Per capire la grande muraglia che il Vaticano ha eretto davanti alle idee professate da Peter Thiel, il miliardario americano fondatore di Palantir Techologies, nota società di software di intelligenza artificiale con profondi legami con le agenzie di difesa e intelligence statunitensi, basta andare a rileggersi un documento chiave che risale al G7 in Puglia al quale prese parte personalmente Papa Francesco. In un passaggio del documento preparato dal pontefice della Fratelli Tutti e della Laudato Sì, è stata condensata la visione della Chiesa circa l'applicazione concreta degli algoritmi nella vita di tutti i giorni. «Non possiamo nascondere il rischio concreto che l’intelligenza artificiale limiti la visione del mondo a realtà esprimibili in numeri e racchiuse in categorie preconfezionate, estromettendo l’apporto di altre forme di verità e imponendo modelli antropologici, socio-economici e culturali uniformi. Il paradigma tecnologico incarnato dall’intelligenza artificiale rischia allora di fare spazio a un paradigma ben più pericoloso, che ho identificato con il nome di “paradigma tecnocratico”. Non possiamo permettere a uno strumento così potente e così indispensabile come l’intelligenza artificiale di rinforzare un tale paradigma, ma anzi, dobbiamo fare dell’intelligenza artificiale un baluardo proprio contro la sua espansione». Praticamente due visioni agli antipodi.
La visita nella Città Eterna di Thiel cade – chissà se per pura casualità - alla vigilia della pubblicazione dell'enciclica di Leone XIV dedicata alla AI e ai suoi rischi. Un lungo testo, frutto di più riflessioni, che di fatto ingloba le tracce del documento di Francesco diffuso durante il G7. A spiegare i motivi per i quali la Chiesa non può che contrastare la visione tecnocratica di Thiel è stato padre Paolo Benanti in un saggio su Le Grand Continent in cui spiega che «bisogna leggere la visione di Thiel non come un semplice rifiuto dei valori occidentali ma come la radicalizzazione patologica di alcune delle loro componenti - la competizione, la tecnologia, l'individuo - che, erette in un'unica bussola, portano a risultati radicalmente divergenti del progetto democratico comune».
E ancora. «Lungi dal ridursi a una semplice strategia commerciale, la sua visione costituisce la traduzione operativa di un'antropologia filosofica precisa - quella di René Girard - incarnata e poi diffusa attraverso una delle reti di potere più influenti della storia recente: quella che si chiama la PayPal Mafia». Figure come Elon Musk, Larry Page, Sergey Brin e Peter Thiel incarnano l'avanguardia di una generazione che detiene oggi le chiavi del potere. Occupa più della metà delle posizioni di leadership mondiale nel settore tecnologico. Padre Benanti sottolineava pure che accettando la tecnologia di Thiel attraverso la scrittura del reale di Palantir, le istituzioni adottano implicitamente la sua diagnosi. Ovvero che «la società sarebbe una massa mimetica incapace di autogovernarsi, e l'unica alternativa all'apocalisse sarebbe un ordine tecnocratico imposto da un'élite di sovrani. In questa visione, la democrazia intesa come autogoverno di cittadini uguali è già morta - e non resta che, nell'oscurità di un data center, la gestione clinica del suo cadavere».
Dopo avere peregrinato in alcune capitali europee a parlare della sua visione apocalittica Thiel arriva in Italia avvolto dalla solita aura di mistero. Inviti ristretti, divieto di registrare le conferenze, segretezza sul luogo della convention. Stasera era atteso a una messa in latino a San Giovanni dei Fiorentini. Il resto delle giornate, invece, si svilupperanno secondo conferenze e cene ristrette probabilmente a Palazzo Taverna, anche se la location cambia in continuazione. Inizialmente si era pure detto che la conferenza era all'Angelicum ma il rettore, il domenicano padre White, ha smentito categoricamente questa possibilità, anche se lui stesso dovrebbe essere uno degli invitati selezionati per via di comuni conoscenze oxfordiane.
Le conferenze, come si sa, vertono sul concetto di Anticristo, visione apocalittica alla quale Thiel ha dedicato una crescente attenzione mescolando diverse idee religiose e filosofiche. Cresciuto in una famiglia cristiana evangelica 58 anni fa, sposato con un compagno e padre di una bambina, il miliardario della Silicon Valley ha affermato che il cristianesimo modella la sua visione del mondo. Tuttavia la sua posizione sembra più attinente alla teologia della prosperità, che non al cattolicesimo classico o al magistero degli ultimi pontefici, mescolandovi dottrine reazionarie di diversa provenienza e una visione dirigista del mondo con funzioni legate al potere politico ed economico.
Padre Benanti che all'Onu continua a gettare ponti per rafforzare legami tra etica e intelligenza artificiale ha ben pochi dubbi. A suo dire l'intera azione di Thiel può essere letta come un atto prolungato di eresia contro il consenso liberale: una contestazione dei fondamenti stessi della convivenza civile, che ora ritiene superati.


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