Nei confronti di artisti russi, nel caso musicisti , si stanno adottando in Occidente misure simili a quelle prese cinque anni fa contro coloro che venivano accusati di molestie sulle donne - molestatori veri od anche presunti - a seguito dell'ondata del movimento #Me Too.
A difesa dei musicisti russi, ostracizzati in Occidente - l'ultimo caso riguarda un giovane pianista che avrebbe dovuto suonare a Boston - si sono ascoltate tante voci, non ultima quella di un famosissimo tenore, Kaufmann, il quale ha detto di comprendere il silenzio di musicisti russi sull'orrore della guerra e sul loro dittatore criminale, 'perchè temono ritorsioni'.
C'è anche da dire che vi sono musicisti russi che continuano a cantare o suonare nelle istituzioni occidentali: l'esempio più eclatante è quello del tenore Eyvazov, marito della colpevolmente muta Netrebko, che canta alla Scala, nella Adriana Lecouvreur, dove avrebbe dovuto cantare anche sua moglie.
La posizione delle istituzioni culturali occidentali mira a stanare e colpire i fiancheggiatori del dittatore, sulla falsariga delle sanzioni adottate contro Putin e gli oligarchi russi. Si sbaglia invece se si pensa di 'condannare' la storia e cultura russa che fa parte del patrimonio dell'umanità. E con tale storia anche tutti i cittadini russi, compresi quelli che con il dittatore assassino non hanno nulla da spartire ed anzi lo contestano ed accusano, rischiando la galera, mentre gli 'amici' del dittatore godono dei suoi 'favori' che un giorno potrebbero pagare a caro prezzo. Prendano esempio dal connazionale pianista cancellato a Boston ma che ha voluto parlare.
Ha detto il giovane pianista russo Malofeev, cancellato a Boston:" La verità è che ogni russo si sentirà in colpa per decenni a causa della decisione terribile e sanguinosa che nessuno di noi potrebbe influenzare o prevedere".
Come mai un giovane musicista, ventenne, si esprime con esemplare chiarezza, diversamente da tanti altri, da tempo in carriera che non se la sentono di criticare Putin e la sua guerra assassina, forse per difendere attuali e futuri privilegi od interessi di bottega? Forse che il giovane pianista non immagina di poter essere vittima in patria di ritorsioni? Certo che no. E' che lui comprende - a differenza di tanti suoi connazionali - che tacere oggi significa essere in qualche modo complici del criminale dittatore. Ed è convinto, a dispetto di ritorsioni possibili, che la sua carriera non può venir prima della denuncia di atti criminali anche contro civili e bambini, fra i quali l'altro ieri ce ne erano anche di ammalati, a Mariupol, nel locale ospedale bomdardato.
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