Sono ore delicate a Palazzo Chigi. Dopo le dimissioni di Daniela Santanchè, Giorgia Meloni ha assunto ad interim la guida del Ministero del Turismo. Il decreto è già stato firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo un colloquio telefonico con la premier, che salirà al Quirinale quando avrà individuato il nome a cui affidare il dicastero.
Ma le valutazioni in corso non riguardano solo la sostituzione di Santanchè. Sul tavolo ci sono anche gli equilibri generali del governo, alla luce delle conseguenze politiche del referendum sulla giustizia, che ha aperto nuove fibrillazioni nella maggioranza e anche all’interno di Fratelli d’Italia, finora considerato un partito compatto. A questo si aggiunge lo scossone interno a Forza Italia, con la sostituzione del capogruppo al Senato.
Le riflessioni a Palazzo Chigi
Chi ha parlato con la presidente del Consiglio la descrive come “carica e determinata”, ma al tempo stesso impegnata a valutare ogni possibile scenario. Tra i ministri, secondo quanto filtra, circolerebbe anche la suggestione di “ribaltare il tavolo” e andare verso il voto anticipato.
Dopo aver ottenuto le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, per Meloni non sarebbe stato semplice convincere Santanchè a fare un passo indietro. Un confronto nel quale, secondo indiscrezioni, non sarebbero mancate divergenze anche con il presidente del Senato Ignazio La Russa.
Archiviata la fase dello scontro, ora da Palazzo Chigi arrivano i ringraziamenti all’ex ministra: “Ha lavorato con grande dedizione e ha assicurato il proprio contributo alla ripresa e al rilancio del turismo italiano”, viene sottolineato, con l’impegno del governo a continuare a sostenere e valorizzare un settore strategico per l’economia nazionale.
La scelta del nuovo ministro
Secondo quanto si apprende, Meloni avrebbe preferito evitare l’interim, ma sarebbe stata indotta ad assumerlo dopo il confronto con Mattarella. L’obiettivo sarebbe comunque quello di mantenerlo solo per un periodo limitato. Al capo dello Stato la premier avrebbe chiesto qualche giorno di tempo per valutare le possibili candidature.
Una novità potrebbe arrivare già domenica, al rientro dal Cpac, la convention dei conservatori americani, di Gianluca Caramanna, deputato e responsabile Turismo di Fratelli d’Italia, considerato vicino a Santanchè. La sua eventuale nomina resta tra le ipotesi in campo, anche se – spiegano fonti parlamentari – inciderebbe su equilibri interni delicati nel partito.
Tra i nomi che circolano c’è anche quello di un tecnico d’area, come la presidente dell’Enit Alessandra Priante. In calo, invece, le quotazioni di Giovanni Malagò.
I nodi politici dopo il referendum
E' atteso il primo Consiglio dei ministri dopo il referendum, ma per ora non è previsto alcun vertice dei leader di maggioranza. “Non bisogna mai fare incontri in momenti come questo”, osserva un esponente del centrodestra.
I dossier da affrontare sono diversi, a partire dalla legge elettorale. Dentro il governo si ragiona sul fatto che, anche per le perplessità della Lega, modificarla senza un’intesa con il Partito democratico sarebbe molto difficile. In questo quadro, viene considerato impraticabile procedere a colpi di maggioranza.
L’ipotesi del voto anticipato
Ai piani alti dell’esecutivo non vengono nascoste le insidie dei prossimi mesi. Meloni continua a indicare come obiettivo quello di arrivare a fine legislatura, puntando a fare di questo esecutivo il governo più longevo della storia repubblicana. Allo stesso tempo, però, la premier non intende farsi logorare.
Nei sondaggi successivi al referendum Fratelli d’Italia si mantiene tra il 28 e il 29 per cento, ma il centrosinistra, complessivamente, supera il centrodestra (con Futuro nazionale che mette sul piatto il suo potenziale 3% abbondante a discapito del centrodestra). Da qui il ragionamento che circola nella maggioranza: un’accelerazione verso il voto potrebbe lasciare meno tempo al campo largo per organizzarsi.
Secondo quanto emerge, sugli scenari possibili ci sarebbero stati anche alcuni confronti a livello istituzionale. In generale, il Quirinale ha sempre mostrato freddezza davanti all’ipotesi di una chiusura anticipata della legislatura. Eppure, nelle riflessioni di queste ore, si fa strada anche l’idea di una possibile finestra elettorale compresa tra giugno e ottobre.
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