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lunedì 14 novembre 2016

Giacomo Puccini. Sonatore del Regno. Presentazione d'autore

L'editore fiorentino Clichy pubblica, nella collana degli 'elefantini', un volumetto di oltre 120 pagine, al prezzo popolare di 6.90 Euro. E' dedicato a Giacomo Puccini, è nient'altro che la sua biografia che si legge tutta d'un fiato - come è convinto l'editore ed anche l'autore - ma che tutta d'un fiato non è stata certamente scritta.
 Si tratta - ve lo dice l'autore e dunque credetegli - di una biografia 'd'autore'. Nel senso che  il volumetto colleziona brani tratti dall'epistolario del musicista, da testimonianze di amici e conoscenti (attentamente vagliati, per non mischiare grano ad erbacce fra le tante cresciute sulla sua fama ed i suoi vezzi) e da episodi che non sfuggirono, per l'importanza del personaggio, alla cronaca giornalistica, ripresi e rimessi in ordine cronologico per offrire di Puccini la storia della sua vita, dalla nascita alla morte e sepoltura.
 Si parte dall'Atto di battesimo con la curiosa sfilza di nomi dati al neonato  e che rappresenta l'eredità di tutta la sua famiglia (i primi quattro, dal trisnonno al padre), una specie di 'memento' del suo albero genealogico maschile, e si finisce con la prematura morte, avvenuta a Bruxelles, a causa di un tumore alla gola, alla sua temporanea sepoltura nella tomba della famiglia Toscanini e Milano - senza dimenticare gli attriti che ebbe con il maestro, che una volta definì perfino 'porco' -  ed alla sepoltura definitiva  nella amatissima 'Torre del Lago'.
 E fra la nascita e morte, la ricca sfaccettata natura del musicista. Dagli anni di studio al Conservatorio di  Milano ai primi successi e al suo riconoscimento mondiale.
 Non mancano naturalmente gli episodi che ne mettono in luce il carattere di uomo semplice e timido, amante del quieto vivere, ma anche delle donne, delle macchine e dei motoscafi, delle dannate sigarette e della caccia, che assieme alla musica, fu la sua seconda dichiarata grande passione.
 Non  poteva sfuggire al cronista la tragica vicenda del suicidio della cameriera, costrettavi dalla gelosia e dalla accuse di sua moglie Elvira che per questo fu processata e condannata, evitandole però il carcere solo perché era la moglie di Puccini, il quale allungò alla famiglia della ragazza una consistente somma di denaro, per mitigare ( ritirare?) le accuse.
 Fa capolino anche la sua disistima totale per la politica, e per i suoi organi di rappresentanza popolare, come anche il tentativo non riuscito da parte del regime fascista di arruolarlo nelle file del partito per vantarsene ( lui la  tessera la prese, ma non la richiese mai; dovette accettarla, obtorto collo, per l'insistenza della moglie e della locale sezione;  dunque falsa fu la dichiarazione ufficiale fatta da Mussolini, nello steso giorno della sua morte, quando tenne un discorso in Parlamento, per commemorare il grand'uomo, gloria italiana, 'fascista' senza volerlo).
 C'è tutto Puccini in questa breve biografia? C'è abbastanza, quasi tutto, evitando accuratamente il pericolo, sempre in agguato, di farne una macchietta od una persona superficiale, quale non era. Certo manca qualcosa che gli amanti e cultori della musica potrebbero lamentare;  ma che potranno però colmare con la loro amatoriale o professionale conoscenza. Manca la musica, che però è cosa ben nota a tutti ed è la ragione di questa biografia.
Il pregio di questa biografia, oltre l'indubbia qualità dei materiali scelti con cura e attenzione, è che si può leggerla  ogni volta che si vuole, e più d'una volta, sempre senza fatica, fermandosi su qualunque  fatto od aspetto che in essa vi compare, senza l'ansia di dover per forza continuare ed arrivare alla fine. Si può fare in ogni momento ed a più riprese, anche tornando sopra passaggi già scorsi, per una ulteriore riflessione, o per il semplice piacere della lettura.
Buona lettura. L'autore

martedì 19 maggio 2015

Dal Conservatorio dell'Aquila. Lettera di un allievo molto speciale

Caro maestro Acquafredda,
spero si ricordi di me. Sono trascorsi quasi due anni da quando lei ha lasciato l'insegnamento e, da quel momento, a me è mancata qualunque opportunità di incontrarla, come avveniva settimanalmente, con regolarità, da quando sono entrato in Conservatorio, all'indomani del terremoto, e lei insegnava ancora. Non mi ha dimenticato, vero?
 Si ricorda allora di me? Arrivai all'Aquila, portatovi in macchina da un amico più grande di me, la prima volta alla vigilia della inaugurazione della nuova sede del Conservatorio, era la fine del 2009, alla presenza di Riccardo Muti. Già quel giorno feci la mia bella figura con il maestro Muti.
 La vita in Conservatorio per fortuna riprese regolare, nonostante la tragedia del terremoto, ed io mi affezionai all'istituto e anche ad alcune presenze. Devo confessarle che, ogni settimana, attendevo con piacere il suo ritorno in Conservatorio, il nostro incontro mi procurava sempre gioia -  come penso anche a lei - e mi riempiva di orgoglio perchè vedevo quanto Lei fosse attaccato a me ed interessato alle mie sorti oltre che al Conservatorio ed a tutti i suoi allievi, che la ricordano con grande stima ed affetto. Quanto ai suoi colleghi mi è capitato, seppure raramente, di orecchiare qualche critica nei suoi confronti, ma sussurrata a mezza voce, per timore che io ascoltassi e poi riferissi a lei.
 Mi mancano le chiacchiere che settimanalmente facevamo, quasi sempre alla presenza di qualcun altro, interessato come Lei al mio futuro musicale.  Si parlava di tutto, della sorte dei giovani musicisti in Italia, della formazione offerta e dei risultati non sempre adeguati alle esigenze del momento. Mi faceva un gran piacere ascoltare lei ed i suoi interlocutori; io preferivo ascoltare in silenzio, salvo i casi in cui lei mi dava letteralmente fiato, ed io intervenivo facendo sempre sentire, anche se timidamente , per il rispetto che nutrivo nei suoi confronti ed anche per immensa gratitudine, la mia voce.
 Poi Lei è andato via, per 'limiti di età' - mi disse, letteralmente. Da allora le cose sono cambiate; Lei non si è fatto più vedere in Conservatorio ed io, anche per questo, sono triste. Non lo sente dal tono di questa mia?
 Continuo a sentir parlare parlare, non sono interessato a quello che mi tocca ascoltare e, purtroppo, anche per questo sono diventato quasi muto; la mia voce mi riesce difficile tirarla fuori. Potrei dire come gli ebrei schiavi in Babilionia: 'come posso far sentire la mia voce in un paese straniero, in un luogo ostile?'
 Lei sa bene dove sono costretto a vivere in Conservatorio, sono rimasto sempre lì, ed ora che non la vedo più, la compagnia alla quale sono obbligato, non potendo cambiare  posizione, non mi piace più. Temo per la mia salute mentale e fisica ed anche per il mio canto,  che un giorno sgorgava felice, chiaro e limpido, e che ora è rauco ed ansimante.
 Caro maestro, perché non torna in Conservatorio per portarmi via con Lei?
                                                                                           sua  Phisharmonica

 Cara Phisharmonica,
 capisco i problemi che la tua permanenza  a L'Aquila ti ha creato, dopo la mia uscita definitiva dal Conservatorio, per 'limiti di età' - e solo per questi.  Prima ancora che tu mi scrivessi, supplicandomi di riportarti a casa, a casa mia, dove sei vissuta per alcuni anni, sempre guardata e curata con affetto, avevo intuito che la tua attuale collocazione a stretto contatto con presenze non proprio amichevoli, anzi ostili, ti  avrebbe ammutolita e inaridita, e per questo avevo chiesto agli attuali vertici del Conservatorio - lo so che  non sono più quelli che tu hai conosciuto appena giunta all'Aquila - di rimandarti a casa. Mi è stato risposto che il tuo futuro era lì, anche se io non c'ero più e i vertici erano cambiati. Quasi una costrizione. La tua prigione.
 Posso darti un consiglio, chissà che non serva a rendere la tua vita meno triste e disperata? Chiedi di cambiare stanza. Almeno questo te lo concederanno. Potrai non ascoltare  più i discorsi che - come mi scrivi - non ti interessano affatto, anzi ti annoiano.
                                                                                         Il tuo ex maestro

domenica 7 settembre 2014

Quattro domande al compositore Nicola Campogrande

Inosservanti del galateo musicale che settimana dopo settimana il noto compositore di origine torinese, Nicola Campogrande, intende insegnare al pubblico della musica  in Italia, gli rivolgiamo alcune domande sperando in una sua, pur stizzita, risposta.
Prima domanda: Che lavoro fa?
Seconda domanda ( se la risposta alla prima domanda è :il compositore): ma i compositori non sono tutti morti?
Terza domanda ( se la risposta alla seconda domanda è: i compositori sono sopravvissuti a se stessi): per quale film sta lavorando?
Quarta domanda ( se  il compositore non si lamenta ancora, come però ha fatto, degli organici sempre più ridotti e concisi): nella sua vita precedente ha scritto qualcosa di particolare, per uno strumento in particolare?
In attesa di risposta, non sappiamo se fargli o meno una quinta domanda, che forse potrebbe non piacergli, tuttavia: che sta scrivendo adesso?
 Grazie, saluti da un suo ammiratore
 pietro acquafredda