All'indomani della prima del 'Barbiere' di Rossini all'Opera di Roma, prima rappresentazione della serie celebrativa per i duecento anni dal debutto romano del grande capolavoro, sul 'Messaggero' di Roma è tutto un peana all'indirizzo del nuovo corso del Sovrintendente Fuortes e del regista valenciano, Livermore, che non ha fatto uno, ma mille 'Barbieri', anzi tutti i 'Barbieri' della storia di palcoscenico del capolavoro rossiniano. E in teatro c'era questo e quello, e nel foyer apparivano e sparivano celebrità e teste coronate - non importa con quante 'palle' - e in palcoscenico si vedeva il più ricco 'Barbiere' mai immaginato. E poi c'erano i cantanti - tutti bene, visto che non si leggeva una sola riga di critica, e sul podio Renzetti, veterano del mestiere.
Una sola noticina, sottovoce, di critica: alla fine dello spettacolo - ma sarebbe stato molto meglio scrivere 'alla fine dell'opera' - qualche dissenso all'indirizzo del regista , autore dello spettacolo.
Passano tre giorni e oggi sul medesimo quotidiano si corregge il tiro, anzi si gioca al 'tiro al Barbiere': lo spettacolo aveva troppe incongruenze, oltre alcune cose esagerate, e la parte musicale così e così, forse nessuno dei cantanti - di cui ripete l'elenco - si salva, meritando il massimo dei voti.
Cosa è accaduto? E' cambiato il critico autore della recensione ed assieme a lui la considerazione dell'opera, come altre volte ed anche su quotidiani altrettanto o forse più autorevoli del Messaggero è accaduto (ricordiamo un caso clamoroso a Spoleto, dell'epoca di Menotti, quando prima Francesco Maria Colombo e poi Paolo Isotta si corressero a vicenda sul medesimo spettacolo, a qualche giorno di distanza l'uno dall'altro) oppure il critico che ha firmato la prima recensione s'è pentito, e l'ha voluto fare pubblicamente, scusandosi con i lettori per la eccessiva benevolenza nei confronti dell'Opera di Roma e del suo sovrintendente, nella recensione scritta ' a caldo' la sera della 'prima', con il cappello in mano?
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martedì 16 febbraio 2016
giovedì 11 febbraio 2016
La Cultura di RAI Cultura va in onda su RAI 5. Il Barbiere di Siviglia dll'Opera di Roma
Si apre bene, benissimo la diretta del capolavoro rossiniano a duecento anni dalla sua prima romana ( Teatro Argentina), in programma al Teatro dell'Opera di Roma, con la direzione di Donato Renzetti e la regia di Davide Livermore che da quando è diventato sovrintendente a Valencia è ricercatissimo, nonostante segua la pessima e gravissima moda di riempire il 'vuoto' della Ouverture - compresa quella rossiniana, celeberrima, con un filmetto animato, e l'ouverture degradata a colonna sonora; e s'inventa cose mai viste, come quel sorcio che va su e giù per la scena - perchè il sorcio getta scompiglio - mentre dietro sfilano le immagini di tanti dittatori ghigliottinati veramente o dal giudizio della storia, inondando il mondo di un fiume di sangue.
La solita coppia ( una giornalista di Rai News 24 e un giovane - l'anagrafe ha un suo peso -direttore e pianista, celeberrimo in tutto il mondo ma non da noi, dove non lo si conosce, come lui non conosce bene l'italiano), guida la diretta che si apre nel foyer del teatro; la giornalista, dopo il siparietto con il direttorino celeberrimo, intervista il sovrintendente - un caso che passi di lì: Fuertes ( un lapsus vocalico!) Lei sta portando all'Opera di Roma grandi registi? Sì, risponde Fuortes, perchè l'opera deve essere contemporanea e la contemporaneità è data dalla regia che deve parlare la lingua di oggi, la musica è vecchia - ma questo non l'ha detto, ma l'ha fatto supporre ( ecco perchè a Noi Fuortes non va a genio! Per questa ed altre idiozie) Sovrintendente, ieri sera tanti giovani alla generale... Sì, noi siamo molto attenti ai giovani. Ancora: come pensa di far amare questo teatro e l'opera alla città di Roma? C'è un progetto ' Opera Camion', per portare nelle piazza proprio quest'opera. E dagli con questo progetto, è da un anno che lo annuncia Fuortes, ma comincerà il suo giro in città solo in luglio, con la bella stagione, questo camion rossiniano proveniente da Palermo.
Abbiamo con noi, come ospite - gli fa largo Fuortes- Placido Domingo. Maestro, chiede la giornalista, chissà quante volte lei ha cantato il Barbiere, l'opera più rappresentata al mondo. Io quest'opera non l'ho mai cantata - precisa Domingo; una sola volta, ma in studio, con Abbado ho inciso la parte di Figaro. Il tenore del barbiere è un tenore 'leggero' come io non sono. E poi il Barbiere è una delle opere più rappresentate, ma non la più rappresentata. Maestro, l'opera vivrà sempre? Sì perchè la musica non muore mai; io non sono di quelli che pensano che l'opera abbia bisogno di essere attualizzata (come la pensa l'acuto sovrintendente ndr.) non ne ha bisogno, la musica è eterna.
Per fortuna, ringrazia e saluta Domingo, la sciagurata giornalista altrimenti chissà quante altre bestialità potrebbe dire.
La diretta ha la supervisione artistica di Felice Cappa - come del resto tutto quello che RAI 5 trasmette - il quale, evidentemente, fra i suoi compiti, non ha anche quello di evitare alla bionda giornalista una gaffe dietro l'altra.
La solita coppia ( una giornalista di Rai News 24 e un giovane - l'anagrafe ha un suo peso -direttore e pianista, celeberrimo in tutto il mondo ma non da noi, dove non lo si conosce, come lui non conosce bene l'italiano), guida la diretta che si apre nel foyer del teatro; la giornalista, dopo il siparietto con il direttorino celeberrimo, intervista il sovrintendente - un caso che passi di lì: Fuertes ( un lapsus vocalico!) Lei sta portando all'Opera di Roma grandi registi? Sì, risponde Fuortes, perchè l'opera deve essere contemporanea e la contemporaneità è data dalla regia che deve parlare la lingua di oggi, la musica è vecchia - ma questo non l'ha detto, ma l'ha fatto supporre ( ecco perchè a Noi Fuortes non va a genio! Per questa ed altre idiozie) Sovrintendente, ieri sera tanti giovani alla generale... Sì, noi siamo molto attenti ai giovani. Ancora: come pensa di far amare questo teatro e l'opera alla città di Roma? C'è un progetto ' Opera Camion', per portare nelle piazza proprio quest'opera. E dagli con questo progetto, è da un anno che lo annuncia Fuortes, ma comincerà il suo giro in città solo in luglio, con la bella stagione, questo camion rossiniano proveniente da Palermo.
Abbiamo con noi, come ospite - gli fa largo Fuortes- Placido Domingo. Maestro, chiede la giornalista, chissà quante volte lei ha cantato il Barbiere, l'opera più rappresentata al mondo. Io quest'opera non l'ho mai cantata - precisa Domingo; una sola volta, ma in studio, con Abbado ho inciso la parte di Figaro. Il tenore del barbiere è un tenore 'leggero' come io non sono. E poi il Barbiere è una delle opere più rappresentate, ma non la più rappresentata. Maestro, l'opera vivrà sempre? Sì perchè la musica non muore mai; io non sono di quelli che pensano che l'opera abbia bisogno di essere attualizzata (come la pensa l'acuto sovrintendente ndr.) non ne ha bisogno, la musica è eterna.
Per fortuna, ringrazia e saluta Domingo, la sciagurata giornalista altrimenti chissà quante altre bestialità potrebbe dire.
La diretta ha la supervisione artistica di Felice Cappa - come del resto tutto quello che RAI 5 trasmette - il quale, evidentemente, fra i suoi compiti, non ha anche quello di evitare alla bionda giornalista una gaffe dietro l'altra.
venerdì 1 agosto 2014
Giocano a chi le spara più grosse. Finisce in burletta il 'Barbiere' a Caracalla
Ogni giorno ce n'è una. Quella di oggi? Che gli stipendi dei dipendenti dell'Opera di Roma Capitale non sono stati pagati interamente. Che succede? Le casse del teatro sono vuote? O è una sorta di ricatto per piegare gli irriducibili? Niente e tutto. Sta di fatto che ogni giorno dobbiamo leggere invenzioni contraddittorie dettate dalla doppia anima del teatro, nel quale si fronteggiano uno stuolo di dipendenti che non vuole capire che la musica è definitivamente cambiata ed un nuovo amministratore che arranca fra mille difficoltà per salvare la baracca. Lo stuolo non ha più i giornali a favore,come un tempo; il nuovo sovrintendente che, invece, riesce a trovare ancora molti giornali amici, provenienti dal giro di Musica per Roma, i quali però le tentano tutte per non farlo annegare nel difficile mare che ora governa.
E, per far questo - immaginiamo consigliati da quella volpe del giornalismo che è Filippo Arriva alloggiato all'Ufficio stampa del teatro - sparano ogni giorno cifre che si smentiscono da sole.
Insomma il teatro, da un lato non ha soldi per pagare gli stipendi - ma è stata data assicurazione che verranno pagati immediatamente a seguito della revoca degli scioperi e della riapertura conseguente di credito delle banche - dall'altro vanta biglietti venduti ed incassi da far concorrenza all'Arena di Verona dove i posti sono oltre 10.000, e a Caracalla 4000, che non sono pochi.
Leggiamo oggi su 'Repubblica' che in due sole recite 'Il barbiere' ha fatto 13.000 biglietti venduti - su una platea che conta 4.000 posti - facendo incassare al botteghino quasi 600.000 Euro - a quanto hanno venduto i biglietti? E' evidente a chiunque che si tratta di cifre così alte e irraggiungibili che non meritano neanche una smentita. Semmai soltanto una risata.
Ciò diciamo senza che ci riempiamo di gioia. Saremmo felici che ogni sera a Caracalla si facesse un bello spettacolo, che la platea fosse piena zeppa e che gli incassi altrettanto soddisfacenti. Ma se così ancora non è, non c'è bisogno di trasformare i desideri in realtà.
Poi c'è anche la storia del referendum. Insomma si doveva fare fra giovedì e venerdì, e non si è fatto più, perché gran parte del personale dell'Opera non potrebbe votare, è già in vacanza. Ma il teatro, per la stagione di Caracalla non è aperto a tutti gli effetti? E, se è già in vacanza, come ha fatto a pronunciarsi 400 su 460, a favore del referendum approvativo del risanamento proposto da Fuortes?
Altra anomalia. Per mettere una toppa, che finisce come una torta in faccia alla CGIL, dicono che sia stata proprio la CGIL a non volerlo, per non beccare la torta in faccia del risultato, per gli scioperi che l'hanno vista a fianco della CISNAL.
Ultima dall'Opera. Il Corriere di oggi pubblica una lettera di Salvatore Accardo a difesa della spalla dell'Orchestra del Teatro, Bolognese - di cognome - che nei giorni scorsi aveva fatto delle dichiarazioni poco piaciute, e poi era venuto fuori che nei primi sei mesi aveva lavorato in tutto 60 giorni lavorativi ma aveva percepito lo stipendio dei sei mesi per 26 giorni lavorativi al mese. Accardo lo difende, dicendo che Bolognese, che lui conosce, ha osservato il suo contratto, e che quei 60 giorni di lavoro effettivo ne hanno alle spalle altrettanti almeno di studio personale. Va bene, prendiamo come oro colato quel che dice Accardo, restano sempre altri due mesi. E, comunque, resta anche il fatto che occorre lavorare di più, anche se lavorare stanca e che, nel caso dell'Opera di Roma, non ci saranno aumenti di retribuzione. Per troppo tempo hanno lavorato poco rispetto a quel troppo che hanno percepito come stipendio. E non vale la giustificazione che le orchestre devono avere un organico superiore a quello necessario ogni giorno per la buca, per avere gente sempre fresca ecc... e tutti gli altri sono fresconi?
E, per far questo - immaginiamo consigliati da quella volpe del giornalismo che è Filippo Arriva alloggiato all'Ufficio stampa del teatro - sparano ogni giorno cifre che si smentiscono da sole.
Insomma il teatro, da un lato non ha soldi per pagare gli stipendi - ma è stata data assicurazione che verranno pagati immediatamente a seguito della revoca degli scioperi e della riapertura conseguente di credito delle banche - dall'altro vanta biglietti venduti ed incassi da far concorrenza all'Arena di Verona dove i posti sono oltre 10.000, e a Caracalla 4000, che non sono pochi.
Leggiamo oggi su 'Repubblica' che in due sole recite 'Il barbiere' ha fatto 13.000 biglietti venduti - su una platea che conta 4.000 posti - facendo incassare al botteghino quasi 600.000 Euro - a quanto hanno venduto i biglietti? E' evidente a chiunque che si tratta di cifre così alte e irraggiungibili che non meritano neanche una smentita. Semmai soltanto una risata.
Ciò diciamo senza che ci riempiamo di gioia. Saremmo felici che ogni sera a Caracalla si facesse un bello spettacolo, che la platea fosse piena zeppa e che gli incassi altrettanto soddisfacenti. Ma se così ancora non è, non c'è bisogno di trasformare i desideri in realtà.
Poi c'è anche la storia del referendum. Insomma si doveva fare fra giovedì e venerdì, e non si è fatto più, perché gran parte del personale dell'Opera non potrebbe votare, è già in vacanza. Ma il teatro, per la stagione di Caracalla non è aperto a tutti gli effetti? E, se è già in vacanza, come ha fatto a pronunciarsi 400 su 460, a favore del referendum approvativo del risanamento proposto da Fuortes?
Altra anomalia. Per mettere una toppa, che finisce come una torta in faccia alla CGIL, dicono che sia stata proprio la CGIL a non volerlo, per non beccare la torta in faccia del risultato, per gli scioperi che l'hanno vista a fianco della CISNAL.
Ultima dall'Opera. Il Corriere di oggi pubblica una lettera di Salvatore Accardo a difesa della spalla dell'Orchestra del Teatro, Bolognese - di cognome - che nei giorni scorsi aveva fatto delle dichiarazioni poco piaciute, e poi era venuto fuori che nei primi sei mesi aveva lavorato in tutto 60 giorni lavorativi ma aveva percepito lo stipendio dei sei mesi per 26 giorni lavorativi al mese. Accardo lo difende, dicendo che Bolognese, che lui conosce, ha osservato il suo contratto, e che quei 60 giorni di lavoro effettivo ne hanno alle spalle altrettanti almeno di studio personale. Va bene, prendiamo come oro colato quel che dice Accardo, restano sempre altri due mesi. E, comunque, resta anche il fatto che occorre lavorare di più, anche se lavorare stanca e che, nel caso dell'Opera di Roma, non ci saranno aumenti di retribuzione. Per troppo tempo hanno lavorato poco rispetto a quel troppo che hanno percepito come stipendio. E non vale la giustificazione che le orchestre devono avere un organico superiore a quello necessario ogni giorno per la buca, per avere gente sempre fresca ecc... e tutti gli altri sono fresconi?
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