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martedì 7 novembre 2017

Il TALENT di musica classica serve più ai Conservatori o ad AMADEUS (rivista)?


La risposta è perfino ovvia: serve più, forse esclusivamente, ad Amadeus  il talent dedicato alla musica classica e riservato alla sessantina di Conservatori italiani che la rivista milanese ha appena organizzato. Anche perchè i Conservatori, dove  nulla o quasi è cambiato negli ultimi dieci anni - perfino la cosiddetta riforma non ha prodotto nessun risultato - non hanno bisogno di un altro talent, avendone già uno (Premio Nazionale delle Arti) i cui effetti non si vedono e nulla di veramente positivo ha prodotto per i talenti di questo talent organizzato dal Ministero. Amadeus sembra voler ripetere il tentativo non riuscito di un'altra rivista di musica italiana che, nella speranza di vendere qualche copia in più, ha scelto di fare da megafono alle scuole di musica in Italia

Il Premio nazionale delle Arti, del quale abbiamo seguito negli anni passati lo svolgimento,  faceva sfilare i vincitori delle varie sezioni, in una superfinalissima che, almeno per  un paio di anni, s'è svolta nel teatro all'aperto dell'Accademia nazionale di Danza, a Roma, sull'Aventino. Quando  vi assistemmo,  ne uscimmo disgustati per l'approssimazione del suo svolgimento, lo scarso peso dato dagli stessi organizzatori ai vincitori delle varie sezioni, la  deprimente premiazione che consisteva in una improbabile scultura, pesantissima,  a favore di telecamere  di uno spettacolo televisivo che definire vergognoso è quasi gentile. Aggiungiamo solo che delle esecuzioni musicali  in loco non fotteva nulla a nessuno. E poi? Poi nulla.

 Stessa sorte è toccata alla Orchestra nazionale dei Conservatori italiani, fondata ormai parecchi anni fa, affidata per la gestione  a chi non aveva nulla da spartire con il settore, fatta finire - come la quasi totalità di iniziative pubbliche relative alla musica - nella sciatteria più totale, con punte di sfruttamento. L'orchestra, vale la pena ricordarlo, si ricostituisce  in determinate circostanze, soprattutto di rappresentanza pubblica, con nessun giovamento per i giovani strumentisti.

 Non parliamo di TIM, quel torneo musicale, addirittura 'internazionale', che  per molti anni  organizzò  Luigi Fait & Figlio, alle cui selezioni assistemmo spesso, uscendone disgustati; e del quale in qualche occasione,  abbiamo rivelato particolari che avevano a che fare  con il profitto dei giovani, più che con la promozione del loro talento musicale.

Prima di Amadeus, un'altra rivista musicale italiana, Suonare News, ha deciso di puntare sui Conservatori, sperando di trovarvi affezionati lettori. Non ci sembra, anche in questo caso, abbia sortito qualche  reale vantaggio per gli allievi e diplomati dei Conservatori, e neppure - a nostro modesto avviso - per la rivista in questione che marginale era e tale è rimasta,  conseguenza  della  dozzinale qualità giornalistica e dei contenuti,  e ininfluente anche nel mercato editoriale (quanto vende?). La pubblicazione ogni anno dell'elenco dei diplomati serve solo a vendere qualche copia in più. E basta. E questo può servire ai talenti musicali italiani? Certo che no!

Se si vuole trovare una iniziativa meritoria ed utile rivolta ai migliori allievi dei nostri Conservatori, si deve tornare indietro nel tempo, alla ricorrenza delle 'Celebrazioni Mozartiane' del 1992, avviate già un triennio prima, con un grande dispendio di soldi pubblici.

In quell'occasione il CIDIM e l'ISMEZ organizzarono con la rivista Piano Time, che noi dirigevamo, un progetto (da noi formulato , presentato  al CIDIM e diretto in tutte le fasi di svolgimento), completamente finanziato con soldi pubblici e che consisteva: 1. in una selezione dei migliori studenti di pianoforte, prossimi al diploma dei nostri Conservatori; 2. in una finale ospitata a Palermo, davanti ad una giuria presieduta da Paul Badura-Skoda; 3. nella individuazione di una cinquina di vincitori; 4. nell'offerta a detta cinquina di un corso di perfezionamento - gratuito come tutto il resto, ospitalità compresa - sotto la guida di Badura-Skoda, della durata di una settimana; 5. nella scelta da parte del noto concertista di una coppia di vincitori; 6. nella registrazione di un CD mozartiano dei due vincitori, sotto la guida di Badura -Skoda e con la consulenza tecnica di un ingegnere del suono fra in più noti (Gallia); 7. la pubblicazione del CD, che fu tardivamente, allegato alla rivista Applausi; 8. infine, una tournée di concerti per la stagione successiva. Che fu l'unica cosa abortita perché le istituzioni musicali italiane aderenti al CIDIM - CAPOFILA la famosa IUC di Roma - pur avendo aderito al progetto, organizzato dal CIDIM e dall'ISMEZ, ritennero,  se avessero ospitato in stagione la coppia di ottimi giovani pianisti, limitate nelle loro scelte artistiche. Capito?

Di quel progetto, il cui costo fu  a totale carico dello Stato (fondi per le celebrazioni mozartiane), i migliori allievi dei nostri Conservatori, quelli che vi parteciparono - non furono tantissimi perchè temettero che come in altre occasioni fosse un modo per sfruttarli i giovani - ebbero reali vantaggi.
 Come sicuramente Amadeus che cerca vantaggi  soprattutto per sè, non offrirà. Infatti che succede al vincitore del talent?  Quali reali opportunità gli saranno offerte, sia dal punto di vista della formazione che della professione?  E se ormai niente più  riescono a garantire importanti concorsi internazionali, salvo rarissime occasioni, cosa può una istituzione che  è semplicemente un  organo di informazione?

domenica 8 ottobre 2017

Vergnano & La Rotella, a Torino, sono inamovibili

Valter Vergnano  è, da tempo immemorabile - fra poco saranno venti anni, un record assoluto - sovrintendente del Teatro Regio di Torino, da dove neppure la baruffa con Noseda di qualche anno fa, riuscì a scalzarlo. Il sindaco prima della Appendino, Fassino, facendo arrivare a Torino direttamente dalla Scala, Gaston Fournier-Facio, riuscì a far firmare ai due una tregua che dura ancora e che certo non sarà Vergnano a rompere, perché lui al traguardo dei vent'anni di sovrintendenza vuole arrivare e magari anche andare oltre.
 Desideriamo chiarire che noi non abbiamo nulla contro Vergano che è un brav'uomo e che sicuramente ha saputo gestire il potere (ed anche il teatro) in tutti questi anni. Che sono ormai tanti, se pensiamo che dal 1972  l'indimenticato Giorgio Balmas, divenuto assesore, lo chiamò - che non aveva ancora vent'anni, se i nostri calcoli sono esatti - a dirigere, in sua vece, l'Unione Musicale di Torino; e il barone Francesco  Agnello, successiavmente, gli fece fare pratica e carriera partendo dal CIDIM, fino a farlo poi sbarcare al Regio prima come consigliere e poi come sovrintendente, e dura ancora.  Ora, poi, insegna , come tanti altri suoi colleghi delle Fondazioni liriche (anche alcuni che hanno fatto disastri),  economia delle istituzioni culturali all'Università e perciò come fa ad andar via?

 Quando è arrivata la giovane Appendino, cosa poteva fare contro il potente Vergano che era passato indenne da molte amministrazioni ed altrettanti amministratori?  Non perchè bisognasse mandarlo via, semmai mettere la parola fine alla sua gestione che, durando da troppi anni, rappresenta un caso abbastanza anomalo.

La Appendino sembra  volersi rifare sulla moglie di Vergnano, Angela La Rotella, segretario generale della 'Fondazione per la cultura', messa lì dal compagno/amico Fassino. La fondazione è una sorta di la banca dove attingere, come ad un bancomat, i soldi per le manifestazioni e gli enti culturali torinesi, Regio, Festival Mito, e mostre , prima fra tutte quella del Libro ecc... E La Rotella ha il compito di riempire la cassa  e distribuire poi, come un bancomat umano, i fondi raccolti ai questuanti, marito compreso, per il Regio, non certo per lui, che ha il suo bel stipendio al Regio, nè tanto meno per se stessa, altrettanto lautamente retribuita dalla Fondazione. I due non sono stati mai beccati con le mani nel barattolo della marmellata, nè lo saranno mai, perchè sulla loro onestà  si può mettere la mano sul fuoco, senza che si bruci.

Non ricordiamo più perchè la Appendino avesse in animo di sostituirla alla guida della Fondazione per la cultura. Certamente non per inefficienza ed incapacità, perchè da quel che ne hanno scritto i giornali torinesi (interessati?), La Rotella è brava a trovar soldi. Allora perchè? Per un cambio, abbastanza normale in Italia, quando cambiano i governanti a tutti i livelli.

Senonchè apprendiamo oggi, quando di nuovo i giornali parlano della 'Fondazione cultura'- l'altro ieri La Stampa ha criticato su più fronti la Appendino, e la sindaca ha scritto al giornale una lettera aperta di risposta alle critiche, nella quale cita anche la Fondazione, impegnata su più fronti, ma non accenna affatto né alle sue criticità - ammesso che ne abbia - nè al cambio al vertice che, al suo insediamento, dava per certo ed imminente, se non altro per DISCONTINUITA' AMMINISTRATIVA. Che è poi ciò che noi andiamo invocando a proposito di gestioni che durano da troppo tempo, con tutti i pregi e difetti ( e difetti  e cattive abitudini se ne instaurano sempre a lungo andare).

Evidentemente la premiata Ditta Vergnano & La Rotella - che comunque fa utili, lo ribadiamo! - è inamovibile ed intoccabile. Neppure in  ragione di una sana discontinuità ed alternanza.   Ma forse, a questo punto, vien da pensare che la Appendino stia ancora riflettendo sul da farsi, perchè il  PEGGIO NON E' MAI MORTO.

venerdì 8 luglio 2016

Decreto Franceschini del 1 luglio 2014 su riforma del FUS? Una vera SCHIFEZZA

Le associazioni che hanno sottoscritto la lettera di sostegno alla riforma - cosiddetta - di Franceschini, sostengono che la nuova normativa introdotta con il  decreto del 1 luglio 2014, al quale lavorò mettendoci tutto se stesso anima e corpo  Salvo Nastasi, introduce almeno due elementi di novità di non poco valore.
Fino a quel momento i finanziamenti del FUS venivano attribuiti sulla base di un trascorso storico, dal quale  non ci si discostava poi tanto, sia aggiungendo che togliendo; ed inoltre che per nuovi soggetti era difficile, anzi impossibile entrare nella cerchia delle istituzioni finanziate con il FUS.
 Se è abbastanza vera la prima delle due affermazioni, sebbene numerose siano le eccezioni (si prendano ad esempio le istituzioni che 'promuovono' la musica , come Cidim, Ismez, Irtem, Cemat e si constaterà che  per ciascuna di esse le variazioni quantitative dei finanziamenti si sono verificate anche prima dell'introduzione della riforma - cosiddetta- di Franceschini-Nastasi. Alcune di esse sono state punite - Cidim - altre graziate -  Ismez, mantenendo intatti i finanziamenti - altre, infine, cancellate, come l'Irtem e, a seguito della riforma - cosiddetta-  anche il Cemat), risulta del tutto indimostrabile la seconda e che cioè nuovi soggetti, se non benedetti dal Ministro o dai suoi scagnozzi, possano entrare nel finanziamento del FUS. Salvo i soggetti di amici o  padrini.
 Non molti anni fa, su iniziativa di Abbado e con l'aiuto, soprattutto organizzativo, di Federculture, è stato introdotto in Italia il famoso 'Sistema delle Orchestre e Cori giovanili e infantili' nato in Venezuela, per iniziativa di Abreu. Grossi di Federculture,  a nome del Sistema,  fece successivamente richiesta a Nastasi per un finanziamento FUS, in considerazione dell'importanza educativa di tale introduzione e della bella attività avviata.
 Un ministero di persone per bene avrebbe dovuto rispondere positivamente. Sapete come rispose, letteralmente, Nastasi, il grande benefattore delle cultura in Italia? La richiesta non può essere accolta perché il sistema di autofinanzia da sé, e come ha fatto finora può continuare a farlo in futuro.
 Vi sembra la risposta di una persona, in rappresentanza del Ministero, che ha a cuore la cultura e premia le nuove iniziativa di un certo valore? A noi  no!
 Lo stesso discorso si può fare per almeno un'altra benemerita associazione attiva da molti anni in Italia, anche questa autofinanziata dai soci e cioè la Feniarco , che sta per 'Federazione  nazionale italiana associazioni regionali cori', che raccoglie alcune migliaia di associati  che si riuniscono mediamente in tutte le parti di Italia, almeno due volte a settimana per cantare insieme.(Inimmaginabile in un paese come il nostro in cui la politica culturale l'ha fatto il Ministero in cui ha comandato per anni ed anni Nastasi).
 L' Associazione riceveva dallo Stato qualcosa come 250.000 Euro circa - se ricordiamo bene - per organizzare le manifestazioni nazionali ed ogni altra iniziativa di coordinamento nazionale. Non crediamo di sbagliarci se  ricordiamo che anche quel finanziamento fu tolto.
 Non è un caso che alla grande manifestazione che ha avuto luogo a Napoli, in Piazza Plebiscito, lo scorso 9 aprile, 'la piazza incantata' e che ha riunito alcune migliaia di coristi di tutta Italia, il Ministero di Franceschini era assente.
 Lo stesso discorso si potrebbe fare per le 'Bande musicali' sacrificate alle bande di ladri ed im broglioni che scorazzano per l'Italia.
 Sì, è vero, ci sono iniziative, ritenute di grande pregio, che il Ministero finanzia anche alla loro prima edizione(Nel precedente post ne abbiamo segnalato una che in pochissimi anni ha perso, secondo noi, quel pò di pregio che forse aveva all'inizio, e comunqnue continua ad essere finanziata).
 Un esempio su tutti. Il festival o qualcosa di simile, intitolato 'Cantieri dell'immaginario' o giù di lì che Nastasi, su suggerimento di Minoli a Bertolaso, con la benedizione di Letta ( che poi farà da padrino di nozze a Nastasi ) impiantò a L'Aquila all'indomani del terremoto (sacrosanta iniziativa , intendiamoci, che però Nastasi non ha replicato in Emilia, dopo il terremoto che colpì una  vasta zona di quella regione, sapete perchè? noi lo sappiamo, ma anche voi potrete dedurlo con un semplice ragionamento) e proseguì per alcuni anni dopo, bellamente finanziato. In quel 'cantiere, seppure immaginario, trovò lavoro anche Giulia Minoli che conobbe Nastasi, e viceversa, ed i due poi si sposarono. La Minoli fondò una onlus (dal significativo nome 'CO2', che sta per 'crisi's opportunity', ma resta sempre vedere per chi) che negli anni successivi sì è data molto da fare e molto ha fatto, senza - sia chiaro - che il marito Nastasi, l'aiutasse minimamente, dopo lo scivolone della sua assunzione al Teatro san Carlo, come responsabile del Museo,  assunta proprio da Nastasi che in quel tempo era Commissario del teatro - o subito dopo, per non  dare nell'occhio - con uno stipendio niente male( 4.000 Euro, secondo Dagospia)
Tanto per aggiungere notizia a notizia sulla Nastasi-Minoli 'story', un lungo reportage del 'Corriere del Mezzogiorno' di un paio di anni fa, rivelò che la Società della Minoli ebbe un incarico professionale, della durata di qualche anno, da una società inquisita per i restauri al teatro di Pompei, per i quali anche il suo maritino fu chiamato in causa. L'articolo-denuncia al quale ci riferiamo, l'abbiamo letto per caso qualche giorno fa e per questo solo ora ve ne riferiamo, e non prima, quando delle imprese della coppia vi abbiamo parlato, pur non citandole tutte.
 Questa è l'Italia della cultura i cui finanziamenti Franceschini vorrebbe riformare, e questo è il Ministero, dal quale, come da un faro accecante,  viene fatta luce sull'Italia del malaffare e degli interessi privati, degli altri, che Franceschini  e Nastasi hanno sempre detto e finto di combattere .

martedì 21 giugno 2016

Se a Torino La Rotella comincia a girare per un altro verso con l'Appendino. Chiara?

'La paura dei signori della cultura. Non possono cancellare tutto' titolava ieri La Repubblica, a proposito delle  bellicose intenzioni del neo sindaco di Torino, Chiara Appendino, che ha già mandato un segnale di belligeranza al Presidente della Compagnia di San Paolo, prof. Profumo, già ministro - senza infamia e senza lode - dell'Istruzione e della Ricerca scientifica e fedelissimo di Fassino.
 A Torino esiste un 'Sistema Torino' che non è l'unico nella capitale sabauda, esistendo anche, almeno fino a poco fa, anche il 'Sistema Musica'. Di questo 'Sistema Torino' coloro i quali ne fanno o ne hanno fatto parte dicono di essere orgogliosi, non potendo proprio ora sputare nel piatto in cui hanno mangiato e fatto mangiare con due forchette contemporaneamente, loro ed i loro amici.
 Noi non conosciamo da vicino la situazione torinese, ma di essa non ci sono ignoti alcuni particolari. Primo fra tutti la permanenza di alcuni 'signori' del 'sistema' nei loro posti, da tempo immemorabile. Limitandoci al campo musicale che conosciamo forse un pò, ci viene subito il nome di Walter Vergnano che è sovrintendente del Teatro Regio da un tempo tanto lontano che neanche lui si ricorda più da quando . Sicuramente da poco dopo che le amministrazioni torinesi sono finite nelle mani della sinistra, lui che comunque la gavetta ed il grande salto l'ha fatto dopo che si è formato in quella scuola democristiana di potere che era il CIDIM del Barone Franceco Agnello,  da dove anche qualche altro allievo diligente torinese, ma solo 'diligente' è uscito, e sta ancora al suo posto.
 La notizia che apprendiamo ora dal quotidiano nazionale, ed insieme torinese e romano, riguarda una signora, Angela La Rotella, messa a capo della  'Fondazione per la cultura',  voluta da Fassino per raccogliere fondi da destinare alle attività culturali della città, fra tutte il 'Festival Mito' ( che solo da poco ha cambiato timoniere, dopo anni in mano a Enzo Restagno ed al barone rosso milanese Micheli, il finanziere, ora  nel CdA scaligero,  in rappresentanza di Franceschini). Bene la signora è la moglie di Vergnano, non quello del caffè - forse di famiglia - ma quello che da oltre quindici anni sta in capo al Teatro Regio. Come ti sbagli? Certe fortune si costruiscono e rendono solide con una rete di appoggi;  un uomo solo, per quanto dotato, non ce la fa. C'è un giglio magico PD a Torino, simile a quello di Renzi a Firenze. La rete riserve molte sorprese in proposito, si racconta di come si costruiscono le carriere, all'ombra dei partiti.
 Ora la Appendino che deve fare'? Non certo fare il deserto nel mondo culturale torinese; però fare chiarezza sulle gestioni, immettere linfa nuova e favorire il ricambio.
 La tecnica per cui certi amministratori sono rimasti per molti, troppi anni nei loro incarichi è sempre la stessa. La permanenza si protrae fino a quando l'amministrazione comunale da cui dipende e 'amica'; appena cambia colore, gli amministratori vengono invitati a lasciare, e si scoprono le magagne.
 Il Regio di Torino, per tornare a bomba, è stato sempre ben amministrato, e il Comune non ha mai dovuto fare interventi straordinari per tappare buchi? O  c'è stato un momento in cui  anche Fassino ha girato al Regio un bene immobile per  sanare il buco nel patrimonio? E i suoi predecessori dello stesso PD e dei suoi progenitori politici non hanno magari fatto analoghe operazioni per far figurare sempre bello e splendente il  'loro'Teatro Regio?
 La Appendino deve pretendere di vedere i conti, mettere bocca dappertutto, ma senza distruggere quel che di buono esiste e funziona, e far sapere a tutti che 'pantalone' è morto. Lo deve comunicare anche al Museo Egizio (in mano agli eredi Fiat), ma anche alla gran dama franco-torinese Christiillin, e da tutti pretendere, oltre i risultati- e ve ne sono senza dubbio in alcuni settori della cultura torinesi - che  siano ottenuti con sana amministrazione.
E poi, mandi a casa gli elefanti del suo circo.  Che sarà mai se cambia alcuni vertici? Attenta però a non mettercene di peggiori. Perchè allora  ci farà rimpiangere perfino Vergnano, che sarà costretta a richiamare dal suo esilio in una nazione dove  è andato a vivere decentemente con la pensioncina che in decenni di servizio è riuscito a costruirsi.

lunedì 23 maggio 2016

A Francesco Telli, presidente della Fondazione 'Valentino Bucchi', che senza Liliana non sarebbe neppure esistita

Due righe due  sul sito della Fondazione (sul quale dovrebbe apparire - ma ora è in lavorazione - il bando di concorso del prossimo premio di Composizione 'Valentino Buicchi', organizzato in collaborazione con il CIDIM e  Musica per Roma, con scadenza metà giugno)  per porgere le condoglianze alla famiglia di Marco Pannella. Ed uno si chiede la ragione delle condoglianze. Esistevano forse legami  fra la Fondazione 'Bucchi' ed il leader radicale? Certamente no, ed anche  il sito ufficiale che  traccia la storia della Fondazione medesima, già Associazione musicale 'Valentino Bucchi' dalla fine degli anni Settanta, non scioglie l'arcano. Anche perché all'origine ed alla base della sua presidenza, di Francesco Telli, c'è un 'matricidio'  che ha che fare con la famiglia di Pannella, del quale ovviamente si  continua a tacere - e si è taciuto anche quando la Fondazione è stata scippata assieme al concorso, dalle mani della fondatrice, e riversata in quelle insanguinate di Telli, per finire nel calderone di Musica per Roma.
 L'Associazione  e  la Fondazione 'Bucchi' non sarebbero mai esistite senza Liliana: Liliana Pannella , sorella di Marco,  morta lo scorso agosto, donna con la stessa tempra del fratello nel difendere le proprie idee e nel battersi contro l'intero mondo musicale a difesa di cause nobilissime, di cui chissà se Telli ha preso il testimone.
 Nel sito ufficiale si narra la storia della Associazione e della Fondazione, ma il nome di Liliana non  viene mai fatto. Telli ha paura di quel nome: Ma ha forse paura anche del naturale e spontaneo paragone che chiunque conosceva Liliana, come noi, farebbe immediatamente con lui?  Certamente, altrimenti perché cancellare del tutto, anche dalla storia della Fondazione,  il nome e la figura di Liliana Pannella, come non fosse mai esistita?

martedì 12 agosto 2014

Toh, si risente Sisinio Zito

Ciò che stiamo per scrivere nulla a che a che fare con i meriti dell'ex senatore PSI, e non vuole essere un giudizio sulla sua lunghissima attività di operatore nel settore della cultura, semplicemente la sottolineatura della sua longevità all'ombra della politica.
Sisinio Zito ha fatto un cammino al contrario:da senatore sottosegretario in vari dicasteri, a senatore semplice, poi sindaco, consigliere comunale, a Roccella Jonica, per restare presidente del  rinomato locale Festival Jazz, dal quale ascoltiamo il suo grido di dolore unito alla richiesta di aiuto. Il festival quest'anno  si terrà, parte subito, parte in autunno, se dio vuole - ha denunciato l'ex senatore che noi, almeno di nome, conosciamo dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, precisamente dal 1989. E' una storia lontana che giova conoscere.
 All'epoca dirigevamo Piano Time, anche se la nostra permanenza alla direzione della rivista si sarebbe bruscamente interrotta agli inizi del 1990, per insanabili dissidi con l'editore, così bravo da mandare a puttane la più importante rivista di musica di quegli anni.
 Si allestiva quella grande mangiatoia che fu l'anniversario mozartiano del 1992, a duecento anni dalla morte del grande compositore. Tutta l'Europa si mosse, Italia inclusa, lautamente foraggiata dal Ministero, allora governato da socialisti che, davanti  alla ricca mangiatoia, non volevano certo distrarre lo sguardo, per lasciar abbuffare altri. A gestirla il CIDIM di Francesco Agnello, ma direttore delle manovre il socialistissimo Italo Gomez . Quando avemmo fra le mani il programma di quelle celebrazioni, notammo come in esso nulla vi era stato previsto  per coinvolgere i musicisti, tantissimi, dei nostri Conservatori,  specie gli studenti agli ultimi anni di apprendistato o appena in carriera. Telefonammo ad Agnello per dirgli di quest nostra scoperta, ed egli ci chiese di preparare un progetto in tal senso. Lo preparammo, lo sottoponemmo alla sua attenzione, gli piacque, e decise di inserirlo nel programma delle manifestazioni triennali.
Il progetto, 'Amadeus Giovani'  (titolo banale, ma chiaro,  e con molta sostanza) si articolava in tre fasi. Veniva richiesto agli insegnanti di pianoforte dei nostri oltre sessanta Conservatori, di inserire nel programma di studio dell'anno, alcune sonate di Mozart; tale studio veniva affiancato da alcuni saggi su tale repertorio che 'Piano Time' pubblicava, a firma di Paul Badura-Skoda, coinvolto nell'intero progetto. Agli stessi insegnanti veniva richiesto di indicare, sulla base di una selezione interna, il candidato da inviare a Palermo, per la successiva tappa del progetto. A Palermo, ospitati gratuitamente, gli allievi prescelti avrebbero dovuto suonare davanti ad una giuria presieduta da Badura-Skoda; dal cui insindacabile giudizio, doveva venir fuori un gruppo di sei /sette pianisti, i quali venivano ulteriormente omaggiati di un corso di perfezionamento con Badura- Skoda, al termine del quale egli avrebbe indicato i due vincitori, non uno solo, per ragioni anche educative che non serve illustrare agli acuti lettori del nostro blog. I due avrebbero poi studiato un repertorio opportunamente scelto da Badura-Skoda, d'accordo con l'autore del progetto, il sottoscritto, e convocati a registrare un CD con quelle musiche, per la cui registrazione, sotto la supervisione del celebre concertista-didatta austriaco, ci si avvaleva di un ingegnere del suono superlativo, il dott. Gallia della Decca. Insomma un bel progetto, a vantaggio dei giovani. E qui entra i scena il senatore Zito, del tutto ignaro del marchingegno inventato da Agnello e nel quale sarebbe stato coinvolto. Agnello, per non gestire da solo la montagna di denaro, in parte buttato nel nome di Mozart,  doveva spartirlo con altri enti che si occupavano, come il CIDIM - che restava comunque il maggiore - della promozione della musica. Ad esempio con l'ISMEZ, sigla sibillina per indicare una istituzione di matrice socialista che doveva spartirsi la mangiatoia di quegli anni con il CIDIM, di marca democristiana,  o con l'IRTEM, comunista ( Il CIDIM ora tira a campare, l'ISMEZ sembra dare segni di maggiore vitalità; l'IRTEM non sappiamo che fine abbia fatto; nel frattempo è nato il CEMAT, che si occupa di musica d'oggi).
 ISMEZ  sta per Istituto per lo Sviluppo Musicale del Mezzogiorno. Sisinio Zito  ne era  allora il Presidente; all'ISMEZ  lavorava, dall'interno del CIDIM,  con una specie di 'distacco'  ma con incarico dirigenziale, Marina Carloni, che poi ne è divenuta presidente.
Insomma Agnello, sapendo di mangiare più di tutti, per tener buoni tutte le altre insaziabili belve affamate, che  giravano rabbiose, intorno a quella tavola imbandita, mi chiamò per dirmi che quel progetto, per ragioni che non c'era bisogno che mi spiegasse perchè le capivo bene anche io che ero fuori da tutti i giochi politici, doveva gestirlo l'ISMEZ. E così fu.
 Si trattava di un progetto che alla fine costò, credo, un centinaio di milioni, forse centoventi, di lire. Briciole di fronte ai miliardi che amministrò Gomez e la sua corte. Agnello combinò un incontro con Gomez, che avevo in altra occasione attaccato duramente su Piano Time - non mi sfuggirono naturalmente le ragioni di quell'incontro pacificatore, ma per la causa del progetto mandai giù, facendo finta di nulla - al termine del quale mi si disse dell'ISMEZ. Non conosceva quella sigla se non di nome. Mi venne detto di mandare il progetto al senatore Zito il quale, formalmente, doveva approvarlo, approvando anche la previsione di spesa e le modalità di svolgimento, già tutte da me definite, e i tempi del pagamento.
 La cosa si svolse nel migliore dei modi; a testimonianza resta oltre che il gran bel ricordo e la riconoscenza di tanti giovani musicisti, il CD registrato e poi pubblicato dalla rivista 'Applausi', quattro o cinque anni dopo la sua registrazione.
Di quel progetto solo un particolare elemento non andò in porto. Era previsto che i due vincitori, dopo la registrazione del CD e di un altro periodo di studio con Badura-Skoda, avrebbero dovuto suonare in parecchie associazioni concertistiche  aderenti al CIDIM. Il che non avvenne.
Ricordo una risposta a tale richiesta, che mi colpì particolarmente, quella di Lina Fortuna, allora a capo dell IUC - ma lo era da secoli - e che poi, alla sua morte sarebbe finite nelle mani di sua figlia, dopo che Lei l'aveva ereditata da suo marito. Una integrità  mai eguagliata!  Lina Fortuna ebbe la sfacciataggine di opporre che nella sua IUC , la presenza di un duo poteva essere letta come 'non professionale', insomma poco seria. Capito? Insomma Lei, che la musica non sapeva dove fosse di casa, ebbe la sfrontatezza di opporre il suo parere a quello di Badura-Skoda.  Una vergogna che non le perdoniamo neanche da morta, in  nome di quei due giovani pianisti che, ovviamente, hanno poi fatto carriera.  Non possiamo perdonarglielo, dopo aver visto, e non solo alla IUC, tante  cose strane che ben altra censura avrebbero dovuto meritare dall'integerrima Fortuna, per quanto le riguardava.
 Torniamo da dove eravamo partiti. Insomma l'ex senatore Zito, alle soglie degli ottant'anni, è ancora sulla breccia. Come può cambiare il nostro paese se alcuni potenti o ex potenti non mollano mai l'osso, per godersi il riposo meritato?