Più che una polpetta, un polpettone indigesto assai, di oltre cento pagine, pubblicate nel 'Supplemento ordinario' alla Gazzetta Ufficiale n.113 del 19.8.2014, rappresenta l'ultimo regalo - AVVELENATO - di Salvo Nastasi, potentissimo e criticatissimo direttore generale dello Spettacolo, traslocato a Palazzo Chigi, presso l'inavveduto Renzi, che non sa chi si è messo in casa.
Si tratta del Decreto ministeriale del 1 luglio 2014, recante nuove norme per la spartizione del FUS ecc.. bocciato in toto dal Tribunale amministrativo del Lazio, con sentenza del 28 giugno u.s.
Adesso il Ministero, contro il quale si erano mosse numerose associazioni musicali e teatrali denunciandone gli assurdi criteri introdotti, corre ai ripari, sguinzagliando i suoi avvocati che dovrebbero mettere una pezza alla sentenza del TAR, dimenticando che contro tale decreto tante associazioni e molti enti che non adirono al tribunale, hanno comunque presentato infinite obiezioni, attraverso interrogazioni parlamentari e interventi di gruppi nelle due Camere. Insomma un decreto, quello di Nastasi/Franceschini, che in un sol colpo, con la scusa di cancellare soprusi e clientele (magari le avessero cancellate , almeno quelle messe in atto del ministero e della direzione generale!), cancellava dal territorio molte realtà che lo avevano presidiato con non pochi sforzi attraverso la cultura, l'unica in grado di generare progresso civile nella popolazione.
Nastasi, come suo solito, attraverso un marchingegno ( 'algoritmo', infame!) che attribuiva maggior peso alla quantità, a scapito della qualità, voleva riformare i criteri per l'assegnazione del FUS; di fatto cancellò infinite realtà, con grave danno per quelle realtà e per i cittadini cui si rivolgevano.
Di fatto si adottava il criterio dei finanziamenti triennali, sulla base di progetti altrettanto triennali- chissà poi se il ministero abbia osservato tempi e modi che esigeva dai richiedenti.
Comunque adesso che accadrà? Bisognerebbe che tutte le associazioni si coalizzassero per richiedere i danni a Nastasi - la qual cosa, purtroppo, non faranno. E poi? Che si ritorni a definire la ripartizione del FUS, attraverso criteri qualitativi valutati caso per caso dalla la commissione messa su dal Ministero, dopo aver cambiato i membri della Commissione scelti secondo criteri di 'asservimento', ed 'ubbidienza cieca', ignorando di fatto l'avviso pubblico, dallo stesso direttore generale, Nastasi, sempre lui.
E intanto, forse, bisognerà passare sopra almeno le due annualità già liquidate dal Ministero totalmente o in parte, chiedendo a tutte le associazioni che un tempo avevano accesso al FUS, prima dell'ultima 'bravata' di Nastasi, di presentare i loro progetti per il 2017, in tempi ravvicinati, onde procedere, con tempi non biblici ( come sono al solito quelli pubblici, al contrario della perentorietà richiesta nelle singole occasioni ai cittadini e dei tempi strettissimi!), al loro esame ed alla attribuzione del FUS.
Franceschini ed il suo nuovo direttore generale Cutaia, purtroppo cresciuto alla scuola di Nastasi, prenda atto della sentenza del TAR ed agisca di conseguenza, dimenticando il tragico periodo di Nastasi - imposto dai suoi protettori, troppo potenti, come enfant prodige del diritto pubblico e che invece si è rivelato un giovane 'azzeccagarbugli' - al suo Ministero.
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giovedì 30 giugno 2016
mercoledì 29 giugno 2016
Al quotidiano 'Il Messaggero' spieghiamo chi è la 'Compositrice di danza'.
Ci deve essere un numero diretto riservato fra il Consiglio di Stato ed alcuni suoi ricorrenti, come nel caso travagliatissimo della direzione dell'Accademia Nazionale di Danza di Roma, al cui vertice, dopo l'uscita di Margherita Parrilla - sulla cui gestione, lunghissima, qualche ombra è stata gettata - viene inviato dal Ministero, come commissario straordinario Bruno Carioti, direttore per 15 anni del Conservatorio dell'Aquila, nonchè presidente della Conferenza dei direttori dei Conservatori italiani.
Alla fine del Commissariamento vengono indette le elezioni per la nomina del nuovo direttore.
E qui si pose il primo problema : quali requisiti deve avere il direttore o direttrice dell'Accademia?
La legge istitutiva dell'Accademia del 1948 dice espressamente che il direttore ( la legge dice: la direttrice): deve essere un 'compositore ('compositrice', scrive la legge) di danza' di riconosciuto valore. Un successivo regolamento ministeriale del 1999, che annovera l'Accademia fra gli Istituti di livello universitario, stabilisce che nella nomina del direttore, l'Accademia può dotarsi di propri criteri. Carioti commissario, in ossequio a tale regolamento ministeriale, stabilisce un regolamento per l'elezione del nuovo direttore, regolamento che ovviamente viene anche vistato dal Ministero competente.
Dal voto viene fuori che Carioti ha riscosso la maggioranza assoluta dei votanti. Il candidato escluso, Joseph Fontano, fa appello alla Legge del 1948 per sostenere che Carioti non ha i requisiti richiesti. Fa sospendere la nomina di Carioti, il ministero nomina un commissario, e al termine del commissariamento, è costretto a nominare Carioti, vista anche la sentenza del TAR in suo favore. Fontano attende anche il pronunciamento del Consiglio di Stato che sarebbe arrivato solo in queste ultime ore e comunicato al diretto interessato (Fontano) ancora per via ufficiosa, attraverso quella linea telefonica diretta e segretissima. A Carioti non è giunta fino a questo momento nessuna comunicazione ufficiale del Ministero al riguardo, come scrive Il messaggero. E noi ci auguriamo che la sentenza per la quale Carioti fu poi insediato dal Ministero detti legge, altrimenti ci troveremmo di fronte ad un nuovo giro di danze, che recherebbe problemi all'Accademia.
Ciò che però ci interessa spiegare oggi ai lettori del nostro blog è che quanto scritto dal Messaggero, a proposito dei requisiti richiesti a chi aspira alla carica di direttore dell'Accademia, in base alla Legge del 1948 ( ma non è superata di fatto dal regolamento ministeriale del 1999?), è frutto di assoluta ignoranza.
Scrive l'articolista che il candidato a direttore deve essere 'compositore' o 'scenografo' Non è la prima volta che leggiamo della confusione, per intollerabile 'ignoranza', fra 'coreografo' e 'scenografo'. Ma qui l'articolista non capisce neppure che 'compositore di danza' vuol dire semplicemente 'autore di coreografia', più brevemente 'coreografo' e non compositore 'di musica' e 'scenografo'.
Alla fine del Commissariamento vengono indette le elezioni per la nomina del nuovo direttore.
E qui si pose il primo problema : quali requisiti deve avere il direttore o direttrice dell'Accademia?
La legge istitutiva dell'Accademia del 1948 dice espressamente che il direttore ( la legge dice: la direttrice): deve essere un 'compositore ('compositrice', scrive la legge) di danza' di riconosciuto valore. Un successivo regolamento ministeriale del 1999, che annovera l'Accademia fra gli Istituti di livello universitario, stabilisce che nella nomina del direttore, l'Accademia può dotarsi di propri criteri. Carioti commissario, in ossequio a tale regolamento ministeriale, stabilisce un regolamento per l'elezione del nuovo direttore, regolamento che ovviamente viene anche vistato dal Ministero competente.
Dal voto viene fuori che Carioti ha riscosso la maggioranza assoluta dei votanti. Il candidato escluso, Joseph Fontano, fa appello alla Legge del 1948 per sostenere che Carioti non ha i requisiti richiesti. Fa sospendere la nomina di Carioti, il ministero nomina un commissario, e al termine del commissariamento, è costretto a nominare Carioti, vista anche la sentenza del TAR in suo favore. Fontano attende anche il pronunciamento del Consiglio di Stato che sarebbe arrivato solo in queste ultime ore e comunicato al diretto interessato (Fontano) ancora per via ufficiosa, attraverso quella linea telefonica diretta e segretissima. A Carioti non è giunta fino a questo momento nessuna comunicazione ufficiale del Ministero al riguardo, come scrive Il messaggero. E noi ci auguriamo che la sentenza per la quale Carioti fu poi insediato dal Ministero detti legge, altrimenti ci troveremmo di fronte ad un nuovo giro di danze, che recherebbe problemi all'Accademia.
Ciò che però ci interessa spiegare oggi ai lettori del nostro blog è che quanto scritto dal Messaggero, a proposito dei requisiti richiesti a chi aspira alla carica di direttore dell'Accademia, in base alla Legge del 1948 ( ma non è superata di fatto dal regolamento ministeriale del 1999?), è frutto di assoluta ignoranza.
Scrive l'articolista che il candidato a direttore deve essere 'compositore' o 'scenografo' Non è la prima volta che leggiamo della confusione, per intollerabile 'ignoranza', fra 'coreografo' e 'scenografo'. Ma qui l'articolista non capisce neppure che 'compositore di danza' vuol dire semplicemente 'autore di coreografia', più brevemente 'coreografo' e non compositore 'di musica' e 'scenografo'.
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TAR LAZIO
martedì 14 ottobre 2014
Il TAR del Lazio aveva un figlio. Il TAR della Liguria, invece, no. Sul caso dell'alluvione a Genova
Le notizie che ci giungono questi giorni da Genova, per la seconda volta nel giro di tre anni invasa dalle acque, riportano in primo piano il ruolo dei tribunali amministrativi regionali, conosciuti come TAR, ma la stessa cosa vale anche per il Consiglio di Stato, ai quali ci si può rivolgere in tutte le occasioni in cui è in discussione un atto amministrativo - come ad esempio l'attribuzione di un appalto, a seguito di gara pubblica, qualora si ravvisi, non importa di quale genere od entità, una qualche irregolarità di carattere amministrativo. Ciò garantisce un cittadino o un'impresa che si ritenga ingiustamente escluso - e bene fa - ma nello stesso tempo, talvolta, crea più danni di quanti la sua esistenza vorrebbe e dovrebbe evitare.
Come appunto nel caso di Genova, dove, a seguito dell'alluvione del 2011, furono stanziati una trentina di milioni per effettuare quei lavori che da molti anni si sa quali sono e che non sono stati effettuati appunto per un ricorso al TAR della ditta esclusa dall'appalto.
Al TAR evidentemente è importato meno che, per difendere gli interessi economici di un'azienda, ha fatto abbattere su una intera città un'alluvione che l'ha letteralmente sommersa, come puntualmente è accaduto questi giorni, nonostante che i fondi siano stati stanziati e siano materialmente disponibili per i lavori dal 2011.
Sembra che ora nella prossima legge di stabilità il governo sia intenzionato a disporre che se dei lavori sono urgenti, e hanno a che fare con la incolumità della comunità, come tutti quelli che riguardano l'enorme dissesto idrogeologico delle nostre contrade, si potrà procedere anche in presenza di un ricorso al tribunale amministrativo, salvo poi a risarcire con un indennizzo la ditta esclusa, qualora le sue ragioni venissero accolte.
Il TAR non ha avuto colpe? Tante volte alcune sue sentenze hanno lasciato tutti a bocca aperta, salvo poi ad essere capovolte in un grado di giudizio diverso e successivo, al punto che l'eliminazione di tali tribunali, che hanno ingolfato ancora di più la nostra giustizia, è vista da alcuni con grande interesse.
Il caso tragico di Genova ci ha fatto venire alla mente un curioso episodio che ci occorse anni fa, quando insegnavamo in Conservatorio. Più d'una decina di anni fa, per gli esami da privatista si presentò un ragazzo accompagnato dal padre. Il quale padre aveva preventivamente telefonato, credo anche a noi, per dirci che lui era un alto, altissimo dirigente del TAR del Lazio e che si metteva a nostra disposizione nel caso avessimo avuto necessità di rivolgerci al tribunale amministrativo. Non non ne avevamo bisogno e quand'anche ne avessimo avuto, non ci saremmo mai rivolti né a lui e a nessun altro per godere di qualche scorciatoia o favoritismo. Capimmo, naturalmente, la sottile ingerenza e pressione che si voleva fare con quella presentazione.
Il ragazzo andò male all'esame. Il padre appena ne ebbe notizia minacciò un ricorso al 'suo' tribunale. Ora, non ricordiamo più, perchè sono passati molti anni, come finì la storia, né come andò l'esame ripetuto nella sessione autunnale. Fatto sta che quella pressione voleva intimorire i componenti della commissione la quale fece sapere al 'figlio' del TAR e di conseguenza a suo padre, altissimo dirigente del tribunale laziale, che, qualora avesse ravvisato qualche irregolarità nello svolgimento dell'esame od una valutazione non corrispondente all'esame medesimo, poteva far ricorso. E la commissione ripetere l'esame qualora il ricorso fosse stato accolto.
Quando pensiamo a quel padre che avrebbe potuto non far valere con tempestività la sua alta carica all'interno del TAR laziale e contemporaneamente ai giudici del TAR ligure che non hanno dato corso immediato alla sentenza del ricorso che avrebbe potuto far fare i lavori a Genova, beh, un pò di rabbia ci prende, perché la lentezza del tribunale ligure, che doveva giudicare su un interesse collettivo non fa il paio con la sollecitudine mostrata da quel padre che invece voleva approfittarne per interesse privato.
Come appunto nel caso di Genova, dove, a seguito dell'alluvione del 2011, furono stanziati una trentina di milioni per effettuare quei lavori che da molti anni si sa quali sono e che non sono stati effettuati appunto per un ricorso al TAR della ditta esclusa dall'appalto.
Al TAR evidentemente è importato meno che, per difendere gli interessi economici di un'azienda, ha fatto abbattere su una intera città un'alluvione che l'ha letteralmente sommersa, come puntualmente è accaduto questi giorni, nonostante che i fondi siano stati stanziati e siano materialmente disponibili per i lavori dal 2011.
Sembra che ora nella prossima legge di stabilità il governo sia intenzionato a disporre che se dei lavori sono urgenti, e hanno a che fare con la incolumità della comunità, come tutti quelli che riguardano l'enorme dissesto idrogeologico delle nostre contrade, si potrà procedere anche in presenza di un ricorso al tribunale amministrativo, salvo poi a risarcire con un indennizzo la ditta esclusa, qualora le sue ragioni venissero accolte.
Il TAR non ha avuto colpe? Tante volte alcune sue sentenze hanno lasciato tutti a bocca aperta, salvo poi ad essere capovolte in un grado di giudizio diverso e successivo, al punto che l'eliminazione di tali tribunali, che hanno ingolfato ancora di più la nostra giustizia, è vista da alcuni con grande interesse.
Il caso tragico di Genova ci ha fatto venire alla mente un curioso episodio che ci occorse anni fa, quando insegnavamo in Conservatorio. Più d'una decina di anni fa, per gli esami da privatista si presentò un ragazzo accompagnato dal padre. Il quale padre aveva preventivamente telefonato, credo anche a noi, per dirci che lui era un alto, altissimo dirigente del TAR del Lazio e che si metteva a nostra disposizione nel caso avessimo avuto necessità di rivolgerci al tribunale amministrativo. Non non ne avevamo bisogno e quand'anche ne avessimo avuto, non ci saremmo mai rivolti né a lui e a nessun altro per godere di qualche scorciatoia o favoritismo. Capimmo, naturalmente, la sottile ingerenza e pressione che si voleva fare con quella presentazione.
Il ragazzo andò male all'esame. Il padre appena ne ebbe notizia minacciò un ricorso al 'suo' tribunale. Ora, non ricordiamo più, perchè sono passati molti anni, come finì la storia, né come andò l'esame ripetuto nella sessione autunnale. Fatto sta che quella pressione voleva intimorire i componenti della commissione la quale fece sapere al 'figlio' del TAR e di conseguenza a suo padre, altissimo dirigente del tribunale laziale, che, qualora avesse ravvisato qualche irregolarità nello svolgimento dell'esame od una valutazione non corrispondente all'esame medesimo, poteva far ricorso. E la commissione ripetere l'esame qualora il ricorso fosse stato accolto.
Quando pensiamo a quel padre che avrebbe potuto non far valere con tempestività la sua alta carica all'interno del TAR laziale e contemporaneamente ai giudici del TAR ligure che non hanno dato corso immediato alla sentenza del ricorso che avrebbe potuto far fare i lavori a Genova, beh, un pò di rabbia ci prende, perché la lentezza del tribunale ligure, che doveva giudicare su un interesse collettivo non fa il paio con la sollecitudine mostrata da quel padre che invece voleva approfittarne per interesse privato.
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