Pizzaballa tra kefiah e parole al veleno sulla guerra. Ogni pretesto è buono per delegittimare Israele

«Ci sono stati dei fraintendimenti con Israele, non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto. Non è mai successo, dispiace che questo sia accaduto». Così il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha ritenuto di chiudere l’incidente con la polizia israeliana in seguito al suo tentativo di tenere una messa alla Basilica del Santo Sepolcro nonostante la proibizione di tali cerimonie per tutte le religioni (e oltre ad esse, delle lezioni in scuole e università, delle manifestazioni politiche e sportive, delle partenze di aerei con più di cinquanta persone, insomma di qualunque evento con gruppi che potrebbero subire una strage per i missili dell’Iran, in particolare in luoghi privi di rifugi fortificati, com’è certamente la Basilica).
«Fraintendimenti»? Il cardinale sapeva benissimo, come chiunque a Gerusalemme, che la moschea di Al-Aqsa alla fine del Ramadan e il Muro del Pianto alla vigilia della Pasqua ebraica sono rimasti deserti in seguito a questa disposizione di sicurezza. E se non l’avesse saputo, gli bastava ascoltare le motivazioni del divieto che gli sono state notificate dalle Forze dell’ordine. «Fraintendimenti»? Com’è che allora non ha chiesto chiarimenti alle autorità israeliane prima di definire, con un comunicato che ha avuto echi in tutto il mondo, «di gravità inaudita» e «violazione della libertà di culto» la proibizione, sostenendo che era la prima volta «da secoli» che alla Chiesa cattolica veniva impedito di celebrare la Messa nella Basilica?
Purtroppo, più che un fraintendimento bisogna pensare a una politica precisa, quella di attaccare Israele con qualunque pretesto per delegittimare la sua autodifesa. Bisogna qui rievocare l’immagine di Pizzaballa con la kefiah palestinese, simbolo della guerra contro Israele, esibita sopra la tonaca cardinalizia per la celebrazione del Natale 2023, appena due mesi dopo il 7 ottobre e poi altre volte, in visita a Gaza e a Betlemme nel 2025: uno schieramento preciso. O le sue dichiarazioni: la politica israeliana a Gaza è «moralmente ingiustificabile», «inaccettabile»; la sua risposta «sproporzionata» provoca un «disastro umanitario» e una «devastazione umana». Dichiarazioni ripetute spesso in tutte le possibili varianti. In particolare, il cardinale si è speso per accreditare come volontario il tiro di artiglieria che ha provocato 3 morti nel cortile della chiesa della Sacra Famiglia a Gaza a luglio 2025, definito un disgraziato errore di tiro dalle autorità israeliane: «Le IDF dicono di aver sparato per errore, ha dichiarato il cardinale, ma non ne siamo sicuri».
Insomma, il tentativo di mettere in cattiva luce Israele è chiaro, anche se spesso Pizzaballa rivendica con gli interlocutori ebrei di essere amico del loro popolo: vi è una campagna continua di cui lo scandalo montato sul Santo Sepolcro è l’ultimo episodio. Il dubbio è solo se sia una posizione personale del Patriarca o se essa esprima soprattutto la tradizionale diffidenza del Vaticano per lo Stato di Israele.

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