Andrea Dalmastro Delle Vedove si dimette da sottosegretario alla Giustizia. "Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell'interesse della Nazione, ancor prima che per l'affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio", ha dichiarato in una nota Andrea Delmastro Delle Vedove.
Su Delmastro pesa la vicenda della sua partecipazione nella gestione di un ristorante, le "Bisteccherie d'Italia" in via Tuscolana a Roma, intestata a Miriam Caroccia, diciannovenne figlia di Mauro Caroccia. Quest'ultimo in particolare, condannato a quattro anni di reclusione per intestazione fittizia di beni, sarebbe legato al clan della camorra romana di Michele Senese. Delmastro deteneva il 25 per cento delle quote, e le ha poi vendute nelle scorse settimane. La procura di Roma ha iscritto sia Miriam che Mauro Caroccia, figlia e padre, nel fascicolo per intestazione fittizia con al centro i soldi usati per acquistare le quote.
Il referendum per il no
Sulle sue dimissioni avrebbero influito le pressioni politiche per il "peso" che la sua vicenda avrebbe avuto sul "no" al referendum sulla giustizia, gli approfondimenti da parte della Commissione antimafia e le notizie di stampa sui presunti pagamenti in denaro delle quote del locale.
La cena nel locale romano
Dalle opposizioni è arrivata anche la richiesta formale di accesso agli atti, per chiarire se siano stati usati soldi pubblici per una cena nel locale in cui, oltre a Delmastro, che ha la delega al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, era presente la capa di Gabinetto del Guardasigilli Giusi Bartolozzi. Oltre a Delmastro, avevano quote nel locale Elena Chiorino, la vicepresidente del Piemonte (5%) il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà (5%) e Cristiano Franceschini, assessore a Biella (5%), l’impiegata Donatella Pelle (10%). Nei scorsi giorni sono circolate sui giornali le foto in cui Delmastro era abbracciato a Caroccia padre.
Si dimette anche la Bartolozzi
Secondo quanto risulta all’agenzia Italpress Giusi Bartolozzi ha rassegnato le dimissioni dalla carica di capo di gabinetto del ministero della Giustizia, che ricopriva dal 19 marzo 2024.
Nata a Gela (Caltanissetta), si è laureata in giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma, nel 1996 diventa avvocata presso il Foro di Roma. Entrata in magistratura nel 1999, dal 2002 ha esercitato la professione di giudice al tribunale di Gela, e dal 2009 al tribunale di Palermo. Dal 2013 è alla Corte d'appello di Roma, funzione a cui affianca anche quella di giudice presso la Commissione tributaria provinciale.
Alle elezioni politiche del 2018 viene candidata alla Camera dei deputati, come capolista di Forza Italia nel collegio plurinominale Sicilia 1 - 03 (dopo che venne presentata a Silvio Berlusconi dal coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia Gianfranco Miccichè), risultando eletta deputata e mettendosi in aspettativa dalla magistratura.
Il 27 luglio 2021 annuncia il suo voto contrario a un emendamento di Forza Italia sulla riforma del processo penale in discussione alla Camera. Successivamente inizia a criticare duramente il governo Draghi, nello specifico sulla riforma della ministra della giustizia Marta Cartabia, avvicinandosi ad alcuni esponenti di Fratelli d’Italia (FdI), tra cui Andrea Delmastro Delle Vedove, con cui cominciò a costruire un rapporto che sarebbe poi diventato solidissimo.
Alle elezioni anticipate del 2022 non si ricandida al Parlamento. Successivamente resta fuori ruolo dalla magistratura, in quanto nominata, grazie alle relazioni con FdI, vice-capo di gabinetto del ministero della giustizia guidato da Carlo Nordio.
Il 19 marzo 2024, con le dimissioni di Rizzo da capo di gabinetto, venne promossa da Nordio in tale incarico. A ridosso del referendum le polemiche per una frase sulla magistratura definita "plotone di esecuzione" in una trasmissione televisiva. Dopo aver spiegato il senso delle sue parole, il ministro della Giustizia Carlo Nordio era intervenuto in sua difesa. "No, non deve dimettersi".
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