lunedì 9 marzo 2026

Cristo Salvatore, nella Chiesa di sant'Agnese sulla Nomentana a Roma, attribuito a Michelangelo ( da Il Fatto Quotidiano magazine)

 

Attribuito a Michelangelo il busto del Cristo Salvatore nella basilica di Sant’Agnese fuori le mura

Un’indagine decennale restituisce al maestro rinascimentale un’opera custodita dall’Ordine dei Canonici Lateranensi e apre nuove piste per storici dell’arte e restauratori


Uno studio durato 10 anni, tra testamenti, carteggi, diari, libri storici e 

di viaggio, inventari notarili e atti confraternali che hanno portato

 alla “riattribuzione” a Michelangelo del busto del Cristo Salvatore

conservato da secoli nella basilica di Sant’Agnese in via Nomentana 

a Roma. A condurlo

 è stata la ricercatrice Valentina Salerno che, durante una conferenza

 stampa all’interno del complesso monumentale dell’Ordine dei Canonici

 Regolari Lateranensi, ha presentato il suo studio dal titolo “Michelangelo 

gli ultimi giorni“.

“Questa ricerca l’ho iniziata sostanzialmente dimenticando Vasari –

 racconta Salerno – perché gli ultimi anni della sua vita Michelangelo li ha

 trascorsi a Roma, mentre Vasari non si trovava in città. Lo scultore 

era stato descritto come un burbero che nell’ultima fase della vita aveva

 distrutto tutto, ma in realtà si è scoperto che non era così”.

Per secoli infatti si è creduto che l’artista avesse distrutto centinaia di 

bozzetti, disegni e sculture custoditi nella sua casa, le fonti ritrovate

 invece suggeriscono il contrario: le opere non sarebbero state eliminate,

 ma messe in salvo. Secondo la ricostruzione, disegni, studi e marmi

 passarono di mano in mano all’interno di una cerchia ristretta di allievi e 

amici fidati.

“Noi speriamo che si attivi, attraverso anche questa scoperta, la ricerca 

sulla parte perduta delle ultime opere di Michelangelo – spiega 

Michele Rak, docente all’Università di Siena – noi pensiamo infatti 

che ce ne siano altre, che arricchirebbero una parte del patrimonio 

della Chiesa e di Roma”.

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