giovedì 8 maggio 2014

Le olgettine manifestano per la pensione

Il caso Lombardo, la presidente del Consiglio Regionale Sardo, candidata per la prima volta da Berlusconi vent' anni fa -  che aveva appena 21 anni ed era ancora studentessa universitaria, per la cui scelta il suo aspetto fisico, piacente, sicuramente non fu un elemento determinante e neppure essere figlia di un esponente socialista -  e che ora, dopo vent'anni di onorato servizio in Regione, a soli 41 anni è andata in pensione con una trattamento pensionistico immediato di Euro 5.100 netti al mese, ha messo in subbuglio la folta schiera delle Olgettine - scelte naturalmente da Berlusconi per meriti professionali e forse solo lontanamente anche per l'età giovanissima e un pochino per il loro aspetto fisico, allocate tutte in un residence, quasi una riserva a totale disposizione del padrone, abbandonate dal capo, il quale ad alcune di essere aveva promesso e, se non fosse stato per la denuncia della sua ex moglie,  anche proposto di candidarle in politica dai consigli regionali al parlamento nazionale e comunitario - che reclamano anch'esse la pensione, magari quando compiranno quarant'anni, cioè fra quindici, vent'anni. Direte che cosa c'entrano le Olgettine con la Lombardo? Nulla rispondiamo immediatamente. Ma va aggiunto che se non ci fosse stata la denuncia della sua ex moglie, fra quelle intelligentissime signorine, chissà quante oggi si troverebbero sedute negli stessi scranni  nei quali il Berlusca ha fatto sedere la Minetti e forse anche altre.
 Ora per dirimere la questione sarebbe opportuno sapere cosa ha promesso, nell'ambito della cosa pubblica, Berlusca alle varie signorine, ed in base a quelle promesse, evidentemente non ancora mantenute, calcolare quale pensione avrebbero percepito a fine servizio, come ora reclamano; nel tal caso fatti i debiti calcoli far pagare a Berlusca tutte le pensioni che avrebbero maturato, a seguito della candidatura.
Nel frattempo Renzi, Del Rio, Padoan e Madia pensino a come mettere fine allo scandalo delle attuali pensioni immeritate, non solo a quella della Lombardo. Un criterio di equità ci sarebbe, anzi c'è, e tante volte è stato indicato, basta aprire gli occhi e decidere.

martedì 6 maggio 2014

All'EXPO di Milano il ristretto mondo della cultura milanese

Le Esposizioni Universali, se si scorre la loro storia, sono sempre state una vetrina non solo dei vari paesi,  per i loro usi e costumi innanzitutto, ma nello stesso tempo della  cultura e dell'arte, musica compresa, sia del paese organizzatore che di quelli ospiti.
Da tempo, ovviamente, con il progresso e la velocità informativa del villaggio globale, molte di queste caratteristiche delle  prime Esposizioni storiche si sono ridimensionate, ma non al punto che  l'Expo 2015,  che si inaugurerà esattamente fra un anno a Milano, si trasformi in  'nutrimento per i milanesi, ed energie per la loro sopravvivenza'.
Ironia a parte,  questa considerazione c'è venuta alla lettura di una lunga intervista all'assessore Del Corno, musicista,  responsabile per la cultura del Comune di Milano, uscita su una rivista di musica che, di recente, qualcuno ha definito, la 'rivista che si può comprare più di ogni altra', il cui senso non è riferito all'edicola, nasce alla constatazione che su quella rivista ha spazio l'esistente, meglio se oleato da pubblicità, senza mai una obiezione, un interrogativo su quella realtà illustrata assai spesso dai diretti interessati; perchè i suoi redattori si attengono al protocollo della carta dei giornalisti che recita al punto 1: non puoi chiedere all'oste come è il suo vino; e al punto 3: a caval donato non si guarda in bocca.
 Del Corno racconta di aver mobilitato tutte le forze migliori  non dell'Italia, ma della città: Gorli ( Divertimento Ensemble), Bonifacio, Boccadoro, Melchiorre ( Conservatorio),Vacchi e qualche altro. A questa  ristrettezza di vedute - è  una nostra modesta impressione - fa da contraltare, una profusione di termini ed espressioni inglesi, la lingua dell'internazionalità. Insomma etichette accattivanti, utili  soprattutto per i visitatori stranieri, su  un prodotto locale di origine protetta.
 Perché ci interessiamo tanto all'Expo quando non ne abbiamo alcuna responsabilità né consonanza di vedute e interessi? Legittima domanda che merita risposta sincera. Per un preciso nostro interesse a vedere sfruttato un lavoro fatto nel 2009,  i cui frutti abbiamo regalato agli organizzatori milanesi che ora, evidentemente, preferiscono chiudersi a riccio sulla città, per coglierne ed esporre le  capacità produttive, senza badare espressamente al loro valore.
 L'assessore Del Corno sa bene di che parliamo, perché anche lui, da noi interpellato, fu  fra coloro che formularono un progetto per l'EXPO ( allora non era assessore, è bene chiarirlo, visto che già una volta una nostra scelta editoriale per Music@ l'ha trovato fortemente contrariato) anche se nell'intervista a quella rivista di musica non ha mai fatto cenno  alla miniera di progetti ed idee alla quale ci riferiamo.
Nel 2009 organizzammo una sorta di 'stati generali della cultura', specie musicale, in Italia, allo scopo di formulare progetti e lanciare idee per l'Expo prossimo venturo, e con grande anticipo, per dar modo di valutare i risultati  di tale grande sforzo organizzativo, pubblicati allora sul bimestrale Music@, edito dal Conservatorio dell'Aquila ed affidato alla nostra direzione. In quei mesi segnati dalla tragedia del terremoto registrammo anche dei pentimenti, come quello di Vacchi dapprima entusiasta della chiamata a raccolta, e poi scomparso dalla circolazione, lo stesso Vacchi che ora vediamo reclutato per l'ennesimo melologo, quando una volta tanto potrebbe cambiar genere, o saltare un giro. Vacchi sta a Milano come Ambrosini a Venezia: nulla si fa in città senza di loro.
 Inviammo tutto quel materiale all'allora sindaco di Milano, Moratti, la quale ci rispose gentilmente assicurandoci che l'avrebbe girato ai diretti interessati all'organizzazione dell'EXPO. Ciò che oggi ci  colpisce negativamente è constatare che viene gettato a mare un patrimonio così importante di progetti, per dare spazio a coloro che si vogliono nutrire azzannando quel pò che è rimasto del  pianeta, esaurendo le risorse messe in campo per l'occasione.
 C'è un solo caso nel quale Milano  non viene tirata in ballo, quando si organizza, d'accordo con il MIUR, una parata dei migliori allievi dei nostri conservatori che durante l'EXPO, a turno e per piccoli gruppi, eseguiranno musica italiana per sollazzare i visitatori. Il solito sfruttamento dei giovani, per risparmiare, e senza offrire loro alcuna concreta opportunità.
Ma Del Corno sembra comunque soddisfatto, ed anche la rivista che lo intervista, nella prospettiva di essersi acquistata dei 'buoni mensa' per partecipare al banchetto dell'EXPO, ove ci fosse.

lunedì 5 maggio 2014

Nessun conflitto di interessi. Semplice serietà professionale

Ci siamo imbattuti, casualmente,  in un dibattito suscitato da una stroncatura del 'Ballo' verdiano messo in scena dalla Scala, per la regia di Michieletto, enfant prodige e dannato della regia dei nostri giorni. La recensione, negativa, era firmata da Giovanni Gavazzeni, nipote di Gianandrea - lo si  annota sempre, come a dire: buon sangue non può mentire - per Il Giornale, al quale abbiamo per un decennio collaborato con piacere e soddisfazione.
 Gavazzeni si difende dicendo che in altra occasione aveva parlato bene di Michieletto, in occasione di un'altra opera  che, se non andiamo errati, era stata rappresentata a Pesaro, e  aveva la direzione di Mariotti e magari l'Orchestra era quella del Comunale bolognese, che sarebbe un ulteriore elemento da considerare eventualmente, sebbene possa essere anche trascurato.
 Mariotti,  oltre che Pesaro, dove la sua famiglia regna da secoli  e suo padre è monarca assoluto, vuol dire Bologna, il teatro nel quale egli ha un incarico stabile come direttore. E che c'entra, direte voi? C'entra eccome. Perchè Gavazzeni, e non da quest'anno, è un collaboratore fisso del teatro bolognese per il quale cura i programmi di sala e anche l'intera attività editoriale, con un compenso ( vedasi settore 'amministrazione trasparente' del Comunale di Bologna') di Euro 32.000 annui (forse dal Giornale non prende la stessa cifra in un anno, con i problemi dell'editoria). Ora chi di voi terrebbe a libro paga uno che quando si parla del datore di lavoro ne parla male? Ecco  il problema sul quale molti colleghi 'giornalisti', soi disant, credono di poter passar sopra, noncuranti delle critiche. Noi ad uno che è alle dipendenze del Comunale di Bologna non crediamo ad una virgola di quello che scrive riguardo al Comunale e neanche di gran parte di ciò che scrive di altri teatri con i quali la storia e la vita del teatro bolognese può intrecciarsi .
Di questo problema più volte, e non da oggi,  abbiamo investito la cosiddetta 'compagnia di amici'  dell'Associazione critici musicali, presieduta da troppo tempo da Angelo Foletto, alla quale siamo stati iscritti solo per qualche anno  decenni fa e dalla quale siamo usciti quando abbiamo capito che aria tirava. Tante volte abbiamo detto a Foletto che doveva estromettere dalla 'compagnia di amici' coloro i quali facevano i critici e contemporaneamente i direttori artistici. Anche perchè alcuni di coloro che si trovano in tale imbarazzante situazione assegnano punti per il cosiddetto 'Premio Abbiati', fiore all'occhiello della 'Compagnia'. E lui ci ha risposto che coloro i quali si trovano in tale situazione ( per noi imbarazzante, ma per lui no) non fanno parte delle cariche direttive dell'associazione - falso perché uno di questi cosiddetti giornalisti/direttori artistici faceva addirittura parte del comitato dei Probiviri.

Pro Pereira

Ieri il Sole 24 Ore, per bocca dell'ex sovrintendente del Massimo di Palermo, Cognata, trombato dal sindaco di Palermo, Orlando, che forse sta già pensando ad una occupazione per il suo assessore Giambrone - il copione ha avuto già una precedente messinsscena anni fa, con gli stessi protagonisti - ha difeso l'operato di Pereira, affermando che in fondo  La Scala con l'acquisto degli spettacoli da Salisburgo - pietra dello scandalo - ha fatto un vero affare, avendo a disposizione spettacoli che altrimenti le sarebbero costati molto, molto di più;  aggiungendo che un sovrintendente che sa anzitempo - come accade in ogni istituzione che si rispetti - del suo incarico, deve necessariamente  muoversi  in tempo ( ed è proprio per effetto di tale logica che lo hanno nominato prima e chiamato a Milano a lavorarvi, sembra gratuitamente, ancor prima di prendere possesso del nuovo incarico, Lissner regnante, ed in previsione dell'EXPO); ha aggiunto anche  che uno degli spettacoli è stato acquistato da Lissner per Parigi (una coproduzione), che lo stesso Lissner non poteva non essere a conoscenza di tali acquisti e che lui stesso, ancora sovrintendente a tutti gli effetti, avrà dovuto quantomeno avallare; ed infine che sotto questo ingiustificato attacco a Pereira si nascondono altri interessi altri fini.
 Poi spara anche sui bilanci Scala e sulle effettive serate d'opera in  una stagione. Ma quali 128 serate? sono balle, pare dire Cognata. le serata d'opera in una stagione, l'ultima, ammontano a 91; e bilanci si chiudono in pareggio negli ultimi anni, dopo che i soci fondatori ed i benefattori mettono mano al portafogli per ripianare piccoli e non buchi di bilancio. Dunque il peana in onore di Lissner sarebbe anche questo fuori posto, e perciò ben venga un cambio di direzione; Pereira è un manager molto sveglio e sa fare il lavoro al quale è stato chiamato.
 Oggi, a Cognata si aggiunge Zubin Mehta che, forte del successo della prima di 'Tristano' al Maggio, corre in aiuto di Pereira che egli descrive come uno dei più bravi manager  del settore, altro che spendaccione; egli è capace di trovare soldi come e più di tutti gli altri.  e cita un esempio, che si può tranquillamente tralasciare; ma aggiunge che il 'suo' Falstaff ( perchè ne è lui il direttore) è uno spettacolo meraviglioso, coprodotto anche da altre importanti istituzioni. Dunque tutta la selva oscura scaligera esca allo scoperto e ci faccia capire quali trame sta progettando. E d'ora in avanti non cerchi di frenare, nella sua azione riformatrice, il prossimo sovrintendente  Pereira.

domenica 4 maggio 2014

Si può o non si può? Ministro Giannini, risponda

 Da tempo ci siamo fatti carico di un problema che non vediamo prendere in seria considerazione da parte di chi emana le leggi e poi non le fa osservare. Intendiamo gli incarichi esterni di dipendenti pubblici, dei quali ampiamente abbiamo trattato in uno degli ultimi numeri di Music@ ( novembre 2013, n.35), rinfrescando a chi dovrebbe interessarsene, i termini del problema,  le prescrizioni legislative ( la cosiddetta legge Brunetta, nota anche come 'contro la corruzione nella pubblica amministrazione'; ma dobbiamo ricordarla noi?), ed anche una lunga lista di professori di conservatorio - noi ci occupiamo di questi, sebbene il problema esista in ogni amministrazione pubblica - che svolgono contemporaneamente incarichi stabili, e dunque non  occasionali e saltuari, come permetterebbe la legge, previa autorizzazione del dirigente dell'ente pubblico dal quale si dipende.
 Nei conservatori in cui direttori hanno un senso della legalità altissimo - ma forse solo quello - alla voce 'amministrazione trasparente' dei rispettivi siti internet, si possono leggere i nomi dei professori ai quali è stato consentito, previa richiesta, lo svolgimento di alcuni incarichi, per i quali è anche  citato espressamente , in osservanza della  norma di legge, anche il relativo emolumento percepito.
 Quando invece detto incarico esterno si configura come stabile e continuativo, ecco che interviene  la magistratura, dietro denuncia, a sancire la incompatibilità di detto incarico, con tutte le prevedibili conseguenze, prima fra tutte quella economica della restituzione degli emolumenti percepiti, e, infine della decadenza dall'incarico medesimo. E alcuni casi ci sono già stati.
 Cosa hanno insegnato? Nulla . I direttori dei Conservatori nelle autorizzazioni concesse non citano naturalmente quei casi in aperto conflitto, il Ministero chiude tutti e due gli occhi, il soggetto  in aperto contrasto con le leggi non  si dimette dagli incarichi non consentiti, e tutto va come se la legge non esistesse.
 Chi dovrà rispondere alla magistratura nel caso in cui  tali anomale situazioni venissero scopertamente  denunciate? Il diretto interessato naturalmente, ma anche il direttore del Conservatorio che,  secondo una prassi vecchia ed ora contro legge, fa finta di non sapere, anche quando  conosce bene l'incarico incompatibile del suo dipendente, perché si svolge ad un tiro di schioppo dall'istituto pubblico di appartenenza e con il quale il Conservatorio intrattiene anche rapporti di collaborazione. Fuori i  nomi, direte voi? Li abbiamo fatti già, e se andate a consultare quel numero di Music@ sul sito del Conservatorio 'Casella' ne troverete una lista che prende in  considerazione i casi degli insegnanti/direttori artistici o sovrintendenti, quando non anche critici musicali contemporaneamente, e, per alcuni, anche sovrintendenti o presidenti di consigli di amministrazione.
 Perché torniamo ancora oggi sull'argomento dopo averne fatta aperta denuncia con quel lungo servizio che si può leggere su Music@ ?
Perché ieri l'altro, andando sul sito del Teatro Regio di Parma, per verificare la decadenza dal suo incarico di amministratore del dott. Carlo Fontana, secondo lo svarione  pubblicato su Repubblica .it, insieme ad una sentenza del TAR non ancora  pubblica, abbiamo aperto anche la pagina riguardante il direttore artistico del medesimo Teatro, e cioè il m.Paolo Arcà, del quale si citano gli emolumenti ed i rispettivi incarichi, che sono i seguenti:  direttore artistico del Regio di Parma; direttore artistico della 'Società del Quartetto' di Milano, professore di composizione al Conservatorio di Milano. E' un'autodenuncia? Una aperta sfida? Esattamente Che altro si aspetta a provvedere a questo come a molti altri casi di cui i rispettivi direttori di Conservatorio sono a conoscenza ma che dovrebbero esserlo anche del Ministero?
 Della questione, ben nota lo ripetiamo per l'ennesima volta- interessammo qualche mese fa anche il nuovo presidente della Conferenza dei direttori di Conservatori  italiani, m. Troncon,  e lui ci confermò di essere a conoscenza dell'anomalia, aggiungendo che conosceva anche il caso di un professore di Conservatorio - non sappiamo se del suo - che faceva anche il Notaio, e tutti capiscono come  un incarico amministrativo per giunta pubblico, sia assolutamente ed ancor più incompatibile, se si può dire, con quello di professore di Conservatorio.
 Ma forse al lettore di questo post viene anche una curiosità? Perché ci si occupa di tale argomento con tanta partecipazione da parte dell'autore? Non abbiamo difficoltà a rispondere con chiarezza. Innanzitutto perché ad avere questi doppi, talvolta anche tripli incarichi sono soggetti assolutamente privi di qualunque preparazione  specifica per l'incarico di direttore artistico, che gli viene in genere attribuito, perché  riconosciuti in possesso di spirito di servilismo; o perché, facendo anche i critici musicali, sperano di ottenere  da essi, ad una modica cifra, anche visibilità sui giornali o alla radio ( quanti casi!!!!); e, infine, perché il loro operato non merita nessuna attenzione, se non quella relativa a pura ragioneria. Senza dimenticare che se decadessero da questi incarichi incompatibili, si libererebbero tanti posti, nuove energie potrebbero esservi immesse e forse la vita musicale italiana potrebbe arricchirsi per originalità, e si attuerebbe  anche un utile e necessario ricambio generazionale. Vi bastano tutte queste ragioni insieme? No? allora tenetevi quello che abbiamo che è poco, molto poco ed insoddisfacente, assai insoddisfacente.

venerdì 2 maggio 2014

L'antico gioco del letta non è un gioco

Ieri sera a 'Servizio Pubblico' - in una delle rarissime occasioni in cui la televisione si occupa di ciò che tutti chiamiamo 'la nostra ricchezza', che di fatto calpestiamo - è stato mostrato lo spettacolo indecente davanti e dentro gli Uffizi di Firenze, come anche dentro e fuori gli scavi di Pompei, dove quell'immenso patrimonio è lasciato nell'incuria più generale, mentre fuori fanno affari le puttane, sia alla luce del sole che delle lampadine degli alberghetti da quattro soldi  dei dintorni. Uno spaccato di cui sinceramente vergognarsi ( ieri, detto per vergogna, in una Roma assediata dai turisti, il Colosseo e tanti altri monumenti erano chiusi). Ma Pompei non è sola. Davanti agli Uffizi, il più importante museo italiano accanto a quello vaticano, con centinaia e centinaia di capolavori esposti in sale piccole con temperatura da canicola estiva che certo bene non fa a tele e tavole famosissime ( da quanti secoli si parla dei grandi Uffizi come anche della grande Brera, e gli uni e l' altra continuano a vivere in perenne emergenza?) una folla costretta, per visitare quello scrigno di tesori, a fare file di ore,  o, in alternativa, ad acquistare biglietti dai bagarini che li vendono a prezzi superiori del doppio o triplo di quello regolamentare, e tutto alla luce del sole. Nella gestione della biglietteria, come di moltissimi altri servizi - quasi sempre pessimi - degli Uffizi e di tanti altri siti museali ed archeologici , c'è di mezzo Civita, la società che non è quella onlus che tutti immaginerebbero, bensì una società che fa profitti, senza in fondo dover molto faticare, sfruttando la ricchezza di cui parlavamo - la nostra 'grande bellezza' - e che tutti lasciano sfruttare in parte  e gratuitamente - diciamo così - a Civita( che ha anche partecipazioni azionarie in altre società, come Zetema). Perché tanta generosità nei confronti di Civita? Immaginate un pò?  Presidente di Civita, ha rivelato  'Servizio pubblico', è Letta, Gianni Letta. Direte:  anche lì? Sì, anche lì, e non solo lì, il 'monsignore' - come  da tempo ha rivelato sia L'Espresso che  altri giornali più attenti - non per fare opere di bene, bensì per  affari. Basterebbe  andare a guardare dentro 'Musica per Roma' per capire che  agli affari il monsignore,  talvolta attraverso la sua 'famiglia apostolica', non rinuncia neanche  se gli si minaccia l'inferno. E' consigliere di amministrazione di 'Musica per Roma', dell'Accademia di Santa Cecilia, e sua figlia, sposata Ottaviani, un nome dell' alta ristorazione romana, gestisce i bar,grandi e piccoli, dell'Auditorium ( cioè di 'Musica per Roma'), come del resto gestì  il catering del G8, chiamatovi dall'amico Bertolaso, messo a capo della protezione civile. C'è da dire che  il catering è efficiente, e che se ci fosse stata una gara per gli appalti in questione senz'altro Ottaviani/Letta l'avrebbero spuntata sugli altri.  Magari con un aiutino del Letta monsignore. Comunque  non è questo che ci interessa qui, e perciò torniamo ai biglietti dei nostri musei, il cui affidamento a Civita, meritatissimo, sia chiaro ( non dimentichiamo che a Civita hanno fatto capo, prima di Letta, anche altri mammasantissima delle nostre onlus  di carità e misericordia, come Imperatori, Maccanico, Abete) ci fa venire in mente un analogo episodio risalente ad alcuni anni fa e del quale non  conosciamo le situazione attuale. Quella volta ci colpì sapere che la biglietteria di molte fondazioni liriche era gestita da una società che aveva inventato un programma per il computer per detta gestione. A noi parve strano che tale programma non potesse essere acquistato una volta per tutte per consentire alle varie fondazioni di gestirsi la propria biglietteria Non, non si poteva. Chissà perché. Alcune fondazioni, cadendo dalla padella nella brace, avevano affidato ad altre società la gestione dei biglietti. Si scoprì poi, relativamente ad alcuni di questi casi (Arena di Verona), che il gestore tratteneva per sé una percentuale considerevole sui biglietti, a danno dell'Arena stessa.
Ora non ci vuole molto a capire che se l'affidamento a terzi di un servizio non è remunerativo per l'affidante, glielo si toglie. Perché allora non si agì come logica comandava? Rispondiamo con una domanda: perché si lascia a Civita questo servizio, senza che nulla sia migliorato nei fatti e consentendo che Civita guadagni su un servizio per il quale non ci si deve, in fondo, spendere più di tanto? Semplicemente perché, cambiano i governi, ma i mammasantissima sono sempre lì, in piedi, e nessuno osa toccarli e togliere di mano  certi affari molto remunerativi.
 Dalle biglietterie che rendono ai gestori più che ai musei, alla faccenda del noleggio della musica,  campo nel quale  Liliana Pannella, sorella di Marco, si è battuta per molto tempo, non sappiamo se con qualche  risultato. Il noleggio consiste in ciò: se una istituzione musicale esegue un autore edito mettiamo da RICORDI, anche se ha le parti di sua proprietà deve pagare all'editore il noleggio di quelle parti, anche quando giungono a destinazione, in pessime condizioni per i molti passaggi precedenti e perciò sarebbe consigliabile usare quelle di proprietà dell'ente.  Insomma oltre il diritto d'autore, l'editore guadagna anche sul noleggio. Vi sembra una cosa giusta? Eppure è così, e se grazie a dio ora non lo è più ( ma temiamo che contro lo strapotere degli editori nulla si possa, proprio come con i 'potenti' di Civita), lo è stato per anni ed anni.
P:S: Il Letta monsignore, appena presidente 'onorario' di Civita,  non può essere considerato  quel diavolo che Servizio Pubblico voleva far intendere; di conseguenza, l'estensore di questo post, ha finto di  condividere ciecamente 'Servizio pubblico',  salvo poi sottoporre tali considerazioni a verifica documentaria. 

Per tornare ai biglietti di Civita presieduta da Letta, riproponiamo l'ANTICO GIOCO DEL LETTA - già proposto ai nostri lettori nello scorso agosto -  avvertendo che, con il passare dei mesi,  quel gioco si è rivelato non essere più un semplice gioco.

 ANTICO GIOCO DEL LETTA
 Letta, gentiluomo di Sua Santità
 Letta, braccio destro di Silvio Berlusconi
 Letta, presidente del Consiglio dei ministri
 Letta, sponsor di Nastasi e suo testimone di nozze (con Giulia Minoli, di Giovanni e Matilde Bernabei)
 Letta, amministratore delegato Medusa Cinema
 Letta, consigliere di amministrazione ‘Musica per Roma’
 Letta, consigliere di amministrazione Accademia di Santa Cecilia
 Letta, presidente della Fondazione 'Teatro Vespasiano' di Rieti
 Letta sponsor del vertice (sovrintendente) della  Fondazione 'Teatro Vespasiano' di Rieti
 Letta, presidente onorario ‘Civita’, Associazione per la cultura
 Letta, presidente Premio ‘Maschere  del Teatro italiano’
 Letta, presidente Premio ‘Guido Carli’
 Letta, consigliere Premio Minerva, Roma
 Letta, presidente Premio giornalistico ‘Biagio Agnes’
 Letta,  vice presidente nazionale Croce Rossa Italiana
 Letta, presidente Museo delle Lettere d’amore
 Letta , membro di Bilderberg
 Letta, vice presidente 'Unione industriali' di Roma
 Letta, amministratore ‘Relais Le Jardin spa’, Roma
 Letta, gestore bar (sei) dell’Auditorium, 'Musica per Roma'
 Letta, membro Alta Roma
 Letta, socio Pallacanestro Cantù
 Letta, membro comitato d'onore Oratorio del Gonfalone, Roma
 Letta, consigliere di amministrazione 'Fondazione RomaEuropa'
 Letta sponsor della  ex sovrintendente Teatro di Cagliari Crivellenti
 Letta, mancato presidente della repubblica
 Letta, sponsor di Mastrapasqua, INPS, ed altri 25 incarichi - quasi più di Letta

Il giocatore scelga  un Letta qualunque e, in coppia con lui, muova guerra di 'riconoscimento' a tutti gli altri; lo faccia con mezzi leciti e non. Vincerà quando li smaschererà uno per uno, dando un nome  e volto a ciascuno, e scoverà i nascondigli degli altri (Letta), rimasti ancora nell'ombra ma attivissimi. Il vincitore avrà diritto a passare una serata con il Letta prescelto, sempre che lo consideri un premio.



giovedì 1 maggio 2014

Il sig. De Leo contro il dott. Fontana

Giuseppe De Leo contava, dall'alto della sua esperienza come sovrintendente del Teatro di Fano, detto 'della Fortuna'- che evidentemente non l'ha assistito - di far annullare la nomina di Carlo Fontana - che lui cita sempre come 'sig. Fontana', ad amministratore  generale del Teatro Regio di Parma, nominato in tale ruolo dal consiglio di amministrazione del teatro presieduto dal sindaco Pizzarotti. Il sig. De Leo si  attacca al fatto che il dott. Ciclosi, commissario del Comune, che aveva retto Parma dopo la fine ingloriosa del precedente sindaco Vignali), aveva bandito un concorso per nominare un nuovo sovrintendente, dopo l'uscita (la decadenza o la fuga, non ricordiamo bene i particolari ) di Mauro Meli, ora insediatosi nuovamente a Cagliari dove attende di firmare il suo contratto ancora in bilico perchè lui e il sindaco di Cagliari non si mettono ancora d'accordo sul compenso ( 120.000 o 180.000 Euro?).
Pizzarotti al suo arrivo sulla poltrona di sindaco di Parma,  a causa anche dell'uscita di alcuni soci dal consiglio di amministrazione del teatro, aveva ricomposto il consiglio il quale, apportata una modifica allo statuto, aveva nominato a quell'incarico Fontana. Il sig. De Leo ritenendo che  la nomina dovesse scaturire dal concorso bandito da Ciclosi- ma lui era rimasto un giro indietro, rispetto agli eventi - fece ricorso al TAR.
 Lo scandalo recente, fresco di giornata è la pubblicazione della sentenza del TAR che dà torto a De Leo, sul sito di Repubblica.it, prima ancora che tale sentenza venga resa pubblica. Con l'aggiunta  che, comunque, ora sarebbe inutile procedere contro Fontana, in quanto egli è decaduto ( si è dimesso?) dal suo incarico che, invece, in base al contratto, terminerebbe nel 2016, come si legge ancora in questo momento sul sito del Regio.
 Ora in questa vicenda ci sono anche degli aspetti tragicomici. De Leo aspirava a quell'incarico ed, anzi, era sicuro di poterci  contare, semplicemente partecipando al concorso, al quale evidentemente  pensava avrebbero partecipato persone del suo stesso rango professionale, che era quasi zero in un ente teatrale, mentre Fontana era stato già sovrintendente del Comunale di Bologna e della Scala!
 Se ricordiamo bene la vicenda, il sig. De Leo era segretario generale del Comune e forse per tale suo incarico fu messo a dirigere il Teatro della Fortuna. Ora, per capire quanto fosse illuminata e competente la sua sovrintendenza, chiamò come direttore artistico un tale sig. Fedeli che, se non andiamo errati, è un agente, cioè titolare di una agenzia di rappresentanza artistica. Forse il sig. De Leo, che evidentemente conosce bene il mondo della lirica, s'era detto: piuttosto  che chiamare un direttore artistico con gli attributi, il quale bene o male dovrà rivolgersi agli agenti, tanto meglio chiamare direttamente un agente, così si evita un passaggio. Non solo, per trovare un successore a Fedeli, è ricorso nuovamente allo stesso ambiente chiamando Priscilla Baglioni, laureata in giurisprudenza, con la passione per il canto, la quale si sarebbe formata come direttore artistico prima affiancando un agente della potente IMG Artists, e poi lo stesso Fedeli, dai quali ha cercato di rubare tutto il rubabile - ha dichiarato la graziosa direttrice.
 Ora al posto di De Leo c'è un nuovo sovrintendente, una signora con un passato da assessore alla cultura. Se uno si domanda come mai la scelta della Baglioni?  e vuole sapere che c'entra con Fano? La direttrice in persona risponde alle domande: oltre l'apprendistato  nell'agenzia di Fedeli, la legano a Fano, le sue vacanze da ragazzina sull'Adriatico.
 Il sig. De Leo in tutta quest storia non ci fa una bella figura, perchè Fontana , concorso o nomina diretta, certamente aveva tutte le carte in regola per assumere quell'incarico. Mentre chi fa una figura pessima è il Tar, che rivela, prima di emanarlo  ufficialmente, l'esito di un giudizio, e poi incorre in quello svarione sulla decadenza già avvenuta di Fontana.