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giovedì 21 agosto 2014
Renzi non fare il bastardo. Non ci provare. Non rubare ai pensionati. Sul caso Mogherini.
Premessa.
Dopo aver letto alcune delle ultime dichiarazioni deliranti di Grillo, in cui si dà del bastardo a Renzi, intendiamo precisare che non siamo sulla stessa linea accusatrice del comico. Noi intendiamo dire che se Renzi mette mano alle pensioni - ma ora sembra che non accadrà - si 'imbastardisce', meglio 'imbastardisce' la sua iniziale azione riformatrice anche nel senso della giustizia sociale. Perciò tagli i privilegi, lì sicuramente non corre il rischio di imbastardirsi. Ed ora siu legga tranquillamente ciò che abbiamo scritto ieri.
Siamo davvero stufi. Il governo e i presidenti dei due rami del Parlamento, finchè saranno ancora due, non riescono a togliere neanche un centesimo dalle laute paghe di politici e servitori, e neppure dei vitalizi dei medesimi, il più delle volte immeritati, anche se parlano sempre di 'diritti acquisiti', mentre sarebbe più giusto parlare di 'furti' perpetrati a danno dei cittadini; proprio quel governo, Renzi in testa, e i presidenti delle Camere, voteranno sul prelievo forzoso di un contributo dalle pensioni di larga parte degli aventi diritto. A cominciare da quelli che percepiscono una pensione di 2000 Euro netti al mese, per la quale hanno versato per 40 anni i contributi previsti. Dai ladri autorizzati, nella cui schiera intende militare anche il giovane premier, 2000 Euro mensili sono considerati una pensione già alta, perchè lui e quell'altro bonaccione di Poletti vivono con molto meno, anche se non si sa come spiegare quel panzone del ministro e l'arrotondamento del premier nei pochi mesi di governo con meno di 2000 Euro al mese.
Insomma 2000 Euro al mese sarebbero una bella pensione, invece 15.000 Euro al mese - che è quanto guadagno i parlamentari, come Calderoli e i consiglieri regionali, come il Bossi Trota (solo per una caso ambedue leghisti, i primi nomi che ci sono venuti in mente) e tutto il codazzo di gente inutile ed impresentabile, sono un compenso 'modesto', loro dicono: 'giusto', come hanno detto di recente Formigoni ed anche Galan. E perciò intoccabile. Bastardo d'un Renzi se fa quello che si ventila e cioè che toglie ai poveri per darli ad altri poveri più poveri ancora, salvo quelli falsi che, giorno dopo giorno, vengono a scoperti, non tutti ancora, altrimenti non ci sarebbe bisogno di tutta questa alchimia per far quadrare le spese.
Per non cadere sotto la scure della 'illegalità' - ma per gli stipendi dei 'bastardi più bastardi' si parla di 'incostituzionalità', minacciando il ricorso alla suprema corte che apparterrebbe alla medesima categoria dei ricorrenti - si sta mettendo a punto un sistema diabolico, ricalcolando sulla base degli anni di versamento, quale vantaggio i titolari di pensioni abbiano ricevuto con il sistema retributivo per intervenire proprio lì. E' chiaro? Un parlamentare che prende prima dell'età in cui vanno in pensione i normali cittadini, un vitalizio, per il quale può aver versato appena il tempo di una legislatura i contributi, è in regola, tutto il resto del paese no.
L'autunno, con questi chiari di luna, si prospetta bollente, altro che caldo. Se Renzi fa questo è davvero un... l'abbiamo detto già troppe volte come definirlo :bastardo!
Errata Corrige
Ancora una precisazione. Non conoscendo la carriera politica della Mogherini, parlamentare dal 2008, ma di cui non si conosceva all'epoca neanche il nome, con diversi incarichi parlamentari ed anche in seno all'Unione, sempre nel settore della politica estera, per quanto comunque graziata da Renzi, non è una miracolata totale. E' quanto ci sentiamo di precisare, dopo aver letto il suo curriculum. Resta valido, comunque, tutto ciò che di seguito abbiamo scritto ieri.
Giacchè parliamo di governo, una parola sulla Mogherini. Sappiamo che lei, diligente, è stata presa dagli uffici della Unione europea, dove ha fatto la sua gavetta ed era un brava funzionaria e, per decreto renziano, fatta ministro. Dunque già un incarico importante, per effetto di un triplo salto mortale; ma per Renzi l'età anagrafica in talune scelte ha contato anche più della competenza. Solo per le finanze il presidente Napolitano ha voluto Padoan , uno che se ne intende, altrimenti più che un gab inetto di governo, poteva sembrare una scuola media, fiorentina in prevalenza con qualche immigrato di altre regioni, in gita culturale a Roma. Ma ora Renzi la vuole 'ministro degli esteri' della Unione. E i mal di pancia sono tanti. Ciò detto, nessun tedesco, come qualcuno ha già fatto, può permettersi di dire che lei non è all'altezza, perché noi da tempo pensiamo che la pur brava cancelliera tedesca, è fra le responsabili della grande crisi che l'Europa sta attraversando e che ora, nonostante la brava cancelliera, sta toccando anche il suo paese. Non sarebbe il caso di dire ufficialmente che la cancelliera, un tempo brava, ha combinato guai, perché non è all'altezza, lei ed il suo ministro delle finanze, e che perciò andrebbe fatta dimettere, mentre la Mogherini deve ancora sbagliare per essere giudicata così malamente dal suo collega tedesco, semplicemente perché aspira al suo posto nell'Unione?
venerdì 30 maggio 2014
Collaboratori, ministri e buoi dei paesi suoi
Molti anni fa un nostro trafiletto scherzoso sulla nuova compagna di Occhetto, quella dell'epoca perchè nel frattempo le cose sono nuovamente mutate, scelta nel ventre del partito suscitò polemiche ed anatemi da parte di chi leggeva in quelle nostre poche righe un atto di lesa maestà.
Ci spiace, ma siamo costretti a tornare sull'argomento, perchè si accusa Renzi di prendere collaboratori, ministri e componenti del suo cerchio magico fra le sue conoscenze e frequentazioni toscane. Gli si rimprovera che la rete da pesca non venga più gettata nel Tevere ma nell'Arno, mentre noi vogliamo sperare che i fiorentini abbiano fatto nel fiume cittadino un bagno rigeneratore, non solo letterario. Fin qui niente di male, salvo i mal di pancia del generone romano che si sente escluso dalla corte del principe. Il quale, però, avrebbe il vantaggio di pescare fra pesci che conosce bene, assumendo su di sè ovviamente tutte le responsabilità di tali scelte.
Il discorso torna attuale alla lettura dell'ennesimo scandalo che ha investito, e pare duramente, l'ex ministro Clini, direttore generale del ministero, prima e dopo il suo incarico di governo, che - se gli elementi emersi dall'inchiesta sono veritieri - si sarebbe comportato come un volgare mariuolo e con lui la sua compagna che nelle foto appare con giubbottino di pelliccia pregiata ed in mano la classica 'conchiglia' d'oro di Bulgari - pelliccia e pochette comprate naturalmente con i soldi che lui e la sua compagna hanno rubato a noi. Che vergogna. Renzi deve stare all'erta perciò, perchè il giorno in cui scoprissimo che alcuni dei suoi più stretti collaboratori, da lui scelti personalmente, si sono comportati come Clini, non potrebbe accampare nessuna giustificazione, e noi saremmo autorizzati a sputargli in faccia, e a chiedergli con insistenza e a ragione: ma che gente frequenta?
I casi di potenti e politici, nelle cui vite la volgarità si sposa al malaffare o ai più biechi interessi privati cominciano ad essere troppo numerosi, quasi un'epidemia. Negli ultimi tempi quel tale Fiorito, i vertici di Finmeccanica, la cupola dell'Expo, e poi Formigoni, e poi la cricca ( Balducci, Anemone ecc...) ma anche alcune coppie della prima e seconda repubblica, sulle quali non è ancora emerso nulla di penalmente rilevante ma che, guarda caso, vantano signore ( consorti o compagne) che hanno cariche dirigenziali nei ministeri o altrove di primo livello, con i mariti che professano innocenza ed estraneità a quelle ascese ai vertici dell'amministrazione statale . I mariti politici - così vogliono farci credere - non c'entrino nulla. Bechis in un un suo volumetto ha fatto le pulci a molte signore della nomenclatura politica; in quel suo libro, che meriterebbe un aggiornamento quotidiano, manca il Mastrapasqua e signora , ultimo esemplare di questi dinosauri che tardano ad estinguersi e continuano con la loro voracità a far danni.
Ci spiace, ma siamo costretti a tornare sull'argomento, perchè si accusa Renzi di prendere collaboratori, ministri e componenti del suo cerchio magico fra le sue conoscenze e frequentazioni toscane. Gli si rimprovera che la rete da pesca non venga più gettata nel Tevere ma nell'Arno, mentre noi vogliamo sperare che i fiorentini abbiano fatto nel fiume cittadino un bagno rigeneratore, non solo letterario. Fin qui niente di male, salvo i mal di pancia del generone romano che si sente escluso dalla corte del principe. Il quale, però, avrebbe il vantaggio di pescare fra pesci che conosce bene, assumendo su di sè ovviamente tutte le responsabilità di tali scelte.
Il discorso torna attuale alla lettura dell'ennesimo scandalo che ha investito, e pare duramente, l'ex ministro Clini, direttore generale del ministero, prima e dopo il suo incarico di governo, che - se gli elementi emersi dall'inchiesta sono veritieri - si sarebbe comportato come un volgare mariuolo e con lui la sua compagna che nelle foto appare con giubbottino di pelliccia pregiata ed in mano la classica 'conchiglia' d'oro di Bulgari - pelliccia e pochette comprate naturalmente con i soldi che lui e la sua compagna hanno rubato a noi. Che vergogna. Renzi deve stare all'erta perciò, perchè il giorno in cui scoprissimo che alcuni dei suoi più stretti collaboratori, da lui scelti personalmente, si sono comportati come Clini, non potrebbe accampare nessuna giustificazione, e noi saremmo autorizzati a sputargli in faccia, e a chiedergli con insistenza e a ragione: ma che gente frequenta?
I casi di potenti e politici, nelle cui vite la volgarità si sposa al malaffare o ai più biechi interessi privati cominciano ad essere troppo numerosi, quasi un'epidemia. Negli ultimi tempi quel tale Fiorito, i vertici di Finmeccanica, la cupola dell'Expo, e poi Formigoni, e poi la cricca ( Balducci, Anemone ecc...) ma anche alcune coppie della prima e seconda repubblica, sulle quali non è ancora emerso nulla di penalmente rilevante ma che, guarda caso, vantano signore ( consorti o compagne) che hanno cariche dirigenziali nei ministeri o altrove di primo livello, con i mariti che professano innocenza ed estraneità a quelle ascese ai vertici dell'amministrazione statale . I mariti politici - così vogliono farci credere - non c'entrino nulla. Bechis in un un suo volumetto ha fatto le pulci a molte signore della nomenclatura politica; in quel suo libro, che meriterebbe un aggiornamento quotidiano, manca il Mastrapasqua e signora , ultimo esemplare di questi dinosauri che tardano ad estinguersi e continuano con la loro voracità a far danni.
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sabato 26 aprile 2014
La fede non si mangia
Se il ministro Tremonti fosse ancora vivo - come ministro, s'intende - dovrebbe correggere quella sua panzana 'la cultura non si mangia' per evidente falsità e cattiva fede.
A proposito di fede - un argomento che in questi giorni è all'attenzione del mondo intero, per la doppia canonizzazione di oggi - Tremonti dovrebbe ammonire quanti da tempo, magari lui mai, mangiano la loro fede, meglio mangiano per la loro fede, e non attraverso la professione che svolgono.
Ci viene in mente il documentario di ieri trasemsso da Canale 5, un documentario su papa Giovanni Paolo II, realizzato da Sugar, nella persona di Caterina Caselli, nota religiosa di clausura che ha fatto tutti i voti possibili nella sua vita, dalla castità - che però a noi non interessa - alla povertà e all'obbedienza al dio mercato; in collaborazione con Alberto Michelini, altro notissimo religioso che con il Vaticano ha fatto la sua fortuna di giornalista e poi di politico - ma senza lasciare considerevole traccia nell'una come nell'altra- e con l'intervento di Andrea Bocelli che ha preso i voti nello stesso monastero della Caselli. La nota religiosa Caselli i soldi se li deve procurare facendo l'editrice di musica e la discografica, Michelini con il giornalismo e la politica, girando le spalle al Vaticano - e come campa? - e Bocelli cantando e basta.
Questo spettacolo ci fa venire in mente una nostra vita precedente, quando per i primi anni lavorativi abbiamo insegnato 'religione' in due scuole abbastanza tumultuose ma vivaci della Capitale, il Liceo Castelnuovo ed il Tecnico Fermi. L'abbiamo insegnata in conseguenza dei nostri studi teologici, che appartengono, anche quelli, ad una nostra vita precedente. Durante quegli anni - gli anni Settanta - la vita nelle scuole non era facile; ed ancor meno facile lo era per chi insegnava religione.
Avevamo letto in classe al Castelnuovo la corrispondenza fra l'allora vescovo di Ivrea, mons. Bettazzi, ed Enrico Berlinguer, sul rapporto fra religione e marxismo, meglio gli eventuali punti comuni fra le due 'religioni', chiamiamole così, per semplificare. Qualche allievo, benchè vivace e curioso, faceva la spia al Vicariato di Roma, da cui dipendeva la segnalazione ai presidi delle scuole per la nomina degli insegnanti di religione. Diceva al Vicariato che noi leggevamo scritti di Berlinguer e Bettazzi , un vescovo comunista o in odore di eresia, e dunque guardato con sospetto. Puntuali arrivavano le telefonate 'esortative' del Vicariato: 'Professore, lasci stare, altrimenti l'anno prossimo non insegna più'. Non erano così brutali, ma ancora più ipocrite e dunque più fastidiose ed indigeste. Ciò che maggiormente ci feriva di quelle telefonate era proprio l'equivoco sul quale si fondavano, e cioè che il Vicariato esigesse da un professore di religione non la competenza in materia - e quella l'avevamo, notoriamente - bensì la sua obbedienza alle gerarchie. Insomma si insegnava non in nome della competenza, bensì della professione di fede. Dunque la fede ci dava da mangiare.
Quando avemmo la prima nomina come insegnante di Storia della Musica in Conservatorio avvertimmo un senso di liberazione: da quel momento in avanti mangiavamo in conseguenza della competenza musicale che, certamente, agli inizi della carriera era di molto inferiore a quella che avevamo acquisito con studi regolari in fatto di religione , soprattutto nella teologia e sacra scrittura.
Uno mangia attraverso l'esercizio della propria professione e non per la fede che professa. Per questo ragione, quel documentario e moltissimi altri casi - un nome per tutti, Formigoni -ci hanno fatto ripensare a quella frase di Tremonti da correggere assolutamente. Perchè - come hanno dimostrato infinite ricerche scientifiche e di mercato, la cultura si mangia. ma la fede no. Come, invece, qualcuno continua a fare. L'ostentazione interessata della fede, che solitamente non si riflette nella vita degli interessati, e che serve a molti solo per fare carriera con la spinta della gerarchia vaticana, ci RIPUGNA.
Così quando leggiamo che la nomina della Lorenza Lei a direttore generale della RAI, e non solo la sua in RAI, ebbe la benedizione di Bertone, il lussuoso cardinale, perdiamo la pazienza.
A proposito di fede - un argomento che in questi giorni è all'attenzione del mondo intero, per la doppia canonizzazione di oggi - Tremonti dovrebbe ammonire quanti da tempo, magari lui mai, mangiano la loro fede, meglio mangiano per la loro fede, e non attraverso la professione che svolgono.
Ci viene in mente il documentario di ieri trasemsso da Canale 5, un documentario su papa Giovanni Paolo II, realizzato da Sugar, nella persona di Caterina Caselli, nota religiosa di clausura che ha fatto tutti i voti possibili nella sua vita, dalla castità - che però a noi non interessa - alla povertà e all'obbedienza al dio mercato; in collaborazione con Alberto Michelini, altro notissimo religioso che con il Vaticano ha fatto la sua fortuna di giornalista e poi di politico - ma senza lasciare considerevole traccia nell'una come nell'altra- e con l'intervento di Andrea Bocelli che ha preso i voti nello stesso monastero della Caselli. La nota religiosa Caselli i soldi se li deve procurare facendo l'editrice di musica e la discografica, Michelini con il giornalismo e la politica, girando le spalle al Vaticano - e come campa? - e Bocelli cantando e basta.
Questo spettacolo ci fa venire in mente una nostra vita precedente, quando per i primi anni lavorativi abbiamo insegnato 'religione' in due scuole abbastanza tumultuose ma vivaci della Capitale, il Liceo Castelnuovo ed il Tecnico Fermi. L'abbiamo insegnata in conseguenza dei nostri studi teologici, che appartengono, anche quelli, ad una nostra vita precedente. Durante quegli anni - gli anni Settanta - la vita nelle scuole non era facile; ed ancor meno facile lo era per chi insegnava religione.
Avevamo letto in classe al Castelnuovo la corrispondenza fra l'allora vescovo di Ivrea, mons. Bettazzi, ed Enrico Berlinguer, sul rapporto fra religione e marxismo, meglio gli eventuali punti comuni fra le due 'religioni', chiamiamole così, per semplificare. Qualche allievo, benchè vivace e curioso, faceva la spia al Vicariato di Roma, da cui dipendeva la segnalazione ai presidi delle scuole per la nomina degli insegnanti di religione. Diceva al Vicariato che noi leggevamo scritti di Berlinguer e Bettazzi , un vescovo comunista o in odore di eresia, e dunque guardato con sospetto. Puntuali arrivavano le telefonate 'esortative' del Vicariato: 'Professore, lasci stare, altrimenti l'anno prossimo non insegna più'. Non erano così brutali, ma ancora più ipocrite e dunque più fastidiose ed indigeste. Ciò che maggiormente ci feriva di quelle telefonate era proprio l'equivoco sul quale si fondavano, e cioè che il Vicariato esigesse da un professore di religione non la competenza in materia - e quella l'avevamo, notoriamente - bensì la sua obbedienza alle gerarchie. Insomma si insegnava non in nome della competenza, bensì della professione di fede. Dunque la fede ci dava da mangiare.
Quando avemmo la prima nomina come insegnante di Storia della Musica in Conservatorio avvertimmo un senso di liberazione: da quel momento in avanti mangiavamo in conseguenza della competenza musicale che, certamente, agli inizi della carriera era di molto inferiore a quella che avevamo acquisito con studi regolari in fatto di religione , soprattutto nella teologia e sacra scrittura.
Uno mangia attraverso l'esercizio della propria professione e non per la fede che professa. Per questo ragione, quel documentario e moltissimi altri casi - un nome per tutti, Formigoni -ci hanno fatto ripensare a quella frase di Tremonti da correggere assolutamente. Perchè - come hanno dimostrato infinite ricerche scientifiche e di mercato, la cultura si mangia. ma la fede no. Come, invece, qualcuno continua a fare. L'ostentazione interessata della fede, che solitamente non si riflette nella vita degli interessati, e che serve a molti solo per fare carriera con la spinta della gerarchia vaticana, ci RIPUGNA.
Così quando leggiamo che la nomina della Lorenza Lei a direttore generale della RAI, e non solo la sua in RAI, ebbe la benedizione di Bertone, il lussuoso cardinale, perdiamo la pazienza.
martedì 25 marzo 2014
Mezzaroma, Tuttamilano
Nella capitale agisce nel settore delle costruzioni una famiglia il cui nome, Mezzaroma, noto anche per cronache mondane e pubbliche, perchè uno di loro ha sposato , già separato, la Mara Carfagna deputata ed ex ministro, è tutto un programma. Bene, questa famiglia ha di fatto cementificato mezza Roma in una maniera che all'occhio del profano sembra addirittura offensiva.
In un complesso edilizio assai esteso, dalle parti della Bufalotta, con case anche di pregio, che per ironia i Mezzaroma hanno chiamato 'nuovo rinascimento' ci sono palazzi a colonna che sono , in taluni casi, vicinissimi gli uni agli altri. Si ironizza, fra le giovani coppie che visitano il complesso, che se una signora volesse mettere le corna al proprio marito, ricevendo addirittura in casa l'amante, potrebbe approfittare di tale struttura dei palazzi di Mezzaroma, per far scappare l'amante da una palazzina all'altra, sfruttando come via di fuga i vari balconi, a portata di mano l'uno con l'altro.
Questo accade a Roma. A Milano, tutta la città, non solo 'mezzamilano', è in fermento da anni per l'Expo, mangiatoia universale, che avrebbe fatto gola anche alla malavita e ai faccendieri che sono stati messi lì dai politici - prevalentemente dalla Regione ( Formigoni!!!!!) - per usufruire delle mazzette -sembra una legge dello Stato- da girare ai politici medesimi, come dimostrano, ancora una volta, agli increduli gli arresti delle ultime settimane.
Noi sette anni fa, nel primo anno di vita del bimestrale Music@ - edito dal Conservatorio dell'Aquila e da noi diretto, il cui ultimo numero ( gennaio-febbraio 2014) l'attuale direttore del Conservatorio non ha voluto pubblicare, con decisione scandalosa che getta discredito sul suo operato di responsabile di un istituto di alta formazione, e nello stesso tempo fango sulla istituzione conservatorio - lanciammo una insolita iniziativa pensando alla gloriosa storia delle Expo. Interpellammo notissimi creativi italiani in ogni campo, prevalentemente nel campo musicale, ma non furono escluse anche altri campi dell'arte, perchè pensassero alcuni progetti in linea con il tema dell'Expo.
Molti risposero all'appello e i loro progetti noi pubblicammo, nel 2009, offrendoli gratuitamente agli organizzatori, che invitavamo, senza mezzi termini, a distrarsi per un pò dal 'sacco' di Milano, per pensare alla grande occasione che l'Expo offriva all'Italia per mostrare ancora al mondo la sua creatività che l'aveva resa famosa nel tempo, agli occhi di tutti. Pubblicammo in due numeri tutti i progetti pervenutici, e li inviammo al sindaco di Milano del tempo, Moratti, la quale ci rispose con una bella lettera di ringraziamento, assicurandoci che li avrebbe girati ai responsabili dell'Expo.
Fra i vari progetti ve ne era uno anche del musicista Filippo Del Corno, attuale assessore alla Cultura del Comune di Milano, quindi direttamente interessato all'Expo ed al suo buon esito agli occhi del mondo. Che fine abbiano fatto quei progetti, in quali mani, distratte o attente, siano finiti, non sappiamo.
Nel prossimo post, in giornata, daremo le cooordinate per reperirli nella collezione di Music@, visibile sul sito del Conservatorio aquilano: ww.consaq.it , nella speranza che se ne faccia un buon uso. Se c'è ancora tempo.
In un complesso edilizio assai esteso, dalle parti della Bufalotta, con case anche di pregio, che per ironia i Mezzaroma hanno chiamato 'nuovo rinascimento' ci sono palazzi a colonna che sono , in taluni casi, vicinissimi gli uni agli altri. Si ironizza, fra le giovani coppie che visitano il complesso, che se una signora volesse mettere le corna al proprio marito, ricevendo addirittura in casa l'amante, potrebbe approfittare di tale struttura dei palazzi di Mezzaroma, per far scappare l'amante da una palazzina all'altra, sfruttando come via di fuga i vari balconi, a portata di mano l'uno con l'altro.
Questo accade a Roma. A Milano, tutta la città, non solo 'mezzamilano', è in fermento da anni per l'Expo, mangiatoia universale, che avrebbe fatto gola anche alla malavita e ai faccendieri che sono stati messi lì dai politici - prevalentemente dalla Regione ( Formigoni!!!!!) - per usufruire delle mazzette -sembra una legge dello Stato- da girare ai politici medesimi, come dimostrano, ancora una volta, agli increduli gli arresti delle ultime settimane.
Noi sette anni fa, nel primo anno di vita del bimestrale Music@ - edito dal Conservatorio dell'Aquila e da noi diretto, il cui ultimo numero ( gennaio-febbraio 2014) l'attuale direttore del Conservatorio non ha voluto pubblicare, con decisione scandalosa che getta discredito sul suo operato di responsabile di un istituto di alta formazione, e nello stesso tempo fango sulla istituzione conservatorio - lanciammo una insolita iniziativa pensando alla gloriosa storia delle Expo. Interpellammo notissimi creativi italiani in ogni campo, prevalentemente nel campo musicale, ma non furono escluse anche altri campi dell'arte, perchè pensassero alcuni progetti in linea con il tema dell'Expo.
Molti risposero all'appello e i loro progetti noi pubblicammo, nel 2009, offrendoli gratuitamente agli organizzatori, che invitavamo, senza mezzi termini, a distrarsi per un pò dal 'sacco' di Milano, per pensare alla grande occasione che l'Expo offriva all'Italia per mostrare ancora al mondo la sua creatività che l'aveva resa famosa nel tempo, agli occhi di tutti. Pubblicammo in due numeri tutti i progetti pervenutici, e li inviammo al sindaco di Milano del tempo, Moratti, la quale ci rispose con una bella lettera di ringraziamento, assicurandoci che li avrebbe girati ai responsabili dell'Expo.
Fra i vari progetti ve ne era uno anche del musicista Filippo Del Corno, attuale assessore alla Cultura del Comune di Milano, quindi direttamente interessato all'Expo ed al suo buon esito agli occhi del mondo. Che fine abbiano fatto quei progetti, in quali mani, distratte o attente, siano finiti, non sappiamo.
Nel prossimo post, in giornata, daremo le cooordinate per reperirli nella collezione di Music@, visibile sul sito del Conservatorio aquilano: ww.consaq.it , nella speranza che se ne faccia un buon uso. Se c'è ancora tempo.
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