Toh chi si rivede e risente: Angelo Balducci e Fabio De Santis, che si vorrebbero vedere dietro le sbarre in considerazione delle accuse di cui sono imputati e per le quali sono stati condannati in primo grado.
Balducci e De Sanctis e con loro il costruttore Anemone avevano costituito una associazione a delinquere ai danni dello Stato. Incaricati delle opere pubbliche per il G8 alla Maddalena, trasferito poi all'Aquila, e per i festeggiamenti del 150° dell'Unità di Italia- in questo secondo caso De Sanctis - cercarono di mettere a profitto i loro incarichi pubblici. Non c'è bisogno che torniamo sui fatti ben noti.
Ci preme soltanto rilevare che Guido Bertolaso, allora a capo della Protezione civile, è stato assolto, 'perché il fatto non sussiste'; e le imputazione per Bertolaso erano ben altra cosa e di ben altra entità rispetto a quelle rivolte alla 'cricca dei tre'. Poi Bertolaso, deluso ed amareggiato, si è trasferito in Africa ad esercitare la sua professione di medico a favore dei bisognosi. Ci è andato al posto di Veltroni che tante volte ha annunciato che avrebbe fatto rotta sull'Africa bisognosa ed invece è rimasto a Roma, a far film e scrivere libri, e, per gli uni e gli altri, ogni volta che presenta una nuova opera tutti gridano al miracolo. Intanto si gode anche il vitalizio , all'incirca 6.000 Euro.
Naturalmente uno pensa che i loro affari non potevano mai e poi mai coinvolgere una storica istituzione come l'Accademia di Santa Cecilia, allora retta da Bruno Cagli, con la quale ebbero uno scambio di favori, almeno a giudicare dalla vicinanza di alcuni fatti.
De Santis affidò all'Accademia alcune fette di celebrazione, naturalmente con finanziamenti congrui, e in cambio l'Accademia assunse un figlio (diplomato in organo) di Balducci per una stagione o due - adesso non ricordiamo bene. Mentre ricordiamo bene che all'epoca scrivemmo a Paola Fontecedro, tornata all'Accademia a dirigere l'Ufficio stampa, 'per dare una mano all'amico Cagli '. Ci rispose che il figlio di Balducci aveva un contratto di collaborazione che sarebbe dovuto sfociare in un progetto per il 150°, nel quale non sfociò; che non era neppure molto ben retribuito (se non ricordiamo male due o tre mila euro mensili; meno della metà di quanto Nastasi compensava sua moglie Giulia Minoli da lui ingaggiata al Teatro San Carlo, in quegli stessi anni più o meno) e che alla fine della collaborazione sarebbe andato via.
La fine della collaborazione coincise con la fine delle celebrazioni del 150° dell'Unità di Italia. Tutto alla luce del sole per non far pensare ai maligni che l'Accademia avesse fatto un favore, se l'avesse trattenuto un minuto dopo la fine dei finanziamenti per dette celebrazioni.
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venerdì 9 febbraio 2018
Condannati Balducci e De Santis che ebbero qualche traffico anche con l'Accademia di Santa Cecilia. Ma non per quei traffici.
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giovedì 18 maggio 2017
Accademia di santa Cecilia, Opera di Roma, RomaEuropa in corsa per annunciare le prossime stagioni con i giornali che fingono di interessarsene
Sembrano d'accordo tutti. Nella medesima settimana, le massime istituzioni musicali romane, nella speranza di guadagnarsi un pò di spazio sul palcoscenico della carta stampata, danno appuntamento per annunciare le prossime stagioni.
Come fa oggi Santa Cecilia, l'altro ieri RomaEuropa e, a distanza ravvicinata, farà anche l'Opera. Che, comunque, di conferenze stampa ne convoca una ogni quattro o cinque giorni. Ora per annunciare la locandina di un'opera, ora per l'apertura del mercatino aziendale, ora per illustrare il menu del nuovo ristorante interno e le condizioni per prenotare i pasti da consumare fra un intervallo e l'altro di una rappresentazione - intervalli che dovranno necessariamente essere sempre consistenti, non meno di mezz'ora; bandendo categoricamente gli 'atti unici' che vorrebbero dire chiusura forzata del ristorante.
Perchè, uno si domanda tutti, in una settimana? Perchè non avendo nulla o quasi di così eclatante e nuovo da annunciare, chi tardi arriva, sulle pagine dei giornali, male alloggia. Naturalmente non ci nascondiamo che possono sempre rimediare con le pagine a pagamento, come fanno ormai tutte le grandi istituzioni musicali italiane, con i più importanti giornali( Repubblica, Corriere e Sole 24 ore, senza essere riusciti a salvare dal naufragio il giornale di Confindustria).
Le Istituzioni ricorrono alle pagine a pagamento - nelle quali fanno scrivere quello che vogliono, come è tuttavia giusto in un avviso pubblicitario a pagamento - per due ragioni complementari. Prima ragione: rendere noto in Italia il calendario degli appuntamenti della stagione, la cui notizia altrimenti rimarrebbe ristretta al pubblico locale.
Seconda ragione: pagando, sperano di assicurarsi da parte dei giornali un occhio di riguardo.
Chi non crede a questo secondo fine, vogliamo rinfrescare la memoria ricordando un fatto accaduto a Parigi, anni fa. Quando l'Opéra, visto che Le Monde recensiva quasi sempre negativamente i suoi spettacoli, tolse la pubblicità al quotidiano, dichiarandone apertamente la ragione.
In Italia se una istituzione lo facesse forse non farebbe né freddo né caldo; come invece accadrebbe se analogo provvedimento adottasse un grande gruppo industriale. E' sempre un fatto di soldi e di quantità. E le Istituzioni musicali italiane, strette dalla crisi e dalla riduzione costante dei finanziamenti, contano assai poco nei bilanci dei giornali che accusano anche una continua emorragia di lettori( a dispetto dei dati falsi forniti ufficialmente, come ha fatto in questi anni Il Sole 24 Ore, amministrato da Donatella Treu).
E comunque , per quel poco che possono, tentano di ungere le ruote, non potendo contare sul reale interesse dei giornali alla loro attività, non vendendosi all'orizzonte finalmente la luce dopo il tunnel. Che si brancoli ancor nel buio, l' ha confermato, proprio in questi giorni, una lunga intervista all'assessore alla 'ricrescita culturale' del Comune di Roma, Luca Bergamo, il quale, in buona sostanza, ha detto: lasciateci lavorare - il mantra più recente della sua sindaca Raggi, di cui è vice - anche in relazione al Teatro Valle, chiuso ormai da anni e che riaprirà 'parzialmente' a giugno, per poi richiudere e far partire i lavori di restauro. Quali? E quando, soprattutto?
Come fa oggi Santa Cecilia, l'altro ieri RomaEuropa e, a distanza ravvicinata, farà anche l'Opera. Che, comunque, di conferenze stampa ne convoca una ogni quattro o cinque giorni. Ora per annunciare la locandina di un'opera, ora per l'apertura del mercatino aziendale, ora per illustrare il menu del nuovo ristorante interno e le condizioni per prenotare i pasti da consumare fra un intervallo e l'altro di una rappresentazione - intervalli che dovranno necessariamente essere sempre consistenti, non meno di mezz'ora; bandendo categoricamente gli 'atti unici' che vorrebbero dire chiusura forzata del ristorante.
Perchè, uno si domanda tutti, in una settimana? Perchè non avendo nulla o quasi di così eclatante e nuovo da annunciare, chi tardi arriva, sulle pagine dei giornali, male alloggia. Naturalmente non ci nascondiamo che possono sempre rimediare con le pagine a pagamento, come fanno ormai tutte le grandi istituzioni musicali italiane, con i più importanti giornali( Repubblica, Corriere e Sole 24 ore, senza essere riusciti a salvare dal naufragio il giornale di Confindustria).
Le Istituzioni ricorrono alle pagine a pagamento - nelle quali fanno scrivere quello che vogliono, come è tuttavia giusto in un avviso pubblicitario a pagamento - per due ragioni complementari. Prima ragione: rendere noto in Italia il calendario degli appuntamenti della stagione, la cui notizia altrimenti rimarrebbe ristretta al pubblico locale.
Seconda ragione: pagando, sperano di assicurarsi da parte dei giornali un occhio di riguardo.
Chi non crede a questo secondo fine, vogliamo rinfrescare la memoria ricordando un fatto accaduto a Parigi, anni fa. Quando l'Opéra, visto che Le Monde recensiva quasi sempre negativamente i suoi spettacoli, tolse la pubblicità al quotidiano, dichiarandone apertamente la ragione.
In Italia se una istituzione lo facesse forse non farebbe né freddo né caldo; come invece accadrebbe se analogo provvedimento adottasse un grande gruppo industriale. E' sempre un fatto di soldi e di quantità. E le Istituzioni musicali italiane, strette dalla crisi e dalla riduzione costante dei finanziamenti, contano assai poco nei bilanci dei giornali che accusano anche una continua emorragia di lettori( a dispetto dei dati falsi forniti ufficialmente, come ha fatto in questi anni Il Sole 24 Ore, amministrato da Donatella Treu).
E comunque , per quel poco che possono, tentano di ungere le ruote, non potendo contare sul reale interesse dei giornali alla loro attività, non vendendosi all'orizzonte finalmente la luce dopo il tunnel. Che si brancoli ancor nel buio, l' ha confermato, proprio in questi giorni, una lunga intervista all'assessore alla 'ricrescita culturale' del Comune di Roma, Luca Bergamo, il quale, in buona sostanza, ha detto: lasciateci lavorare - il mantra più recente della sua sindaca Raggi, di cui è vice - anche in relazione al Teatro Valle, chiuso ormai da anni e che riaprirà 'parzialmente' a giugno, per poi richiudere e far partire i lavori di restauro. Quali? E quando, soprattutto?
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sabato 28 maggio 2016
Sull'omaggio sparagnino a Bussotti con l'ensemble fatto in casa non ci sbagliamo
Quando abbiamo scritto che solo per gli ottantacinque anni di Sylvano Bussotti, il neo festival di teatro contemporaneo ideato da Battistelli per lOpera di Roma, e inaugurato ieri sera all'Argentina con 'Nero sui bianco' di H. Goebbels, eseguito dall'Ensemble Modern di Francoforte, non aveva trovato i soldi ed era perciò ricorso ad un ensemble creato per l'occasione, reclutando gli strumentisti direttamente dai corsi di perfezionamento dell'Accademia di Santa Cecilia non ci eravamo sbagliati, anzi avevamo visto giusto.
Ai corsi di perfezionamento dell'Accademia di Santa Cecilia, vero è che vi accedono, dopo selezione, i migliori diplomati in strumento dei nostri conservatori, ma se gli allievi sono già pronti per spiccare il volo, perchè il direttore della Biennale Musica, Ivan Fedele, che in quei corsi insegna composizione, non ha preso e portato il neonato complesso, Ensemble Novecento, in Laguna per la prossima edizione? Si risponderà senza difficoltà. A Venezia c'è già un 'College -Musica' che fornisce alla Biennale, una formazione strumentale che ha suonato l'anno scorso e suona anche quest'anno. Ciò che abbiamo detto per l'Ensemble Novecemto, romano, vale anche per il College-Musica veneziano.
Noi restiamo sempre dell'idea che i corsi di perfezionamento servano a perfezionare i giovani strumentisti negli studi. E non serve farli debuttare solo perchè non si hanno i soldi per pagare un complesso di professionisti.
Quando poi notiamo che un simile trattamento, per noi irriguardoso, viene riservato solo a nostri compositori, anche a quelli che hanno fatto la storia delle musica d'oggi, allora ci arrabbiamo e gridiamo allo scandalo. Perchè vi vediamo non una serenata-omaggio al festeggiato, bensì una 'serenata a dispetto', l' una e l' altra di napoletano costume.
La seconda serata è sulla carta importante, nei fatti deprimente. È occasione rara oggi un allestimento dell’opera di Sylvano Bussotti La Passion selon Sade (1965). Quello presentato al Teatro Studio dell’Auditorium è semplicemente deplorevole.
Queste tre righe tre, uscite sul Manifesto, a firma Mario Gamba, cosa avranno voluto dire? Quasi sicuramente quello che noi abbiamo anticipato in questo nostro post di alcuni giorni fa. Con buona pace di Battistelli che a Bussotti ha di fatto reso un omaggio 'a dispetto'.
Ai corsi di perfezionamento dell'Accademia di Santa Cecilia, vero è che vi accedono, dopo selezione, i migliori diplomati in strumento dei nostri conservatori, ma se gli allievi sono già pronti per spiccare il volo, perchè il direttore della Biennale Musica, Ivan Fedele, che in quei corsi insegna composizione, non ha preso e portato il neonato complesso, Ensemble Novecento, in Laguna per la prossima edizione? Si risponderà senza difficoltà. A Venezia c'è già un 'College -Musica' che fornisce alla Biennale, una formazione strumentale che ha suonato l'anno scorso e suona anche quest'anno. Ciò che abbiamo detto per l'Ensemble Novecemto, romano, vale anche per il College-Musica veneziano.
Noi restiamo sempre dell'idea che i corsi di perfezionamento servano a perfezionare i giovani strumentisti negli studi. E non serve farli debuttare solo perchè non si hanno i soldi per pagare un complesso di professionisti.
Quando poi notiamo che un simile trattamento, per noi irriguardoso, viene riservato solo a nostri compositori, anche a quelli che hanno fatto la storia delle musica d'oggi, allora ci arrabbiamo e gridiamo allo scandalo. Perchè vi vediamo non una serenata-omaggio al festeggiato, bensì una 'serenata a dispetto', l' una e l' altra di napoletano costume.
La seconda serata è sulla carta importante, nei fatti deprimente. È occasione rara oggi un allestimento dell’opera di Sylvano Bussotti La Passion selon Sade (1965). Quello presentato al Teatro Studio dell’Auditorium è semplicemente deplorevole.
Queste tre righe tre, uscite sul Manifesto, a firma Mario Gamba, cosa avranno voluto dire? Quasi sicuramente quello che noi abbiamo anticipato in questo nostro post di alcuni giorni fa. Con buona pace di Battistelli che a Bussotti ha di fatto reso un omaggio 'a dispetto'.
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venerdì 16 gennaio 2015
Il sindaco Marino giustifica il doppio incarico di Fuortes, e, di conseguenza, potrebbe affidargliene anche altri
Sembrava quasi seccato Marino, per l'insistenza della richiesta, quando ha dovuto giustificare pubblicamente la permanenza di Fuortes all'Opera di Roma, come Sovrintendente, e a Musica per Roma come Amministratore delegato, che significa che amministra con poteri pieni due grandi istituzioni cultural musicali della Capitale. Per Marino la giustificazione è che Fuortes, in fondo in fondo, non ha che due incarichi: che cosa sono di fronte a chi ne ha 18? Il riferimento è naturalmente all'ex presidente dell'INPS, Mastrapasqua. Il quale , come sa anche Marino, una volta scoperta questa sua capillare ed invadente presenza in istituzioni di vario genere della Capitale, è stato mandato a casa. Due, voleva dire Marino, sono ancora troppo pochi per mettere in croce un buon amministratore - come lo era Mastrapasqua, evocato dal Sindaco, che invece ne amministrava ben 18.
E siccome non c'è due senza tre, vogliamo, gratuitamente, dare un suggerimento a Marino per risolvere un altro problema di governance romano, quello della Sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia, dove nelle tre votazioni, che si sono susseguite da ottobre ad oggi, non è ancora venuto fuori il nome del Presidente/Sovrintendente/Direttore artistico, in sostituzione di Cagli.
D'accordo con i l'amico Franceschini ed anche Nastasi, potrebbe mandare come commissario all'Accademia Fuortes, il miracolatore cittadino - lo fece non ricordiamo quale ministro ( forse la Melandri o Rutelli, con Berio che fu eletto Sovrintendente dopo molto tempo, perchè non era ben visto dagli Accademici, essendo già commissario).
Nel frattempo potrebbe far entrare Fuortes fra gli Accademici, pilotando la votazione per l'ammissione - non è mai successo prima d'ora? - e, una volta entrato a fra parte dell'Accademia, farlo eleggere - con le dovute pressioni ed i convincenti suggerimenti - Presidente/Sovrintendente/Direttore artistico.
Chi obietta che Fuortes non è un musicista, non sa che qualche anno fa sempre Cagli (e forse anche altri accademici, come Petracchi, Filippini che sono professori a Sermoneta) candidarono ad Accademico l'arch. Cerocchi a capo della Fondazione Caetani e Presidente del Festival Pontino di Sermoneta. Anche l'architetto non è musicista, ma poteva vantare meriti in campo musicale, come è noto.
Se a Marino gli riesce, con l'aiuto dell'amico Franceschini tale manovra, potrebbe avere Fuortes a capo delle tre grandi istituzioni romane, pagando praticamente un solo stipendio e risparmiando, di conseguenza, quasi 500.000 Euro ogni anno. E saremmo in fondo solo a tre incairichi, lontanissimi dai 18 di Mastrapasqua.
Se poi, infine vuole fare un dispetto a Paolo Baratta, presidente della Biennale - concorrente diretto con la Mostra del Cinema del Festival cinematografico romano che, ora, l'amico Francechini vuole anch'egli finanziare - che è anche presidente dell'Accademia Filarmonica, potrebbe annettere alle tre grandi istituzione una quarta, media per grandezza, qual è la Accademia Filarmonica Romana. E lì la fatica non dovrebbe essere enorme, giacchè nel consiglio direttivo siedono già D'Amico, dall'Ongaro, Carli Ballola, consiglieri di amministrazione di Santa Cecilia, ed Accademici di ambedue le istituzioni sono poi Cagli e Panni. Insomma, sulla carta sono già fuse, basta perfezionare l'annessione di diritto, con Fuortes a capo, ma senza compenso come fa da sempre Baratta, che comunque dalla Biennale di Venezia è ben pagato.
E siccome non c'è due senza tre, vogliamo, gratuitamente, dare un suggerimento a Marino per risolvere un altro problema di governance romano, quello della Sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia, dove nelle tre votazioni, che si sono susseguite da ottobre ad oggi, non è ancora venuto fuori il nome del Presidente/Sovrintendente/Direttore artistico, in sostituzione di Cagli.
D'accordo con i l'amico Franceschini ed anche Nastasi, potrebbe mandare come commissario all'Accademia Fuortes, il miracolatore cittadino - lo fece non ricordiamo quale ministro ( forse la Melandri o Rutelli, con Berio che fu eletto Sovrintendente dopo molto tempo, perchè non era ben visto dagli Accademici, essendo già commissario).
Nel frattempo potrebbe far entrare Fuortes fra gli Accademici, pilotando la votazione per l'ammissione - non è mai successo prima d'ora? - e, una volta entrato a fra parte dell'Accademia, farlo eleggere - con le dovute pressioni ed i convincenti suggerimenti - Presidente/Sovrintendente/Direttore artistico.
Chi obietta che Fuortes non è un musicista, non sa che qualche anno fa sempre Cagli (e forse anche altri accademici, come Petracchi, Filippini che sono professori a Sermoneta) candidarono ad Accademico l'arch. Cerocchi a capo della Fondazione Caetani e Presidente del Festival Pontino di Sermoneta. Anche l'architetto non è musicista, ma poteva vantare meriti in campo musicale, come è noto.
Se a Marino gli riesce, con l'aiuto dell'amico Franceschini tale manovra, potrebbe avere Fuortes a capo delle tre grandi istituzioni romane, pagando praticamente un solo stipendio e risparmiando, di conseguenza, quasi 500.000 Euro ogni anno. E saremmo in fondo solo a tre incairichi, lontanissimi dai 18 di Mastrapasqua.
Se poi, infine vuole fare un dispetto a Paolo Baratta, presidente della Biennale - concorrente diretto con la Mostra del Cinema del Festival cinematografico romano che, ora, l'amico Francechini vuole anch'egli finanziare - che è anche presidente dell'Accademia Filarmonica, potrebbe annettere alle tre grandi istituzione una quarta, media per grandezza, qual è la Accademia Filarmonica Romana. E lì la fatica non dovrebbe essere enorme, giacchè nel consiglio direttivo siedono già D'Amico, dall'Ongaro, Carli Ballola, consiglieri di amministrazione di Santa Cecilia, ed Accademici di ambedue le istituzioni sono poi Cagli e Panni. Insomma, sulla carta sono già fuse, basta perfezionare l'annessione di diritto, con Fuortes a capo, ma senza compenso come fa da sempre Baratta, che comunque dalla Biennale di Venezia è ben pagato.
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domenica 26 ottobre 2014
Tutti piangono, Santa Cecilia gode. E il satrapo Cagli che fa?
Solo Santa Cecilia, l'Accademia intendiamo, sembra avanzare gloriosa, mietendo un successo dietro l'altro, compresa l'autonomia di recente ottenuta dal Ministero assieme alla Scala, le uniche due fondazioni che se la siano assicurata e che, si spera, non restino le uniche, secondo il disegno dello 'smantellamento dell'inutile musica' che il Ministero sembra voler perseguire.
Archiviata già l'inaugurazione, con Pappano a condurre le danze, e l'Orchestra in partenza per la lunga tournée in Estremo Oriente, sembra che in Accademia ci sia aria di 'elezioni'. Per il nuovo Consiglio di amministrazione che si chiamerà Consiglio di indirizzo, da attivare entro la fine dell'anno, dal cui seno dovrebbe spuntare il nome del nuovo sovrintendete. Nuovo?
Così sembrava solo qualche mese fa quando Cagli annunciava per l'ennesima volta la sua volontà di lasciare in altre mani il timone dell'Accademia, nell'esultanza generale della ciurma che finalmente vedeva chiudersi l'era Cagli, non tutta da cancellare ma durata anche troppo.
Nel caso si fosse dimesso definitivamente, come purtroppo oggi tutti dubitano, le due mani alle quali passare il timone, lui le aveva già individuate da tempo, e nel frattempo 'incremate' ogni giorno per mostrale a tutti senza macchie ed imperfezioni, al momento in cui avrebbero preso il timone della nave accademica.
Le due mani, come tutti sanno, sarebbero quelle di Michele dall'Ongaro che, nel caso fosse eletto presidente, sempre che Cagli decida di abdicare, dovrebbe lasciare tutti i suoi numerosi incarichi, dai quali - e massimamente da essi - ha acquistato in questi anni notorietà e soprattutto potere (Orchestra RAI, RAI5, Radio 3, per citarne solo quelli di più evidente potere!).
Ma forse Cagli non ha intenzione di dimettersi; fa finta, per essere a gran voce chiamato a restare per la salvezza di Santa Cecilia- poveretta! - accordandosi con dall'Ongaro, con i rispettivi elettori, e restare sul trono, tenendo sempre al suo fianco il principe ereditario, alla cui educazione provvede di persona.
A meno che Battistelli, sconfitto nella passata tornata elettorale da Cagli, con un divario di voti enorme da colmare, non si decida a tornare nuovamente in campo, per sfidare Cagli, mettendosi d'accordo con dall'Ongaro, un tempo suo nemico ora non più, e spartirsi il potere: dall'Ongaro presidente e Battistelli vice, per poi scambiarsi i ruoli, se possibile, alla successiva elezione. Ma anche Battistelli, che, a differenza di dall'Ongaro, ha come prevalente occupazione quella del compositore, dovrebbe lasciare i suoi già numerosi incarichi: direttore dell'Orchestra della Toscana, presidenza della Barattelli-L'Aquila, consiglio di amministrazione dell'Opera di Roma ecc... con i quali esercita anch'egli il potere.
Tutto questo potrebbe accadere qualora riuscissero i dioscuri ad allearsi ai danni di Cagli. Potrebbe dall'Ongaro pugnalare alle spalle il suo padre-protettore? S'è visto di peggio, e perciò non ci sarebbe da meravigliarsi. Comunque meglio non fare, fino allo scrutinio delle elezioni, i conti senza l'oste: Cagli.
Archiviata già l'inaugurazione, con Pappano a condurre le danze, e l'Orchestra in partenza per la lunga tournée in Estremo Oriente, sembra che in Accademia ci sia aria di 'elezioni'. Per il nuovo Consiglio di amministrazione che si chiamerà Consiglio di indirizzo, da attivare entro la fine dell'anno, dal cui seno dovrebbe spuntare il nome del nuovo sovrintendete. Nuovo?
Così sembrava solo qualche mese fa quando Cagli annunciava per l'ennesima volta la sua volontà di lasciare in altre mani il timone dell'Accademia, nell'esultanza generale della ciurma che finalmente vedeva chiudersi l'era Cagli, non tutta da cancellare ma durata anche troppo.
Nel caso si fosse dimesso definitivamente, come purtroppo oggi tutti dubitano, le due mani alle quali passare il timone, lui le aveva già individuate da tempo, e nel frattempo 'incremate' ogni giorno per mostrale a tutti senza macchie ed imperfezioni, al momento in cui avrebbero preso il timone della nave accademica.
Le due mani, come tutti sanno, sarebbero quelle di Michele dall'Ongaro che, nel caso fosse eletto presidente, sempre che Cagli decida di abdicare, dovrebbe lasciare tutti i suoi numerosi incarichi, dai quali - e massimamente da essi - ha acquistato in questi anni notorietà e soprattutto potere (Orchestra RAI, RAI5, Radio 3, per citarne solo quelli di più evidente potere!).
Ma forse Cagli non ha intenzione di dimettersi; fa finta, per essere a gran voce chiamato a restare per la salvezza di Santa Cecilia- poveretta! - accordandosi con dall'Ongaro, con i rispettivi elettori, e restare sul trono, tenendo sempre al suo fianco il principe ereditario, alla cui educazione provvede di persona.
A meno che Battistelli, sconfitto nella passata tornata elettorale da Cagli, con un divario di voti enorme da colmare, non si decida a tornare nuovamente in campo, per sfidare Cagli, mettendosi d'accordo con dall'Ongaro, un tempo suo nemico ora non più, e spartirsi il potere: dall'Ongaro presidente e Battistelli vice, per poi scambiarsi i ruoli, se possibile, alla successiva elezione. Ma anche Battistelli, che, a differenza di dall'Ongaro, ha come prevalente occupazione quella del compositore, dovrebbe lasciare i suoi già numerosi incarichi: direttore dell'Orchestra della Toscana, presidenza della Barattelli-L'Aquila, consiglio di amministrazione dell'Opera di Roma ecc... con i quali esercita anch'egli il potere.
Tutto questo potrebbe accadere qualora riuscissero i dioscuri ad allearsi ai danni di Cagli. Potrebbe dall'Ongaro pugnalare alle spalle il suo padre-protettore? S'è visto di peggio, e perciò non ci sarebbe da meravigliarsi. Comunque meglio non fare, fino allo scrutinio delle elezioni, i conti senza l'oste: Cagli.
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