venerdì 30 maggio 2014

Bergoglio fa il papa proprio come lo avrei fatto io. Bestemmia di Berlusconi

L'altra sera, Rai Tre, uno dopo l'altro, ha mandato in onda due programmi, dedicati rispettivamente a Bergoglio ed a Berlusconi, per dimostrare la convinzione del Berlusca - 'Bergoglio fa il papa proprio come lo avrei fatto io - al quale, perciò, non manca più l'esperienza da pontefice, perchè c'è già uno che l'ha copiato ed imitato alla perfezione.
Prima il lungo documentario su Bergoglio, prodotto da Anthos produzioni, autrice Maite Carpio, per la serie 'La storia siamo noi', due ore di trasmissione con molte immagini di repertorio pescate in Rai ed anche altrove, arricchite da interviste ad ex collaboratori, conoscenti, amici ed ex allievi del  Bergoglio argentino, che hanno raccontato le vicissitudini del gesuita all'interno ed ai vertici della compagnia.
 Poi, per la serie: 'Quel gran pezzo dell'Italia', un ritratto tragicomico dell'ex presidente del consiglio barzellettiere, costruito con acume ed anche spietata denuncia.
 Del documentario su  Bergoglio, a differenza di quello sull'antipapa emerito Berlusca, non poteva non colpire la trasandatezza della realizzazione delle interviste - che costituivano l'unica  novità del documentario rispetto al più ricco materiale di repertorio - set sempre sciatti, fili, luci ed altro in evidenza, commento musicale ovvio  e scontato, più adatto per un breve inserto giornalistico che per un lungo documentario e,infine, la presenza davvero ingombrante, quasi autocelebrativa, della intervistatrice - che non fa mai le domande, affidate ad una voce fuori campo, ma che è mostrata continuamente mentre sorride annuisce o ascolta attentamente, insomma una presenza insistente ma inutile. Una elegante ragazza, non giovanissima,  di cui non conosciamo l'identità, della quale però ci ha colpito soprattutto il continuo cambio d'abito, come si usa nel corso di una passerella di moda. Al punto che abbiamo atteso con impazienza i titoli di coda del documentario, per venire a conoscenza del nome dello stilista che l'aveva vestita e svestita in continuazione e più d'una volta anche durante la medesima intervista che, se realizzata in  più tempi, aveva consigliato al suo stilista la mise più adatta.
 Questa nostra curiosità  neppure i titoli di coda hanno soddisfatto. Peccato, perchè avremmo voluto consigliare lo stilista dell'elegante intervistatrice a qualche giornalista che spesso si presenta in video addobbata con la prima cosa che le è capitato di prelevare dal guardaroba.

Collaboratori, ministri e buoi dei paesi suoi

Molti anni fa un nostro trafiletto scherzoso sulla nuova compagna di Occhetto, quella dell'epoca perchè nel frattempo  le cose sono  nuovamente mutate, scelta nel ventre del partito suscitò polemiche ed anatemi da parte di chi leggeva  in quelle nostre poche righe un atto di lesa maestà.
Ci spiace, ma siamo costretti a tornare sull'argomento, perchè si accusa Renzi di prendere collaboratori, ministri e componenti del suo cerchio magico fra le sue conoscenze e frequentazioni toscane.   Gli si rimprovera che la rete da pesca non  venga più gettata nel Tevere ma nell'Arno, mentre  noi vogliamo sperare che  i fiorentini abbiano fatto nel fiume cittadino un bagno rigeneratore, non solo letterario. Fin qui niente di male, salvo i mal di pancia del generone romano che si sente escluso dalla corte del principe. Il quale, però, avrebbe il vantaggio di pescare fra pesci che conosce bene, assumendo su di sè ovviamente tutte le responsabilità di tali scelte.
 Il discorso torna attuale alla lettura dell'ennesimo scandalo che ha investito, e pare duramente, l'ex ministro Clini,  direttore generale del ministero, prima e dopo il suo incarico di governo, che - se gli elementi emersi dall'inchiesta sono veritieri - si sarebbe comportato come un volgare mariuolo e con lui  la sua compagna che nelle foto appare con giubbottino di pelliccia pregiata ed in mano la  classica 'conchiglia' d'oro di Bulgari - pelliccia e pochette comprate naturalmente con i soldi che lui e la sua compagna hanno rubato a noi. Che vergogna. Renzi deve stare all'erta perciò, perchè il giorno in cui scoprissimo che alcuni dei suoi più stretti collaboratori, da lui scelti personalmente, si sono comportati come Clini, non potrebbe accampare nessuna giustificazione, e noi saremmo autorizzati a sputargli in faccia, e a chiedergli con insistenza e a ragione: ma che gente frequenta?
 I casi di potenti e politici, nelle cui vite la volgarità si sposa al malaffare o ai più biechi interessi privati cominciano ad essere troppo numerosi, quasi un'epidemia. Negli ultimi tempi  quel tale Fiorito, i vertici di Finmeccanica, la cupola dell'Expo, e poi Formigoni, e poi la cricca ( Balducci, Anemone ecc...) ma anche alcune coppie della prima e seconda repubblica, sulle quali non è ancora emerso nulla di penalmente rilevante ma che, guarda caso, vantano signore ( consorti o compagne) che hanno cariche dirigenziali nei ministeri o altrove di primo livello, con i  mariti che professano innocenza ed estraneità a quelle ascese ai vertici dell'amministrazione statale .  I mariti  politici - così vogliono farci credere - non c'entrino nulla. Bechis in un un suo volumetto ha fatto le pulci a molte signore della nomenclatura politica;  in quel suo libro, che meriterebbe un aggiornamento quotidiano, manca il Mastrapasqua e signora , ultimo esemplare di questi dinosauri che tardano ad estinguersi e continuano con la loro voracità a  far danni.

mercoledì 28 maggio 2014

II mondo - l'italia alla rovescia

Non ci raccapezziamo più. Non riusciamo più a capire in  che mondo viviamo. Fino ad oggi siamo vissuti in un mondo che credevamo di conoscere bene, oggi ci sembra di essere degli alieni, perché quel mondo che  credevamo di conoscere e nel quale viviamo da tanti anni,  ci sembra profondamente mutato.
Quale la causa di questo improvviso mutamento? Apprendiamo dai giornali di oggi ( La repubblica)  che domani avrà luogo  un evento di portata epocale; ed avrà luogo addirittura a due passi dalla stanza da letto di Renzi, a Roma. Il Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica della Presidenza del Consiglio - ma esiste da tempo, il che giustificherebbe in parte la lunga lista di dirigenti alla presidenza del consiglio, centoventi circa o è l'ultima diabolica invenzione di Renzi il quale  per trovare rimedi, si inventa  problemi che non  ci sono, tirandoli fuori  anche dal cilindro di questo benemerito dipartimento - i supertecnici di tale dipartimento avrebbero fotografato - radiografato sarebbe il caso di dire -la situazione italiana dal 2000 al 2011 nella 'spesa per la cultura'. Ed hanno scoperto che fino al 2009 l'Italia spendeva lo 0,9% del PIL, comunque una miseria, e poi - in discesa libera - la spesa statale è scesa, negli anni a seguire, fino a toccare lo 0,6% nel 2011. Troppo lontano perché tale dato possa fornire ancora elementi utili di riflessione, perché ai supertecnici del Dipartimento della Presidenza del Consiglio sarà giunta voce che nel 2013 tale spesa è scesa ulteriormente fino a toccare lo 0,3% del PIL. Per la serie la vergogna del mondo. Questo insomma verrà a dirci il dipartimento statale, mentre era più normale che lo dicesse chi si occupa del settore, rivolto al governo. Ecco dove sta il mondo  che non conosciamo più. Insomma lo Stato mette in piazza le proprie vergogne senza pudore, per dirci: pregate perchè Renzi faccia  il miracolo di porvi rimedio. Perché l'altra cosa che verranno a dirci domani è che in qualunque caso, per qualunque emergenza il primo capitolo da dove si comincia sempre a tagliare è proprio il settore della cultura, che dall'indagine suddetta esce con le ossa rotte.
 Fatta la diagnosi ora si attende solo la cura, anzi il miracolo di san Matteo. Renzi.

martedì 27 maggio 2014

I Renzi della musica italiana

E'inutile negarlo, senza Renzi il PD andava in vacanza. A vita. L'interessato, più intelligente e furbo di tutti quelli del partito insieme, attribuisce la vittoria alla comunità del partito. Quale comunità? La comunità alla quale sembrerebbe riferirsi esisteva da prima, e nonostante ciò, il PD era andato sempre di male in peggio.
 Anche il suo governo è una comunità - come recitano gli istruiti soldatini, sui quali diciamo la verità non avremmo scommesso nulla in principio ma che ora, almeno in parte, cominciamo ad apprezzare. Ma con tutto ciò, senza Renzi il suo sarebbe un governicchio. I suoi soldatini/chierichetti questo lo sanno e stanno al loro posto.
Nella musica, restando a Roma, vi sono due Renzi: Muti all'Opera e Pappano a Santa Cecilia. Non vi sono altri esempi in Italia di identificazione totale di una istituzione musicale con il suo condottiero. In teatri storici, come ad esempio La Scala e La Fenice, vince e regna il gioco di squadra. Ciò non vuol dire che il gioco di squadra non possa produrre risultati buoni, anche ottimi e forse in taluni casi anche superiori  complessivamente a quelli conseguiti nelle istituzioni di 'un solo uomo'. Gli esempi dei nostri due grandi teatri non li abbiamo fatto a caso.
 Di Santa Cecilia lo abbiamo scritto tante volte che l'Accademia è diventata un'altra cosa con l'arrivo e la permanenza di Pappano. Cagli non c'entra nulla, o c'entra solo marginalmente. Ne siamo convinti. Il giorno in cui dovesse andar via Pappano e non arrivasse un suo pari grado, per autorevolezza, simpatia e capacità di coinvolgimento, l'Accademia tornerebbe ai suoi passati splendori da routine. Addio pubblico osannante - anche se il pubblico, purtroppo, si rivela spesso di bocca buona e capace di sopportare qualunque cosa gli venga somministrata; è tragico ma è così - addio dischi, addio tournée, addio giornali accucciati ai suoi piedi.
 Stesso discorso vale per Muti. Il direttore si sbraccia anche dal lontano Oriente, dove si trova ora in tournée, a favore del suo teatro, che dice essere il migliore del mondo, la sua orchestra la migliore il coro il migliore. ma via Muti, il teatro ripiomba nel grigiore di un tempo (di sempre). Sì, anche nel caso del Teatro dell'Opera di 'Roma Capitale' dove Muti é 'Direttore onorario a vita'. Fuortes non può far nulla, non si illuda.
 Questi casi potrebbero essere avvicinati, per la possibile tragicità dell'epilogo, che non auguriamo per nessuna ragione al mondo, in assenza dei padri padroni, a Berlusconi ed il suo partito azienda, con la sola differenza che in quest'ultimo caso il partito si tiene insieme e marcia solo con la promessa e la concessione di posizioni di potere assolutamente non meritate, mentre nella musica chi stona o sta fuori tempo, non può far fesso il direttore per molto. 
 Infine, a proposito di Muti, leggiamo in una intervista della Bentivoglio per Repubblica che al maestro 'manca Abbado', e che, dopo la sua morte lui 'si sente solo'.
  Possiamo dire come la pensiamo, con tutto il rispetto ed anche un pò di affetto per il maestro Muti? Non crediamo neanche ad una parola del maestro. Mentre siamo convinti che Abbado mancherà abbastanza ai giornalisti i quali erano ormai abituati che dopo un'intervista a Muti, ce ne doveva essere una anche ad Abbado, a stretto giro di posta. E lo sa bene anche la Bentivoglio che assieme ad altri pochissimi, apparteneva al cerchio magico, che frequentava ed intervistava l'uno e l'altro.

lunedì 26 maggio 2014

RINFRESCARE LA MEMORIA CORTA

Ci giunge notizia del Premio 'Valentino Bucchi', sezione composizione, entrato nell'orbita accalappiatrice di 'Musica per Roma', le cui partiture vincitrici le assume la Universal per la pubblicazione. 
Giuria di tutto rispetto, nulla da dire, senonché vediamo scomparso dall'orizzonte il nome di chi fondò l'Associazione 'Valentino Bucchi' e si rese protagonista oltre che di numerose edizioni del concorso - esecuzione e composizione - di tantissime altre battaglie in difesa della musica, della sua diffusione,  e contro l'eccessivo peso degli editori (le nuove partiture, tantissime, vendute al prezzo di 1 lira),  e il ruolo controproducente della 'protezione' da parte del diritto d'autore ecc..
 L'Associazione 'Valentino Bucchi' non esiste più, ora esiste la 'Fondazione' Valentino Bucchi, di cui è presidente un compositore, Francesco Tella, che evidentemente vuole cambiargli i connotati più specifici. Fa bene se lo ritiene necessario, è un suo diritto.
 Chiediamo qualche informazione all'Ufficio stampa di 'Musica per Roma', detta benevolmente la 'piovra', sulla cancellazione  da ogni documento della Fondazione di un  nome senza il quale tutta quella importantissima attività non si sarebbe mai svolta, il  nome di Liliana Pannella, ma non ci sanno dare una risposta.
Ora nessuno pensa che le persone, anche se benemerite, siano eterne ( dovrebbero spiegarci perché alcuni potenti resistano contro il tempo) ma che si abbia paura anche semplicemente di citare un nome che per la storia di una istituzione è stato fondamentale, questo è troppo.
 Non conosciamo bene la storia professionale di Francesco Tella, mentre consociamo bene quella di Liliana Pannella in relazione al Bucchi, perciò l'attuale presidente - di cui non sappiamo ancora che cosa farà per il Bucchi di lontanamente paragonabile a ciò che fece Liliana - rimetta il suo nome in cima alla storia della Fondazione 
Bucchi, nata dalla costola dell'omonima associazione.
 In Italia, ovviamente, non si tratta del primo caso di memoria corta o di 'damnatio memoriae'; noi stessi ne siamo stati vittima anni fa. Brevemente. Nel 1983 fondammo 'Piano Time' - la più importante rivista di musica degli anni Ottanta - che dirigemmo fino ai primi mesi del 1990, quando ne uscimmo per  dissidi con l'editore. La fine che questi ha fatto fare a quella bella rivista  è a tutti nota per parlarne ancora. Quando un paio di anni dopo la nostra uscita, si arrivò al n.100 della rivista, venne pubblicato un  numero speciale celebrativo, benchè il suo declino fosse già cominciato. Bene, in quel numero, dove si tracciava brevemente anche la storia delle rivista, il nostro nome che quella rivista avevamo fondato e diretto per il settennato più glorioso, era del tutto assente. Il direttore dell'epoca, forse Rattalino,  se ne era dimenticato. Non colpevolmente; per semplice svista. 

L'arte salvata dagli italiani è diversa quando la salvano gli stranieri

Leggiamo sull'inserto 'domenicale' del Sole 24 Ore della presentazione, nei prosismi giorni, in più città d'Italia di un libro scritto da Robert Edsel e pubblicato da Sperling & Kupfer, dal titolo 'Monuments Man:Missione Italia.La sfida per salvare i tesori dell'arte trafugati dai nazisti'. Bel libro si racconta dello speciale corpo americano MFAA, che sbarcò in Italia, a seguito delle truppe alleate nel 1943 ( luglio) restandovi fino alla primavera del 1945, con il preciso compito di 'salvaguardare le nostre opere d'arte dalla furia della guerra e dalla bramosia dei nazisti', scrive testualmente Marco Carminati. La vicenda è nota, esiste in Italia anche un 'Premio Rotondi' - intitolato ad uno dei più noti 'monuments man' italiano e istituito da Salvatore Giannella per premiare coloro che in tale opera di salvataggio si distinguono ogni giorno, per sottrarre l'arte dalla barbarie dell'indifferenza e dall'incuria dei nostri governanti. Perchè Salvatore Giannella? Perchè il noto giornalista all'argomento ha dedicato molte sue illuminate energie e nello stesso tempo, proprio nelle scorse settimane, ha licenziato un volume, presso Chiarelettere, intitolato 'Operazione salvataggio.Gli eroi sconosciuti che hanno salvato l'arte dalle guerre'. Ora, in occasione di tale giro promozionale dell'autore inglese nei prossimi giorni, forse sarebbe stato opportuno affiancargli la presentazione dell'analoga ricerca italiana, quella di Giannella. Ma ciò che stupisce di più è la miopia dell'autore dell'articolo del Sole 24 Ore, Marco Carminati, al quale neppure per un attimo passa per la testa l'opportunità - questa colpevole!- di citare il bel volume di Giannella, uscito proprio nei  giorni scorsi. Italian style?

domenica 25 maggio 2014

Letto sulla stampa. Daverio;Orchestra sinfonica di roma e La Vecchia

Philippe Daverio, sul Sette di oggi, ha fatto una geniale proposta per la tutela e promozione dei nostri beni culturali, anche se cade proprio negli stessi giorni in cui il decreto legge di Franceschini con l'Art Bonus potrebbe far sperare in un  cambiamento. La validità della proposta, nonostante ciò, resta intatta ed attuale. Noi non siamo stati capaci, dice Daverio, di badare agli immensi tesori che la natura, l'ingegno, e  la storia ci hanno regalato, allora affidiamo tutto ad un commissario europeo- anzi alla stessa Europa - che magari li restaura, li custodisce come necessario e ce li riconsegni,  qualora emerga il nostro ravvedimento, sperando che questa volta non li mandiamo nuovamente in malora dopo che  alcuni ci sono giunti dopo qualche millennio, per la nostra ammirazione.
 Forse non  sarebbe da sottovalutare. E, del resto, dice Daverio, una  nazione come la nostra che abolisce il Ministero del Turismo che renderebbe molto più dello stesso Ministero del tesoro, come altro definirla se non una  nazione di citrulli?
 Sulle pagine di repubblica ( sulla romana) l'ultimo campanello d'allarme per la fine annunciata dell'Orchestra Sinfonica di Roma, fondata oltre dieci anni fa, che tiene le sue stagioni di concerti all'Auditorium della Conciliazione c che è stata diretta in tutti questi anni da Francesco La Vecchia. La fine la decreterebbe la stessa fondazione che dall'inizio si è fatta carico della sua  esistenza, e cioè la Fondazione Roma, presieduta da Emanuele Emmanuele, che ha deciso di tagliare il suo finanziamento, portandolo da 2,8 milioni a 2 milioni di Euro, mentre per gestire l'attività dell'orchestra, formata da 70 strumentisti, occorrono 3 milioni di Euro a stagione.
 Non si sono levate molte voci a favore della sopravvivenza dell?orchestra e lo stesso La Vecchia, in febbraio, si è dimesso da direttore dell'Orchestra, una decisione che avrebbe dovuto prendere da tempo per dare più possibilità all'orchestra stessa che era praticamente il  deus ex machina della stagione, con pochi altri direttori aggiunti, e non tanto di peso. Questo non ci fa naturalmente restare insensibili di fronte alla chiusura dell'orchestra. Però, a dirla in tutta sincerità, non sapremmo quale consiglio dare, a che santo votarsi? A Renzi, a Marino, e Franceschini? Manco a parlarne. Che gli frega ai tre se un'orchestra chiude? Forse Emmanuele Emanuele potrebbe ripensarci, dopo un pellegrinaggio a Lourdes? Qui serve un miracolo.