sabato 9 dicembre 2023

Gabbie salariali e stipendi adeguati al luogo in cui si vive, da Lega e Centrodestra. Di questo passo le retribuzioni saranno tante quante sono le province italiane ed anche di più. Viva i nazionalisti ( da IL Sole 24 Ore)

 

Lega e centrodestra, accordo su gabbie salariali: stipendi differenziati in base al costo della vita
Lega e centrodestra, accordo su gabbie salariali: stipendi differenziati in base al costo della vita© Fornito da Il Sole 24 Ore

Prima era un cavallo di battaglia solo della Lega. Ora tutta la maggioranza sembra d’accordo: le retribuzioni dei dipendenti pubblici e privati dovranno essere adeguate al luogo in cui vivono.

Questo non vuole dire toccare gli stipendi di base ma lavorare sulle voci, una sorta di modularità che si può tradurre giornalisticamente in “gabbie salariali”, anche se dai partiti di maggioranza si tiene ben a distanza questo concetto netto.

E per concretizzare l’idea, la Lega, con l’avallo di Forza Italia Fratelli d’Italia, decide di procedere su due fronti: con un ordine del giorno presentato durante la discussione che ha azzerato il salario minimo, che passa alla Camera col parere favorevole del governo, e con un disegno di legge assegnato in Commissione Lavoro del Senato il 28 novembre.

Le opposizioni, già sul piede di guerra per lo “stravolgimento” del salario minimo, accusano il centrodestra di voler tornare alle “gabbie salariali”. Una critica che la maggioranza respinge dicendo che si tratta solo di “voci” in più che si aggiungono allo stipendio che «resta uguale per tutti».

Con l’ odg di Andrea Giaccone (Lega), comunque, si dice che «ritenuto che il tema del costo della vita e delle retribuzioni adeguate è principalmente sentito nel settore del pubblico impiego, laddove lo stipendio unico nazionale può comportare disuguaglianze sociali su base territoriale, creando discriminazioni di reddito effettivo», si valuta «che sarebbe auspicabile per alcuni settori, come nel mondo della scuola, un’evoluzione della contrattazione che, da una retribuzione uguale per tutti, passi a garantire un pari potere d’acquisto per tutti, ipotizzando una base economica e giuridica uguale per tutti, cui aggiungere una quota variabile di reddito temporaneo correlato al luogo di attività».

Il Pd accusa la maggioranza di «voler dividere il Paese», mentre il M5S avverte Giorgia Meloni : «Se seguirà la Lega in questa follia ci troverà dentro e fuori il Parlamento a difesa della dignità dei docenti e dell’unità del sistema scolastico nazionale».

Ma la Lega non molla visto che il ddl, firmato dal capogruppo Massimiliano Romeo,  «per sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici e privati attraverso la previsione di trattamenti economici accessori collegati al costo della vita dei beni essenziali, così come definito dagli indici Istat, nelle aree territoriali presso cui si svolge l’ attività lavorativa, con particolare riferimento alla distinzione tra aree metropolitane urbane, suburbane, interne e di confine», è stato appena assegnato in Commissione.

Il tema è particolarmente caro alla Lega che nel 2005 ipotizzò il ripristino delle gabbie salariali per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici e nel 2009 venne riproposto dall’allora leader Umberto Bossi.

L’introduzione delle gabbie salariali arrivò con un accordo firmato il 6 dicembre 1945 tra industriali e organizzazioni dei lavoratori ma la loro prima entrata in vigore venne fissata nel 1946, prevista inizialmente solo al Nord. Dal 1954 vennero estese a tutto il Paese. Furono eliminate dal 1969: vi fu una stagione di lotta dei sindacati e dei lavoratori che le consideravano discriminatorie che portò alla loro cancellazione anche se, concretamente, lo stop completo alla loro applicazione è scattato nel 1972.

Nessun commento:

Posta un commento