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domenica 30 agosto 2015

Visita di fine estate all'Auditorium di Roma. Valorizzazione più che conservazione

Agosto, domenica 30. Quando l'estate è ormai finita - come dice la canzone - noi, per riprendere la vita quotidiana normale, decidiamo di recarci all'Auditorium di Roma, nella cui libreria intendiamo cercare due testi.
 La vista all'arrivo è desolante. la strada che fronteggia il complesso architettonico, sulla quale passano macchine e  mezzi pubblici, in ambo in sensi di marcia, è una discarica, erbacce incolte, rami d'alberto tagliati e secchi d abbandonati sui marciapiedi impraticabili, isoletta di verde incolta, asfalto in dissesto. Il complesso è ancora sbarrato, sono aperti solo la libreria e il bar-ristorante, che si affaccia sui portici,  che è aperto, ma non al pubblico, dove stanno facendo la 'pulizie di pasqua' ( il bar  è affidato per la gestione ad un notissimo servizio di catering, sia quello che gli altri presenti negli spazi dell'Auditorium. Inutile ripetere a chi fa capo tale catering, perchè l'abbiamo scritto, e non solo noi, infinite volte).   E questo è uno dei fiori all'occhiello della Capitale che 'tutto il mondo ci invidia'- come dicono sempre i politici - ma che noi siamo bravissimi a far andare in malora, con ogni mezzo, compresa l'incuria.
 A cominciare dalla gestione e conduzione della libreria. Ci rivolgiamo ad un addetto per chiedergli di un volume ' di Skira'; ma  lui non sa come si scrive Skira - che è poi uno degli editori i cui volumi sono presentissimi nella libreria.
 Passiamo sopra, ma la sorpresa maggiore ci viene quando cerchiamo di individuare il settore dei libri di argomento musicale che non vediamo più dove era sempre stato e che a noi era ormai famigliare. 
 Ce lo indica - laggiù ci dice, infondo al reparto dischi. Sembrerebbe una 'razionalizzazione'- come spesso si dice quando si vogliono peggiorare le cose in Italia. Perchè, in realtà, anche prima era vicino al settore dischi, del quale costituiva una sorta di anticamera. Ora gli si sono ristretti i connotati, il bancone espositivo si è ridotto e i libri di musica sono ammucchiati, accatastati come in un deposito, nel quale non è semplice  neanche scorrere con lo sguardo tutti i titoli presenti, e cercare un volume  addirittura impossibile., e perciò ci siamo rivolti all'addetto incompetente.
 Gli spazi  espositivi in cui prima c'era anche la musica ora sono occupati dai libri di 'viaggi' e 'cucina'. Ci viene il sospetto che, prima di andar via  definitivamente dall'Auditorium, Carlo Fuortes, abbia messo in pratica la 'valorizzazione' tanto voluta da Franceschini per i nostri beni o tesori culturali, come l'Auditorium. Tali beni devono essere sì conservati - e l'Auditorium, invece, per come si presenta al visitatore che vi giunge la prima volta, all'esterno  risulta come in abbandono  - ma soprattutto 'valorizzati', che nel nostro caso e secondo la 'vulgata francechina' vuol dire: cucina e viaggi tirano più della musica e allora, anche in un luogo segnato  dalla musica più  che dalla cucina e dai viaggi, facciamo un forte innesto di cucina ( fra breve la bella pacioccona Clerici di Rai 1, vi terrà un corso di cucina nello spazio 'Risonanze'), e accanto al museo degli strumenti musicali, il prossimo amministratore delegato dell'Auditorium, lo spagnolo da poco nominato il cui cognome rimanda involontariamente echi di terre lontane segnate dal traffico di droga, Noriega, aprirà una agenzia di viaggi.
 Conservare, e soprattutto valorizzare, questo l'ordine.

sabato 13 luglio 2013

quando si crede più nel gadget che nella stampa

Ora gli editori se la prendono con il governo per via di quella norma secondo la quale gli allegati a giornali di ogni genere e periodicità - parliamo soprattutto di CD e DVD, ma il discorso varrebbe per qualunque altro gadget che va in edicola impacchettato nei giornali - non avrebbe più l'Iva agevolata al 4% bensì  l'Iva regolare, e cioè al 21%. Gli editori e distributori si fingono interessati alle sorti delle edicole che, secondo le statistiche, in un anno avrebbero tirato giù le saracinesche in almeno 5000. Se togliete alle edicole  tutti quei gadget che costituiscono il 35% circa delle loro entrate - così argomentano - sarebbe la fine per la distribuzione dei giornali e per i punti vendita. E, di conseguenza, anche la vendita dei giornali, oggi fra le più basse in Europa, calerebbe ancora.
Quando si cominciò a parlare dell'innalzamento dell'IVA, si disse che il Governo avrebbe esentato da tale  tassa  tutti i prodotti audiovisivi che accompagnano testi per uso scolastico, o di formazione in generale.Questo codicillo è scomparso per cui dalla nuova mannaia dell'aumento dell'IVA non si salva nessuno, neanche ciò che sarebbe sacrosanto salvare.
Il problema della vendita dei giornali non ci riguarda da vicino, mentre ci riguarda l'innalzamento dell'IVA su quei prodotti che, in certi periodi dell'anno, in autunno, alla ripresa delle scuole, invadono le edicole. E ci riguarda da sempre, perché siamo stati sempre convinti che sui CD o DVD, ad esempio, dovesse essere applicata l'IVA ridotta del 4%, come sui libri. Invece, dal nostro Stato  la lettura, meglio l'acquisto di un libro, considerato una sorta di punizione andava addolcita con l'IVA ridotta, mentre l'acquisto di un CD, che so di Mozart ma anche dei Beatles, considerati 'divertimento' e 'sollazzo' andavano tassati, perché il piacere non arrivasse quasi gratis. La, sottintesa, concezione ad un simile ragionamento non merita ovviamente commenti.
Senonché in un'epoca di grave crisi  del mercato discografico le case produttrici hanno pensato di chiedere aiuto ai giornali, per  vendere i loro prodotti con un'IVA praticamente inesistente, al confronto di quella con cui vendevano i loro prodotti, nei punti vendita normali. Per fare un esempio,  su un CD che viene venduto a 20,00 Euro circa,  l'IVA regolare grava per  4,00 Euro ( per un quinto del suo prezzo), l'IVA ridotta invece per 0,80 Euro. La differenza c'è e si vede. In quel tempo,anni Ottanta, le case discografiche invasero le edicole , per anni, con i loro prodotti audiovideo, allegati a prodotti editoriali veri o falsi. Quante volte abbiamo visto un cartoncino con il nome della testata, quattro pagine con i testi che solitamente accompagnavano un cofanetto di CD e l'imbroglio era fatto. Questo giochetto l'hanno praticato per anni ed anni anche grandi major, alle quali avremmo voluto chiedere: perché un  vostro prodotto deve costare diversamente, a seconda che  l'acquistiamo in negozio o in edicola?  Poi un giorno il mercato, così gonfiato, attraverso l'éscamotage delle finte riviste di musica, nuovamente si saturò, ed allora entrarono in campo i grandi quotidiani e settimanali che cominciarono ad allegare CD e DVD a rotto di collo - ci dicono che le 'Lezioni di musica',vendute recentemente da La repubblica, ma realizzate con l'apporto dell'incompetente Augias - abbiano raggiunto record di vendite.  Nel frattempo i punti vendita normali  avevano chiuso i battenti e la crisi si abbatteva anche sulle edicole.
E veniamo ad oggi. Gli edicolanti lamentano vendite basse e, senza i gadget che sono ormai sempre più frequenti nella speranza di attirare lettori, le entrate diminuirebbero ancora. E, così, un nuovo problema si aggiungerebbe a quello della scarsa lettura e dello scarsissimo acquisto di giornali. Il problema, perciò, esiste. Non vogliamo nascondercelo. Permetteteci, però. Noi che facciamo i giornalisti e non i discografici, le riviste gradiremmo che venissero acquistate non per i gadget, ma per quello che vi si scrive.