mercoledì 9 aprile 2014

Giornali,dischi,foto in mostra per Arturo Benedetti Michalengeli.Alla Nazionale di Roma

Premettiamo per dovere di cronaca che la mostra non l’abbiamo vista. Abbiamo invece letto e riletto il catalogo della mostra ospitata  nella Biblioteca Nazionale di Roma, ed aperta fino a tutto maggio, nel quale i materiali esposti – poveri! – sono illustrati uno per uno.
 Si tratta di articoli di giornali, quasi tutti provinciali ( ‘Il popolo di Brescia’ ‘Il Giornale di Brescia’, ‘Brescia Oggi’ più di tutti), reperiti a seguito di lunga (?) ricerca nei giacimenti della Nazionale romana. Ne valeva la pena?  I curatori sanno che esistono anche riviste di musica, le cui collezioni sicuramente sono anche alla Nazionale? Oltre questi giornali,  c’è qualche libro per il quale è stato richiesto il prestito a collezioni private, il che dovrebbe deporre della difficile reperibilità degli stessi volumi. E, invece , non è così. ‘Il pianoforte’ di Alfredo Casella, volume più volte ripubblicato,  vi è esposto solo perché  vi si legge – ed è l’unica citazione - che in Italia ci sono pianisti  molto bravi…fra i quali Michelangeli. Mentre invece non viene citato né mostrato ‘Crepuscolo del pianoforte’, un famoso libro di Beniamino Dal Fabbro, dove si legge una stroncatura di Benedetti Michelangeli. Poi vi sono copertine di dischi, per le quali si è andati a scomodare  il ’Fondo Siciliani’ della Biblioteca, quando sarebbe stato sufficiente rivolgersi alla casa discografica  del pianista oppure anche alla Fondazione intitolata al maestro, della cui esistenza i curatori  forse non sono a conoscenza.
 Il catalogo, graficamente fra i più brutti e lugubri degli ultimi tempi, contiene anche qualche articolo che esula dall’argomento della mostra, come quello sulla storia del pianoforte, dove, quanto a date e circostanze, vi sono alcune inesattezze. 
 Alla mostra e al catalogo hanno lavorato  ricercatori con nessuna esperienza e conoscenza in fatto di musica, come anche giovani storiche dell’arte.

 La mostra è stata curata da Adriana Ghislanzoni; alla sua realizzazione ha contribuito Il Centro Studi Atesini.

Michelangeli, il pianista dei pianisti

 Si torna a parlare di lui alla vigilia del ventennale della morte. A Roma un convegno in occasione  della mostra alla Biblioteca Nazionale, aperta sino alla fine di questo mese.
E’ curioso ma neanche poi tanto che su grandi, taluni addirittura immensi, intrepreti -  parliamo di Michelangeli, ma vale anche per Horowitz, Richter –  dopo la loro morte, sia calato il silenzio più assordante.  Ed è ancor più curioso in tempi di rare nuove registrazioni, quando le case discografiche, se opportunamente amministrate, potrebbero vivere di rendita, rimettendo in circolazione gli immensi tesori custoditi nei loro archivi sonori, che,  invece, non  fanno. A risvegliare la memoria, o l’interesse  - speriamo - su uno degli interpreti più osannati, al vertice della  piramide  novecentesca dell’interpretazione pianistica ci pensano altri, probabilmente solo per anticipare le celebrazioni centenarie, nella speranza che qualcosa, in seguito a tale sollecito non casuale, si muova.
 Quando Arturo Benedetti Michelangeli era in vita, ogni sua apparizione rappresentò davvero un fatto unico ed irripetibile, nonostante che il suo repertorio - ma solo quello pubblico, perché in privato Benedetti Michelangeli suonava molto altro ancora - fosse abbastanza circoscritto e quasi immutato da anni. Non c’era nulla di nuovo, e pure Benedetti Michelangeli era in grado di richiamare schiere di adoratori ed anche di pianisti che noi stessi abbiamo sentito esclamare, sconsolati, al termine di un concerto in Vaticano: come si fa a suonare ancora, dopo aver ascoltato lui?
Le notizie delle meravigliose imprese del nostro avevano superato i confini nazionali e raggiunto anche terre lontane: “ Si dice che in Italia viva un genio. Ha una biografia romantica, un aspetto misterioso ed è molto originale. Dà concerti molto raramente, ha un repertorio modesto ma quando suona il pianoforte è un miracolo. Il suo nome, sembra, è Michelangeli”- si dice abbia detto Sofronitskji, uno dei più grandi pianisti e maestri.  Solo su quel ‘raramente (‘dà concerti’) andrebbe detto qualcosa, per il resto, soprattutto del suo repertorio, era ciò che tutti sapevano. “Non è vero che Benedetti Michelangeli dava concerti raramente e  che molte volte ne annullava  alcuni già in calendario” - afferma senza timore di essere smentito Angelo Fabbrini che per molti anni  è stato  al fianco di Michelangeli con i suoi pianoforti. Michelangeli, questo è vero, non tollerava compromessi, era maniacalmente interessato alla perfezione sonora dello strumento che conosceva profondamente.  Fabbrini ha ricordato le notti passate, talvolta anche in compagnia del maestro, per mettere il pianoforte nelle condizioni migliori in rapporto alla sala ed al repertorio. Michelangeli, nel corso della sua carriera di concertista, ha disdetto concerti in numero molto inferiore di quel che si pensa. Forse era diffusa convinzione in Italia, dove per anni, per le ben note vicende anche fiscali, non ha più suonato, concedendosi solo in rarissime occasioni, come  in onore di due pontefici, e per il Sovrano Militare Ordine di Malta, in uno storico concerto di beneficienza in favore dell’Ospedale Bambino Gesù, nel corso del quale un uccellino, per ascoltare Michelangeli s’era intrufolato fra le foglie di una pianta, e, avendo cominciato a cinguettare, costrinse il pianista a interrompere quel canto imprevisto ed a ricominciare il Ravel di ‘Gaspard de la nuit’. (A proposito di quel memorabile concerto, quando Benedetti Michelangeli venne a sapere che i soldi raccolti non erano ancora andati all’Ospedale pediatrico romano, si infuriò e restituì all’Ordine di Malta l’onorificenza ricevuta per l’occasione benefica. E bene fece!). Sulla unicità della sua arte pianistica, molti illustri concertisti, mettendo da parte rivalità professionali ed anche comprensibilissime invidie, hanno scritto. Non fece la stessa cosa qualche storico che ancora in anni in cui l’arte di Benedetti Michelangeli era universalmente riconosciuta, assieme a qualche lato del suo carattere che certamente non lo rendeva simpatico, si esercitava a demolire il personaggio piuttosto che a rendere onore al merito.
Un altro grandissimo pianista-didatta russo, Nejhaus, avendolo ascoltato a Mosca,  nel corso della lunga tournée in URSS del 1964, disse di Michelangeli: ”La sua musica rammenta una scultura di marmo, perfetta, bella, idonea a resistere per secoli senza mutare, come se non fosse sottoposta alle leggi del tempo, alle sue contraddizioni e mutevolezze”.
 Carlo Zecchi, un altro dei nostri monumenti musicali, anch’egli ingiustamente  dime nticato, ci scrisse di Michelangeli : “ La prima volta che ebbi occasione di ascoltare ARTURO BENEDETTI MICHELANGELI, fu al Concorso di Bruxelles, molti anni fa ( La testimonianza manoscritta di Zecchi era del  1984. Benedetti Michelangeli aveva partecipato al Concorso in questione nel…  ndr.) Egli s’impose subito per le alte qualità di pianista e di musicista. La commissione era composta dai più alti nomi del pianismo ( Artur Rubinstein, Wilhelm Backhaus, Gieseking e Annie Fischer) e di rinomati musicologi come Baumgarter ed altri del suo tempo. Lasciò una grande impressione che si ripetè al Concorso di Edimburgo, qualche anno dopo, presente Kleiber, Furtwaengler ed altri. Suonò il ‘Concerto di Schumann, accompagnato da Vittorio Gui e il pubblico gli decretò un vero trionfo. Personalmente lo considero un GRANDE, con le lettere maiuscole, e se il suo carattere fosse un po’ meno chiuso, egli potrebbe avere il triplo di ammiratori. Quando era più giovane studiava molte ore al giorno e anche di notte. La variabilità e dolcezza del suo tocco sono le sue doti più spiccate, il suo discorso musicale sempre persuasivo e dei più convincenti. Io ho per lui una venerazione e vorrei che Lugano fosse un po’ più vicino a Roma per seguirlo nelle sue peregrinazioni artistiche! L’Italia può essere fiera di quanto Egli dà per l’arte pianistica e di quanto l’apprezzino i suoi colleghi. Carlo zecchi ( Piano Time. Anno II, n.14. maggio 1984).  Nella voce Michelangeli del Dizionario Biografico della Treccani,2010, Rattalino ipotizza che sia stato proprio Zecchi a votare contro il giovanissimo Michelangeli a Bruxelles, e che anche in altre occasioni, forse per invidia,  Zecchi non avrebbe apprezzato le qualità del pianista - come invece aveva  scritto a noi.
E Aldo Ciccolini, al quale Benedetti Michelangeli pare fosse molto legato: “L’Arte di Benedetti-Michelangeli non si presta ad analisi di sorta. Si constata e basta. Sarebbe infatti inutile volerne tentare la descrizione ed interi volumi non basterebbero a coglierne i molteplici, straordinari aspetti. Un pianista del calibro di Benedetti-Michelangeli non può esser paragonato a nessun altro – è un fenomeno a parte, una somma di qualità di natura trascendentale sorrette da una organizzazione mentale al di là dell’eccezionale. Non esito ad affermare che nessun artista  di questa seconda metà del ventesimo secolo è in grado di reggere il confronto con A. Benedetti-Michelangeli che ha saputo innalzare l’Arte pianistica a vette sublimi, insospettate, irraggiungibili”. Aldo Ciccolini ( sempre da ‘Piano Time’, in un numero dedicato a Michelangeli).
 E Tito Aprea: “ Il pianismo di Michelangeli è costruito su fondamenta tecniche di infallibile perfezione, si avvale della bellezza di un tocco espressivo fascinoso per creare atmosfere interpretative di rara suggestione. E un così acceso clima di conquista spirituale è realizzato con una imperturbabilità somatica che, già da sola, è misteriosa ed avvolgente. Michelangeli non si abbandona a quegli atteggiamenti svenevoli o irosi con i quali molti esecutori ‘mimano’, talvolta, il carattere delle musiche che eseguono”.
 Né va dimenticato il lavoro di didatta di Benedetti Michelangeli, assai raro in musicisti del suo calibro; memorabili i suoi corsi di Arezzo, dove aveva formulato un decalogo per gli allievi dai quali esigeva rispetto per la musica e osservanza ferrea delle regole della scuola. Si racconta, a tal proposito, di un allievo, molto dotato, ma che presentandosi a Michelangeli, senza un briciolo di umiltà, gli disse: “Maestro, sono venuto a farle sentire l’Appassionata”. Il maestro, gelido, rispose: “La conosco”.
 Questo aspetto del suo carattere, particolarmente evidente nel suo lavoro di insegnante, ci fa venire in mente un altro grande musicista italiano, venerato e rispettato da tutto il mondo musicale, che non si faceva scrupolo di manifestare durezza nei confronti degli allievi poco umili e irrispettosi della musica, Franco Ferrara, alle cui lezioni, in quel di Assisi, ci capitò di assistere, nei primi anni Ottanta, mentre non abbiamo mai avuto modo di assistere a quelle di Michelangeli, ad Arezzo, negli anni Cinquanta,  anche per ragioni anagrafiche.
 Le caratteristiche principali del suo pianismo  furono subito evidenti a tutti dal suo debutto internazionale a Ginevra , al primo Concorso, nel 1939, Michelangeli diciannovenne, sintetizzate da Cortot che presiedeva la giuria che lo salutò come il ‘nuovo Liszt’. Il virtuosismo risolto senza apparente difficoltà la prima caratteristica distintiva, testimoniata anche dalle prime registrazioni. Ad esso si affiancò, nel tempo, uno straordinario ‘cantabile’, al punto che ascoltandone alcune esecuzioni  particolarmente segnate da tale stile pianistico si aveva l’impressione fossero due i pianoforti a suonare, perchè l’accompagnamento differiva dal modo, tutto vocale e sulla scia della grande tradizione della vocalità italiana, arricchita  anche dall’apparizione rivoluzionaria della Callas, di porgere la linea del canto. Verso gli ultimi anni di carriera si osservò nel suo pianismo un forte tensione verso l’oggettività dell’esecuzione.  A quale altra svolta avremmo assistito qualora Michelangeli,  se non morto prematuramente  in  quell’11 giugno del  1995, avesse messo in atto quel suo proposito di incidere nuovamente tutto il suo repertorio, come aveva rivelato anche ad Angelo Fabbrini che, proprio nel giorno in cui il pianista scomparve si accingeva a  raggiungerlo  per discutere e concordare calendario di prove e registrazioni. ( Chi volesse leggere  il ‘diario’ di Angelo Fabbrini, consegnato, in esclusiva, al bimestrale Music@, non ha che da sfogliare, sul sito : www.consaq.it, i nn. 28-31 del 2012 di Music@).
 Una curiosità, per finire. Michelangeli era nato il 5 gennaio del 1920. Esattamente undici anni dopo, il 5 gennaio del 1931 nacque Brendel e undici anni dopo ancora, il 5 gennaio 1942, nacque Pollini. Semplice coincidenza, o vogliamo pensare che esista un giorno propizio per la nascita di grandi pianisti?

                                   

sabato 5 aprile 2014

Musica rock e altro... Boulez, ad esempio

Nel precedente post abbiamo accennato alla nostra collaborazione al settimanale di 'Repubblica' 'Musica rock e altro', uscito negli anni Novanta. Noi naturalmente scrivevamo dell'altro cui il titolo faceva riferimento. E per questo forse ci sentivamo anche altro dalla redazione, della quale non facevano parte  i critici musicali 'classici' del quotidiano. Collaborava al settimanale anche Vincenzo Cerami. Dopo una riunione di redazione, una delle pochissime alle quali partecipammo, finita la discussione,  Cerami e noi uscimmo, dopo aver salutato tutti. All'uscita Cerami ci venne vicino e ci disse, candidamente: 'cosa c'entriamo noi con quelli?', indicando l'intera redazione del settimanale che era fatta di rockettari. Non voleva alludere a nulla di diverso in fatto di generazione, pochi anni separavano semmai  qualcuno di loro  da noi;  si trattava piuttosto di diversa formazione. Insomma dopo qualche anno di collaborazione, durante la quale continuammo a  sentirci come corpo estraneo, anche perchè qualche critico classico di 'Repubblica'  chiedeva a noi la ragione della sua esclusione dalla redazione del settimanale musicale, decidemmo di uscirne.
Il nostro posto lo prese  un musicista che allora non aveva tutto il potere che ha oggi, ma che  su quel potere, allora ridotto, andava già costruendo le sue future fortune. La sua permanenza durò poco, anzi pochissimo, per una bufala vergognosa che rifilò al giornale appena vi mise piede.
  Andiamo un momento indietro nella storia. In una delle ultime venute a Roma di Pierre Boulez con i Wiener, la DG organizzò con il celebre musicista una intervista pubblica, nell'albergo in cui risiedeva. Boulez parlava francese e noi eravamo fra i pochi giornalisti presenti a parlar quella lingua e dunque a dialogare con lui.  Quell'intervista la pubblicammo sul mensile SUONO. Era una bella, ricca, circostanziata intervista. Passano gli anni e il nostro sostituto al settimanale di Repubblica, in una delle sue prime uscite, pubblica una intervista a Boulez. Leggendola ci domandammo quando quella intervista avesse avuto luogo. E pensammo anche: bel colpo! Poi man mano che andavamo avanti nella lettura, scoprivamo di conoscere già le risposte del musicista. Fu allora che andammo a riprendere la nostra intervista uscita  su 'Suono' e...con grande meraviglia scoprimmo, confrontando le due interviste che buona parte di quella pubblicata su 'Musica rock e altro', e quindi spacciata per intervista fresca di giornata, non era che quella nostra intervista di qualche anno prima copiata per la gran parte, parola per parola. Fotocopiammo 'Suono'  e la stessa cosa facemmo con 'Musica rock e altro' ed inviammo i due testi, nei quali avevamo evidenziato i passi, numerosi, comuni, anzi identici, a  Roberto Campagnano, allora  responsabile del giornale,  per fargli capire quale polpetta avvelenata avesse inviato alla redazione il nuovo arrivato, nostro sostituto. E così, naturalmente, terminò nel breve volger di qualche settimana la carriera giornalistica di quel signore che tuttavia proseguì a grandi passi la sua avanzata  in altri campi. E tuttora continua.

Eugenio barbapapà, il patriarca, compie novant'anni

A nostro modo e secondo le nostre povere possibilità, vogliamo rendere omaggio ad uno dei padri del giornalismo italiano, del quale non amiamo la recente conversione - alto giornalismo,  o  abilissimo sfruttamento delle circostanze? -  ma che, sicuramente, i principi del giornalismo  ha saputo  sempre difendere.
Noi siamo stati testimoni di un caso abbastanza eloquente che vogliamo raccontarvi, benchè Scalfari di persona non lo abbiamo mai conosciuto e mai frequentato, anche quando per qualche anno abbiamo lavorato per  'La repubblica' ( collaborando a 'Il Venerdì', al tempo della direzione di Franco Recanatesi ; ed a 'Musica rock e altro', locuzione sine sensu che stava ad indicare un esperimento che non sfondò e, perciò, fu chiuso dopo parecchi anni. Ma l'idea era buona).
A metà degli anni Novanta, un noto compositore italiano compiva gli anni. Per la nostra prima collaborazione a 'Il Venerdì', proponemmo  una intervista a quel compositore. La realizzammo, con registratore, la trascrivemmo e la inviammo, per pura cortesia, al compositore, nel caso riscontrasse qualche inesattezza. Nel frattempo consegnammo l'intervista trascritta al direttore del 'Venerdì'.  Passarono alcuni giorni, forse qualche settimana, ed il noto compositore sparì dalla circolazione. Noi , a nostra volta sollecitati dal giornale, gli scrivemmo per  richiedergli la restituzione dell'intervista. Passò ancora  qualche  giorno prima che l'intervista modificata in molte parti ed in altre tagliata (specie laddove raccontava, in due o tre risposte, la sua storia famigliare: mogli e figli; il che ci fece capire chi poteva aver dettato , imposto, quei tagli). Gli telefonammo per dirgli che quella non era l'intervista che gli avevamo inviato: quella sì trascrizione FEDELISSIMA della intervista registrata, chiedendogli ragione del cambiamento di opinione. E gli dicemmo anche che avremmo consegnato al giornale la nostra intervista per la pubblicazione. Apriti cielo.
 Il noto compositore si mosse come un carrarmato, facendo intervenire tutti i suoi amici di Repubblica - erano tanti ed altrettanto potenti! - presso il direttore Scalfari,  ed arrivò anche a domandare di parlargli a telefono - ma il direttore , informato della vicenda, si fece negare. Il noto compositore insistette. Tramite il direttore del Venerdì, Scalfari mi fece chiedere se volevo che l'intervista uscisse come l'avevo trascritta, facendo fede la registrazione che avevo consegnato al giornale. Feci presente che l'intervista non era stata estorta e che, perciò, un pentimento senza ragione non poteva esserci e soprattutto non era tollerabile un sopruso simile. Insomma al noto compositore giunse notizia che l'intervista sarebbe uscita come era stata registrata e trascritta.
A quel punto il noto compositore fece scrivere da un avvocato al giornale, invocando la legge che  consente all'intervistato - laddove non vi siano dichiarazioni di rilievo sociale - di vietare la pubblicazione di una intervista seppure  regolarmente rilasciata, seppure fedelmente trascritta, quando l'intervista  riguarda quasi esclusivamente fatti personali e privati.
 E forse si poteva pubblicare quell'intervista,  eliminando solo quelle notiziole, di nessun peso, riguardanti la sua vita famigliare che  avrebbero irritato qualcuno.  Scalfari mi fece domandare se volevo che venisse pubblicata la 'mia' intervista; e che se lo avessi voluto lui l'avrebbe pubblicata, nonostante le minacce  di querela. Aggiunse solo di tener presente che  l'intervistato era persona nota ed anche potente... ma ribadì, ancora una volta, che se avessi voluto pubblicare l'intervista lui avrebbe acconsentito, nonostante la  minaccia del legale, inviata a me e a Repubblica, nella persona del suo direttore. E forse sarebbe stata la soluzione migliore, avendo dalla mia parte anche Scalfari. Invece... accettai il compromesso, trattandosi della  mia prima collaborazione al 'Venerdì', ed uscì l'intervista così come la voleva il noto potente compositore.
 A rileggere oggi l'originale, saltano fuori molte cose che il noto  compositore - consigliato non si sa da chi - aveva eliminato, laddove si parlava di un noto proprietario di televisioni, del ruolo della televisione medesima,  della sua partecipazione alla vita politica, ed anche di altro che non  menzioniamo( tutti argomenti di interesse sociale, non famigliare e privato!!!) perchè allora il nome del compositore, noto, sarebbe  facilmente identificato.
E, invece, deve restare tuttora un mistero.
Perchè a noi premeva raccontare, in occasione dei novant'anni del patriarca, l'unica occasione di incontro non ravvicinato con Scalfari che difese un  giornalista, che lui non conosceva neppure, ma che aveva svolto, secondo  regole, il suo lavoro.
Buon compleanno barbapapà!

Genitori muratori

I muratori di cui abbiamo letto oggi sui giornali non hanno nulla  da spartire con i muratori di massonica fede. Questi genitori non vogliono ricostruire  l'universo o costruire il nuovo ordine del mondo come i fratelli con compasso e grembiulino, sono semplici genitori obbligati a fare i muratori,  armati di  cazzuola ed altri arnesi, per rendere le scuole in cui ogni giorno per tutta la mattina stazionano i loro figli meno schifose. Perchè lo Stato o i Comuni e le Province, che solitamente hanno il compito della manutenzione degli edifici scolastici - a proposito  forse è la prima conseguenza pratica dell'abolizione delle Province? bel risultato! - non hanno i soldi per farlo. La notizia sembra essere stata accolta con stupore ma tutto sommato positivamente. A noi la notizia medesima ci fa inorridire. La comunità non ha i soldi per rendere i luoghi in cui i ragazzi passano  buona parte della loro fanciullezza e prima giovinezza meno repellenti e deprimenti.
 Sì, perché non è facile vincere la depressione che ti assale quando entri in un'aula scolastica con i muri scrostati e sporchi, i banchi schifosi ecc... ecc... e lo dice uno che ha passato quarant'anni della sua vita insegnando in scuole di ogni ordine e grado e non solo di Roma( Firenze, Latina, L'Aquila, Perugia ). E se  facile non  è per un insegnante a maggior ragione può passare indenne un allievo che si abitua da piccolo alla sciatteria, al sudiciume, alla mancanza di rispetto per la cosa pubblica. Cattive abitudini che porteranno -  senza volerli giustificare; ma qualcuno dovrà incaricarsi di educarli! -  ad atti di vandalismo, quando quei piccoli barbari che noi abbiamo formato ne saranno capaci, a scrivere (imbrattare) sui muri. Brutta storia.
 Una volta accogliemmo la vista di un atto vandalico con semi accondiscendenza, dato che in quell'istituto tutto era in rovina, in malora. Parliamo del Liceo Castelnuovo, dove sulla porta di un'aula gli allievi in ore e d ore di lavoro - immaginiamo - avevano fatto un buco grande quanto una casa, sotto il quale  avevano scritto 'Foro Italico'. La scritta , assai spiritosa, creativa ci sembrò potesse far passare in second'ordine lo scempio. A rifletterci non era, non poteva essere così. Oggi ce ne rendiamo conto, alla lettura della notizia che OBBLIGA i genitori  ad arruolarsi come muratori, dopo aver  conseguito il patentino abilitante.
 E questo colpo di genio accade in un paese in cui Renzi ed il suo socio Cottarelli si dimenticano che i giudici costituzionali guadagnano  sui 500 mila Euro l'anno; dove gli stipendi dei politici non si possono toccare perchè nel caso dovrebbero ritoccarseli essi stessi - e non lo faranno mai; dove le macchine blu continuano a sfrecciare per le strade della capitale ed in tutte le città in cui troneggiano i luoghi del potere; un paese che ha ambasciate in numero maggiore degli Stati Uniti e paga  i suoi ambasciatori e similari come gli sceicchi ( ma anche qualche politico nostrano, straricco) pagano le escort per una serata anti noia... e potremmo continuare. Un paese al quale mai potremo abituarci.

mercoledì 2 aprile 2014

Una rivelazione al giorno dal benemerito ISTAT

Se non ci fosse, l'ISTAT bisognerebbe crearlo. Ma giacchè c'è, ringraziamo Dio che ce lo ha dato, perché ogni giorno il nostro istituto di statistica ci fa una rivelazione sorprendente. L'ultima reca la data di ieri e ci dice - udite udite - che in Italia dei 16 milioni circa di pensionati,  ben sette hanno una pensione al di sotto dei mille Euro; e calcoliamo che le pensioni sociali  sono esattamente  metà di tale cifra. Poi ci dice  che ad  una decina di milioni di pensionati  va una pensione fino a duemila Euro, e, infine che qualche centinaio di migliaia ha pensioni fino a cinquemila Euro, e poco più di diecimila pensioni superiori a diecimila Euro.
 Dunque dopo anni ed anni di studio ed indagine l'ISTAT ci dice che in Italia la gran parte dei cittadini -   fra quelli che hanno regolarmente versato i contributi negli anni di lavoro - ha pensione in linea con quanto i geriatri vanno raccomandando  agli ultrasettantenni. E questa  è una assoluta novità. Forse nei prossimi mesi, a causa di ciò, per la prima volta in Italia, vedremo pensionati  voraci - fra quelli che non seguono i consigli dei geriatri che invitano a mangiare poco, anzi a digiunare perchè il digiuno fa star meglio - andare al mercato all'ora di chiusura per scontare un prezzo vantaggioso per gli acquisti alimentari, e forse potremmo correre anche il rischio di vedere infoltite le file davanti alle mense  religiose, e addirittura  vedere i poveri, quelli senza vergogna,  davanti ai cassonetti per cercarvi qualcosa di commestibile, a costo zero. Pur di mangiare, e a dispetto dei consigli medici.
 Questo potrebbe accadere in Italia nei prossimi mesi che ancora non è mai accaduto. E il campanello d'allarme l'ha suonato l'ISTAT che anticipa sempre i tempi con i suoi studi approfonditi.
 L'ISTAT non dà una ricetta per, eventualmente, correggere tale rotta ed evitare  qualche leggero disservizio che potrebbe verificarsi nei prossimi mesi. Questo compito spetta ai politici, i quali, Cottarelli in testa, si augurano una qualche epidemia influenzale con esiti mortali specie nella popolazione anziana - al semplice, caritatevole, scopo di evitargli  uno degli inconvenienti  ipotizzati.
 Una volta  assottigliata la massa dei pensionati al di sotto dei mille Euro, per gli altri  viene prospettata una sorta di terra promessa, con grande fiducia verso il proprio futuro.
 E infatti sia Cottarelli che Padoan che Renzi 'lo svelto', si sono precipitati a rassicurare i pensionati al di sopra dei cinquemila Euro che le loro pensioni non saranno toccate - si tratta di sacrosanti diritti acquisiti- e che quindi potranno vivere a lungo ancora, felici e contenti. E che, infine, quel venticello  serpeggiante che riferiva di un contributo di solidarietà non ha più ragione di spirare, perchè i beneficiari di un tempo sono tutti, o in gran parte, passati a miglior vita, se non l'hanno nel frattempo radicalmente mutata.

Kochanovsky. la solita canzone...

La notizia della malattia di Temirkanov, sostitutito dal debuttante - che per Santa Cecilia 'LEVERA LA BACCHETTA', il solito frasario  idiota ed immutabile! - Stanislav Kochanovsky ripropone il solito problema  - oltre quello già segnalato nel post precedente - dei debutti italiani di artisti stranieri, sempre più numerosi, e, di conseguenza, della esclusione da tali debutti, di artisti italiani di egual, se non superiore, fama. Lo straniero  fa sempre 'figo', e comunque sempre più 'figo' di quelli italiani.
 Alla lettura del nome del sostituto ci siamo presi la briga di andare a vedere a quale agenzia appartiene, perchè la nostra diffidenza ci spinge regolarmente a verifiche oggettive. Per dirla chiaramente credevamo che si trattasse della medesima agenzia di Temirkanov ( come anche di Pappano ecc...  e cioè la IMG ). Almeno in questo siamo stati smentiti.
Kochanovsky è rappresentato in Italia da 'Resia Artists' di Garrasi-Panariello, storica agenzia italiana. Abbiamo aperto il sito della Resia ed abbiamo scoperto che su quasi un centinaio di interpreti e complessi, cameristici per lo più, rappresentati, appena una decina sono italiani. E ciò sta a dire dell'enorme difficoltà per un giovane artista italiano a trovare un agente che lo rappresenti, con la sola eccezione - forse - dei cantanti che in Italia sono ben rappresentati, essendo  tale settore quello in cui girano più soldi, a causa della presenza delle Fondazioni liriche. E' quel che pensiamo ma andrebbe verificato con dati oggettivi.
 Poi vediamo il curriculum del direttore russo e vediamo che in Italia ha già diretto ma a Bolzano, a Lecce, a Parma, cioè a dire ha diretto le orchestra periferiche, non solo geograficamente, del nostro Paese, e che quindi ora con il debutto ceciliano tenta il grande alto. Nulla da dire, ma allora qualche grande salto facciamolo fare anche ad artisti italiani di egual età, bravura e notorietà. Con tanti auguri a Stanislav Kochanovsky.