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giovedì 28 dicembre 2017

Riccardo Muti dal podio viennese del Concerto di Capodanno se la prende con il Concerto veneziano di Capodanno e con la Rai. L'arcitaliano fa l' antitaliano

 A domanda risponde. Maestro Muti,  la Rai antepose al suo precedente concerto viennese, nel 2004, il concerto dalla Fenice, alla prima edizione. Ora  tornando lei a Vienna, non poteva tornare sui suoi passi riproponendo su Rai 1 il suo concerto, e mandando su Rai 2 il Concerto veneziano?

E il Maestro risponde: "Bisogna chiederlo ai dirigenti Rai. Tra l'altro la prima volta volta della Fenice coincise, nel 2004, con il mio precedente concerto al Musikverein. I viennesi rimasero disorientati per il fatto che, con un direttore italiano, l'Italia per la prima volta compisse una scelta autartica. Ognuno è libero di fare ciò che vuole, alla Rai ritengono sia giusto così. Certo il Concerto di Vienna è unico, non solo per la qualità dell' Orchestra ma perché quella musica a cavallo tra il sorriso e la lacrima fa parte di un periodo storico particolare e si adatta all'atmosfera del primo dell'anno, evocando desideri e sogni che non esistono in altri repertori. Non credo che i miei musicisti di Chicago sarebbero interessati al brindisi della Traviata o al Va' pensiero, e si sa quanto ami queste opere, ma con la fine dell'anno c'entrano poco".

 Cominciamo dal principio, perchè la storia del Concerto della Fenice la conosciamo bene, per filo e per segno, perché fin dall'inizio ce ne siamo occupati direttamente sempre, relativamente alla formulazione del programma, e spesso anche per altro, per conto della Rai.

 Sì, il primo Concerto di Capodanno  da Venezia, in diretta su Rai 1, coincise con il precedente impegno di Muti a Vienna; e Muti aveva diretto il concerto inaugurale della risorta Fenice, anche quello trasmesso in diretta, appena una decina di giorni prima del Capodanno 'italiano', che Muti definisce autartico.

Muti conosce le ragioni di quella iniziativa?  Eccole. La sig. Anna Elena Averardi, consulente per l'immagine del teatro veneziano,  ebbe l'idea di suggerire alla direzione di Rai 1 (Fabrizio Del Noce) di trasmettere da Venezia il Concerto di Capodanno. Nelle intenzioni della sig.ra Averardi, accolte da Dal Noce, c'era il desiderio di festeggiare la ricostruzione dello storico teatro veneziano, 'dov'era, com'era'. Il Concerto, diretto da Maazel, ebbe successo, superando, per share e telespettatori,  tutte le precedenti edizioni di quello viennese; e forse anche per tale manifesto gradimento, si decise di continuare - come si fa da quindici anni - a mandare in onda da allora, ininterrottamente, in diretta su Rai 1, il Concerto da Venezia, senza però cancellare quello da Vienna,  che viene trasmesso su Rai 2, subito dopo quello veneziano, a  partire dalle 13,30.

 Questa è la storia. Negli anni il concerto è stato diretto da importanti direttori: Maazel, Pretre, il quale dopo il concerto veneziano venne invitato per la prima volta a dirigere quello viennese, Masur, Gardiner, Roberto Abbado, Harding  e solo uno dei ricorrenti problemi di salute vietarono a Temirkanov di dirigerlo, sebbene  annunciato e sostituito all'ultimo minuto.

Nel tempo, noi, che oltre che sulla formulazione del programma siamo stati  spesso interpellati anche sulla scelta dei direttori e dei cantanti, abbiamo consigliato alcuni nomi, come ad esempio, per i direttori, quello di  Tony Pappano. Al quale però i dirigenti dell'epoca si rivolsero in giugno per il successivo dicembre. La risposta di Pappano fu ovvia e piccata: c'ho da fare tra Roma e Londra. Eravamo riusciti a convincere Cagli - con il quale allora avevamo buoni rapporti - a cedere per una  trasferta il suo direttore, adducendo come ragione che la visibilità della tv avrebbe giovato a Pappano, da poco in Italia.  E ne avevamo parlato anche con Pappano, del quale proprio in quegli anni stavamo scrivendo la biografia, ottenendone risposta affermativa, in linea di principio.
 Poi avendo spesso visto sul podio della Fenice Chailly, Chung, Gatti, avevamo consigliato al direttore artistico - l'attuale sovrintendente Ortombina - di invitarli. La risposta, sempre uguale. era: non verranno ( non verrebbero?). Senza dirci però se li aveva invitati. Lui dava per scontato che non sarebbero venuti. Perchè allora, quest'anno, Chung ha accettato?

 A dire la verità non  gli abbiamo mai chiesto di Muti, e perciò non possiamo dire se Ortombina l'abbia invitato e, se sì,  quale sia stata la sua risposta.

 Ora, dice Muti,  ma suggerisce Cappelli e avrebbe desiderato il 'politico ignoto' Giro, la Rai avrebbe dovuto in occasione del ritorno suo a Vienna, scalzare Venezia da Rai 1 e rimetterci il concerto viennese. Perché, lo spiega a suo modo: perchè lui è il massimo direttore italiano vivente, perchè i Wiener sono una delle più grandi orchestre, perchè il Concerto viennese è il più visto nel mondo, perchè il programma  del concerto viennese è più adatto di quello veneziano per un concerto di inizio d'anno. Insomma, dice Muti, napoletano, alla fine del suo ragionamento:  la Marcia di Radestzki è meglio del brindisi della Traviata.

E' qui che  non seguiamo più il maestro italiano. I valzer viennesi sono per  semplice tradizione programma del Concerto di Capodanno da Vienna ; nè più e nè meno di come i brani più popolari del nostro melodramma lo sono per il Concerto dalla Fenice, da quindici anni. Dunque non spiega  per quale ragione Rai 1 dovrebbe rinunciare a tale iniziativa che, per una volta, valorizza, in patria, il patrimonio musicale che il mondo ci invidia e al quale  Muti dichiara il suo particolare attaccamento ed apprezzamento.

Se  lo vuole qualche italiano, che Vienna cioè torni dov'era, su Rai 1, non è ragione sufficiente perchè non si dia ascolto a quei 4.400.000 telespettatori - quanti erano fino a quando noi ce ne siamo occupati, mentre ora sono scesi fino a quasi 3.600.000,  ma noi tuttavia speriamo che la discesa da quest'anno si fermi - che,  a rigor di cifra, sono stati sempre in numero maggiore di quelli che in ogni edizione hanno guardato ed ascoltato il Concerto da Vienna su Rai 1 e che ora possono seguirlo su Rai 2. Il passaggio da Rai 1 a Rai 2 non è da intendersi come DECLASSAMENTO, bensì come  semplice SPOSTAMENTO.

Se poi gli orfani di Vienna restano comunque insoddisfatti e inconsolabili, nulla vieta che, per manifesta ritorsione, si rechino a Vienna -  del resto alcuni anni fa  l'aveva fatto lo stesso Cappelli, come scrisse sul 'Corriere',  in compagnia ( buona quella!) di Catello De Martino, l'indimenticato sovrintendente del disastro all'Opera di Roma, al tempo di Riccardo Muti - e come potrebbe fare,  perchè i mezzi ce li ha,  anche Francesco Giro, ex sottosegretario alla cultura del Governo italiano che preferisce Vienna e la sua musica a Venezia ed alla musica italiana. Non si tratta di autarchia nella scelta italiana; mentre negli oppositori,  si tratta di  evidente stupido autolesionismo.

mercoledì 28 dicembre 2016

Concerto di Capodanno da Vienna.Il più giovane e il più vecchio direttore: Dudamel e Pretre

Non facciamone comunque una questione di età, perché l'età non conta, sebbene essere chiamati a dirigere quel concerto significhi la consacrazione mondiale. L'età diventa un fattore non più irrilevante quando a dirigere il Concerto viennese - da più di dieci anni scalzato e superato, in fatto di ascolti, da quello di Venezia che ha preso il posto dell'altro su Rai 1, il 1° di gennaio - viene chiamato un giovanissimo direttore di appena trentasei anni, Gustavo Dudamel, mentre anche il fondatore di quel concerto cominciò che di anni ne aveva quarantacinque, Boskowsky.
Da allora, a dirigere il Concerto di Capodanno di Vienna sono passati tutti i grandi nomi della direzione mondiale, ma tutti in età più che adulta (fra cui Abbado, Mehta, Baremboim, Muti e altri...) compreso Karajan che di anni, al suo debutto a Vienna, ne aveva più di ottanta, ottantuno per la precisione.

L'arrivo di Dudamel fa notizia perché è il più giovane di sempre. Meno notizia forse farà all'indomani, perché non è che in certi repertori il direttore venezuelano abbia fatto faville negli ultimi anni, se pensiamo alle sue presenze scaligere con l'opera poco apprezzate.
Per il pubblico andrà bene comunque, perché la gioventù ed i primati nei vari campi contano molto, più del dovuto. Per la storia  assai meno.
 
Se Dudamel sarà il più giovane direttore a salire sul podio dei Wiener per il Capodanno 2017, il più vecchio è stato Georges Pretre che, per la prima volta, ha diretto il Concerto da Vienna nel 2008, alla veneranda età di 84 anni; ed una seconda, appena due anni dopo, quando di anni ne aveva 86. E dire che Vienna, dopo Parigi, è stata per Pretre direttore, una seconda patria.

Vi raccontiamo come è andata la storia, per conoscenza diretta. Fin dalla prima edizione (2004) ci siamo occupati del Concerto di Capodanno da Venezia, come consulente artistico, relativamente al programma, curando che la sua conformazione avesse determinate caratteristiche adatte a quel concerto 'televisivo': brani conosciuti, per orchestra, corali e con solisti, brani di breve durata e di caratteristiche musicali sempre diverse, continuamente alternati e prevalentemente attinti dal repertorio del nostro melodramma con due pezzi d'obbligo finali: va pensiero e brindisi dalla Traviata. Un format che avremmo potuto depositare alla SIAE, ma non l'abbiamo fatto)). Pochi elementi che ne hanno segnato il grande successo che tuttora dura, anche se un pò ridimensionato, dopo il nostro abbandono.
 Quegli stessi anni collaboravamo, in qualità di critico musicale al quotidiano 'Il Giornale', per il quale facemmo al direttore francese, in occasione della sua venuta a Venezia, una lunga intervista.
 Durante la quale raccogliemmo il suo disappunto per quel che lui  definì una specie di 'tradimento'  da parte dei Viennesi che gli avevano sempre dimostrato affetto e stima. Lo avrebbero tradito, a suo dire, perché mai lo avevano invitato a dirigere il Concerto di capodanno. Quel grido di dolore  fu subito raccolto da Vienna che per l'anno successivo (2008) lo invitò. Nel 2009, Pretre tornò nuovamente  a Venezia e quando gli facemmo notare che lui doveva al Concerto veneziano ( e appena appena anche a noi) se aveva diretto, a 84 anni, la prima volta a Vienna, lui non raccolse, fece finta di dimenticare quanto aveva dichiarato l'anno precedente a noi. Senonchè per ripagarlo di quella lunghissima assenza, una seconda volta Vienna lo invitò a dirigere il Concerto di Capodanno, nel 2010.

Ora dopo Pretre, il più vecchio a dirigere il Capodanno viennese, arriva Dudamel , il più giovane, ma non è detto che sarà il migliore, perchè il più giovane.

lunedì 22 febbraio 2016

Georges Pretre baldanzoso novantenne torna alla Scala, questa sera.

L'appuntamento milanese della passata stagione, mancato a causa di una caduta e seguente rottura del femore, non ha fermato Pretre, che  a novantuno anni, questa sera torna, baldanzoso, sul podio della Scala per festeggiare, oltre che il compleanno, i settant'anni di carriera, ed i cinquant'anni di presenza al Piermarini.
 Il direttore gentiluomo, negli ultimi anni, lo abbiamo frequentato spesso, specie a Venezia, dove ha diretto nel Capodanno2005 e 2009 il Concerto trasmesso in diretta da RAI 1,   e che noi per incarico della RAi abbiamo seguito da vicino.
 All'età di 85 anni, splendidamente portati, l'infaticabile signore, francese, del podio, con una carriera alle spalle fra le più longeve e gloriose, nella quale le grandi orchestre se lo sono contese, specie nel repertorio a lui più caro, si lamentò - in una intervista che gentilmente ci concesse  e che noi pubblicammo su 'Il Giornale'  - di non aver mai diretto il Concerto di Capodanno di Vienna, fratello maggiore di quello veneziano che lo aveva invitato per primo, e certamente più famoso di quello veneziano - anche se fra i due quello veneziano, benchè più giovane, aveva in quegli anni molti più telespettatori di quanti ne avesse avuto negli anni quello viennese, quando non aveva rivali (in questi ultimi due anni il pubblico televisivo di quello veneziano si è assottigliato, ma un giorno racconteremo la nostra  personale analisi del fenomeno).
 Quella dichiarazione rivolta ai Wiener Philharmoniker che l'avevano visto sul podio quasi ogni anno, sortì il suo effetto e Pretre ebbe l'agognato invito a dirigere il Concerto dalla Sala d'oro di Vienna.
 Quando tornò nel 2009 a dirigere a Venezia, gli ricordammo quell'episodio. 'Maestro, le ha portato bene dirigere a Venezia; senza  il Concerto di Capodanno veneziano del 2005, lei non avrebbe forse mai diretto quello viennese'. Non ricordava quella intervista, fece finta di non ricordarla.
 Resta comunque, nonostante la memoria un pò labile, un grande gentiluomo del podio, al quale rivolgiamo anche i nostri personali auguri.

venerdì 5 giugno 2015

All'Accademia di Santa Cecilia non fanno come alla Scala, in caso di defezioni di artisti ospiti

Proprio così. Alla Scala, in  caso di defezioni di artisti ospiti, come negli ultimi tempi ve ne sono state parecchie, non fanno davvero come i loro cugini dell'Accademia di santa Cecilia, le uniche due fondazioni lirico-sinfoniche italiane che hanno ottenuto autonomia di gestione.
Pereira ha tenuto a sottolinearlo. Se un artista all' ultimo momento, per ragioni plausibili, da forfait, la Scala è pronta a sostituirlo con un altro di pari bravura e notorietà, per  il peso che una istituzione deve nell'opinione pubblica ed il rispetto  nei confronti del suo pubblico.
 A Santa Cecilia, invece -  possiamo dirlo con assoluta certezza fino a quando dall'Accademia ricevevamo regolarmente le comunicazioni, oggi non più, per punizione; perché osiamo scrivere talvolta ciò che l'Accademia di dall'Ongaro e prima di Cagli  non desidera che si scriva!!! - quando un direttore, soprattutto un direttore  non tiene fede ad un impegno, loro  ricorrono all'assistente di Pappano, Rizzari, risparmiando quindi enormemente, o  a qualcun altro direttore non del medesimo livello di notorietà, almeno di notorietà, se pensiamo che negli ultimi anni tali sostituzioni redditizie per l'Accademia  hanno riguardato direttori di grandissimo peso, come Temirkanov, Maazel, Pretre, mai sostituiti adeguatamente.
E perciò, a differenza di Pereira che vuole sempre mantenere alto il nome della Scala,anche nelle emergenze, a Santa Cecilia negli ultimi anni ogni sostituzione è stata benedetta, come una manna, perchè ha fatto restare nelle casse dell'Accademia soldi che altrimenti sarebbero dovuti uscire per pagare quelle star  non  a buon mercato, come invece lo sono Rizzari o un qualunque altro direttore della sua  stessa notorietà, per quanto bravo.

sabato 6 settembre 2014

Parla Alagna, ma il suggeritore è Pereira

Davvero questo Pereira, manager musicale di lungo corso e di grandi capacità anche imprenditoriali, come lui stesso va continuamente sbandierando, non riusciamo a capirlo. Prima ancora di mettere piede a Milano,  chiede una tregua ai loggionisti, come se ai milanesi - esclusi i facinorosi di professione - fosse inibito il diritto di esprimere la propria opinione sulla resa di un cantante in quello che è sempre stato considerato il massimo palcoscenico lirico del mondo. E che ora, forse, non lo è più. Appunto.  Ora la Scala diffonde un comunicato da mettere in calce, o forse anche in testa alla intervista ad Alagna pubblicata oggi su tutti i giornali, quasi un affare di Stato!  Come a dire ve lo avevo detto. Di questo problema mai una parola nel decennio di Lissner, come mai esplode, all'improvviso, all'arrivo di Pereira? Cosa ha in mente il neo sovrintendente che ha risuscitato Zurigo, ed ha fatto chiasso e qualche debito a Salisburgo, per aver paura di quattro cantanti che non vogliono venire alla Scala, a cominciare dalla sua amatissima e stimatissima Cecilia Bartoli, per la quale, al contrario, qualche volta  siamo stati anche noi testimoni di apprezzamenti eccessivi, da parte di  suoi fans, senza ragione e senza orecchi? Perchè accade anche questo, e cioè il contrario di ciò che denunciano Alagna e Pereira.
 Mettere in cartellone Pretre alla veneranda età di 90 anni, per quanto su di giri, come lo abbiamo conosciuto personalmente in questi ultimi anni, è il vero azzardo. Trovare un suo sostituto, dopo che in agosto,  causa una caduta, si è rotto il femore,  è il vero problema. Risolvibile anche questo, se si cominciasse a rompere quei divieti assurdi, frutto di  accordi taciti fra agenti e istituzioni, che impongono certi direttori come anche certi cantanti. Oggi, quei due urlatori della Barcaccia radiofonica, citavano un direttore che in Italia non viene mai, Mariss Jansons. Lo chiediamo anche noi: perchè non viene mai  da noi pur essendo un direttore considerato fra i migliori in circolazione?  Il forfait di Alagna e forse di qualche altro cantante può essere occasione per ricorrere alla pesca in altri mari (agenzie, si capisce ndr.). Che Pereira, ancor prima di cominciare, abbia perso coraggio e baldanza?
 A noi se Alagna non viene a cantare alla Scala, a noi come a moltissimi altri, non importa tanto. Ci sarà un altro tenore , magari di diversa scuderia, che può cantare Werther, con o senza Pretre, e poi Tosca? Pereira lo chiami e pensi già alla sostituzione di Pretre che  fra due mesi certamente non potrà venire a Milano, come gli ordinerà il suo medico, mentre Pereira continua a sperare, con scarso senso manageriale, salvo che egli stesso  non attenda l'ultimo minuto per comunicare una decisione già presa.
 Sinceramente, a noi questo Pereira, che non consociamo, ma delle cui credenziali ci fidiamo, comincia a darci ai nervi. Suo compito è far diventare di fatto la Scala  il primo teatro al mondo e poi vediamo se i cantanti non vengono a cantare,  nonostante il loggione. Perchè se anche il loggione venisse messo a tacere, dopo che i giornali, chi più chi meno, stanno dalla parte di chi governa e non dei lettori, da chi sapremmo le notizie sulla nostra vita musicale? Meditate gente!

giovedì 19 giugno 2014

Pereira la smetta con i 'buu' e gli 'imbrogli'

La figura forse più meschina l'ha fatta il sindaco Pisapia che dopo aver dato ad intendere che Pereira l'aveva fatta grossa - e non era vero; ma riprendere la storia dall'inizio sarebbe troppo lungo - ha dovuto dare il caloroso benvenuto al prossimo sovrintendente della Scala, che addirittura si insedia un mese prima della data prevista, in occasione della presentazione della stagione per l'anno dell'EXPO, e cioè 2014-2015.  Pereira, prendendo la parola, e non essendo molto addentro ancora alla lingua oltre che alle cose milanesi e italiane, ha usato la parola 'imbroglio', subito corretto da Pisapia che anche in questo caso, ha parlato di qualche equivoco o giù di lì. Ora tutti chiariti, ovviamente.
 E poi la stagione, ma prima i prezzi  dei biglietti e qualche annotazione. Innanzitutto i biglietti costano molto, davvero molto, nonostante le facilitazioni. Noi, ad esempio, che apparteniamo alla fascia di coloro che non muoiono di fame e possono vivere dignitosamente, i soldi per andare alla Scala non li avremmo, e, quindi, non ci andremmo mai e poi mai. Per fortuna,  il nostro mestiere di critico ce lo consente.
 Altra anomalia, ha abbassato il costo dei biglietti delle opere 'ostiche' ( leggi: contemporanee e non di repertorio) ed alzato quelli per i grandi titoli di repertorio. Ma se questo si può fare con qualche titolo perchè non farlo per tutti, onde vedere traboccare il teatro di pubblico? Domanda. Che ne pena Pereira? Il quale poi ha detto di aver riportato, la prossima stagione, a Milano, direttori importanti che non venivano da tempo. Abbiamo letto i nomi, per le opere, e IMPORTANTI non ne abbiamo trovato, e quelli davvero importanti, ma pochissimi, non è ancora certo che vengano a Milano, da Pretre, novantenne, a Maazel che proprio in questi giorni ha annunciato di dover rinunciare alla sua carica monacense per problemi di salute. E dunque  tutti gli altri previsti in cartellone, salvo Barenboinm, Chailly- che però ha un  incarico stabile e dunque va da sè che si dovrebbe vedere sempre più spesso al Piermarini - Gatti sono di seconda o forse terza fila.
Di nomi importanti, e facce nuove, ve ne saranno ma nella stagione sinfonica e in quella specifica per l'EXPO che vedrà sfilare anche importanti orchestre, ed anche alcune venezuelane: una AUTENTICA PASSIONE di Pereira, ma anche nostra e di moltissimi altri. Ma forse una 'Bohème' con Dudamel non ha senso, dopo le prove non proprio entusiasmanti del giovane direttore in buca al Piermarini; a meno che Pereira non abbia riposto tutte le sue speranze nella compagnia di canto ed ancor più nello storico spettacolo, firmato da Zeffirelli.
 E veniamo ai 'buu' che, secondo Pereira - e non è la prima volta che se ne esce con questa affermazione - terrebbero lontane dalla Scala una nutrita schiera di belle ed importanti voci, specie nel nel repertorio italiano. I cantanti temerebbero il feroce loggione della Scala. Verrebbe da dire 'chissenefrega!'.
Il vero problema è un altro ed ha a che fare con le agenzie internazionali che fanno il buono e cattivo tempo nella formazione dei cast, non solo alla Scala. Solitamente un  grande teatro o una grande istituzione sinfonica hanno un direttore stabile o musicale che certamente non può essere insensibile ai richiami della sua stessa agenzia, nella scelta di cantanti e solisti strumentali.
Più che le reazioni rumorose dei loggionisti, sono le agenzie a spiegare l'assenza di certi interpreti, come la presenza di altri. E perciò Pereira dimostri di saperci fare, come è accaduto a Zurigo durante la sua gestione,  se lo farà cesseranno i 'buu' e le star verranno alla Scala, anzi chiederanno di venirci. In un articolo apparso oggi su Le Repubblica' a firma Aspesi - forse la prima volta che condividiamo quanto scrive la matriarca del giornalismo italiano - si legge di un basso, forse il più in vista oggi che alla Scala non va. Certo che non va se glielo 'vieta'- diciamo così - un direttore che lo ha praticamente scritturato in esclusiva, pena la sua esclusione dal suo cerchio canoro.

mercoledì 2 aprile 2014

Sostituzioni sottotono dopo annunci sensazionali

Da tempo assistiamo all'aununcio di arrivi strepitosi nelle nostre stagioni: Santa Cecilia, in tal senso, si distingue particolarmente. Da anni annuncia concerti diretti dal matusalemme Pretre che poi regolarmente vengono cancellati, facendo venire al suo posto ogni volta un giovane di belle speranze. Perchè continuare con questa tecnica, ben sapendo che Pretre non potrà mantenere il suo impegno, con tutta la buona volontà possibile?
Stesso discorso riguarda Temirkanov e non solo a Santa Cecilia, sebbene con modalità assai diverse, anche per l'età non avanzata del direttore di San Pietroburgo. Si hanno notizie di sue defezioni, dovute a 'importanti motivi di salute'  (sarebbe il caso che una per tutte li spiegasse questi importanti motivi di salute) da anni - ne ricordo una quasi alla vigilia del Concerto di Capodanno dalla Fenice, trasmesso in diretta televisiva da Rai Uno,, per la quale arrivò la manna di Kazushi Ono, altrimenti sarebbe stato il casino - e nessuno gli dice che si metta a riposo, si riprenda e poi torni a lavorare tranquillamente. A dirla tutta qualcuno ha ricordato che alcuni anni fa, ai tempi di Mauro Meli a Parma - ora il grande manager si è insediato a Cagliari, per la seconda volta, come il postino del film -  il Temirkanov  convalescente quando vuole lui ed in piena forma quando nuovamente lo vuole, aveva disdettato Parma, ma subito dopo dirigeva a  Vienna. Vienna certamente  è molto diversa da Parma, ma a Parma sicuramente lo pagavano meglio che a Vienna, pur di averlo; anche se va detto che mille Parma non valgono una sola Vienna, e va detto anche che i professionisti non fanno questi ragionamenti deliranti.
 Ciò detto, basta con gli annunci eclatanti. non si  mettano in cartellone musicisti di gran nome che già si sa che non verranno. Ci siamo spiegati?

mercoledì 22 gennaio 2014

La sciatteria dei Wiener Philharmoniker

Ci hanno distrutto un mito, il mito dell'orchestra più bella del mondo: i Wiener Philharmoniker. E noi che ogni volta che ci capitava di citarli  premettevamo sempre: i Wiener  sono un'altra cosa, sono sempre i Wiener.
 Quante volte abbiamo ripetuto in pubblico e privato, in occasione dei Concerti di capodanno da Vienna e Venezia, che i due concerti quanto a programma non è che fossero molto diversi, anzi il concerto veneziano ha sempre avuto musica molto ma  molto più bella di quella viennese; e, del resto, anche quanto a direttori, non si differenziavano poi tanto, anzi in qualche caso - come per Pretre, il direttore che aveva prima diretto a Venezia e solo dopo debuttato a Vienna, nonostante i suoi ottant'anni ed i molti anni attivo sulla piazza viennese- Venezia aveva dato la sveglia a Vienna,  precedendola nelle scelta. Ma sull'orchestra no, nulla da dire: i Wiener sono i Wiener e qualunque altra orchestra , anche quelle indicate da recenti classifiche 'FARLOCCHE' tanto care ad una specializzatissima  rivista di musica, non può stargli alla pari, Scala, Santa Cecilia e Fenice comprese. In questa nostra convinzione avevamo parecchi sodali, specie quelli che dalle pagine del Corriere ogni anno ci dicevano - nonostante i successi televisivi e di pubblico del concerto veneziano- che con i Wiener non c'era nulla da fare.
 Ora, invece, proprio dalle pagine di quel giornale, il critico musicale e non un cronista che si occupa anche di cose musicali com'è quello che in questi anni ha sposato l'inutile ed infruttuosa campagna antivenezia, da quelle stesse pagine, arriva un'affermazione che ci sconvolge la vita e cambia radicalmente le nostre convinzioni. Scrive il noto critico milanese a proposito di un concerto a Milano dell'orchestra viennese diretta da Chailly: " Le classifiche delle orchestre sono demenziali - in questo concordiamo specie quando i risultati  sono fuori di ogni logica - perchè ogni singola prestazione dipende da mille variabili di repertorio,convinzione, acustica e da chi li dirige facendo cosa. Nel caso dei WIENER un comparativo assoluto si può però usare. Sono l'orchestra più VOLUBILE del mondo, capace di meraviglie incomparabili come di prestazioni  ai limiti della SCIATTERIA. Quando suonano come possono e sanno si fanno perdonare ogni cosa, però".
 Che ogni prestazione di un'orchestra dipenda sempre da molte variabili non è un mistero, e che, di solito, le orchestre anche le più blasonate non rendano quando sono in tournée in una sala che non conoscono e cc.. non ci vuole che venga a dircelo il collega illustre del quotidiano milanese, lo sappiamo da noi per esperienza, personale e professionale, diretta. Ma che i Wiener, anche nelle peggiori situazioni, possano scendere al di sotto di uno standard  che tutti comunque e sempre gli riconoscono, su questo non possiamo concordare con il nostro collega. E con qualche altro che - ricordiamo chiaramente, a causa della assurdità dell'affermazione - che, anni fa, in occasione di un concerto della Philharmonia di Londra a Milano faceva rilevare una stecca del primo corno, e magari in mille altre occasioni aveva cantato le meraviglie dell'orchestra  che so io... non facciamo nessun nome, perchè dovremmo fare un elenco interminabile.
 I Wiener per noi sono sempre i Wiener