domenica 15 marzo 2026

Los Angeles. L'attualità al centro della notte degli Oscar. Tutti i vincitori della preziosa statuetta (da Il Messaggero)

 Proteste anti-Ice, spille pro Gaza, discorsi contro la guerra, riferimenti a Trump e al caso Epstein. I momenti più memorabili della 98esima edizione degli Oscar sono stati quelli in cui attori, registi e presentatori hanno preso una posizione netta su quello che sta succedendo nel mondo. Perché il cinema ha il compito di raccontare quello che accade intorno a noi, e per fortuna c'è ancora chi lo fa. «Fortunatamente per tutti noi esiste una comunità internazionale di registi dediti a dire la verità, spesso correndo grandi rischi nel realizzare film che ci insegnano, che denunciano l'ingiustizia, che ci ispirano ad agire», ha detto Jimmy Kimmel sul palco. E mai frase fu più azzeccata per descrivere i film in gara in questa edizione degli Oscar.

 

Il trionfo di Una battaglia dopo l'altra

Guerra, Trump, Epstein, la libertà d'espressione: l'attualità al centro della notte degli Oscar

'Una battaglia dopo l'altra' di Paul Thomas Anderson è il Miglior film dell’anno alla 98esima edizione degli Oscar, condotta dal comico Conan O' Brien in diretta dal Dolby Theatre di Los Angeles. Il film - un ritratto lucido dell’America contemporanea, attraversata da conflitti sociali fuori controllo, estremismi e lotte ideologiche e personali - conquista 6 statuette su 13 nomination: Miglior film, Miglior regia, Miglior attore non protagonista a Sean Penn (assente alla cerimonia: secondo il 'New York Times' potrebbe trovarsi in Ucraina), Miglior sceneggiatura non originale, Miglior casting (nuova categoria introdotta quest'anno) e Miglior montaggio. A brillare è anche 'I peccatori', l’horror thriller vampiresco a ritmo di blues che esplora l’esperienza della comunità afroamericana tra identità e razzismo. Con 16 nomination - il film più candidato di sempre - l’opera di Ryan Coogler porta a casa 4 premi: Miglior sceneggiatura originale a Coogler, Miglior colonna sonora a Ludwig Göransson, Miglior fotografia ad Autumn Durald Arkapaw (prima donna a vincere un Academy Award nella categoria) e Miglior attore protagonista a Michael B. Jordan. 

Michal B. Jordan cita Will Smith

Michael B. Jordan ha vinto il primo Oscar della sua carriera, portandosi a casa la statuetta come Miglior attore protagonista per la sua interpretazione dei fratelli gemelli Smoke e Stack nell'horror-thriller vampiresco 'I peccatori' di Ryan Coogler. Con questa vittoria, diventa il sesto uomo afroamericano a trionfare nella categoria Miglior attore protagonista. «Sono qui grazie a coloro che mi hanno preceduto», ha detto Jordan nell'accettare la statuetta, citando Sidney Poitier, Denzel Washington, Jamie Foxx, Forest Whitaker e Will Smith, ancora bandito dagli Academy Award in seguito allo schiaffo dato a Chris Rock durante la cerimonia degli Oscar 2022. A Smith è stato imposto un divieto di 10 anni a partecipare a qualsiasi evento organizzato dall’Academy. Jordan cita inoltre l'attrice Halle Berry, la prima e unica donna afroamerica a vincere l'Oscar come migliore attrice protagonista. L'attore visibilmente incredulo si essere finito «tra questi giganti» e ringrazia la platea e il pubblico «per avermi sostenuto durante la mia carriera», conclude. Jordan supera i favoriti Timothée Chalamet, candidato per 'Marty Supreme', e Leonardo DiCaprio per 'Una battaglia dopo l’altra' (arrivato alla cerimonia con la fidanzata Vittoria Ceretti).

 

Tutti i vincitori

A completare il palmarès, Jessie Buckley - che ha regalato una magistrale interpretazione della moglie di William Shakespeare - vince come Miglior attrice protagonista per 'Hamnet – Nel nome del figlio' di Chloé Zhao, mentre Amy Madigan si aggiudica il premio come Miglior attrice non protagonista per 'Weapons'. «Il giorno prima della cerimonia ho pensato a cosa avrei potuto dire in caso di vittoria mentre mi depilavo le gambe, e alla fine mi sono messa i pantaloni. Quindi non so perché io mi sia depilata», scherza sul palco. Cantano vittoria anche 'Sentimental Value' di Joachim Trier («Tutti gli adulti sono responsabili di tutti i bambini, non dovremmo votare per politici che non ne tengono conto»), premiato come Miglior film internazionale, e 'KPop Demon Hunters', che si aggiudica due Oscar: Miglior film d'animazione e Miglior canzone originale per 'Golden', primo brano coreano a vincere il prestigioso riconoscimento. Il 'Frankenstein' di Guillermo del Toro fa incetta di premi nelle categorie tecniche: Miglior scenografia, Migliori costumi e Miglior trucco e acconciature.

 

L'attualità al centro

La 98esima edizione ha rimesso l’attualità al centro, ben lontana dalla cerimonia sbiadita dello scorso anno. Uno spettacolo, però, meno festoso, nel rispetto di ciò che sta accadendo nel mondo, a partire dalle guerre. «L'anno scorso c’erano gli incendi a Los Angeles, quest’anno va tutto bene». Così Conan O’Brien apre il suo monologo. «Va tutto bene» solo in apparenza, perché la guerra aleggia sugli Stati Uniti, che però non nomina. Il comico la sfiora senza affrontarla direttamente. Poi arriva l’altro grande spettro del presente: l’intelligenza artificiale. O’Brien si presenta come «l’ultimo essere umano a condurre gli Oscar». E non manca una stoccata a YouTube, piattaforma su cui la cerimonia sarà trasmessa dal 2029: mentre ne parla, viene interrotto da una raffica di spot, trasformando le finte interruzioni in una gag sulla massiccia presenza pubblicitaria dei video online.

 

Il riferimento a Epstein

Nessuno escluso: nemmeno il caso Epstein. «Per la prima volta dal 2012 non ci sono attori britannici nominati come Miglior attore o Miglior attrice. ‘Sì’, ha detto il portavoce britannico, ma almeno noi arrestiamo i nostri pedofili». Una delle frecciate più taglienti della serata, che evoca l’ex principe Andrea e l’ex ambasciatore Peter Mandelson, entrambi coinvolti nell’inchiesta sul finanziere morto in carcere nel 2019. O’ Brien punta il dito anche sugli Stati Uniti: nonostante i documenti citino decine di persone legate a Epstein, nessuno è stato indagato dal Dipartimento di Giustizia.

 

Chalamet e il "caso Opera"

Guerra, Trump, Epstein, la libertà d'espressione: l'attualità al centro della notte degli Oscar

Non manca nemmeno l’ironia sulla polemica che ha travolto Timothée Chalamet per le sue dichiarazioni sull’Opera (“non importa più a nessuno”), che hanno scatenato i teatri di tutto il mondo. «Questa sera la sicurezza è stata rafforzata, sono solo arrabbiati perché ha escluso il jazz», scherza O’Brien. Il divo – seduto accanto alla fidanzata Kylie Jenner – la prende con filosofia, ridendo di gusto alla battuta.

 

Kimmel punge Trump (e Melania)

Guerra, Trump, Epstein, la libertà d'espressione: l'attualità al centro della notte degli Oscar

Il momento più politico e pungente arriva con Jimmy Kimmel, salito sul palco per premiare il Miglior cortometraggio documentario ('All the Empty Rooms', che commemora i bambini uccisi nelle sparatorie scolastiche attraverso uno sguardo sulle camere da letto dove non sono mai più tornati») e il Miglior documentario ('Mr. Nobody Against Putin', è il racconto di un insegnante russo di una scuola elementare che, in seguito all'invasione dell'Ucraina del 2022, ha rilevato come il sistema educativo abbia adottato elementi propagandistici caratterizzati dal nazionalismo). «Raccontare una storia che potrebbe costarti la vita per il solo fatto di raccontarla: questo è vero coraggio. In quali Paesi si rischia la vita per la libertà di parola?», dice. Poi la stoccata: «Diciamo solo la Corea del Nord… e la Cbs», riferimento alla recente decisione dell’emittente di impedire a 'The Late Show With Stephen Colbert' di ospitare il deputato texano James Talarico, dopo pressioni della Federal Communications Commission. Kimmel allude anche al documentario 'Melania', che segue la First Lady nei venti giorni precedenti al secondo insediamento di Donald Trump: «Un uomo sarà furioso che sua moglie non sia stata nominata».

 

L'appello di Javier Bardem

Guerra, Trump, Epstein, la libertà d'espressione: l'attualità al centro della notte degli Oscar

Senza dimenticare l'appello di Javier Bardem, agli Oscar per annunciare il Miglior film internazionale: «No alla guerra. Palestina libera». Prima ancora di salire sul palco del Dolby Theatre, l'attore aveva sfilato sul red carpet con la scritta "No a la guerra" ("No alla guerra") sulla giacca e una spilletta a sostegno della Palestina.

 

L'omaggio di Barbra Streisand a Redford

Guerra, Trump, Epstein, la libertà d'espressione: l'attualità al centro della notte degli Oscar

Tra i momenti più emozionanti, il ricordo di Barbra Streisand dedicato a Robert Redford, morto lo scorso settembre a 89 anni. La grande artista ripercorre la carriera dell’attore, sottolineandone l’impegno per la libertà di stampa, l’ambiente e le nuove voci del cinema. “Bob aveva fegato, sullo schermo e fuori”, dice. Con la voce rotta dalla commozione intona 'The Way We Were', la canzone vincitrice dell’Oscar tratta da 'Come eravamo'. Ricorda anche la loro ultima telefonata: «Mi disse: 'Babs, ti voglio un bene dell’anima e te ne vorrò per sempre'. Nell’ultimo biglietto che gli scrissi conclusi con 'Anch’io ti voglio bene' e lo firmai 'Babs'". Nel tradizionale segmento 'In Memoriam', che ricorda gli artisti morti nell’ultimo anno, l'Academy ricorda l'attrice Claudia Cardinale e il 're' della moda Giorgio Armani. Ma anche Robert Duvall, Diane Keaton e Catherine O’Hara. Senza dimenticare l'attore Billy Crystal, che omaggia Rob Reiner e sua moglie Michele Singer Reiner: «I suoi film dureranno per sempre. Ci fanno ricordare quello che vorremmo essere: più umani», conclude l'attore.

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