La città sicura. La famiglia reale che cammina nei centri commerciali e lavora per difendere tutti i cittadini. Gli avvisi di sicurezza chiari e cadenzati. L’immagine di Dubai che i suoi guru hanno lasciato sui social lasciava sollevare più di un dubbio. A due settimane dall’inizio degli attacchi in Iran il quadro che sta emergendo è diverso. Una delle prime voci a denunciare come standole cose è Radha Stirling, presidente di Detained in Dubai. Parliamo di un’associazione fondata a Londra nel 2008 che si occupa di tutelare gli stranieri arrestati nella città degli Emirati Arabi Uniti.
Sui suoi social, Stirling sta raccontando i casi di persone denunciate a Dubai dopo aver pubblicato sui social immagini di razzi e droni che attraversano il cielo per colpire i palazzi di Dubai. Secondo Radha Stirling al momento ci sono 45 persone denunciate per questi contenuti. In questo elenco ci sarebbero anche dei turisti europei, compreso un uomo inglese di 60 anni.
Stirling spiega che non serve condividere le foto sui social per essere attaccati, basta anche solo scattarle e conservarle sul telefono: “Una collaboratrice domestica originarie delle Filippine è stata fermata vicino alla torre Burj Al Arab dopo aver scattato una foto: aspettava di andare al lavoro”.
Le linee guida di Dubai sulle imagini da pubblicare sui social
Le indicazioni le possiamo leggere ancora da Gulf News, giornale in lingua inglese legato a Al Tayer Group, gestito da un ex ministro delle finanze degli Emirati. In un articolo pubblicato il 15 marzo si spiega che il motivo principale per cui è vietato riprendere l’impatto di razzi e droni sulla città di Dubai non è legato all’immagine della città ma alla sua sicurezza.
L’articolo sembra ricalcato sulle indicazioni delle autorità degli Emirati: “‘Un'immagine apparentemente innocua potrebbe rivelare dettagli sensibili come strade vicine, ingressi, uscite o percorsi di transito, mettendo potenzialmente a rischio vite umane e ostacolando le operazioni di emergenza”. E ancora: “Le autorità hanno avvertito che tale materiale potrebbe essere analizzato da gruppi ostili in cerca di potenziali obiettivi”.
Certo, negli ultimi 10 anni non abbiamo registrato la stessa cautela quando i social sono stati sommersi da migliaia di account con base a Dubai dove venivano mostrati tutti gli angoli della città spiegando quanto fosse una meta perfetta per lavorare o investire. Ma c’è di più. Gulf News ha confermato i dati sulle persone arrestate per aver fotografato i luoghi delle esplosioni: “La Direzione Investigativa Criminale della Polizia di Abu Dhabi ha dichiarato che 45 persone di varie nazionalità sono state arrestate per aver filmato i luoghi degli incidenti in corso e aver pubblicato i filmati online”.
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