La Corte, che deve controllare i conti dello Stato, accogliendo il ricorso dei diecimila consiglieri regionali e provinciali ecc... ecc... ha deciso che l'utilizzo dei fondi destinati ai gruppi politici per la loro attività di governo od amministrativa è insindacabile, e spetta soltanto ai diretti interessati. Ma se uno con i fondi pubblici paga una prostituta(o)? Non si deve essere maliziosi: il consigliere voleva stabilire un contatto con persone emarginate, sue elettrici o elettori. E se uno sniffa e paga la roba con soldi pubblici? Come fa un amministratore a governare il suo territorio, se non si da da fare per conoscere di persona e direttamente che cosa accade nel suo territorio? Se tanti sniffano, deve farlo anche lui, se molti vanno a puttane, ci deve andare anche lui. Ma allora tutto è concesso e permesso in nome di tale principio? Sì, ha detto la Corte, salvo che uno non si compri le mutande verdi invece che bianche che costano meno, solo perché ama quel colore. La Corte ha specificato che le mutande può anzi deve comprarsele, per non andare con il coso di fuori, ma il colore verde, trattandosi di un optional non indispensabile, se lo paga con i soldi suoi. Insomma non v'è proprio nulla che non possa pagarsi con i soldi pubblici l'amministratore, si è chiesto alla Corte? Non può pagare un sicario per scannare il suo peggiore avversario politico. Almeno questo.
Si è riaperto il capitolo 'prelievo' sulle pensioni. Nei giorni scorsi abbiamo letto dell'infame progetto di mettere una taglia sulle pensioni superiori a 35.000 Euro lordi. Una vera taglia, pesantissima, e a svantaggio di chi già fatica ad andare avanti. E forse la metteranno questa taglia, tanto a nessuno importa di chi non conta. Ma come si può pensare di tagliare pensioni che , pur calcolate con il sistema retributivo più vantaggioso, sono state ottenute dopo 40 anni di servizio e contributi versati?
Mentre, invece, non se ne farà niente di un'altra faccenda di cui da tempo si parla, ma che mai verrà risolta, nonostante oggi se ne torni a parlare per l'ennesima volta. Mettere in un modo o nell'altro un freno ai vitalizi immeritati di cui l'Italia del potere è piena zeppa, discutendo sui contributi versati in base ai quali la pensione andrebbe ricalcolata. Chi pensa che il Governo vuole davvero mettere fine a questa ingiustizia non ha capito nulla, perchè è impossibile che la casta ponga fine essa stessa a questa condizione privilegiata raggiunta dopo tanto lavoro: una legislatura, manco intera!
lunedì 4 agosto 2014
Santa Cecilia: Cagli lascia. Dall'Ongaro successore ideale? Ideale un corno!
Bruno Cagli, come rivela oggi il Corriere, nell'intervista esclusiva a Valerio Cappelli, è stanco e lascia prima del tempo - dopo vent'anni, non è troppo presto - non senza aver indicato, anzi suggerito e caldeggiato il nome del suo successore: Michele Dall'Ongaro, oggi vicepresidente dell'Accademia, per volontà di Cagli che voleva crescersi, prima di indicarlo, il suo successore, con incarico di sostegno alla direzione artistica (già molto affollata: Bucarelli, Pappano, Nicoletti Altimari e Cupolillo, indirettamente!). La cosa stupisce noi, ma non turba affatto un capitano di lungo corso come Cagli, se si ricorda che meno di un anno fa all'indirizzo degli Accademici - che sono poi quelli che devono eleggere il successore di Cagli - giunsero alcune lettere che criticavano duramente l'operato di Cagli (ne scrissero il Cardinal Bartolucci, il m.Campanella, e due altri Accademici che non ebbero il coraggio di firmare le loro reprimende, per timore di rappresaglie da parte di Cagli). In tutte quelle lettere uno degli appunti ricorrente rivolto a Cagli era lo strapotere che proprio lui aveva concesso a Dall'Ongaro. Ne scrisse ampiamente Elisabetta Ambrosi su 'Il fatto Quotidiano'. Cagli, al momento di insediarlo come vicepresidente, aveva convinto gli accademici ad avallare la sua scelta dicendo che attraverso la RAI, Dall'Ongaro avrebbe portato benefici anche economici all'Accademia, e aggiunto che il suddetto era anche imparentato con Abbado. Noi della 'grandissima voglia di crescere ad ogni costo' di Dall'Ongaro abbiamo scritto apertamente in una pagina di Music@, nel lontano 2007. Quella pagina, nella quale denunciavamo come Dall'Ongaro attraverso il suo incarico di responsabile della musica di Radio 3 (bei tempi, allora, oggi è padrone di mezza RAI!), aveva tratto benefici professionali, svolgendo egli parallelamente il mestiere di compositore che grande impulso aveva avuto dal suo incarico a Radio 3 (una semplice conta dello smoderato aumento delle 'commissioni' e 'prime esecuzioni' di Dall'Ongaro negli stessi anni, è significativa) ci meritò una denuncia per calunnia, con richiesta di danni. Il giudice dell'Aquila ha rigettato totalmente la sua richiesta e l'ha condannato a pagare le spese di giudizio, motivandola con la correttezza del nostro modo di agire nell'esercizio del diritto di critica, messo in atto senza offendere in alcun modo Dall'Ongaro. La sentenza è del novembre 2013, e si può leggere anche in questo Blog.
Oggi, rispetto al 2007, le responsabilità di Dall'Ongaro si sono moltiplicate all'interno della stessa Rai e fuori. E, se venisse eletto all'Accademia come successore di Cagli, ci vorrebbero almeno una decina di persone per ricoprire tutti i suoi incarichi attuali, ottenuti e gestiti non per disinteressato amore verso la musica. Lui stesso, qualche rarissima volta, rendendosi conto che quando è troppo è troppo, ha fatto un passo indietro, lasciando qualche briciola ad altri. Come è accaduto quest'estate quando, ritenendo eccessivo che il suo nome comparisse nel comitato artistico del Festival Pontino, del quale sempre lui, Dall'Ongaro, in virtù del suo incarico di responsabile per la musica di Radio 3, registra e trasmette i concerti, ha fatto cancellare il suo nome dal sito. Ma non ha potuto farlo dal dépliant, stampato in precedenza, e che attesta uno degli infiniti suoi conflitti di interessi. Qualche volta potrebbe essere stato 'vittima' di benefici anche 'indiretti', diciamo così, come nel caso del recente Maggio Fiorentino, quando il direttore stabile dell'Orchestra RAI, invitato a Firenze, ha messo in programma anche un brano di Dall'Ongaro (in realtà, il programma preliminare parlava di una 'prima assoluta', commissionata dal festival fiorentino, che poi non c'è stata, perché troppo occupato era il compositore, o perché gli è stato consigliato di mantenere un profilo più defilato?).
Tanti incarichi, perciò, dovrebbe lasciare, ammesso che venga eletto - ma noi ci auguriamo sinceramente che gli Accademici non assecondino, eleggendolo, la sua sfrenata voglia di espansione nel mondo musicale. Dovrebbe lasciare innanzitutto Radio 3, il suo trampolino di lancio, che vuol dire anche 'I Concerti del Quirinale'; poi la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della RAI con sede a Torino; poi anche RAI 5 - canale nel quale egli sembra il vice del direttore D'Alessandro, perché del settore musicale è il signore assoluto, al punto da ritenersi intoccabile, potendosi permettere una scivolata nella volgarità, come quella di alcuni giorni fa, nella 'sua' trasmissione, che ha per titolo il famoso burattino caro a Strawinsky, quando, presentando un'opera poco nota di Schumann ('Concerto per violino') scritta negli ultimi anni di vita, segnati dalla malattia mentale, ha detto testualmente: 'questo concerto lo ha scritto quando nun ce stava più con la capoccia', vestendo i finti panni del divulgatore.
Dovrebbe ancora lasciare il suo posto nel comitato artistico dell'Accademia Filarmonica Romana, dove siedono suoi sodali che nella sua elezione ad Accademico di Santa Cecilia, hanno avuto un certo ruolo.
Ed anche tanti altri incarichi di cui non ci è giunta ancora notizia, anche se quelli di maggior peso sono quelli in RAI, dai quali ha tratto vantaggio per la sua scalata alle istituzioni musicali, accusa implicita anche nelle credenziali che Cagli offriva agli Accademici, quando ha voluto vice presidente Dall'Ongaro.
Chi allora al posto di Dall'Ongaro, dopo Cagli? Pappano è il candidato ideale, ammesso che voglia lasciare anzitempo Londra, per insediarsi stabilmente a Roma. Ed è il candidato ideale anche per una ragione, la principale, e cioè che senza di lui, addio sogni di gloria per l'Accademia, nonostante che in questi anni l'orchestra si sia guadagnata alcune importanti medaglie, ma sempre a fianco di Pappano. Il quale potrebbe decidersi al grande passo, anche perchè, per i prossimi due anni, dopo aver ottenuto dai suoi amici fraterni, i gioiellieri Nicola e Paolo Bulgari, un sostanzioso contributi per l'Accademia, è legato a doppio filo all'Accademia. Dunque lasci Londra. Potrebbe accettare un incarico triennale, affidando la gestione economica a persona competente, e da qui guardare al futuro, programmandolo con calma e ponderazione. E, magari, se proprio ci tiene, si tenga Dall'Ongaro come vice presidente, pregandolo però di lasciare tutti gli altri suoi incompatibili incarichi, specie quelli in RAI, e poi vediamo come procede la sua carriera.
P.S. In caso di impedimento o dimissioni del presidente in carica, il vice presidente svolge le funzioni del presidente e nel giro di 60 giorni convoca l'assemblea degli accademici per procedere all'elezione del nuovo presidente/sovrintendente. Dall'Ongaro dunque, governando per sessanta giorni l'Accademia, dopo aver incassato il via libera da Cagli, avrà tutto il tempo per organizzarsi la campagna elettorale, promettendo favori a destra e sinistra, esattamente come aveva fatto Cagli - secondo le accuse mossegli in primis dal card. Bartolucci - salvo poi a non elargirli, una volta eletto. Mobilitiamoci per scongiurare tale sciagura.
Oggi, rispetto al 2007, le responsabilità di Dall'Ongaro si sono moltiplicate all'interno della stessa Rai e fuori. E, se venisse eletto all'Accademia come successore di Cagli, ci vorrebbero almeno una decina di persone per ricoprire tutti i suoi incarichi attuali, ottenuti e gestiti non per disinteressato amore verso la musica. Lui stesso, qualche rarissima volta, rendendosi conto che quando è troppo è troppo, ha fatto un passo indietro, lasciando qualche briciola ad altri. Come è accaduto quest'estate quando, ritenendo eccessivo che il suo nome comparisse nel comitato artistico del Festival Pontino, del quale sempre lui, Dall'Ongaro, in virtù del suo incarico di responsabile per la musica di Radio 3, registra e trasmette i concerti, ha fatto cancellare il suo nome dal sito. Ma non ha potuto farlo dal dépliant, stampato in precedenza, e che attesta uno degli infiniti suoi conflitti di interessi. Qualche volta potrebbe essere stato 'vittima' di benefici anche 'indiretti', diciamo così, come nel caso del recente Maggio Fiorentino, quando il direttore stabile dell'Orchestra RAI, invitato a Firenze, ha messo in programma anche un brano di Dall'Ongaro (in realtà, il programma preliminare parlava di una 'prima assoluta', commissionata dal festival fiorentino, che poi non c'è stata, perché troppo occupato era il compositore, o perché gli è stato consigliato di mantenere un profilo più defilato?).
Tanti incarichi, perciò, dovrebbe lasciare, ammesso che venga eletto - ma noi ci auguriamo sinceramente che gli Accademici non assecondino, eleggendolo, la sua sfrenata voglia di espansione nel mondo musicale. Dovrebbe lasciare innanzitutto Radio 3, il suo trampolino di lancio, che vuol dire anche 'I Concerti del Quirinale'; poi la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della RAI con sede a Torino; poi anche RAI 5 - canale nel quale egli sembra il vice del direttore D'Alessandro, perché del settore musicale è il signore assoluto, al punto da ritenersi intoccabile, potendosi permettere una scivolata nella volgarità, come quella di alcuni giorni fa, nella 'sua' trasmissione, che ha per titolo il famoso burattino caro a Strawinsky, quando, presentando un'opera poco nota di Schumann ('Concerto per violino') scritta negli ultimi anni di vita, segnati dalla malattia mentale, ha detto testualmente: 'questo concerto lo ha scritto quando nun ce stava più con la capoccia', vestendo i finti panni del divulgatore.
Dovrebbe ancora lasciare il suo posto nel comitato artistico dell'Accademia Filarmonica Romana, dove siedono suoi sodali che nella sua elezione ad Accademico di Santa Cecilia, hanno avuto un certo ruolo.
Ed anche tanti altri incarichi di cui non ci è giunta ancora notizia, anche se quelli di maggior peso sono quelli in RAI, dai quali ha tratto vantaggio per la sua scalata alle istituzioni musicali, accusa implicita anche nelle credenziali che Cagli offriva agli Accademici, quando ha voluto vice presidente Dall'Ongaro.
Chi allora al posto di Dall'Ongaro, dopo Cagli? Pappano è il candidato ideale, ammesso che voglia lasciare anzitempo Londra, per insediarsi stabilmente a Roma. Ed è il candidato ideale anche per una ragione, la principale, e cioè che senza di lui, addio sogni di gloria per l'Accademia, nonostante che in questi anni l'orchestra si sia guadagnata alcune importanti medaglie, ma sempre a fianco di Pappano. Il quale potrebbe decidersi al grande passo, anche perchè, per i prossimi due anni, dopo aver ottenuto dai suoi amici fraterni, i gioiellieri Nicola e Paolo Bulgari, un sostanzioso contributi per l'Accademia, è legato a doppio filo all'Accademia. Dunque lasci Londra. Potrebbe accettare un incarico triennale, affidando la gestione economica a persona competente, e da qui guardare al futuro, programmandolo con calma e ponderazione. E, magari, se proprio ci tiene, si tenga Dall'Ongaro come vice presidente, pregandolo però di lasciare tutti gli altri suoi incompatibili incarichi, specie quelli in RAI, e poi vediamo come procede la sua carriera.
P.S. In caso di impedimento o dimissioni del presidente in carica, il vice presidente svolge le funzioni del presidente e nel giro di 60 giorni convoca l'assemblea degli accademici per procedere all'elezione del nuovo presidente/sovrintendente. Dall'Ongaro dunque, governando per sessanta giorni l'Accademia, dopo aver incassato il via libera da Cagli, avrà tutto il tempo per organizzarsi la campagna elettorale, promettendo favori a destra e sinistra, esattamente come aveva fatto Cagli - secondo le accuse mossegli in primis dal card. Bartolucci - salvo poi a non elargirli, una volta eletto. Mobilitiamoci per scongiurare tale sciagura.
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Trionfa Franceschini e gongola. Una vittoria di Pirro?
Non ha aspettato neanche la fine del mese, per sparare 'file interminabili e entrate record' dai cannoni dalla nave ministeriale che torna vincitrice in porto, il suo ammiraglio Franceschini. E' accaduto che , dopo quella che lui chiama la 'rivoluzione' nel settore dei beni culturali - e cioè l'apertura anche serale, una domenica al mese con ingressi gratuiti, cambio di logica nei costi dei biglietti (gli anziani devono pagare, agevolazioni per gli altri, come i ragazzi e le scolaresche, ci pare) - sì è verificato il miracolo che tutti i fogli distribuiti nelle edicole raccontano fin nei minimi particolari, dimenticando di dirci solo una piccola cosa e cioè le cifre di partenza e quelle di arrivo, mentre si limitano, per le cifre, a fornirci le sole percentuali che viste così ci costringerebbero ad unirci al coro dei laudatores.
E' accaduto che con una domenica al mese in cui si entra gratis in tutti i musei, con il prolungamento dell'orario delle aperture, e con l'estate che porta in giro italiani e non nel nostro paese, i 430 musei e siti archeologici siano stati presi d'assalto. Così pare. Con alcuni casi sbalorditivi,secondo le dichiarazioni del ministro. Gli scavi di Ostia superano quelli di Pompei. Ma i fogli informativi ed il ministro stesso dimenticano di dirci che la conta degli ingressi prima e dopo la rivoluzione ministeriale di quei casi apparentemente sbalorditivi, si sgonfia. Ci spieghiamo. Se a Pompei ogni giorno arrivano circa 100.000 visitatori, con un aumento nel mese di luglio del solo 6% avremo 106.000; mentre se a Ostia Antica,i visitatori giornalieri sono appena 20.000, il 15% di aumento li porta a 23.000, certo un bel balzo in avanti, ma sempre pochi restano per un sito archeologico di quella importanza. Lo stesso discorso merita la percentuale di aumento per il Colosseo che come si sa è il monumento più visitato di Roma e d'Italia, dove, perciò, basta una piccola percentuale di aumento per far salire di molto la cifra complessiva degli ingressi. Sarebbe stato più prudente da parte del ministro attendere qualche mese prima di cantare vittoria. nel frattempo,magari, poteva stare più attento alle nomine dei componenti delle commissioni centrali consultive, in una delle quali, quella musicale, siedono per sua volontà - ( Nastasi, c'entra qualcosa? Nel suo entourage, ministro, c'è bisogno di una vera rivoluzione!) Toniolo, Colasanti, Licalsi. Chi sono e che competenza hanno per fornire pareri sulla congruità delle richieste di finanziamento inviate al ministero? Ma forse a questo ci pensa Nastasi, come sempre. Altro che rivoluzione
E' accaduto che con una domenica al mese in cui si entra gratis in tutti i musei, con il prolungamento dell'orario delle aperture, e con l'estate che porta in giro italiani e non nel nostro paese, i 430 musei e siti archeologici siano stati presi d'assalto. Così pare. Con alcuni casi sbalorditivi,secondo le dichiarazioni del ministro. Gli scavi di Ostia superano quelli di Pompei. Ma i fogli informativi ed il ministro stesso dimenticano di dirci che la conta degli ingressi prima e dopo la rivoluzione ministeriale di quei casi apparentemente sbalorditivi, si sgonfia. Ci spieghiamo. Se a Pompei ogni giorno arrivano circa 100.000 visitatori, con un aumento nel mese di luglio del solo 6% avremo 106.000; mentre se a Ostia Antica,i visitatori giornalieri sono appena 20.000, il 15% di aumento li porta a 23.000, certo un bel balzo in avanti, ma sempre pochi restano per un sito archeologico di quella importanza. Lo stesso discorso merita la percentuale di aumento per il Colosseo che come si sa è il monumento più visitato di Roma e d'Italia, dove, perciò, basta una piccola percentuale di aumento per far salire di molto la cifra complessiva degli ingressi. Sarebbe stato più prudente da parte del ministro attendere qualche mese prima di cantare vittoria. nel frattempo,magari, poteva stare più attento alle nomine dei componenti delle commissioni centrali consultive, in una delle quali, quella musicale, siedono per sua volontà - ( Nastasi, c'entra qualcosa? Nel suo entourage, ministro, c'è bisogno di una vera rivoluzione!) Toniolo, Colasanti, Licalsi. Chi sono e che competenza hanno per fornire pareri sulla congruità delle richieste di finanziamento inviate al ministero? Ma forse a questo ci pensa Nastasi, come sempre. Altro che rivoluzione
sabato 2 agosto 2014
All'Opera di Roma c'è l' ordine di tener su il morale della truppa
L'abbiamo scritto che non tolleriamo che vengano raccontate balle come quelle raccontate dall'Opera di Roma che fa sapere che tutto va bene, che le serate di questa estate a Caracalla sono tutte esaurite e che gli incassi sono alle stelle, quando si sa che molte cose ancora non vanno; mentre noi vorremmo che tutto si appianasse in nome di una normalità mai tanto desiderata, e che e si pensasse a lavorare con dedizione.
Ieri e oggi due diversi giornali tornano a cantare l'Opera di Roma, dove si vede che c'è un corpo tecnico ed artistico che non ha eguali. Ma con quale faccia? Solo perché occorre riaffermare che con la cura Muti - seppure a distanza e saltuaria - il teatro è irriconoscibile? Irriconoscibile lo è, ma forse nel senso opposto. Ieri la protagonista femminile del Barbiere, scoperta da Muti, che elogia il teatro nel suo insieme- si vede, diceva, che ha una tradizione artistica preziosa che conserva gelosamente e mostra in ogni occasione; oggi lo dicono il regista del Barbiere, Mariani, e, se non andiamo errati anche Livermore, regista di Bohème, e perfino Rustioni, finalmente sul podio dell' opera pucciniana, dopo scioperi e cancellazioni. Sembra quasi che nei contratti di ciascuno degli artisti scritturati - non in quello generale dei dipendenti interni che ne dicono ad ogni occasione peste e corna - sia stata inserita la clausola 'parlar bene dell'Opera ad ogni costo'. Condividiamo il giusto spirito di corpo ( fra parentesi: molti anni fa noi che facevamo diverse trasmissioni per Radio 3 mettemmo in piazza alcune cose disdicevoli nella gestione di quella rete - c'era di mezzo, come al solito, la politica dei favoritismi; il nostro capo ci chiamò per dirci che condivideva, ma che 'i panni sporchi di casa non si lavano in piazza'. E da quel momento -metà degli anni Ottanta - e fino ad oggi non abbiamo mai più lavorato a Radio 3; e neppure messo più piede neanche come ospite), ma quando lo si vuole esercitare per inneggiare ad una realtà che sembra più un carrozzone che un teatro, allora, forse, è esagerato.
P.S. Se ogni volta che parliamo dell'Opera di Roma, non scriviamo 'Teatro dell'Opera di Roma Capitale', scusateci. Lo facciamo solo perché quel nome è troppo lungo, non perché l'Opera della Capitale non lo meriti o non ne sia all'altezza.
Ieri e oggi due diversi giornali tornano a cantare l'Opera di Roma, dove si vede che c'è un corpo tecnico ed artistico che non ha eguali. Ma con quale faccia? Solo perché occorre riaffermare che con la cura Muti - seppure a distanza e saltuaria - il teatro è irriconoscibile? Irriconoscibile lo è, ma forse nel senso opposto. Ieri la protagonista femminile del Barbiere, scoperta da Muti, che elogia il teatro nel suo insieme- si vede, diceva, che ha una tradizione artistica preziosa che conserva gelosamente e mostra in ogni occasione; oggi lo dicono il regista del Barbiere, Mariani, e, se non andiamo errati anche Livermore, regista di Bohème, e perfino Rustioni, finalmente sul podio dell' opera pucciniana, dopo scioperi e cancellazioni. Sembra quasi che nei contratti di ciascuno degli artisti scritturati - non in quello generale dei dipendenti interni che ne dicono ad ogni occasione peste e corna - sia stata inserita la clausola 'parlar bene dell'Opera ad ogni costo'. Condividiamo il giusto spirito di corpo ( fra parentesi: molti anni fa noi che facevamo diverse trasmissioni per Radio 3 mettemmo in piazza alcune cose disdicevoli nella gestione di quella rete - c'era di mezzo, come al solito, la politica dei favoritismi; il nostro capo ci chiamò per dirci che condivideva, ma che 'i panni sporchi di casa non si lavano in piazza'. E da quel momento -metà degli anni Ottanta - e fino ad oggi non abbiamo mai più lavorato a Radio 3; e neppure messo più piede neanche come ospite), ma quando lo si vuole esercitare per inneggiare ad una realtà che sembra più un carrozzone che un teatro, allora, forse, è esagerato.
P.S. Se ogni volta che parliamo dell'Opera di Roma, non scriviamo 'Teatro dell'Opera di Roma Capitale', scusateci. Lo facciamo solo perché quel nome è troppo lungo, non perché l'Opera della Capitale non lo meriti o non ne sia all'altezza.
A Ponza si balla in un silenzio spaccatimpani, a Roma ancora turisti salassati al bar
Inorridiamo mentre andiamo leggendo l'ultima trovata che sta tentando di ridurre le teste di migliaia di giovani a zucche senza polpa. Una moda che sta prendendo il posto della musica a tutto volume, che si ascolta nei ritrovi al chiuso (cosiddette 'discoteche') o all'aperto, quando si riuniscono i giovani per le loro notti brave recando, anche disturbo a chi a loro non vuole unirsi.
Ora questa moda, dopo che è stata impiantata all'estero, spopola nelle isole alla moda, come Ponza, conquistando anche la mente superiore del sindaco Vigorelli. Si tratta di non diffondere più la musica a tutto volume, ma di inviarla, sempre a tutto volume - altrimenti che musica da discoteca è? - direttamente, attraverso cuffie, alle orecchie dei partecipanti.
Chi entra in uno di quei luoghi infernali vende corpi sudati ondeggiare o saltare, nel più assoluto silenzio, mentre le orecchie dei disgraziati sono bombardate da migliaia di decibel. Oltre che rincoglioniti, come spesso sono già, si renderanno anzitempo sordi. E' una tragedia che viene fatta passare come toccasana contro l'infernale suono/rumore delle discoteche. Esiste, leggiamo ancora, una coppia di italiani che ha fatto della diffusione del verbo del ' finto silenzio' la sua missione , sicura che assai presto si trasformerà in industria.
A proposito di ladri,invece, la cronaca ci ha fatto sapere che i commercianti che operano nel perimetro della Fontana di Trevi cominciano a soffrire. Le entrate, da quando la fontana è transennata per restauri - nonostante sia stata installata una passerella che permette ai turisti di vedere da vicino il progredire dei lavori - sono diminuite. E a noi che importa, ci verrebbe da dire, specie dopo aver letto che qualche commerciante di quel perimetro, sta aspettando i turisti per salassarli. Come si può pagare tre gelati ed una bottiglia d'acqua 42 Euro? E' un furto, ed hanno fatto bene i turisti frodati a denunciare il gestore del bar. Poi dicono che la Spagna, la Francia, ed anche l'Inghilterra attirano più turisti dell'Italia, che ne meriterebbe almeno il doppio, se non fosse funestata da ladroni e profittatori. Come altrove, ma purtroppo più che altrove.
Ora questa moda, dopo che è stata impiantata all'estero, spopola nelle isole alla moda, come Ponza, conquistando anche la mente superiore del sindaco Vigorelli. Si tratta di non diffondere più la musica a tutto volume, ma di inviarla, sempre a tutto volume - altrimenti che musica da discoteca è? - direttamente, attraverso cuffie, alle orecchie dei partecipanti.
Chi entra in uno di quei luoghi infernali vende corpi sudati ondeggiare o saltare, nel più assoluto silenzio, mentre le orecchie dei disgraziati sono bombardate da migliaia di decibel. Oltre che rincoglioniti, come spesso sono già, si renderanno anzitempo sordi. E' una tragedia che viene fatta passare come toccasana contro l'infernale suono/rumore delle discoteche. Esiste, leggiamo ancora, una coppia di italiani che ha fatto della diffusione del verbo del ' finto silenzio' la sua missione , sicura che assai presto si trasformerà in industria.
A proposito di ladri,invece, la cronaca ci ha fatto sapere che i commercianti che operano nel perimetro della Fontana di Trevi cominciano a soffrire. Le entrate, da quando la fontana è transennata per restauri - nonostante sia stata installata una passerella che permette ai turisti di vedere da vicino il progredire dei lavori - sono diminuite. E a noi che importa, ci verrebbe da dire, specie dopo aver letto che qualche commerciante di quel perimetro, sta aspettando i turisti per salassarli. Come si può pagare tre gelati ed una bottiglia d'acqua 42 Euro? E' un furto, ed hanno fatto bene i turisti frodati a denunciare il gestore del bar. Poi dicono che la Spagna, la Francia, ed anche l'Inghilterra attirano più turisti dell'Italia, che ne meriterebbe almeno il doppio, se non fosse funestata da ladroni e profittatori. Come altrove, ma purtroppo più che altrove.
Un'offerta che i 'valliani' non potevano rifiutare
Non è detta l'ultima parola. Intanto parliamone, dicono gli occupanti del Valle che hanno fatto sapere che loro lasceranno il teatro, ma non il 1 agosto come richiesto dalla Marinelli assessora, bensì il 10, dopo la proposta fatta dall'Assessora e dalla dirigenza del Teatro di Roma (Argentina), sotto il cui ombrello dovrebbero ripararsi e continuare ad agire. Una proposta che non potevano rifiutare. Sinibaldi, presidente del Teatro di Roma e direttore di Radio 3 esprime naturalmente soddisfazione per la parola fine posta all'illegalità nella quale era nata e cresciuta la Fondazione 'Teatro Valle bene comune', che aveva trovato nel tempo anche illustri sostenitori.
Come avrebbero potuto gli occupanti rifiutare la collaborazione di Sinibaldi, direttore di una radio che al Valle ha offerto spazio e voce e senza la quale, in futuro ed in diversa situazione, la loro esperienza perderebbe una vetrina prestigiosa come quella radiofonica? Per la seconda volta il peso di una radio incide sulle sorti del teatro italiano - uno dei tanti settori in cui esercita la sua influenza; la prima quando aveva privilegiato la candidatura di Sinibaldi alla presidenza del Teatro di Roma. E già. Da molti anni a questa parte, Radio 3, e non solo in campo teatrale, invece di dare voce a quanto di creativo e pensante produce il nostro paese, ha preferito invadere, forte del suo strapotere mediatico, l'Italia, imponendo manifestazioni che ovviamente hanno fatto terra bruciata intorno, di qualunque concorrente, anche valido. Pensiamo a 'LiberiLibri' a Roma, di cui lo stesso Sinibaldi che si porta appresso la radio, è direttore, ai vari festival che organizza sul Lago maggiore e in Basilicata(Matera), ai Concerti del Quirinale, e quelli, di un tempo, a Palazzo Venezia ed altre mille cose che adesso non ci vengono a mente. Il pericolo di tale operazione spericolata di Radio 3 è quello di restringere enormemente gli spazi di espressione di qualsiasi individualità sia 'fuori' del perimetro ideologico e di gruppo dell'emittente radiofonica statale. Non è un bene, perchè si autorizza da infiniti più soggetti di quelli aiutati, che la radio governi il settore culturale in Italia. Anzi è tremendo, pur riconoscendo alla emittente radiofonica statale innegabili meriti. Troppo, per ciò che perdiamo.
Come avrebbero potuto gli occupanti rifiutare la collaborazione di Sinibaldi, direttore di una radio che al Valle ha offerto spazio e voce e senza la quale, in futuro ed in diversa situazione, la loro esperienza perderebbe una vetrina prestigiosa come quella radiofonica? Per la seconda volta il peso di una radio incide sulle sorti del teatro italiano - uno dei tanti settori in cui esercita la sua influenza; la prima quando aveva privilegiato la candidatura di Sinibaldi alla presidenza del Teatro di Roma. E già. Da molti anni a questa parte, Radio 3, e non solo in campo teatrale, invece di dare voce a quanto di creativo e pensante produce il nostro paese, ha preferito invadere, forte del suo strapotere mediatico, l'Italia, imponendo manifestazioni che ovviamente hanno fatto terra bruciata intorno, di qualunque concorrente, anche valido. Pensiamo a 'LiberiLibri' a Roma, di cui lo stesso Sinibaldi che si porta appresso la radio, è direttore, ai vari festival che organizza sul Lago maggiore e in Basilicata(Matera), ai Concerti del Quirinale, e quelli, di un tempo, a Palazzo Venezia ed altre mille cose che adesso non ci vengono a mente. Il pericolo di tale operazione spericolata di Radio 3 è quello di restringere enormemente gli spazi di espressione di qualsiasi individualità sia 'fuori' del perimetro ideologico e di gruppo dell'emittente radiofonica statale. Non è un bene, perchè si autorizza da infiniti più soggetti di quelli aiutati, che la radio governi il settore culturale in Italia. Anzi è tremendo, pur riconoscendo alla emittente radiofonica statale innegabili meriti. Troppo, per ciò che perdiamo.
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venerdì 1 agosto 2014
Giocano a chi le spara più grosse. Finisce in burletta il 'Barbiere' a Caracalla
Ogni giorno ce n'è una. Quella di oggi? Che gli stipendi dei dipendenti dell'Opera di Roma Capitale non sono stati pagati interamente. Che succede? Le casse del teatro sono vuote? O è una sorta di ricatto per piegare gli irriducibili? Niente e tutto. Sta di fatto che ogni giorno dobbiamo leggere invenzioni contraddittorie dettate dalla doppia anima del teatro, nel quale si fronteggiano uno stuolo di dipendenti che non vuole capire che la musica è definitivamente cambiata ed un nuovo amministratore che arranca fra mille difficoltà per salvare la baracca. Lo stuolo non ha più i giornali a favore,come un tempo; il nuovo sovrintendente che, invece, riesce a trovare ancora molti giornali amici, provenienti dal giro di Musica per Roma, i quali però le tentano tutte per non farlo annegare nel difficile mare che ora governa.
E, per far questo - immaginiamo consigliati da quella volpe del giornalismo che è Filippo Arriva alloggiato all'Ufficio stampa del teatro - sparano ogni giorno cifre che si smentiscono da sole.
Insomma il teatro, da un lato non ha soldi per pagare gli stipendi - ma è stata data assicurazione che verranno pagati immediatamente a seguito della revoca degli scioperi e della riapertura conseguente di credito delle banche - dall'altro vanta biglietti venduti ed incassi da far concorrenza all'Arena di Verona dove i posti sono oltre 10.000, e a Caracalla 4000, che non sono pochi.
Leggiamo oggi su 'Repubblica' che in due sole recite 'Il barbiere' ha fatto 13.000 biglietti venduti - su una platea che conta 4.000 posti - facendo incassare al botteghino quasi 600.000 Euro - a quanto hanno venduto i biglietti? E' evidente a chiunque che si tratta di cifre così alte e irraggiungibili che non meritano neanche una smentita. Semmai soltanto una risata.
Ciò diciamo senza che ci riempiamo di gioia. Saremmo felici che ogni sera a Caracalla si facesse un bello spettacolo, che la platea fosse piena zeppa e che gli incassi altrettanto soddisfacenti. Ma se così ancora non è, non c'è bisogno di trasformare i desideri in realtà.
Poi c'è anche la storia del referendum. Insomma si doveva fare fra giovedì e venerdì, e non si è fatto più, perché gran parte del personale dell'Opera non potrebbe votare, è già in vacanza. Ma il teatro, per la stagione di Caracalla non è aperto a tutti gli effetti? E, se è già in vacanza, come ha fatto a pronunciarsi 400 su 460, a favore del referendum approvativo del risanamento proposto da Fuortes?
Altra anomalia. Per mettere una toppa, che finisce come una torta in faccia alla CGIL, dicono che sia stata proprio la CGIL a non volerlo, per non beccare la torta in faccia del risultato, per gli scioperi che l'hanno vista a fianco della CISNAL.
Ultima dall'Opera. Il Corriere di oggi pubblica una lettera di Salvatore Accardo a difesa della spalla dell'Orchestra del Teatro, Bolognese - di cognome - che nei giorni scorsi aveva fatto delle dichiarazioni poco piaciute, e poi era venuto fuori che nei primi sei mesi aveva lavorato in tutto 60 giorni lavorativi ma aveva percepito lo stipendio dei sei mesi per 26 giorni lavorativi al mese. Accardo lo difende, dicendo che Bolognese, che lui conosce, ha osservato il suo contratto, e che quei 60 giorni di lavoro effettivo ne hanno alle spalle altrettanti almeno di studio personale. Va bene, prendiamo come oro colato quel che dice Accardo, restano sempre altri due mesi. E, comunque, resta anche il fatto che occorre lavorare di più, anche se lavorare stanca e che, nel caso dell'Opera di Roma, non ci saranno aumenti di retribuzione. Per troppo tempo hanno lavorato poco rispetto a quel troppo che hanno percepito come stipendio. E non vale la giustificazione che le orchestre devono avere un organico superiore a quello necessario ogni giorno per la buca, per avere gente sempre fresca ecc... e tutti gli altri sono fresconi?
E, per far questo - immaginiamo consigliati da quella volpe del giornalismo che è Filippo Arriva alloggiato all'Ufficio stampa del teatro - sparano ogni giorno cifre che si smentiscono da sole.
Insomma il teatro, da un lato non ha soldi per pagare gli stipendi - ma è stata data assicurazione che verranno pagati immediatamente a seguito della revoca degli scioperi e della riapertura conseguente di credito delle banche - dall'altro vanta biglietti venduti ed incassi da far concorrenza all'Arena di Verona dove i posti sono oltre 10.000, e a Caracalla 4000, che non sono pochi.
Leggiamo oggi su 'Repubblica' che in due sole recite 'Il barbiere' ha fatto 13.000 biglietti venduti - su una platea che conta 4.000 posti - facendo incassare al botteghino quasi 600.000 Euro - a quanto hanno venduto i biglietti? E' evidente a chiunque che si tratta di cifre così alte e irraggiungibili che non meritano neanche una smentita. Semmai soltanto una risata.
Ciò diciamo senza che ci riempiamo di gioia. Saremmo felici che ogni sera a Caracalla si facesse un bello spettacolo, che la platea fosse piena zeppa e che gli incassi altrettanto soddisfacenti. Ma se così ancora non è, non c'è bisogno di trasformare i desideri in realtà.
Poi c'è anche la storia del referendum. Insomma si doveva fare fra giovedì e venerdì, e non si è fatto più, perché gran parte del personale dell'Opera non potrebbe votare, è già in vacanza. Ma il teatro, per la stagione di Caracalla non è aperto a tutti gli effetti? E, se è già in vacanza, come ha fatto a pronunciarsi 400 su 460, a favore del referendum approvativo del risanamento proposto da Fuortes?
Altra anomalia. Per mettere una toppa, che finisce come una torta in faccia alla CGIL, dicono che sia stata proprio la CGIL a non volerlo, per non beccare la torta in faccia del risultato, per gli scioperi che l'hanno vista a fianco della CISNAL.
Ultima dall'Opera. Il Corriere di oggi pubblica una lettera di Salvatore Accardo a difesa della spalla dell'Orchestra del Teatro, Bolognese - di cognome - che nei giorni scorsi aveva fatto delle dichiarazioni poco piaciute, e poi era venuto fuori che nei primi sei mesi aveva lavorato in tutto 60 giorni lavorativi ma aveva percepito lo stipendio dei sei mesi per 26 giorni lavorativi al mese. Accardo lo difende, dicendo che Bolognese, che lui conosce, ha osservato il suo contratto, e che quei 60 giorni di lavoro effettivo ne hanno alle spalle altrettanti almeno di studio personale. Va bene, prendiamo come oro colato quel che dice Accardo, restano sempre altri due mesi. E, comunque, resta anche il fatto che occorre lavorare di più, anche se lavorare stanca e che, nel caso dell'Opera di Roma, non ci saranno aumenti di retribuzione. Per troppo tempo hanno lavorato poco rispetto a quel troppo che hanno percepito come stipendio. E non vale la giustificazione che le orchestre devono avere un organico superiore a quello necessario ogni giorno per la buca, per avere gente sempre fresca ecc... e tutti gli altri sono fresconi?
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