venerdì 20 marzo 2026

Fatti di musica. Putin, la Russia, i Russi di ieri e di oggi, la Biennale di Venezia

 Della Russia di Putin si parla ormai da anni, da quattro almeno, in maniera molto più circostanziata di sempre, da quando cioè ha messo le mani, despota assassino, sull'Ucraina, rivendicane l'annessione, come si fa in uno dei tanti giochetti infantili, tipo 'rubamazzetti', senza averne diritto alcuno. 

E se ne parla  abbastanza spesso, oltre che quotidianamente per le distruzioni di persone e cose, anche nel mondo della musica e della cultura in genere, accomunando il suo disgraziato nome a quelli di tanti che ieri ed oggi nei vari campi hanno costituito e costituiscono ancora il vanto e la storia di quel grande paese.

 Da quando ha invaso l'Ucraina, l'Occidente ha fatto muto contro di lui e contro tutti quelli e tutto ciò che a lui è più legato,  condannando la politica di aggressione senza sconti.

 I casi di Gergiev, Netrebko, Zhakarova - per citarne i più noti di artisti fiancheggiatori, sostenitori e cantori della sua politica dispotica ed aggressiva - hanno fatto scuola: da subito l'Occidente si è coalizzato, bandendoli da tutti i paesi, cancellandoli da tutte le istituzioni in cui già figuravano ingaggiati.

 Questi artisti - ma vi sono anche altri casi - non si sono mai dissociati dalla politica del loro  dittatore, anzi ... e dunque, si sono da soli messi fuori dal mondo, perchè un artista non può dirigere Beethoven e poi partecipare alla festa putiniana  per l'occupazione violenta dell'Ucraina. Se hanno preferito i favori del despota ( Gergiev ne è l'esempio più lampante, con la sua sua corte a San Pietroburgo), che se ne stiano a casa loro, perchè in Occidente non li VOGLIAMO. Dico: vogliamo, perchè sulla loro ostracizzazione siamo d'accordissimo. Si può campare anche senza Gergiev & C., per non rinunciare ai valori della civiltà occidentale. 

Il caso della Netrebko è leggermente diverso, ma non tanto, a lei si è perdonato molto e troppo in fretta, nonostante il suo pentimento nei confronti della stima per Putin, sia stato tardivo e non così evidente.

Il caso del professore italiano, studioso della cultura e letteratura russa,  cui è stato impedito di tenere un corso all'Università di Milano, rappresenta invece esattamente ciò che non andava fatto e che non si deve mai fare: confondere la storia e la cultura con un despota  la cui politica sanguinaria va condannata sempre.

 Non vorremmo si ripeta - come temiamo - la stessa storia che, in Israele, ad esempio, si è fatto per decenni con la musica di Wagner, che con il nazismo non ha nulla da spartire, nonostante i tentativi orrendi di cooptarlo da parte di quel regime.

Dovrebbero agire contro di lui, Putin, anche i suoi concittadini/sudditi, che, in ogni modo, per la propaganda governativa e per essere tenuti all'oscuro di  tante cose, continuano ad assecondarlo, quando avrebbero tutti gli elementi per deporlo/cacciarlo con una rivolta di popolo, e bene farebbero; e quando lo faranno sarà sempre tardi.

 Nelle ultime settimane la disputa è ripresa a proposito della Biennale di Venezia, dopo che la Russia, proprietaria del padiglione dedicatole, ha deciso di riaprilo. La decisione appena resa nota ha creato scompiglio nel governo ( Giuli, ministro, contro Buttafuoco, presidente) ed anche fra le forze politiche, quelle che a giorni alterni sono pro o contro Putin.

 La riapertura del padiglione, dopo quattro anni di chiusura, 'per inciviltà', è decisione che attiene al governo russo, e che non può essere indipendente da chi lo allestirà. Certamente quel dittatore di Putin non vorrà metterci dentro artisti che  lo vorrebbero sul patibolo; mica fesso!; e allora, sebbene sia proprietà di quel paese che quindi, di per sè, potrebbe aprirlo e chiuderlo quando vuole, fregandosene delle proteste pro o contro tale decisione, il padiglione deve restare chiuso.

 L'escamotage di metterci dentro artisti di altri paesi (naturalmente non nemici del dittatore) non può far cambiare l'opinione che Putin lo utilizzi per propaganda.

 Ritirare, in questo caso fuori, la convinzione che l'arte non si mischia né si sporca con la politica, è davvero insostenibile. Né si può pensare che Putin si faccia da solo guerra, mandando a Venezia  la schiera dei suoi oppositori che tiene ben protetti nelle carceri più dure del suo grande paese.

 Si sbarri l'ingresso del Padiglione Russia, con un cartello ben evidente sul quale tutti possono convenire: Chiuso per attacco alla civiltà e all'arte.


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