lunedì 30 marzo 2026

Mosca si è impantanata in Ucraina ( da Italia Oggi, di Tommaso A. De Filippo)

 

Mosca si è impantanata in Ucraina

La Russia non ha acquisito alcun vantaggio considerevole sul campo di battaglia in Ucraina e neanche sembra rafforzarsi grazie all’instabilità figlia delle crisi geopolitiche in più aree del globo. Piuttosto, lo scenario al fronte è attualmente favorevole per gli ucraini, complice l’impossibilità per i soldati russi di accedere ai satelliti Starlink, appartenenti ad Elon Musk che da inizio febbraio ha loro bloccato l’accesso.

Il ruolo decisivo dell'Europa nel sostegno a Kyiv

Un fattore impattante sulle operazioni militari, tale da compromettere per Mosca la difesa delle pur esigue conquiste ottenute in 4 anni di guerra: si è registrata la perdita, solo in poche settimane, di circa 500 chilometri quadrati di territorio occupato in favore di Kyiv. Eppure, il disimpegno politico e militare statunitense dall’Europa, insieme alla guerra mediorientale iniziata il 28 febbraio, avrebbe dovuto rappresentare un vantaggio strategico per la Russia: al momento della rielezione di Donald Trump, le leadership del Vecchio Continente apparivano angosciate all’idea di subire un repentino abbandono dal loro storico alleato, come incapaci di fronteggiare le conseguenze di simile eventualità.

I paesi europei hanno saputo reagire compattandosi proprio attorno alla necessità di proseguire il sostegno militare, economico e politico verso la resistenza di Kyiv. Secondo le stime, il quantitativo di armamenti trasferito dall’Occidente in Ucraina dal 20 gennaio 2025 (giorno del reinsediamento di Trump alla Casa Bianca) ad oggi non è inferiore rispetto alla media annuale registrata dal febbraio 2022 a seguire. Tuttavia, nell’ultimo anno i primi fornitori non son stati gli americani, bensì gli europei: dopo il ritorno di Trump, hanno accresciuto il sostegno all’Ucraina di circa il 70 percento per quanto concerne gli aiuti militari, del 60 percento per quelli umanitari e finanziari, se si rapportano le statistiche alla finestra temporale tra il 2022 ed il 2024.

Il fallimento della strategia diplomatica di Putin

Al contempo, le sanzioni alla Russia restano in vigore ed è proprio l’Europa ad interpretare un ruolo di fermezza verso l’amministrazione statunitense per mantenere irremovibile la pressione diplomatica ed economica su Mosca. Per Vladimir Putin, si tratta di un fallimento strategico: sperava che il disimpegno americano disunisse l’Europa e la rendesse ancor più vulnerabile dinanzi alle sue minacce.

Al contrario, quest’ultima si è compattata ed ha incrementato il proprio senso di timore ed avversione nei confronti della Russia, ritenuta una minaccia securitaria da contrastare con ancor più determinazione in virtù del cambio di paradigma politico degli Usa. Pure la guerra in Medio Oriente, nonostante abbia determinato la momentanea sospensione delle sanzioni sulla vendita di petrolio russo da parte americana, non rafforza decisivamente Mosca: l’Iran è il suo principale alleato, fornitore di armamenti quali missili, droni suicidi e componenti tecnologiche fondamentali per proseguire la guerra in Ucraina.

Tuttavia, dinanzi agli attacchi che subisce da Usa ed Israele, la Russia non riesce a difenderlo: né la sua assistenza militare e di intelligence consente a Teheran di competere con gli eserciti nemici, né la propria mediazione diplomatica impone a Washington e Gerusalemme di interrompere le ostilità. Inoltre, i paesi arabi, con cui la Russia ha provato a rafforzare i legami diplomatici e finanziari negli ultimi anni, non si rivolgono a Putin per cercare sostegno ed attutire le conseguenze del conflitto che si ripercuotono sulla loro sicurezza ed economia. L’immagine della Russia quale impero temibile è compromessa dalla sua incapacità di ampliare la sfera di influenza per via militare pure agli Stati storicamente parte dell’Unione Sovietica, nonostante l’esistenza di condizioni favorevoli. Trattasi di aspetti da analizzare che indeboliscono l’efficacia della propaganda del Cremlino, incentrata sulla descrizione di Mosca quale superpotenza a cui ogni nemico sarebbe destinato a soccombere.

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