giovedì 26 marzo 2026

Giorgia Meloni studia come e con chi rimpiazzare i fuorusciti: Santanchè, Delmastro, Bartolozzi ( da Il Giornale)

 

Il governo guarda avanti. Da Zaia a Caramanna e Malagò, già partito il totonomi

Annunciate le dimissioni, è già partito il totonomi per il dopo Santanchè. Come da tradizione, le ipotesi sono scattate subito dopo la missiva d’addio ed è destinato a proseguire fino all’individuazione del successore: con ogni probabilità domani mattina, dal momento che Meloni è rientrata in serata dalla visita in Algeria e non dovrebbe presentarsi al Colle con il nome del nuovo ministro.

Tra le valutazioni in corso, secondo quanto emerge dagli ambienti di via della Scrofa, ci sarebbe l’ipotesi di un riequilibrio geografico e politico: puntare su una figura del Sud per ricostruire consenso in aree oggi più fragili, come quelle in cui ha prevalso il no alla riforma della giustizia. In alternativa, un profilo amministrativo forte e riconoscibile come quello di Luca Zaia potrebbe garantire continuità nella capacità di governo, anche se qualcuno osserva che assegnare ora una casella alla Lega rischierebbe di innescare tensioni, soprattutto con Forza Italia. Interpellato su un possibile coinvolgimento, l’ex governatore del Veneto preferisce non commentare.

Sullo sfondo, anche la figura dell'ex presidente del Coni Giovanni Malagò, ma in via della Scrofa si registra scetticismo sul suo nome per quella casella. In quota Fdi sarebbe in corsa anche Gianluca Caramanna, deputato meloniano e figura di riferimento nel settore turistico: classe 1975, nato a Flörsheim am Main, in Germania, economista del turismo e manager di lunga esperienza nel comparto alberghiero, tra cui il gruppo Hotel Domus.

Circola inoltre il nome di una donna, Elena Nembrini, attuale direttore generale dell’Enit, così come viene ipotizzato anche il profilo dell'attuale presidente Ita, Sandro Pappalardo. Ma c'è chi tira in ballo Lucio Malan, attuale presidente dei senatori di FdI, ricordando che il suo nome era circolato già in passato per una promozione in un dicastero. O, sempre in casa FdI, si parla del senatore siciliano Salvo Sallemi.

La scelta del nuovo ministro del Turismo, raccontano, non è semplice. Pesa ancora la mancata elaborazione della sconfitta dei sì al referendum. Il nodo - si osserva in ambienti parlamentari di Fdi - è quello della classe dirigente: se nei territori in cui esprimi sindaci o figure apicali finisci per perdere con margini anche superiori al 60%, significa che esiste una frattura profonda. Quella del referendum, in questa lettura, non è soltanto una sconfitta elettorale, ma il segnale di uno scollamento: proprio dove il partito dovrebbe essere più forte, perché governa e ha visibilità, si rivela invece più debole, osserva un esponente. Il fatto di aver prevalso soltanto in tre regioni rafforza ulteriormente questa interpretazione. Da qui l’idea delle “pulizie di primavera”: una cesura netta, non solo simbolica, per aprire una nuova fase.

Parte il totonomi anche per il posto lasciato da Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia con delega al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) e alla polizia penitenziaria. Al ministero gira più di un nome: il più accreditato è quello di Sara Kelany, deputata di Fratelli d'Italia, nota per le sue posizioni decise sulla sicurezza. La parlamentare, 47 anni e originaria della provincia di Latina, è avvocato e da quasi tre anni responsabile del 'dipartimento immigrazione' di FdI. Nel corso della campagna referendaria, Kelany aveva criticato quei magistrati autori di ordinanze dal "sapore fortemente ideologico" in tema di migranti. Da alcune suggestioni giornalistiche è apparso anche il nome di Annalisa Imparato, magistrata campana e front woman della propaganda del Sì, ma questa ipotesi negli uffici del ministero sembra meno realistica.

Resta l'altra partita, non meno importante. Dopo le dimissioni della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, il suo vicario Vittorio Corasaniti ne ha assunto temporaneamente le deleghe. Già giudice al tribunale di Grosseto e a quello di Avezzano, Corasaniti è stato capo segreteria di Francesco Paolo Sisto da aprile 2021 a ottobre 2022, ai tempi in cui l'attuale vice ministro - in quota Forza Italia - era sottosegretario. Con il passare delle ore però appare sempre più evidente che a sostituire Bartolozzi non sarà il suo vice: il magistrato è considerato troppo vicino a lei così come l'altra vice, Anna Chiara Fasano, più giovane. Tra i nomi più accreditati che circolano a via Arenula c'è invece quello di Antonio Mura, magistrato in pensione e attuale capo dell'ufficio legislativo del ministero. Dal 2014 al 2017 Mura ha ricoperto il ruolo di capo del dipartimento per gli affari di giustizia mentre nel 2022 è stato procuratore generale della Repubblica alla Corte d'appello di Roma. Mura è considerato a via Arenula una figura "dallo standing ministeriale alto", per qualcuno anche un papabile ministro nei prossimi anni, anche se più idoneo all'interno di un governo tecnico in quanto - almeno al momento - lontano dalle bandiere di partito. Una collocazione di Mura come capo di gabinetto porrebbe però il problema di come coprire poi il posto lasciato vuoto alla dirigenza dell'ufficio legislativo, che svolge un ruolo importante e delicato.

L'ufficializzazione dei nomi, qualsiasi essi siano, arriverà probabilmente la prossima settimana, quando dovrebbe tenersi una riunione anche con i vertici del governo, per decidere sulla ristrutturazione del ministero e sulla linea da portare avanti per i temi che lo riguarderanno fino al termine della legislatura. All'orizzonte c'è l'idea di puntare a piccole riforme che portino ad un efficientamento del sistema Giustizia.

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