Man mano che andavamo avanti nella lettura delle pagine Eventi di oggi, sul Corriere, dove si illustrava la seconda edizione di un progetto definito il primo 'talent della classica', intitolato 'Amadeus Factory', ci tornava alla mente un analogo, anzi identico addirittura, progetto, Amadeus Giovani, l'originale, senza dubbio migliore della copia odierna, che noi progettammo e realizzammo nel biennio 1989-90, sotto l'egida della rivista Piano Time, che dirigevamo, e con la collaborazione dell'ISMEZ che lo finanziò interamente. Giusto trent'anni fa, quando forse Scuderi, ideatore della copia odierna, non era neanche nato, o no?
Naturalmente Amadeus Giovani riguardava solo il settore del pianoforte e la musica di Mozart - mentre Amadeus Factory contempla più d'uno strumento ed anche il canto. Si era allora nel corso delle pluriennali celebrazioni del secondo centenario della morte di Mozart, durante le quali fiumi di denaro pubblico scorrevano anche in Italia (non sempre ben impiegato). Dove però nessuno dei progetti finanziati, ed in massima parte coordinati dal CIDIM, si rivolgeva ai giovani, forse uno solo per i cantanti, ed agli allievi più promettenti delle infinite classi di pianoforte dei nostri Conservatori, in procinto di terminare gli studi.
Fu proprio dopo la lettura del calendario generale delle celebrazioni che incontrammo il barone Francesco Agnello, inventore e ras del CIDIM , per sottoporgli il nostro progetto riguardante, unico nel ricco calendario, i nostri Conservatori. Agnello lo accolse immediatamente, anche per secondi fini che non c'è bisogno ora di rivangare; ci chiese di dettagliarlo, ed insieme ci manifestò la sua intenzione di farlo uscire sotto l'egida dell' ISMEZ ( Istituto per lo Sviluppo Musiciale del Mezzogiorno, di marca socialista, mentre il CIDIM ed Agnello era democristiani doc) - ed anche questa seconda circostanza meriterebbe qualche spiegazione dettagliata che ora non è il caso di dare.
In che cosa consisteva quel nostro progetto? Cosa si chiedeva agli studenti o neo diplomati in pianoforte dei nostri conservatori? Vosa si offriva loro?
Andiamo in ordine.
Innanzitutto si chiedeva di studiare nel corso dell'anno scolastico 1989-90, più approfonditamente e regolarmente del solito, la musica pianistica di Mozart e non solo per la ricorrenza bicentenaria, bensì per il fatto che la musica di Mozart, stupidamente ritenuta facile, viene relegata ai primi anni di studio.
Anche in quel caso la nostra iniziativa venne supportata dal patrocinio del MIUR, senza che nei fatti sortisse un qualche effetto, perchè per le selezioni finali solo alcuni Conservatori parteciparono a Amadeus Giovani inviando i loro candidati, scelti attraverso selezione interna. Nè più e nè meno di quel che sta accadendo con Amadeus Factory, con la copia milanese, dopo trent'anni dall'originale. Nulla di nuovo sotto il sole! Di nuovo a Milano c'è la presenza di un comico - via! - e la sponsorizzazione di una catena di negozi, OVS. - benedetta.
Nel corso dell'anno scolastico, Piano Time pubblicò diversi articoli di Paul Badura Skoda sulla musica pianistica di Mozart e la sua interpretazione, per aiutare gli studenti nello studio e preparasi alla selezione di fine anno.
Al termine del quale i Conservatori - anche allora solo sedici degli oltre cinquanta - indicarono i loro candidati, convocati a Palermo, dove si sarebbe svolto il Concorso, nel locale Conservatorio, con la modalità che andiamo a dirvi.
A Palermo attese i candidati una giuria presieduta da Badura Skoda e formata da Piero Rattalino, Franco Scala, Giovanni Carli Ballola, Luca Ferrara (giovane direttore d'orchestra indicato dall'ISMEZ), Antonio Scarlato (direttore del Conservatorio palermitano), Bruno Boccia ( ispettore del Ministero e intenditore di musica ed anche operatore del settore), e da chi scrive, allora direttore di Piano Time ed ideatore di Amadeus Giovani.
I candidati, arrivati a Palermo, furono presi 'in consegna' dall'ISMEZ che pagò tutte le spese di soggiorno (a loro carico solo le spese di viaggio per le quali gli organizzatori provvidero anche ad un contributo ; a Milano non si spingono a tanto, un talent non può prestare attenzione a simili quisquilie. Mai soldi pubblici furono spesi altrettanto bene, mentre in molti casi fomentano ruberie ed usi illeciti) per l'intero periodo di permanenza. la giuria ascoltò, nel giro di tre giorni tutti i candidati, scegliendone solo sette. Ad essi venne dato, in premio, dunque gratuitamente, un corso di perfezionamento tenuto dallo stesso Badura Skoda, della durata di una settimana. Al termine del quale Badura Skoda proclamò il vincitore, anzi i vincitori di 'Amadeus Giovani', che furono Massimiliano Ferrati ed Alessandro Cesaro.
Il bando, va precisato, prevedeva che i vincitori fossero due, non uno, anche per fini pedagogici: far capire ai giovani pianisti vincitori che prima di intraprendere la carriera solistica, eventualmente, si doveva ancora studiare e dunque la vittoria a due mirava a non creare, per il momento, facili illusioni. Il bando, assai opportunamente, prevedeva anche musiche di Mozart per pianoforte a quattro mani che i due suonarono in coppia nel concerto finale e nel succesivo CD.
E poi? state a sentire le ulteriori due conclusive tappe del progetto, lontano da Palermo, dove comunque prima di ripartire i due avevano tenuto un concerto suonando da soli e in duo.
Amadeus Giovani prevedeva infine l'incisione di un CD ed una serie di concerti, patrocinata dal CIDIM nelle sedi dei suoi numerosi associati.
I due vincitori, qualche mese dopo, si incontrarono nuovamente con Badura Skoda e sotto la sua guida incisero il CD, con la supervisione tecnica di Thomas Gallia, noto ingegnere del suono ( Amadeus Factory, sicuramente, non potrà permettersi questi lussi che invece noi ritenemmo essenziali per offrire ai giovani tutto il meglio possibile).
Soltanto l'ultimo capitolo, i concerti fra le istituzioni associate al CIDIM, non ebbe realizzazione, ma certamente non per nostra incapacità o mancanza di volontà. Noi, al posto di Agnello, ci saremmo imposti con i nostri associati.
Ma... se alcuni fra i più illuminati organizzatori risposero picche c'è da immaginarsi le risposte degli altri. Una per tutte, quella di Lina Fortuna, allora al vertice della IUC, che ci disse testualmente che la IUC preferiva scegliere da sè i suoi concertisti, e che non accettava nè imposizioni nè consigli da parte di chicchessia (la serie di concerti era stata concordata con il CIDIM e l'ISMEZ ) quand'anche il consiglio fosse pervenuto da Badura Skoda - per Lei garanzia non sufficiente!!! - e perchè temeva che la scelta di presentare i due pianisti nella medesima serata potesse indurre il pubblico a considerare quel concerto come un saggio di fine anno di un Conservatorio qualunque - come se non fosse mai esistito il duo pianistico.
Quel giudizio, infame e volgare - possiamo dirlo - senza offendere la memoria di Lina Fortuna, ci è rimasto impresso nella memoria; ce ne siamo ricordati tutte le volte che abbiamo avuto a ridire dei direttori artistici che hanno voluto difendere la cosiddetta 'libertà' di scelta, perchè conosciamo quanti scambi di favori, affari, anche loschi, nascondano spesso le scelte di cartellone, dettate al direttore artistico dalla 'libertà' di scelta.
Comunque il CD fu inciso e pubblicato solo qualche anno dopo, 1994, allegato al mensile di musica Applausi, un'altra nostra creatura editoriale (precisamente sul numero di ottobre del 1994 della rivista).
Questo l'originale, giudicate voi la copia non dichiarata
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venerdì 14 settembre 2018
venerdì 8 dicembre 2017
Nella Bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia, a Roma, succedono cose strane
Prima di leggere questo post vi invitiamo a leggerne uno precedente ,sempre in questo blog, datato 19 aprile c.a., nel quale si pubblicano alcune lettere, a firma Domenico Bartolucci, Michelle Campanella ed altri, anonimi, inviate agli Accademici di Santa Cecilia, allora presieduti da Bruno Cagli, per denunciarne alcuni comportamenti insoliti ed anche irregolari nella gestione della celebre istituzione, con particolari riguardanti l'ascesa di Michele Dall'Ongaro in Accademia e la 'promozione/ pressione' di Cagli per far entrare fra gli accademici la dott. Annalisa Bini, senza averne forse le carte del tutto in regola per la promozione ( e perciò più frutto di pressione) ora a capo della Bibliomediateca, generosamente retribuita per tale incarico.
Veniamo ai fatti recenti nei quali la dott. Bini - forse l'unica donna fra gli accademici o una delle pochissimissime - per il suo incarico dirigenziale ha un ruolo decisivo.
Ieri ci siamo recati nella Bibliomediateca, progettata anche quella da Renzo Piano e ben allestita, per restituire dei testi avuti in prestito. All'ingresso ci accoglie l'altolà della direzione la quale tramite cartello, fa sapere che a partire dl 1 ottobre l'ingresso alla Bibiliomediateca può avvenire solo dopo aver acquistato, al prezzo di Euro 30,00 ( 10 per i giovani) la tessera che un tempo veniva data gratis a chi ne faceva richiesta, naturalmente per ragioni di studio - come del resto avviene in qualunque biblioteca che si rispetti, a cominciare dalla Nazionale di Via Castro Pretorio, ancora a Roma.
La cosa ci è parsa molto strana, pensando ai bilanci dell'Accademia, in funzione quasi esclusiva della sua attività concertistica, ed a detrimento di quella didattica e di studio. L'Accademia ci è stato spiegato non ce la fa più a sostenere le spese di gestione della Bibliomediateca e perciò è ricorsa all'obolo della tessera d'ingresso. Che, per quanto possa avere consistenza, quelle spese non potrà mai ricoprire, tanto valeva allora, evitando anche la figuraccia, continuare a lasciare l'ingresso libero a quanti vi si recano per ragioni di studio.
Mesi fa abbiamo scritto un post a difesa della Bibliomediateca, quando un nostro conoscente ci aveva informato che alcuni servizi - come il prestito - l'Accademia non riusciva più a garantirli, scrivemmo allora, dopo esserci andato, che la sua lamentela non corrispondeva a verità e che a noi il prestito era stato dato in tempo debito ecc...
La dott. Bini ci disse più tardi che l'attuale sovrintendente, Michele Dall'Ongaro, con il quale è ben noto quanto deteriorati anzi inesistenti siano i rapporti nostri, aveva apprezzato tale precisazione che metteva fine a false notizie. Ma adesso sia la dott. Bini che Michele Dall'Ongaro certamente non gradiranno quanto stiamo per scrivere perché getta un'ombra sinistra sui principi ai quali ispirano la loro attività in seno all'Accademia ed alla Bibliomediateca.
Andiamo in ordine. Oltre un anno e mezzo fa, ragalammo alla Bibliomediateca alcuni numeri introvabili di Piano Time ed Applausi che mancavano nella collezione della Bibliomediateca, privandocene.
In quella stessa occasione facemmo dono anche di un numero speciale della nostra ultima rivista, cioè MUSIC@, un numero molto particolare che l'ottusità del direttore del Conservatorio dell'Aquila, Piermarini, non ha consentito che fosse stampata, benchè già in tipografia, e che noi abbiamo fatto stampare a nostre spese, in poche copie, ed abbiamo inviato alle più importanti biblioteche italiane che avevano, dal 2007 in avanti e fino alla fine del 2013, ricevuto regolarmente, il noto bimestrale edito dal Conservatorio 'Casella' dell'Aquila. In quel numero 'VIETATO' comparivano anche le lettere alle quali facevamo riferimento e che abbiamo ripubblicato su questo blog.
Un anno e mezzo fa regalammo quel numero anche alla dott. Bini perchè completasse la collezione della Bibliomediateca. La dott. Bini lo conosceva già, perchè quel numero era stato pubblicato, in rete ,da un noto blog italiano, quello di Luigi Boschi, sul quale si può ancora sfogliare e leggere. ( Ne vale la pena perchè un numero di grande qualità!) e noi stessi l'avevamo inviato in pdf a molti dei destinatari di Music@
Quando siamo tornati, dopo mesi, alla Bibliomediateca ed abbiamo riscontrato che quel numero non era stato ancora catalogato e messo assieme agli altri, abbiamo chiesto ragione alla dott. Bini, la quale ci ha risposto che stavano procedendo alla catalogazione e che presto sarebbe stato conservato dove doveva. Non sulla scrivania della Bini, ben occultato. Alle nostre rimostranze, ci aveva risposto che se lo volevamo indietro ce lo avrebbe volentieri ridato. Naturalmente a noi premeva che quel numero di Music@ completasse la collezione della rivista in Bibliomediateca; noi a casa avevamo una copia del numero in questione.
Ieri, giacchè eravamo di nuovo, dopo sette mesi, nella Bibliomediateca dell'Accademia, siamo andati a controllare se quel numero 'speciale' di Music@ si trovasse al suo posto, e cioè con gli altri del bimestrale. Non sorpresi più di tanto, abbiamo scoperto che quel numero non c'era, e che la dott. Bini, così facendo, aveva assecondato la volontà, inespressa (?), del suo sovrintendente, che non avrebbe sopportato che nella biblioteca dell' istituzione da lui presieduta, comparisse una rivista che lo accusava apertamente, e qualcosa di non proprio positivo azzardava anche a proposito dell'ascesa della dott. Bini. Ed ambedue le accuse non contenute in scritti di nostro pugno, ma in quelle lettere, pesanti come un macigno, cadute sulla gestione 'Cagli' dell'Accademia, a proposito della caldeggiata successione di Dall'Ongaro al vertice di Santa Cecilia , e della 'promozione/pressione, per far accogliere la dott. Bini fra gli Accademici ceciliani.
P.S. Quando la dott. Bini leggerà questo nostro post, che riterrà come una pugnalata alle spalle, quando invece la pugnalata alle spalle l'ha data Lei e il suo capo, alla cultura ed alla ricerca, ci risponderà che Lei quel numero 'speciale' di Music@, l'ha catalogo e messo assieme agli altri ma che qualcuno deve averlo trafugato, portando come prova che altri numeri della stessa rivista, un tempo in dotazione alla Bibliomediateca, ora mancano.
Ma noi non ci meraviglieremmo se scoprissimo che le stesse mani, che non hanno messo quel numero di Music@ al posto che le spettava, sono le stesse che, per camuffare la brutta operazione, hanno fatto, qualche istante dopo, sparire definitivamente, o occultare temporaneamente, anche gli altri numeri mancanti, che noi avevamo, anche quelli, regalato alla Bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia.
Veniamo ai fatti recenti nei quali la dott. Bini - forse l'unica donna fra gli accademici o una delle pochissimissime - per il suo incarico dirigenziale ha un ruolo decisivo.
Ieri ci siamo recati nella Bibliomediateca, progettata anche quella da Renzo Piano e ben allestita, per restituire dei testi avuti in prestito. All'ingresso ci accoglie l'altolà della direzione la quale tramite cartello, fa sapere che a partire dl 1 ottobre l'ingresso alla Bibiliomediateca può avvenire solo dopo aver acquistato, al prezzo di Euro 30,00 ( 10 per i giovani) la tessera che un tempo veniva data gratis a chi ne faceva richiesta, naturalmente per ragioni di studio - come del resto avviene in qualunque biblioteca che si rispetti, a cominciare dalla Nazionale di Via Castro Pretorio, ancora a Roma.
La cosa ci è parsa molto strana, pensando ai bilanci dell'Accademia, in funzione quasi esclusiva della sua attività concertistica, ed a detrimento di quella didattica e di studio. L'Accademia ci è stato spiegato non ce la fa più a sostenere le spese di gestione della Bibliomediateca e perciò è ricorsa all'obolo della tessera d'ingresso. Che, per quanto possa avere consistenza, quelle spese non potrà mai ricoprire, tanto valeva allora, evitando anche la figuraccia, continuare a lasciare l'ingresso libero a quanti vi si recano per ragioni di studio.
Mesi fa abbiamo scritto un post a difesa della Bibliomediateca, quando un nostro conoscente ci aveva informato che alcuni servizi - come il prestito - l'Accademia non riusciva più a garantirli, scrivemmo allora, dopo esserci andato, che la sua lamentela non corrispondeva a verità e che a noi il prestito era stato dato in tempo debito ecc...
La dott. Bini ci disse più tardi che l'attuale sovrintendente, Michele Dall'Ongaro, con il quale è ben noto quanto deteriorati anzi inesistenti siano i rapporti nostri, aveva apprezzato tale precisazione che metteva fine a false notizie. Ma adesso sia la dott. Bini che Michele Dall'Ongaro certamente non gradiranno quanto stiamo per scrivere perché getta un'ombra sinistra sui principi ai quali ispirano la loro attività in seno all'Accademia ed alla Bibliomediateca.
Andiamo in ordine. Oltre un anno e mezzo fa, ragalammo alla Bibliomediateca alcuni numeri introvabili di Piano Time ed Applausi che mancavano nella collezione della Bibliomediateca, privandocene.
In quella stessa occasione facemmo dono anche di un numero speciale della nostra ultima rivista, cioè MUSIC@, un numero molto particolare che l'ottusità del direttore del Conservatorio dell'Aquila, Piermarini, non ha consentito che fosse stampata, benchè già in tipografia, e che noi abbiamo fatto stampare a nostre spese, in poche copie, ed abbiamo inviato alle più importanti biblioteche italiane che avevano, dal 2007 in avanti e fino alla fine del 2013, ricevuto regolarmente, il noto bimestrale edito dal Conservatorio 'Casella' dell'Aquila. In quel numero 'VIETATO' comparivano anche le lettere alle quali facevamo riferimento e che abbiamo ripubblicato su questo blog.
Un anno e mezzo fa regalammo quel numero anche alla dott. Bini perchè completasse la collezione della Bibliomediateca. La dott. Bini lo conosceva già, perchè quel numero era stato pubblicato, in rete ,da un noto blog italiano, quello di Luigi Boschi, sul quale si può ancora sfogliare e leggere. ( Ne vale la pena perchè un numero di grande qualità!) e noi stessi l'avevamo inviato in pdf a molti dei destinatari di Music@
Quando siamo tornati, dopo mesi, alla Bibliomediateca ed abbiamo riscontrato che quel numero non era stato ancora catalogato e messo assieme agli altri, abbiamo chiesto ragione alla dott. Bini, la quale ci ha risposto che stavano procedendo alla catalogazione e che presto sarebbe stato conservato dove doveva. Non sulla scrivania della Bini, ben occultato. Alle nostre rimostranze, ci aveva risposto che se lo volevamo indietro ce lo avrebbe volentieri ridato. Naturalmente a noi premeva che quel numero di Music@ completasse la collezione della rivista in Bibliomediateca; noi a casa avevamo una copia del numero in questione.
Ieri, giacchè eravamo di nuovo, dopo sette mesi, nella Bibliomediateca dell'Accademia, siamo andati a controllare se quel numero 'speciale' di Music@ si trovasse al suo posto, e cioè con gli altri del bimestrale. Non sorpresi più di tanto, abbiamo scoperto che quel numero non c'era, e che la dott. Bini, così facendo, aveva assecondato la volontà, inespressa (?), del suo sovrintendente, che non avrebbe sopportato che nella biblioteca dell' istituzione da lui presieduta, comparisse una rivista che lo accusava apertamente, e qualcosa di non proprio positivo azzardava anche a proposito dell'ascesa della dott. Bini. Ed ambedue le accuse non contenute in scritti di nostro pugno, ma in quelle lettere, pesanti come un macigno, cadute sulla gestione 'Cagli' dell'Accademia, a proposito della caldeggiata successione di Dall'Ongaro al vertice di Santa Cecilia , e della 'promozione/pressione, per far accogliere la dott. Bini fra gli Accademici ceciliani.
P.S. Quando la dott. Bini leggerà questo nostro post, che riterrà come una pugnalata alle spalle, quando invece la pugnalata alle spalle l'ha data Lei e il suo capo, alla cultura ed alla ricerca, ci risponderà che Lei quel numero 'speciale' di Music@, l'ha catalogo e messo assieme agli altri ma che qualcuno deve averlo trafugato, portando come prova che altri numeri della stessa rivista, un tempo in dotazione alla Bibliomediateca, ora mancano.
Ma noi non ci meraviglieremmo se scoprissimo che le stesse mani, che non hanno messo quel numero di Music@ al posto che le spettava, sono le stesse che, per camuffare la brutta operazione, hanno fatto, qualche istante dopo, sparire definitivamente, o occultare temporaneamente, anche gli altri numeri mancanti, che noi avevamo, anche quelli, regalato alla Bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia.
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venerdì 23 giugno 2017
Attilio Lolini è scomparso ieri. Era lui il LEPORELLO di MUSIC@, bimestrale edito dal Conservatorio dell'Aquila
La notizia l'abbiamo appresa oggi, leggendo un elzeviro che Paolo Di Stefano gli ha dedicato sul Corriere. Il Poeta, il polemista senese Lolini se ne è andato all'età di 78 anni. Solo alla morte non ha opposto la sua proverbiale pigrizia, lentezza, indolenza quasi.
Noi lo abbiamo conosciuto molti anni fa, in casa di suo cugino Ruggero, compositore, nostro amico. Ci colpì di lui subito l'acutezza di pensiero e di giudizio e la leggerezza del parlare e dello scrivere, oltre naturalmente la sua sviscerata passione per la musica e la conoscenza puntigliosa, specie il melodramma, che di essa ne aveva. Viveva da sempre nella campagna di Siena, sede della Chigiana, dove anche noi negli anni Sessanta abbiamo studiato e dove molte altre volte siamo tornati; ma in quel palazzo da protagonista non lo abbiamo mai visto aggirarsi, nonostante che ai suoi vertici si siano succeduti l'uno dopo l'altro, degni, più o meno, reggitori, perché Attilio era schietto e perciò scomodo.
Lo avevamo già interpellato e coinvolto nella avventura di Applausi il mensile di musica patinato, ma sferzante, che ebbe vita breve in edicola, un paio d'anni circa. Poi quando decidemmo di dar vita a Music@, incoraggiato e sostenuto dal direttore del Conservatorio dell'Aquila, Bruno Carioti, che ne divenne l'editore, per la pagina conclusiva del bimestrale, intitolata Aria del catalogo e firmata da Leporello, pensammo immediatamente a lui.
Lui sapeva essere anche cattivissimo ma di penna leggerissima, come una piuma. diremmo equilibrista della parola, funambolo, caratteristiche che attutivano, almeno nella facciata, la durezza dei suoi giudizi, la profondità delle sue analisi.
Solo rarissime volte, nei sette anni in cui Music@ ebbe vita felice, non abbiamo condiviso il catalogo che lui autonomamente decideva come riempirlo e ci inviava. E lo abbiamo fatto, quelle rare volte, per paura. Per paura che il solito malandrino, scoperto a rubare, ci denunciasse, ma senza smettere di rubare, anzi ci denunciasse proprio per continuare a farlo.
Che ci ricordiamo, una volta sola,invece, gli dicemmo che quella sua aria del catalogo non potevamo pubblicarla, come poi facemmo senza che lui se la prendesse. Riguardava una trasmissioncella radiofonica idiota che lui bistrattava senza ritegno. Come meritava.
Ci piacerebbe raccogliere e pubblicare in volumetto quei suoi cataloghi pieni di aria pulita e fresca.
Chissà che non ci riusciamo. Intanto, Leporello, passato a servire un altro padrone, ciao. Pietro
Noi lo abbiamo conosciuto molti anni fa, in casa di suo cugino Ruggero, compositore, nostro amico. Ci colpì di lui subito l'acutezza di pensiero e di giudizio e la leggerezza del parlare e dello scrivere, oltre naturalmente la sua sviscerata passione per la musica e la conoscenza puntigliosa, specie il melodramma, che di essa ne aveva. Viveva da sempre nella campagna di Siena, sede della Chigiana, dove anche noi negli anni Sessanta abbiamo studiato e dove molte altre volte siamo tornati; ma in quel palazzo da protagonista non lo abbiamo mai visto aggirarsi, nonostante che ai suoi vertici si siano succeduti l'uno dopo l'altro, degni, più o meno, reggitori, perché Attilio era schietto e perciò scomodo.
Lo avevamo già interpellato e coinvolto nella avventura di Applausi il mensile di musica patinato, ma sferzante, che ebbe vita breve in edicola, un paio d'anni circa. Poi quando decidemmo di dar vita a Music@, incoraggiato e sostenuto dal direttore del Conservatorio dell'Aquila, Bruno Carioti, che ne divenne l'editore, per la pagina conclusiva del bimestrale, intitolata Aria del catalogo e firmata da Leporello, pensammo immediatamente a lui.
Lui sapeva essere anche cattivissimo ma di penna leggerissima, come una piuma. diremmo equilibrista della parola, funambolo, caratteristiche che attutivano, almeno nella facciata, la durezza dei suoi giudizi, la profondità delle sue analisi.
Solo rarissime volte, nei sette anni in cui Music@ ebbe vita felice, non abbiamo condiviso il catalogo che lui autonomamente decideva come riempirlo e ci inviava. E lo abbiamo fatto, quelle rare volte, per paura. Per paura che il solito malandrino, scoperto a rubare, ci denunciasse, ma senza smettere di rubare, anzi ci denunciasse proprio per continuare a farlo.
Che ci ricordiamo, una volta sola,invece, gli dicemmo che quella sua aria del catalogo non potevamo pubblicarla, come poi facemmo senza che lui se la prendesse. Riguardava una trasmissioncella radiofonica idiota che lui bistrattava senza ritegno. Come meritava.
Ci piacerebbe raccogliere e pubblicare in volumetto quei suoi cataloghi pieni di aria pulita e fresca.
Chissà che non ci riusciamo. Intanto, Leporello, passato a servire un altro padrone, ciao. Pietro
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martedì 25 ottobre 2016
Francesca Gentile Camerana: anche i ricchi piangono
Francesca Gentile Camerana. La signora la conosciamo da molti anni, anche se la nostra conoscenza è stata sempre a distanza, prevalentemente telefonica o epistolare, e semplicemente di tipo professionale. Dagli anni in cui dirigevamo Piano Time, anni Ottanta, a metà degli anni Novanta, quando con la rivista Applausi da poco nata ed anche quella da noi diretta, partecipammo ( distribuendola materialmente al pubblico) all'inaugurazione dell'Auditorium del Lingotto, con Abbado sul podio.
Da sempre per Lei abbiamo nutrito la più grande ammirazione per la 'sua' straordinaria 'De Sono', nata nel 1988, che ha allevato tanti tantissimi talenti in campo musicale, strumentisti e studiosi di valore.
Premettiamo che noi con Lei e la sua 'De Sono' o con l'attività dei 'Concerti del Lingotto' avviata successivamente, lavorativamente non abbiamo mai avuto rapporti, come invece non possono dire tanti che poi ne hanno scritto positivamente e forse non senza un diretto interesse; dunque tutto quello che sempre abbiamo pensato e detto lo abbiamo pensato e detto semplicemente riflettendo sulla sua attività. E la stessa regola vale anche oggi per ciò che stiamo per dirvi e che, sinceramente, non nasconde critica alcuna.
In questi giorni è uscita una intervista alla signora a firma Alberto Mattioli, su 'La stampa', alla vigilia della stagione di concerti sinfonici - che sono magna pars della sua attività strettamente musicale - nella quale si legge che anche Lei ha sentito i riflessi della crisi. Dichiara infatti la signora che la sua stagione attinge soldi dal botteghino ( 10%, una nullità), dagli sponsor ( 30%) e dalla Compagnia di San Paolo ( 60%). E perciò, se per assurdo dovesse mancare il pubblico ai suoi concerti -dove non è mai mancato né mancherà questa volta - il bilancio economico chiuderebbe senza perdite. E questo perchè la Gentile Camerana e le sue attività sono state sempre finanziate da Casa Savoia alla Fiat, da Carlo Alberto a John Elkan. Nonostante ciò la crisi la sente anche Lei e se ne lamenta, ma non più di tanto, visti i conti delle entrate e la loro ripartizione.
Non ci viene detto da Mattioli, en passant, se la Fondazione guidata dalla dott. La Rotella, sposata Vergnano, procacciatrice di soldi per la cultura a Torino ( a proposito che fine ha fatto La Rotella, dopo l'insediamento della Appendino?), ha a che fare con la Gentile Camerana, ma forse non se ne accenna nell'intervista, perché appartenenti a due parrocchie diverse.
Mattioli, acuto ed arguto intervistatore, le chiede poi: non c'è troppa musica a Torino? La signora risponde candidamente - ma inesattamente - che a Torino l'Opera la fa il Regio, la cameristica, l'Unione Musicale ( due feudi musicali con direzioni eterne per la loro durata!) e lei pensa alla musica sinfonica. E Mattioli tace a seguito della risposta, mentre avrebbe dovuto presentare alla signora il 'conto della spesa' musicale torinese.
Ma come signora Camerana - d'ora in avanti la chiamiamo con il solo cognome da sposata, per non allungare il brodo ai lettori - lei dimentica di citare altre istituzioni che hanno attività sinfonica a Torino, ben più intensa della sua, che in fondo fa solo 9 concerti, seppure tutti di grande livello, per gli esecutori invitati, soldi permettendoglielo. C'è il Regio che fa 12 concerti sinfonici e poi - come fa a dimenticarlo? - la Orchestra sinfonica nazionale della Rai, che ne fa 25 di concerti, con una replica per ciascuno, e dunque, alla fine, 50 concerti.
Che rappresentano allora i suoi nove concerti, se non una goccia nel mare? La diversità con tutti gli altri più numerosi concerti torinesi sta nel fatto che Lei si può permettere di invitare orchestre di grande fama (ma anche di grandi costi), disponendo di grandi soldi, seppur ridotti dalla crisi; soldi che il salotto buono torinese a Lei, che ne fa parte, non farà mai mancare e che, comunque, è sempre meglio spenderli nella musica piuttosto che ...
Questo per dire che le dimenticanze della Camerana - sfuggite, chissà perchè, anche a Mattioli - non sono casuali; nascondono falle e guerre intestine nel 'Sistema Musica' torinese, non note a chi, guardando da lontano, registra solo l'intensa attività musicale di una delle capitali del nord.
Poi la signora Camerana accenna ad una mancanza di lealtà. Ma non siamo riusciti a capire cosa intenda. Forse che i giovani che Lei ha allevato non sono riconoscenti - e perciò sleali? - perché spesse volte non citano l'apporto consistente della De Sono nella loro formazione? La signora avrebbe dovuto imparare in tanti anni - noi lo diamo ormai per scontato - che non ci si può sempre aspettare riconoscenza, giacché questa virtù non cresce spontanea e neanche nei giardini.
E comunque, senza avere il minimo appiglio per esserle personalmente riconoscente desideriamo rivolgerle i più sinceri auguri per la sua attività, ed anche RINGRAZIARLA per tutto quello che ha fatto - come noi, benché in minima parte rispetto a Lei, senza ricevere mai riconoscenza da nessuno - per la musica in Italia.
P.S. Già che ci siamo desideriamo comunicare ai nostri lettori che l'Orchestra sinfonica nazionale della Rai ha rinnovato i suoi vertici. Nuovo direttore musicale è James Conlon, e nuovo direttore artistico (al posto di Cesare Mazzonis che si ripromette di riposare; sarà vero? ) Ernesto Schiavi che arriva direttamente dalla Filarmonica della Scala. Un segnale di pace fra le due capitali del nord, nonostante la brutta storia del doppio antagonistico Salone del libro?
Infine, come abbiamo tante altre volte sottolineato, anche in questa stagione tutti gli artisti ospiti della stagione sinfonica della Rai di Torino, sono stranieri. Le uniche presenze italiane sono quelle di Andrea Battistoni ( direttore) e Bearice Rana (pianista). Se questa non è una vergogna?
Da sempre per Lei abbiamo nutrito la più grande ammirazione per la 'sua' straordinaria 'De Sono', nata nel 1988, che ha allevato tanti tantissimi talenti in campo musicale, strumentisti e studiosi di valore.
Premettiamo che noi con Lei e la sua 'De Sono' o con l'attività dei 'Concerti del Lingotto' avviata successivamente, lavorativamente non abbiamo mai avuto rapporti, come invece non possono dire tanti che poi ne hanno scritto positivamente e forse non senza un diretto interesse; dunque tutto quello che sempre abbiamo pensato e detto lo abbiamo pensato e detto semplicemente riflettendo sulla sua attività. E la stessa regola vale anche oggi per ciò che stiamo per dirvi e che, sinceramente, non nasconde critica alcuna.
In questi giorni è uscita una intervista alla signora a firma Alberto Mattioli, su 'La stampa', alla vigilia della stagione di concerti sinfonici - che sono magna pars della sua attività strettamente musicale - nella quale si legge che anche Lei ha sentito i riflessi della crisi. Dichiara infatti la signora che la sua stagione attinge soldi dal botteghino ( 10%, una nullità), dagli sponsor ( 30%) e dalla Compagnia di San Paolo ( 60%). E perciò, se per assurdo dovesse mancare il pubblico ai suoi concerti -dove non è mai mancato né mancherà questa volta - il bilancio economico chiuderebbe senza perdite. E questo perchè la Gentile Camerana e le sue attività sono state sempre finanziate da Casa Savoia alla Fiat, da Carlo Alberto a John Elkan. Nonostante ciò la crisi la sente anche Lei e se ne lamenta, ma non più di tanto, visti i conti delle entrate e la loro ripartizione.
Non ci viene detto da Mattioli, en passant, se la Fondazione guidata dalla dott. La Rotella, sposata Vergnano, procacciatrice di soldi per la cultura a Torino ( a proposito che fine ha fatto La Rotella, dopo l'insediamento della Appendino?), ha a che fare con la Gentile Camerana, ma forse non se ne accenna nell'intervista, perché appartenenti a due parrocchie diverse.
Mattioli, acuto ed arguto intervistatore, le chiede poi: non c'è troppa musica a Torino? La signora risponde candidamente - ma inesattamente - che a Torino l'Opera la fa il Regio, la cameristica, l'Unione Musicale ( due feudi musicali con direzioni eterne per la loro durata!) e lei pensa alla musica sinfonica. E Mattioli tace a seguito della risposta, mentre avrebbe dovuto presentare alla signora il 'conto della spesa' musicale torinese.
Ma come signora Camerana - d'ora in avanti la chiamiamo con il solo cognome da sposata, per non allungare il brodo ai lettori - lei dimentica di citare altre istituzioni che hanno attività sinfonica a Torino, ben più intensa della sua, che in fondo fa solo 9 concerti, seppure tutti di grande livello, per gli esecutori invitati, soldi permettendoglielo. C'è il Regio che fa 12 concerti sinfonici e poi - come fa a dimenticarlo? - la Orchestra sinfonica nazionale della Rai, che ne fa 25 di concerti, con una replica per ciascuno, e dunque, alla fine, 50 concerti.
Che rappresentano allora i suoi nove concerti, se non una goccia nel mare? La diversità con tutti gli altri più numerosi concerti torinesi sta nel fatto che Lei si può permettere di invitare orchestre di grande fama (ma anche di grandi costi), disponendo di grandi soldi, seppur ridotti dalla crisi; soldi che il salotto buono torinese a Lei, che ne fa parte, non farà mai mancare e che, comunque, è sempre meglio spenderli nella musica piuttosto che ...
Questo per dire che le dimenticanze della Camerana - sfuggite, chissà perchè, anche a Mattioli - non sono casuali; nascondono falle e guerre intestine nel 'Sistema Musica' torinese, non note a chi, guardando da lontano, registra solo l'intensa attività musicale di una delle capitali del nord.
Poi la signora Camerana accenna ad una mancanza di lealtà. Ma non siamo riusciti a capire cosa intenda. Forse che i giovani che Lei ha allevato non sono riconoscenti - e perciò sleali? - perché spesse volte non citano l'apporto consistente della De Sono nella loro formazione? La signora avrebbe dovuto imparare in tanti anni - noi lo diamo ormai per scontato - che non ci si può sempre aspettare riconoscenza, giacché questa virtù non cresce spontanea e neanche nei giardini.
E comunque, senza avere il minimo appiglio per esserle personalmente riconoscente desideriamo rivolgerle i più sinceri auguri per la sua attività, ed anche RINGRAZIARLA per tutto quello che ha fatto - come noi, benché in minima parte rispetto a Lei, senza ricevere mai riconoscenza da nessuno - per la musica in Italia.
P.S. Già che ci siamo desideriamo comunicare ai nostri lettori che l'Orchestra sinfonica nazionale della Rai ha rinnovato i suoi vertici. Nuovo direttore musicale è James Conlon, e nuovo direttore artistico (al posto di Cesare Mazzonis che si ripromette di riposare; sarà vero? ) Ernesto Schiavi che arriva direttamente dalla Filarmonica della Scala. Un segnale di pace fra le due capitali del nord, nonostante la brutta storia del doppio antagonistico Salone del libro?
Infine, come abbiamo tante altre volte sottolineato, anche in questa stagione tutti gli artisti ospiti della stagione sinfonica della Rai di Torino, sono stranieri. Le uniche presenze italiane sono quelle di Andrea Battistoni ( direttore) e Bearice Rana (pianista). Se questa non è una vergogna?
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