domenica 10 dicembre 2023

Approvazione del MES rimandata ancora. L'Italia è l'unico paese, dei 27, che non l'ha ancora approvato ( da First Online, di Franco Locatelli) Commento ' politicamente scorretto' di Pietro Acquafredda

 

Giorgia Meloni e Matteo Salvini
Giorgia Meloni e Matteo Salvini

La stucchevole telenovela italiana sul Mes non è ancora finita. Solo qualche giorno fa il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva dichiarato che questa settimana il Parlamento italiano avrebbe discusso del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità già approvato dagli altri partner europei e necessario per fronteggiare eventuali crisi finanziarie. Ma ieri ci ha pensato il capogruppo alla Camera del suo stesso partito (la Lega), Riccardo Molinari, a smentirlo dicendo che il Parlamento ha cose più importanti da discutere e pertanto non se ne parlerà il 14 dicembre, come originariamente previsto, ma dopo il summit europeo del 18 sul nuovo Patto di stabilità e forse addirittura a gennaio.

Rinviare l’approvazione del Mes è una picconata alla credibilità dell’Italia

Errare è umano ma perseverare è diabolico. Possibile che la sonora sconfitta sulla Presidenza della Bei, dove l’Italia aveva un candidato eccellente come l’ex ministro Daniele Franco ma è riuscita a farsi battere dagli spagnoli, non insegni niente? La perversa logica del baratto o del pacchetto tanto cara alla premier Meloni è un boomerang in Europa ma il Governo italiano insiste e non darà il via libera al Mes prima di aver portato a casa qualcosa sul Patto di Stabilità. E’ una pia illusione, come ha spiegato più volte l’ex premier ed ex eurocommissario europeo Mario Monti, ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Così il Governo manda ancora una volta la palla in tribuna sul Mes ma ogni volta che lo fa è una picconata alla credibilità dell’Italia che, mettendo le dita negli occhi dei partner, sembra infantilmente dimenticare che il debito pubblico italiano è altissimo e che solo la benevolenza dei mercati e degli altri Paesi può facilitarne il finanziamento. Il tempo dei rinvii e delle furbate sul Mes è scaduto e sarebbe ora che Giorgia Meloni e Matteo Salvini se ne ricordassero.

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Non mi occupo di politica professionalmente, ciò non toglie che me ne interessi, soprattutto quando ad una ragionevolezza anche rozza,  certe posizioni risultino stravaganti per non dire di peggio. 

Come quella 'ideologica' assunta del centro destra nei riguardi dell'approvazione del MES da parte dell'Italia, unico paese dei 27 a non averlo ancora fatto, nonostante i continui richiami da più parti ed il 'tira e molla' con l' Europa.

 Ma ieri si è raggiunto il colmo per me della indignazione, all'ascolto della dichiarazione di tale Riccardo Molinari, parlamentare leghista e capogruppo,  il quale se ne è uscito, novello Mosè su piazza del Parlamento, con i giornalisti che gli chiedevamo dell'approvazione del Mes,  e della discussione in Aula fissata per giovedì 14. "Vi dò una notizia - ha detto testualmente - nessuna discussione sul Mes il 14, abbiamo altre priorità".

 Perchè sono indignato? Perchè non si può ascoltare uno come Mantovani - chi è, oltre che essere parlamentare leghista? - assumere con prosopopea una posizione così netta, nonostante - è bene ripeterlo - i ripetuti inviti e richiami dell'Europa. Capite un Molinari qualunque che parla  forte dell'autorità che la elezione in Parlamento gli conferirebbe. 

 Per essere 'politicamente scorretto' come molti altri nel nostro Paese, mediterò di non andare a votare, e poi, a elezioni avvenite, mi opporrò al governo di questi..., reclamando a gran voce - come si sta facendo per molti settori strategici italiani, dalla magistratura alla scuola - che i candidati e poi gli eletti  vengano sottoposti prima ad una esame di idoneità e successivamente all'elezione, ad una  tac 'repubblicana' e che ne accerti anche il 'quoziente intellettivo'. (Pietro Acquafredda)

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