Roma, 20 marzo 2026 - Quando Donald Trump iniziò a pensare alla Groenlandia, durante suo primo mandato nel 2019, e la descriveva come “un grande affare immobiliare”, una meravigliata Copenaghen storceva il naso. Ma quando in campagna elettorale nel 2024 tornò a puntare l’isola danese, aveva alzato il tiro: gli serviva per la sicurezza e l’avrebbe acquistata o conquistata. A quel punto il governo danese si allarmò un po’, e ancor prima della sua rielezione, svela l’emittente danese DR, aveva cercato conforto in Parigi e Berlino.
Copenaghen voleva evitare lo scontro, politico e militare, con l’alleato Usa, ma non era disposta a rinunciare alla sua sovranità sull’isola, quindi più Trump faceva pressioni, o minacciava, più l’unica soluzione era il sostegno degli altri Paesi nordici ed europei. Però Trump sembrava sordo ai vari appelli alla ragione: non può prendere con la forza un’isola di un suo alleato. In tutto ciò comunque il governo danese rimase a un livello di allerta intermedio, stupito che gli americani volessero veramente la Groenlandia, anche con la forza, e certo che non sarebbe mai successo.
Ma la sera del 3 gennaio 2026 tutto cambiò e l’allerta danese schizzò ai massimi livelli: gli Stati Uniti avevano attaccato il Venezuela ed erano andati a prendersi il presidente Maduro con un’operazione militare.
Come se non bastasse, ad aumentare la preoccupazione danese il giorno successivo Trump dichiarò nuovamente che gli Stati Uniti avevano "assolutamente bisogno" dell’isola artica. Gli rispose il premier danese, Mette Frederiksen, facendo presente al tycoon che un attacco statunitense contro un alleato della Nato avrebbe significato la fine dell'alleanza militare a un livello più ampio di Paesi.
A quel punto tutto era possibile, ha dichiarato una fonte della sicurezza danese a DR, e il governo ha subito accelerato il dispiegamento di uomini in Groenlandia. Nonostante si volesse evitare un'escalation con gli Stati Uniti, Copenaghen non intendeva rimanere inerte in caso di attacco americano, come fece coi nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, e questa volta prese sul serio le minacce di attacco.
La Danimarca si attivò e in breve, concordò con gli alleati l’invio di un contingente di avanscoperta di soldati danesi, francesi, tedeschi, norvegesi e svedesi il 15 gennaio. Pochi uomini inviati dai Paesi amici, non una vera forza di opposizione, ma uno scudo di soldati “con il numero maggiore di bandiere diverse sulle spalle per aumentare il costo politico degli Stati Uniti in caso di azioni ostilità. ", ha spiegato una fonte a Dr.
Subito dopo però è arrivata una forza d’élite danese pronta a tutto. L’operazione fu presentata come un’esercitazione europea dal nome “Arctic Endurance”, guidata dalla Danimarca e con la partecipazione da paesi NATO, tra cui Francia, Germania, Norvegia e Svezia. Lo scopo dichiarato era garantire una presenza militare continua per scoraggiare le pretese di Trump. Ma non era chiaro fino a che punto gli alleati fossero disposti a imbracciare il fucile contro gli americani, certezza che Copenaghen non ebbe mai.
Invece i reparti speciali danesi inviati lo avrebbero fatto, fa sapere una fonte, avevano ricevuto l’ordine di ingaggio in caso di invasione e avrebbero fatto fuoco, senza “nessun tentativo di allentare la tensione”, come da comando.
La forza da combattimento inviata comprendeva reparti d'élite come la Pattuglia Sirius, specializzata ad agire tra i ghiacci, e le Artic Special Force, tra cui gli ARC SPEC. Ad accompagnarla anche aerei da combattimento danesi e una nave da guerra francese. Questi commando sarebbero stati equipaggiati esplosivi per distruggere le piste di atterraggio della capitale Nuuk e a Kangerlussuaq, una piccola città a nord della capitale, in modo da impedire l'atterraggio di aerei statunitensi.
A svelare che la missione non era solo di partecipare a una innocua esercitazione sarebbe stato il particolare che i militari portarono con anche sacche di sangue danesi per curare i feriti in caso di battaglia, ha sottolineato una fonte.
Una tensione che però, secondo le fonti di Dr, è solo sopita e può tornare perché Trump resterà in carica ancora tre anni e chi può dire se ha veramente rinunciato alla Groenlandia, o se sta solo aspettando un momento più favorevole:



Nessun commento:
Posta un commento