbiamo raccontata già, così come ci venne riferita da Irma Ravinale presente allo scrutinio del terzo turno di votazioni; ed anche quando Cagli fu rieletto a dicembre del 2003, solo al terzo turno, di nuovo sovrintendente, spuntandola su Perticaroli. Quando sottolineammo, nella nostra biografia di Pappano, tale particolare, Cagli  se la prese e ci disse, senza mezzi termini: "te lo potevi risparmiare, era proprio necessario sottolinearlo?").

 Spieghiamo come avvengono le candidature e le votazioni. Le votazioni per l'elezione dei nuovi accademici avvengono ogni qualvolta si rende libero un posto, causa decesso, di uno o più accademici, a distanza ravvicinata.
 Quest'anno c'erano da rimpiazzarne più d'uno. Viene allora richiesto agli accademici di proporre dei nomi. Il consiglio Accademico esamina le candidature proposte e  ammette quelle che ritiene idonee e secondo il numero di accademici da rimpiazzare. Su questa lista gli accademici vengono chiamati a votare, fino a tre turni, a distanza di più d'un mese l'uno dall'altro. Dopo i tre turni se è rimasto ancora un posto vuoto, ci si ritorna l'anno seguente.

Anche quest'anno al primo turno, quando il quorum era alto ( metà più uno degli accademici) nessuno dei candidati è risultato eletto, al secondo turno (11 gennaio) solo Noseda;  solo al terzo ( 20 febbraio) i magnifici cinque, due dei quali (Cappelletto e Arcà) più magnifici degli altri. Al terzo turno erano restati in lizza sei candidati, cinque sono stati eletti, il sesto no. Chi sarà stato mai  questo indegno ?
Questo posto verrà colmato, assieme forse ad altri, il prossimo anno.

 Naturalmente i giochi si fanno con le candidature, dove le varie cordate si accordano per proporre e far eleggere i propri. Non è un mistero che il sovrintendente regnante cerchi in tutti i modi di assicurarsi la riconferma nell'incarico, spingendo per l'elezione di alcuni nomi. Lo fece Cagli con Dall'Ongaro - come  accusò il card. Bartolucci e non solo lui, con durissime lettere aperte - ed anche con Annalisa Bini ; e lo starà facendo anche Dall'Ongaro con Arcà, De Maria, e soprattutto Cappelletto con il quale ha lunghissima consuetudine lavorativa a Radio 3, dove invece fece fuori altri che con lui non erano d'accordo su molte cose. Cappelletto è sempre rimasto al suo posto e con lui l'intesa è sempre stata totale, tanto che continua anche fuori da Radio 3.

Cappelletto, a scanso di equivoci, il suo mestiere di giornalista lo fa ed anche abbastanza bene. Ciò che non fa bene è, invece, quello di musicologo. Semplicemente perché  musicologo non è e perché i suoi studi 'accelerati' con il m. Mann, di cui mena vanto nel curriculum,  non possono averlo patentato come tale.

E, del resto, l'obbiezione non è solo nostra. Quando Nicola Sani, eletto alla presidenza dell'Istituto di studi verdiani (senza averne i titoli specifici) nominò Cappelletto 'direttore' degli 'studi' pubblicati dall'Istituto, il mondo accademico, specie quello verdiano, gridò allo scandalo, ritirandosi sull'aventino dell'Università di Berna, dove fece nascere un centro di studi verdiani  con gli attributi. Sani rassicurò tutti: ho scelto un uomo di 'comunicazione' (e del resto anche per la direzione scientifica dell'Istituto aveva scelto un'altra sua fedelissima, a digiuno totale di Verdi).

E allora quali ragioni hanno spinto alcuni accademici a fare il suo nome ed a votarlo? La principale è che con molti di loro il giornalista ha frequentazioni continue, e dunque,  per non essere poi smascherati come traditori nelle urne, si sono ben guardati dal non votarlo, avedonlo qualcuno candidato.

Ora è chiaro che, non alla prossima,  ma fra due  elezioni del sovrintendente dell'Accademia, Cappelletto potrebbe risultare nuovo Sovrintendente. Senza essere né musicologo né musicista come la storia dell'Accademia richiederebbe, ma come è accaduto già in passato perfino con Cagli che certamente è un fine letterato e storico della musica, ma musicista non è. Cappelletto  neanche quello. Gli avessero affidato la 'comunicazione' dell'Accademia, dove hanno chiamato una professionista francese di nazionalità, che certamente non ha nel suo curriculum competenze musicali,  niente da dire, ma accademico no!

 L'Accademia, dopo tali nomine, dovrebbe spiegare come mai non abbia mai accolto nel suo consesso un musicologo come Petrobelli - la cui assenza qualcuno giustificò con  l'antipatia dello studioso. Se questa è una ragione, allora capiamo come uno simpatico possa essere  eletto accademico. Petrobelli non è che una delle tante anomalie 'accademiche'.

Qualcuno potrebbe accusarci di invidia nei confronti di Cappelletto. Si sbaglia. Invidia no, forse poca stima, anche per il suo arrivismo smisurato che potrebbe consumarlo. Invidia proprio no, perchè la nostra carriera, nell'ambito che conosciamo, l'abbiamo fatta; ed ora non abbiamo altre mire, oltre quelle dell'osservatore e cronista di cose musicali.

Infine, una annotazione pro Massimo Quarta. Una volta  ponemmo a Pappano la questione della regolare - per noi eccessiva - presenza di Uto Ughi nelle stagioni ceciliane, controbilanciata dall'assenza, ad esempio, di Massimo Quarta. La risposta del direttore fu che: 'Ughi faceva il pienone' e una istituzione di concerti - aggiunse - deve fare attenzione anche a questo. Ora che Ughi non viene più invitato regolarmente, l'Accademia che fa, non tiene conto  del successo di pubblico del violinista?

Questo solo per dire che a qualunque obbiezione, l' Accademia, al tempo di Cagli come di Dall'Ongaro,  ha la risposta pronta, spesso non convincente. Noi ci auguriamo che dopo tanta attesa, anche per Massimo Quarta sia arrivato il momento di  suonare nelle stagioni ceciliane. Perché a noi la sua nomina fra gli Accademici suona come risarcimento  di così lunga ingiustificata lontananza, che ora deve finire.

sabato 11 marzo 2017

A Riccardo Muti il Premio 'Presidente della Repubblica' relativo al 2015. La storia corre lenta

Da molti anni è stato istituito un premio che in Italia si dà a personalità eccellenti in vari campi, da quello artistico allo scientifico.  I vincitori li decidono tre delle più note accademie italiane: Accademia di s.Cecilia, Accademia di s.Luca e Accademia dei Lincei. Su questi premi la Presidenza della Repubblica ci mette il suo imprimatur. Il difficile lavoro della scelta dei vincitori spetta alle  tre Accademie, oberate di lavoro da mattina a sera,  le quali vanno con i piedi di piombo, nel timore di sbagliare candidato.

Tanto per fare un esempio l'Accademia di s. Cecilia, che fra i suoi membri  conta anche il m. Muti, ma con il quale i rapporti non sono affatto idilliaci, ci ha pensato anni e anni prima di attribuirgli il suddetto riconoscimento, che però ora è finalmente arrivato.
Nel frattempo il premio lo ha attribuito alla Scuola di Fiesole, ad Abbado, al Sistema delle Orchestre e cori giovanili e infantili e, negli ultimi anni che ci ricordiamo, anche a Irma Ravinale - ancora durante la sovrintendenza di Bruno Cagli.
Durante la quale si sa che i rapporti con Muti - specie negli anni in cui egli lavorò all'Opera di Roma - non furono sempre idilliaci. Anzi, in alcuni casi, addirittura volarono stracci in pubblico, con dichiarazioni bellicose riprese dalla stampa.
A prescindere, l'attribuzione di tale premio a Muti non fa proprio notizia: perché prima di questo egli ha ricevuto premi, riconoscimenti ed onorificenze in ogni parte del mondo.

La vera notizia, invece, del premio a lui come a Luigi Ontani ( attribuitogli dall'Accademia di s.Luca per le arti visive) consegnato dal Presidente Mattarella qualche giorno fa, riguardava  i premi del 2015. Ed ora siamo al 2017.  Chi ha fatto tardi? Forse non hanno tardato le Accademie ad attribuire i Premi; il ritardo potrebbe essere dovuto al tempo che ci ha messo la pergamena ufficiale del Premio ad essere scritta e miniata e, poi, a giungere, con inviato speciale, dalle storiche sedi delle Accademie al Palazzo del Quirinale.
 A quando i Premi 'Presidente della Repubblica' del 2016?

venerdì 2 maggio 2014

L'antico gioco del letta non è un gioco

Ieri sera a 'Servizio Pubblico' - in una delle rarissime occasioni in cui la televisione si occupa di ciò che tutti chiamiamo 'la nostra ricchezza', che di fatto calpestiamo - è stato mostrato lo spettacolo indecente davanti e dentro gli Uffizi di Firenze, come anche dentro e fuori gli scavi di Pompei, dove quell'immenso patrimonio è lasciato nell'incuria più generale, mentre fuori fanno affari le puttane, sia alla luce del sole che delle lampadine degli alberghetti da quattro soldi  dei dintorni. Uno spaccato di cui sinceramente vergognarsi ( ieri, detto per vergogna, in una Roma assediata dai turisti, il Colosseo e tanti altri monumenti erano chiusi). Ma Pompei non è sola. Davanti agli Uffizi, il più importante museo italiano accanto a quello vaticano, con centinaia e centinaia di capolavori esposti in sale piccole con temperatura da canicola estiva che certo bene non fa a tele e tavole famosissime ( da quanti secoli si parla dei grandi Uffizi come anche della grande Brera, e gli uni e l' altra continuano a vivere in perenne emergenza?) una folla costretta, per visitare quello scrigno di tesori, a fare file di ore,  o, in alternativa, ad acquistare biglietti dai bagarini che li vendono a prezzi superiori del doppio o triplo di quello regolamentare, e tutto alla luce del sole. Nella gestione della biglietteria, come di moltissimi altri servizi - quasi sempre pessimi - degli Uffizi e di tanti altri siti museali ed archeologici , c'è di mezzo Civita, la società che non è quella onlus che tutti immaginerebbero, bensì una società che fa profitti, senza in fondo dover molto faticare, sfruttando la ricchezza di cui parlavamo - la nostra 'grande bellezza' - e che tutti lasciano sfruttare in parte  e gratuitamente - diciamo così - a Civita( che ha anche partecipazioni azionarie in altre società, come Zetema). Perché tanta generosità nei confronti di Civita? Immaginate un pò?  Presidente di Civita, ha rivelato  'Servizio pubblico', è Letta, Gianni Letta. Direte:  anche lì? Sì, anche lì, e non solo lì, il 'monsignore' - come  da tempo ha rivelato sia L'Espresso che  altri giornali più attenti - non per fare opere di bene, bensì per  affari. Basterebbe  andare a guardare dentro 'Musica per Roma' per capire che  agli affari il monsignore,  talvolta attraverso la sua 'famiglia apostolica', non rinuncia neanche  se gli si minaccia l'inferno. E' consigliere di amministrazione di 'Musica per Roma', dell'Accademia di Santa Cecilia, e sua figlia, sposata Ottaviani, un nome dell' alta ristorazione romana, gestisce i bar,grandi e piccoli, dell'Auditorium ( cioè di 'Musica per Roma'), come del resto gestì  il catering del G8, chiamatovi dall'amico Bertolaso, messo a capo della protezione civile. C'è da dire che  il catering è efficiente, e che se ci fosse stata una gara per gli appalti in questione senz'altro Ottaviani/Letta l'avrebbero spuntata sugli altri.  Magari con un aiutino del Letta monsignore. Comunque  non è questo che ci interessa qui, e perciò torniamo ai biglietti dei nostri musei, il cui affidamento a Civita, meritatissimo, sia chiaro ( non dimentichiamo che a Civita hanno fatto capo, prima di Letta, anche altri mammasantissima delle nostre onlus  di carità e misericordia, come Imperatori, Maccanico, Abete) ci fa venire in mente un analogo episodio risalente ad alcuni anni fa e del quale non  conosciamo le situazione attuale. Quella volta ci colpì sapere che la biglietteria di molte fondazioni liriche era gestita da una società che aveva inventato un programma per il computer per detta gestione. A noi parve strano che tale programma non potesse essere acquistato una volta per tutte per consentire alle varie fondazioni di gestirsi la propria biglietteria Non, non si poteva. Chissà perché. Alcune fondazioni, cadendo dalla padella nella brace, avevano affidato ad altre società la gestione dei biglietti. Si scoprì poi, relativamente ad alcuni di questi casi (Arena di Verona), che il gestore tratteneva per sé una percentuale considerevole sui biglietti, a danno dell'Arena stessa.
Ora non ci vuole molto a capire che se l'affidamento a terzi di un servizio non è remunerativo per l'affidante, glielo si toglie. Perché allora non si agì come logica comandava? Rispondiamo con una domanda: perché si lascia a Civita questo servizio, senza che nulla sia migliorato nei fatti e consentendo che Civita guadagni su un servizio per il quale non ci si deve, in fondo, spendere più di tanto? Semplicemente perché, cambiano i governi, ma i mammasantissima sono sempre lì, in piedi, e nessuno osa toccarli e togliere di mano  certi affari molto remunerativi.
 Dalle biglietterie che rendono ai gestori più che ai musei, alla faccenda del noleggio della musica,  campo nel quale  Liliana Pannella, sorella di Marco, si è battuta per molto tempo, non sappiamo se con qualche  risultato. Il noleggio consiste in ciò: se una istituzione musicale esegue un autore edito mettiamo da RICORDI, anche se ha le parti di sua proprietà deve pagare all'editore il noleggio di quelle parti, anche quando giungono a destinazione, in pessime condizioni per i molti passaggi precedenti e perciò sarebbe consigliabile usare quelle di proprietà dell'ente.  Insomma oltre il diritto d'autore, l'editore guadagna anche sul noleggio. Vi sembra una cosa giusta? Eppure è così, e se grazie a dio ora non lo è più ( ma temiamo che contro lo strapotere degli editori nulla si possa, proprio come con i 'potenti' di Civita), lo è stato per anni ed anni.
P:S: Il Letta monsignore, appena presidente 'onorario' di Civita,  non può essere considerato  quel diavolo che Servizio Pubblico voleva far intendere; di conseguenza, l'estensore di questo post, ha finto di  condividere ciecamente 'Servizio pubblico',  salvo poi sottoporre tali considerazioni a verifica documentaria. 

Per tornare ai biglietti di Civita presieduta da Letta, riproponiamo l'ANTICO GIOCO DEL LETTA - già proposto ai nostri lettori nello scorso agosto -  avvertendo che, con il passare dei mesi,  quel gioco si è rivelato non essere più un semplice gioco.

 ANTICO GIOCO DEL LETTA
 Letta, gentiluomo di Sua Santità
 Letta, braccio destro di Silvio Berlusconi
 Letta, presidente del Consiglio dei ministri
 Letta, sponsor di Nastasi e suo testimone di nozze (con Giulia Minoli, di Giovanni e Matilde Bernabei)
 Letta, amministratore delegato Medusa Cinema
 Letta, consigliere di amministrazione ‘Musica per Roma’
 Letta, consigliere di amministrazione Accademia di Santa Cecilia
 Letta, presidente della Fondazione 'Teatro Vespasiano' di Rieti
 Letta sponsor del vertice (sovrintendente) della  Fondazione 'Teatro Vespasiano' di Rieti
 Letta, presidente onorario ‘Civita’, Associazione per la cultura
 Letta, presidente Premio ‘Maschere  del Teatro italiano’
 Letta, presidente Premio ‘Guido Carli’
 Letta, consigliere Premio Minerva, Roma
 Letta, presidente Premio giornalistico ‘Biagio Agnes’
 Letta,  vice presidente nazionale Croce Rossa Italiana
 Letta, presidente Museo delle Lettere d’amore
 Letta , membro di Bilderberg
 Letta, vice presidente 'Unione industriali' di Roma
 Letta, amministratore ‘Relais Le Jardin spa’, Roma
 Letta, gestore bar (sei) dell’Auditorium, 'Musica per Roma'
 Letta, membro Alta Roma
 Letta, socio Pallacanestro Cantù
 Letta, membro comitato d'onore Oratorio del Gonfalone, Roma
 Letta, consigliere di amministrazione 'Fondazione RomaEuropa'
 Letta sponsor della  ex sovrintendente Teatro di Cagliari Crivellenti
 Letta, mancato presidente della repubblica
 Letta, sponsor di Mastrapasqua, INPS, ed altri 25 incarichi - quasi più di Letta

Il giocatore scelga  un Letta qualunque e, in coppia con lui, muova guerra di 'riconoscimento' a tutti gli altri; lo faccia con mezzi leciti e non. Vincerà quando li smaschererà uno per uno, dando un nome  e volto a ciascuno, e scoverà i nascondigli degli altri (Letta), rimasti ancora nell'ombra ma attivissimi. Il vincitore avrà diritto a passare una serata con il Letta prescelto, sempre che lo consideri un premio.