venerdì 13 maggio 2022

Nella 'Noia della Musica' di Corrado Augias, Aurelio Canonici ha bisogno a sua volta di un tutor

 Aurelio Canonici e Speranza Scappucci - come sanno ormai coloro che seguono la trasmissione del maestro Augias su Rai Tre - sono i suoi due tutor, che si alternano nel ruolo di cani da guardia ad Augias per non fargli dire strafalcioni, visto che - come abbiamo già tante volte detto e ridetto - lui è avulso dalla musica, anche se ogni volta si fa riprendere che ascolta la musica seguendo l'esecuzione sulla partitura, per finta. 

Non avere nulla da spartire con una materia non può costituire certamente una colpa per nessuno. Semmai la colpa maggiore ce l'ha chi lo ha chiamato a far finta di capirci qualcosa. Il maestro Augias ha, invece una colpa  minore: quella di chi crede di poterla dare a bere e farla franca, con i suoi modi garbati, la chiacchiera e il 'brand' che rappresenta, altrimenti non starebbe ogni giorno per qualche ragione a Rai Tre, a chi di musica qualcosa sa o ha già imparato.

 Dopo Rossini, Beethoven, Puccini, ieri sera toccava a Vivaldi. E' chiaro che non tornerà  su uno stesso autore, nel corso accelerato serale di  musica, perché in ogni puntata sembra giocarsi tutte le carte che ha in mano, relativamente a questo o quell'autore. Che sono poi quelle della vita, meglio se sregolata,  piuttosto che delle opere e della musica vera e propria - che dovrebbe essere il principale scopo di un corso come il suo.

 Augias bada al contorno, al salotto. Ci bada troppo. Ad esempio cambia l'abito quando dalla chiacchierata con Canonici o Scappucci passa ad ascoltare la musica eseguita nella sala accanto. Uno si chiede. ma dove si è cambiato? Come ha fatto a cambiarsi in un attimo? Ma non era meglio restare con gli stessi abiti 'da lavoro' di qualche minuto prima, per non farsi dire che la musica, il suo ascolto nelle sale da concerto, ubbidisce a certi  rituali e cliché antiquati ed escludenti e richiede l'abito da sera?

 Poi, ieri abbiamo notato, solo perchè Augias vi ha insistito,  che il maestro usa le stesse esclamazioni che di mattina si ascoltano dalla massaia che ci fa entrare, dalla tv, nella sua cucina, a mezzogiorno. "Che meraviglia!", ha ripetuto più volte il maestro, proprio come  'Anto' per gli amici, Antonella (Clerici) per tutti - che lo ripete ogni volta che osserva una pietanza impiattata.

 E adesso verniamo al tutor Canonici. Il maestro, dopo avergli detto che trova simpatico che un abate, Vivaldi, scriva oltre che musica religiosa,  anche musica per il concerto e il teatro, gli chiede se fra la produzione religiosa e quella profana di Vivaldi - ma il discorso potrebbe estendersi a molti musicisti del Settecento - c'è qualche considerevole distinzione stilistica.

Canonici forse per accontentare il maestro gli ha detto di sì. Mentre è vero il contrario.

 Basta un solo esempio. Monteverdi, che addirittura precede di quasi un secolo Vivaldi - il quale nasce dopo che il divino Claudio, attivo anch'egli a Venezia, è morto da alcuni decenni - trasporta, senza 'pudore' diremmo noi, l'introduzione strumentale  dell'Orfeo - rappresentata a Mantova nel 1607 - nei suoi celebri 'Vespri' del 1610, che sono musica addirittura 'liturgica'. Per dire che differenza sostanziale non  c'era, nella scrittura e nello stile, fra la musica profana e quella sacra, e che forse la seconda si distingueva  dalla prima quasi esclusivamente per la presenza del testo 'sacro'. 

 Poi ha aggiunto, a proposito degli 'ospedali' veneziani - veri e propri orfanotrofi femminili, alla stregua dei 'conservatori' napoletani per  trovatelli ed orfani maschili nei quali la musica era strumento di educazione ed anche mezzo di sussistenza - ha aggiunto che Vivaldi aveva un bel vantaggio su tanti altri a poter usufruire di un complesso quale era quello delle 'putte' della Pietà? 

 Quello stesso vantaggio  lo avevano, prima e dopo Vivaldi, anche altri musicisti che hanno lavorato alla 'Pietà' veneziana' o nei 'Conservatori' napoletani, in veste di compositori e 'maestri di cappella'. 

Comunque poi, alla fine, la lezione di musica del maestro Augias si riduce  a qualche minuto dei 25 concessigli ogni volta e che lui così distribuisce in ogni puntata: qualche chiacchiera anche superficiale all'inizio con gli strumentisti della Rai;  segue la lezione vera e propria impartita dai tutor - che comunque fa spesso meravigliare il maestro per cose che al neofita che guarda la sua trasmissione non interessano, perchè incomprensibili (cadenza d'inganno, corona con il punto ecc...) - e che dura pochi minuti anch'essa; la solita scarica di immagini ripresa da qualche film o sceneggiato delle teche Rai sui musicisti, che occupa buona parte della lezione, e poi l'esecuzione vera e propria, al di sotto dei cinque minuti cinque. 

Infine la 'morale' che ieri era sui sonetti che accompagnano le 'stagioni' vivaldiane che egli, da fine uomo di cultura, condanna mettendoli a confronto con  analoghi, per argomento, ma sublimi versi del Leopardi.

 Naturalmente, nel caso delle Stagioni, non è mancato qualche accenno, sempre superficiale, alla musica cosiddetta  'descrittiva', nella quale il maestro Augias ha voluto includere, impropriamente, anche la cosiddetta 'Pastorale' di Beethoven ed altro con più evidente pertinenza.

                                               *****

Il responso dell'Auditel: 

La Gioia della Musica ha raccolto ieri sera. giovedì 12, calando di un pò, 975.000 spettatori (5.2%);mentre Un Posto al Sole, che segue immediatamente, ha manetnuto la sua posizione, anzi l'ha incrementata: 1.506.000 spettatori (7.4%).

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