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venerdì 12 gennaio 2018

A quando l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia al Teatro Mariinsky di San Pieroburgo?

Per la serie di concerti che Gergiev dirige a Roma,  nella stagione sinfonica dell'Accademia di Santa Cecilia, con un repertorio monografico: Jolantha e  le Sei sinfonie di Ciaikovsky, i giornali hanno sottolineato la compresenza di due orchestre, a seguire nel calendario: l'Orchestra di casa prima per l'opera e quella di Gergiev a San Pietroburgo, e cioè l'Orchestra del Mariinsky, per le sinfonie, come fosse una novità, mentre novità non è.

Quasi sempre, per il suo ritorno a Roma, Gergiev s'è portato appresso la 'sua' orchestra, anche per sottolineare la particolare qualità di essa nel repertorio di 'elezione', quello russo, che esegue regolarmente: sinfonico operistico e di balletto, oltre che la sua caratteristica, mantenuta e difesa strenuamente, sia stilistica che proprio di 'suono': il suono 'russo'  si potrebbe dire.

Esattamente come viene riconosciuto,  e lo ha sottolineato lo stesso Gergiev anche in questa occasione, all'Orchestra di Santa Cecilia il suo suono 'italiano' - diciamo così, per il cui carattere la presenza da oltre dieci anni di Pappano ha avuto un peso.

 Anche il tirarsi dietro sempre la 'sua' orchestra da parte di Gergiev non è una sua esclusiva, perchè fa altrettanto anche Pappano. Chi lo invita a dirigere fuori dal Covent Garden e dall'Accademia romana, sa che può invitarlo solo a condizione che diriga la 'sua' orchestra  Ad onor del vero, Gergiev gira molto di più di Pappano anche senza la sua orchestra.

Ora viene da chiederci, e fossimo stati presenti all'incontro con il direttore russo, amico di Putin,  lo avremmo chiesto al diretto interessato: perchè come Lei viene a Roma con la sua orchestra, non succede anche che l'Orchestra del'Accademia con il suo direttore, sia ospitata, da Lei,  a San Pietroburgo?

La faccenda non è di poco conto, ed una qualche spiegazione la meriterebbe, anche se dubitiamo che arrivi dai diretti interessati.

Proviamo, intanto, a formulare qualche ipotesi, la principale delle quali può essere ricondotta ai costi dell'uno e dell'altro complesso. Ameremmo sapere se una tournée dell'Orchestra del Mariinsky a Roma, costa  all'incirca quanto costerebbe una dell'Accademia di Santa Cecilia a San Pietroburgo. Sarebbe interessante, se così fosse, per valutare se lo stesso appeal che ha l'Orchestra di San Pietroburgo nell'Europa occidentale, l'ha quella dell'Accademia in Russia; se i costi, quali che siano, non sono coperti interamente dalle rispettive istituzioni, ma anche da sponsor e da interventi  governativi; e perchè, con criterio di reciprocità, non  si procede a scambi di 'tournée' fra le due orchestre.

Perchè se persistesse tale situazione, senza spiegazione di sorta, uno potrebbe pensare anche ad altre ragioni,  magari di 'agenzie', che in questi casi hanno  un gran peso.

Ad esempio, Gergiev è rappresentato dalla Columbia, Pappano da IMG, che rappresenta anche Temirkanov, divenuto direttore 'onorario' dell'Accademia, il quale ,  pure lui, ogni volta che viene a Roma, viene sempre per due settimane - come fa anche Gergiev. L'Orchestra di Santa Cecilia a quale agenzia si appoggia? A quella di Pappano ( IMG) visto che senza di lui la nostra orchestra non compie tournée all'estero, salvo rarissime occasioni, dovute a cause di forza maggiore ( impegni londinesi di Pappano?), o ad altra, o non ha agenzia?

 L'Orchestra del Mariinsky, diretta da Gergiev, è  rappresentata in Italia dell'Agenzia di Baldrighi. Perchè l'Accademia non fa altrettanto,  affidandosi allo stesso Baldrighi ( dal quale prende parecchi artisti, alcuni anche tutti gli anni, come il violinista Kavakos, tanto per citare il nome più ricorrente);  questo potrebbe  facilitare uno scambio di tournée, sempre che non vi siano altre ragioni per non favorirlo e promuoverlo.

 Chi sa ci aiuti a capire.

mercoledì 11 marzo 2015

Bentornato CLASSIC VOICE con le sue inchieste

Eravamo in pensiero, perchè per qualche mese non ci sembrava che i giornali amici avessero riportato i soliti esiti strabilianti delle inchieste, fuori dall'ordinario, che in ogni numero, Classic Voice regala ai suoi attoniti lettori. E puntualmente siamo stati smentiti perchè, come apprendiamo dal Corriere, a firma Giuseppina Manin, un'altra inchiesta ancora c'è stata,  ed anche questa volta con risultati inimmaginabili ed inattesi
 Gli attenti ed acuti giornalisti della rivista italiana di musica questa volta hanno puntato i loro riflettori sui cachet della musica, opera e concerti, facendoci scoprire che i cachet che circolano sono più decenti di quelli effettivi e comunque sottostimati rispetto a quelli reali. Insomma direttori d'orchestra importanti, celebri solisti e cantanti di grido non se la passano male. I direttori di prima fascia guadagnano 30.000 Euro a concerto; come anche strumentisti celebri, da Kavakos a Lang a Pollini; a proposito di quest'ultimo e di Lang scrive la Manin che non si siedono al pianoforte se prima non gli hanno pagato il cachet. Dunque i tempi hanno cambiato anche la modalità del pagamento che si voleva  effettuato nell'intervallo fra prima e seconda parte di un recital o di un concerto. Adesso, stando a Classic Voice, non entrerebbero in sala se prima non hanno riscosso il cachet. Evidentemente, con i tempi che corrono, suonano più rilassati ed anche più spediti con i soldi in tasca. Perchè?
La ragione è semplice. Salvo poche, pochissime grandi istituzioni, con i conti in regola e liquidi in cassa, del cachet non c'è certezza. E di questa situazione abbastanza gravosa è chiaro che non  ne risentono  i grandi nomi, ma i giovani musicisti, ai quali si fa attendere anni prima di ricevere il saldo delle loro prestazioni. E la situazione è molto più diffusa di quanto si pensi. Questo problema noi l'abbiamo sollevato da tempo su questo blog, perchè conoscevamo molti casi di  giovani strumentisti o cantanti  che attendono da due o tre anni di essere pagati da istituzioni italiane che ormai appartengono ad una lista nera ben nota.
 Con questi cachet non vogliamo fare i conti in tasca a celebri direttori musicali che lavorano da noi come anche a noti strumentisti che perciò non se la passano male. Ed anche questo lo abbiamo più volte scritto riferendo di qualche direttore straniero che  quando era  Milano non c'era giorno che non suonasse o dirigesse, mettendo insieme in pochi mesi un bel gruzzolo, di molto superiore a ciò che guadagna, tutto l'anno, in altro paese dove ha un simile incarico stabile.  O di qualche altro direttore che in una stagione fra concerti in sede e in tournée, fa una cinquantina di concerti: fate voi il conto del suo cachet a fine stagione.
Abbiamo anche scritto che attraverso certi escamotage quel cachet era nei fatti inferiore a quello  effettivamente percepito - e la fonte dell'informazione era attendibilissima.
 I cantanti guadagnano un pò meno a recita, anche perchè,  tolti i recital,  la partecipazione ad un'opera prevede parecchie recite, dunque facendo la somma, anche loro si mettono in tasca un bel gruzzolo. La bella Netrebko  va dai 20.000 a concerto a 17.000 per ogni recita d'opera.
 Guadagnano meno di tutti i registi, con 60.000 Euro per ogni regia. Non recita, ovvio.
 Niente di nuovo sotto il sole. Ciò che Classic Voice crede di rivelare a seguito di indagine approfondita ed accurata, era cosa risaputa. Come spiegarsi altrimenti un contratto da 600.000 Euro per Temirkanov per i concerti diretti al Regio di Parma, epoca Meli- come leggemmo su diversi giornali?
 L'unica cosa che Classic Voice rivela è che la fonte di tali dati è il Ministero medesimo di Franceschini e Nastasi. Lo stesso ministero  che dovrebbe calmierare i prezzi, specie in tempo di crisi,  vigilare su strani giri per far fessa la legge che prevede certi tetti, e sanzionare coloro i quali contravvengono alle regole. Ed invece, è diventato inerte, riducendosi a semplice ufficio informazioni per Classic Voice. E non è la prima volta.