Festival della Valle d’Itria, il Mediterraneo tra attualità e mito sarà al centro del cartellone
La musica come strumento di riflessione sul presente nel programma disegnato dalla compositrice Silvia Colasanti: presentata al Piccolo teatro di Milano la 52esima edizione, dal 14 luglio al 2 agosto a Martina Franca
Nell’anno in cui Taranto accoglie i Giochi, il Mediterraneo - culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie - diventa il tema del 52esimo festival della Valle d’Itria, a Martina Franca dal 14 luglio al 2 agosto. Qui da due anni la mission della compositrice Silvia Colasanti è fare della musica uno strumento di riflessione sul presente. Una mission delicata, se coniugata con la storia e l’identità di un festival che ha radici antiche. Ma intanto una missione già riuscita (incoraggianti i dati della biglietteria online, aperta un mese fa), con un festival che ancora una volta non ha paura di portare a un pubblico estivo tanta musica di autori europei del ventesimo e ventunesimo secolo, compresi molti italiani. La cornice inviolabile è iscritta negli obiettivi storici del Valle d’Itria: il rispetto dei compositori e la ricerca di prime assolute.
«Con la sua sensibilità Silvia Colasanti firma un festival legato alla sua storia, colto e dotato di visione e spirito internazionale, ma anche un festival inclusivo e attuale, profondamente permeato nel tessuto sociale che lo ospita» precisa il presidente Michele Punzi nella tradizionale conferenza stampa milanese al Piccolo. Il dittico novecentesco Pulcinella di Igor Stravinskij / La favola di Orfeo di Alfredo Casella, che il 14 luglio apre il festival, affronta quell’idea del mito («come radice e specchio della nostra identità», sottolinea Colasanti) che è una delle tante sfaccettature del macrotema di quest’anno. A un altro mito, delle Amazzoni, guarda l’opera barocca della prossima edizione, Il schiavo di sua moglie di Francesco Provenzale, operazione che si inserisce nella tradizione e negli obiettivi storici del Festival.
La cura musicale e scientifica è affidata ad Antonio Florio, da quarant’anni specialista dello stesso Provenzale, «il più importante musicista napoletano del Seicento» commenta Colasanti. Nel cast i giovani dell’accademia “Celletti” del belcanto. A dispetto della celebrità del titolo, sa anch’essa di scoperta la Carmen diretta da Fabio Luisi, direttore musicale del festival, che a Martina si confronta per la prima volta col capolavoro di Bizet, in una versione mai rappresentata finora e riproposta solo in Europa da René Jacobs in forma semiscenica nel 2024 (regia di Denis Krief).
«La partitura che sarà eseguita – spiega la direttrice artistica - è quella originariamente predisposta dal compositore, prima che i dirigenti dell’Opéra Comique di Parigi chiedessero importanti cambiamenti. Cambiamenti che Bizet, per rispettare i tempi imposti dal suo contratto, ha dovuto consegnare, anche se in molti casi avrebbe preferito la sua originaria versione». Il quarto titolo è Vennero da ogni dove. Narrar cantando umanità in cammino di e con Marco Baliani, e con la voce di Vincenzo Capezzuto, «un intreccio di musica, canti e racconti intorno al tema del viaggio per mare, viaggio che a volte è transito, altre volte fuga, altre volte ancora disperato tentativo di approdo» (Colasanti). Per le opere torna quest’anno al Valle d’Itria l’Orchestra del Teatro Petruzzelli, mentre il tradizionale concerto sinfonico vede ancora una volta protagonista i giovani dell’Accademia della Scala di Milano. Tema dei concerti è sempre l’immaginario dell’antico nel Novecento, con quell’idea di mito e di Mediterraneo che caratterizza la 52esima edizione.
A leggere i programmi sono ricorrenti i nomi di Igor Stravinskij e Alfredo Casella, in relazione ad autori loro coevi (per esempio Mario Castelnuovo-Tedesco del quale la violinista Francesca Dego esegue il Concerto “I profeti”), con un pensiero per Kurtág nel centenario della nascita. Nel fitto paesaggio sonoro anche il giovane compositore spagnolo Jorge Coll Navarro, autore della commissione del festival, Lamento del mare, per ricordare, conclude Silvia Colasanti, «che oggi il Mediterraneo è anche il luogo in cui si intrecciano storie e destini spesso drammatici.» Info festivaldellavalleditria.it.

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