Fosse stata la 'Repubblica delle interviste' uno avrebbe potuto dire agli organizzatori, senza mezzi termini: non avevate una intervistatrice migliore, più capace? perchè, sinceramente, senza che ce ne voglia, Leonetta Bentivoglio è l'assoluta negazione della intervistatrice, come avevamo avuto modo di giudicarla già in passato ascoltando una sua intervista in tv , a Pappano, se ricordiamo bene. Parla parla, come se fosse sconosciuto a lei e l'argomento della chiacchiera e la storia dell'intervistato, mentre di Muti Lei è una specie di microfono personale, in coppia con una sua collega del Corriere. Comunque a che serve far raccontare a Muti sempre la solita storia dei suoi inizi, visto che l'ha raccontata centinaia di volta e soprattutto ora che ha quasi settantacinque anni? Vuol dire non saper fare la giornalista oltre che l'intervistatrice. Altra cosa è scrivere, e questo lei lo sa fare molto meglio. Non è necessario del resto saper fare tutto, basta che ciò che si fa lo si sappia fare. Chiuso l'argomento intervistatrice che ci ha portato fuori tema; mentre il tema era e resta quello della 'Repubblica delle idee' e non 'delle interviste' ( a proposito Monda, sempre della stessa 'Repubblica' l'anno scorso intervistò Muti sul cinema: come intervistatore fece una bella figura e con lui anche Muti , che per la prima volta poté parlare, con cognizione di causa, della sua passione per il cinema).
Mentre questa sera avrebbe dovuto parlare della sua passione per la musica' e invece... noi siamo qui a meritarci un 'cretino' da parte del direttore il quale ha detto, in apertura, che domani ( noi stiamo scrivendo oggi), qualche 'cretino' scriverà che dico sempre le stesse cose - certo se gli domandano sempre le stesse cose, che colpa abbiamo noi che scriviamo se lui le ha raccontate per l'ennesima volta?
Stasera abbiamo sentito qualcosa di nuovo che, nelle puntate precedenti sulla sua vita, non gli avevamo sentito ancora dire. Ha parlato del suo debutto come 'violinista' in erba davanti ad una platea 'clericale' ( professori e studenti del Pontifico seminario regionale di Molfetta - città nella quale ha vissuto i primi anni, prima di trasferirsi con la famiglia a Napoli - nel quale, qualche anno dopo, noi avremmo fatto gli studi liceali, dopo il ginnasio a Bisceglie. Perchè proprio nel Seminario di Molfetta debuttò il giovanissimo violinista Riccardo Muti? Perchè - ci raccontò un'altra volta il maestro - suo padre , medico, era il medico 'ufficiale' del seminario. E poco mancò, dunque, che noi assistessimo al suo debutto; o che lo incrociassimo al Conservatorio di Bari, visto che assai spesso, pochi anni dopo, ci recavamo in quel Conservatorio, per i saggi di fine anno soprattutto, per incontrare Nino Rota.
Ci è piaciuta anche l'annotazione sulla direzione d'orchestra che Muti ha definito professione musicale 'di comodo', intendendo dire che mentre il cantante o lo strumentista, difficilmente possono darla a bere a chicchessia, il direttore no - in fondo che fa: batte il tempo - tanto che da giovanissimi, quando non si è ancora preparati per nulla, si fanno debuttare giovani direttori in repertori che maestri d'altri tempi non hanno voluto dirigere neppure in tarda età.
Muti ha colto l'occasione per una tiratina d'orecchi ai nostri governanti, che non credono nella funzione educativa della musica e nella necessistà delle sua conoscenza, trattandosi di una delle radici secolari della nostra civiltà. Ma avendo davanti agli occhi l'omone di Nastasi, non ha potuto non aggiungere che occorre riconoscere all'attuale ministro ( di cui Nastasi è stato fino all'altro ieri il fedele scudiero e suggeritore) che qualcosa sta facendo; ed ha aggiunto anche che lo Stato ha finanziato anche la sua Orchestra Cherubini. C'era di ribattere a Muti e soprattutto a Nastasi, presente in prima fila: perché non ha fatto altrettanto per l'Orchestra Mozart di Abbado? E se non l'ha fatto in passato, perché non rimedia ora che cittadini volenterosi ed amanti della musica stanno tentando in ogni modo di rimetterla in piedi? E' ancora in tempo per rimediare agli errori passati. Il fatto è che Franceschini, suggerito da Nastasi, ha dato il colpo di grazia alla musica in Italia, e l'aver finanziato da sempre l'Orchestra di Muti non gli lava la colpa e non cancella la pena che ambedue meritano!
Tornando a casa ascoltavamo l'intervista ad una celebre cantante ( Rachel Harnisch) la quale diceva che si sente spesso dire, lei che è in carriera da anni, ma che di carriera ne ha ancora da fare, si sente spesso dire: lei è troppo vecchia per questo o quel repertorio; ma non ha mai sentito dire ad un giovane cantante: Lei è troppo giovane per questo o quel repertorio. Appena si presenta alla ribalta un giovane cantante di talento, lo si brucia facendogli fare tutto, e nel giro di una decina d'anni la sua carriera è tragicamente conclusa.
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giovedì 9 giugno 2016
Era soltanto la 'Repubblica delle idee' non la 'Repubblica delle interviste'. Perciò, non prendetevela con l'intervistatrice se è impacciata e inadatta
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giovedì 2 giugno 2016
Riccardo Muti torna a Roma
Non vorremmo che alla dirigenza dell'Opera di Roma, gli venisse un colpo, per troppa gioia, nel mentre gli annunciamo il prossimo ritorno di Muti a Roma, dopo neppure un anno dal precedente. Un secondo ritorno pubblico - perchè dei suoi passaggi privati a Roma, che sicuramente ci sono stati, non sappiamo darvi conto.
Lo incontrammo l'anno scorso, era d' autunno, l'ultima volta, durante la 'Festa del cinema', quando concesse un'intervista per parlare anche di cinema al direttore della festa, Monda, in Sala Petrassi all'Auditorium. Alla fine dell'incontro gli chiedemmo di un suo prossimo ritorno a Roma, per dirigervi aggiungemmo, visto che faceva finta di non capire; Muti si giustificò dicendo che era appena tornato e che certamente ci sarebbe stata ancora un'altra volta, ma che sarebbe potuto tornare da direttore solo con le sue orchestre, la Cherubini e la Chicago.
Questa altra volta è arrivata, ma anche ora Muti girerà alla larga dall'Opera, dove non vuole mettere più piede, nonostante che continui a campeggiare sul sito dell'istituzione quel titolo ridicolo e beffardo di 'direttore onorario a vita' che dopo la separazione del direttore dall'Opera viene interpretato come uno di quei melliflui ma falsi bigliettini che si scambiano ex innamorati, pur sapendo che mai più torneranno insieme.
Mentre, a breve, ma son già passati dieci anni, sembra potrebbe fare alla Scala, dove comunque tornerà fisicamente fra pochi giorni per inaugurare la mostra che il teatro, il 'suo' teatro gli ha dedicato per festeggiare il 75esimo compleanno; e, successivamente, in gennaio con la sua orchestra di ora, e cioè quella di Chicago, che resterà 'sua', per contratto, fino al 2020.
Ora , per il nuovo appuntamento romano, fra pochi giorni, ha scelto nuovamente, l'Auditorium dove si farà intervistare da Leonetta Bentivoglio, in occasione della manifestazione 'La Repubblica delle idee' il festival che ogni anno l'omonima azienda giornalistica di proprietà di De Benedetti, organizza per farsi pubblicità.
L'appuntamento è fissato per giovedì 9, in serata.
Lo incontrammo l'anno scorso, era d' autunno, l'ultima volta, durante la 'Festa del cinema', quando concesse un'intervista per parlare anche di cinema al direttore della festa, Monda, in Sala Petrassi all'Auditorium. Alla fine dell'incontro gli chiedemmo di un suo prossimo ritorno a Roma, per dirigervi aggiungemmo, visto che faceva finta di non capire; Muti si giustificò dicendo che era appena tornato e che certamente ci sarebbe stata ancora un'altra volta, ma che sarebbe potuto tornare da direttore solo con le sue orchestre, la Cherubini e la Chicago.
Questa altra volta è arrivata, ma anche ora Muti girerà alla larga dall'Opera, dove non vuole mettere più piede, nonostante che continui a campeggiare sul sito dell'istituzione quel titolo ridicolo e beffardo di 'direttore onorario a vita' che dopo la separazione del direttore dall'Opera viene interpretato come uno di quei melliflui ma falsi bigliettini che si scambiano ex innamorati, pur sapendo che mai più torneranno insieme.
Mentre, a breve, ma son già passati dieci anni, sembra potrebbe fare alla Scala, dove comunque tornerà fisicamente fra pochi giorni per inaugurare la mostra che il teatro, il 'suo' teatro gli ha dedicato per festeggiare il 75esimo compleanno; e, successivamente, in gennaio con la sua orchestra di ora, e cioè quella di Chicago, che resterà 'sua', per contratto, fino al 2020.
Ora , per il nuovo appuntamento romano, fra pochi giorni, ha scelto nuovamente, l'Auditorium dove si farà intervistare da Leonetta Bentivoglio, in occasione della manifestazione 'La Repubblica delle idee' il festival che ogni anno l'omonima azienda giornalistica di proprietà di De Benedetti, organizza per farsi pubblicità.
L'appuntamento è fissato per giovedì 9, in serata.
venerdì 20 febbraio 2015
Il sindaco pasticcione, Ignazio Marino, ha messo nelle mani di 'Repubblica' le sorti della Festa del cinema di Roma.
L'idea originari era quella di dare a Ezio Mauro la responsabilità - presidenza - della Festa del cinema di Roma che il sindaco vuole diversa, ambiandole addirittura anche i connotati. Ezio Mauro ha rifiutato l'incarico, dichiarandosi incompetente - vivaddio, finalmente, uno dice la verità!- ed anche troppo occupato a gestire già una intera repubblica, e il sindaco d'accordo con il ministro Franceschini, neo socio attraverso Istituto Luce, ha provveduto a distribuire gli incarichi dentro e fuori il CdA, tenendo ben presente che la rinuncia di Ezio Mauro, andava in qualche modo compensata. E perciò ha nominato la giornalista di Repubblica, Laura Delli Colli- che per fortuna della Festa conosce bene la materia - consigliere di amministrazione e, dopo aver nominato alla presidenza la Detassis, si appresto a completare il vertice del festival romano, con la nomina di Monda, giornalista di Repubblica.
Ma i pasticci di Marino non finiscono qui. Fra i componenti del Cda c'è anche un rappresentante di Musica per Roma; chi ti nomina Marino? Nomina Carlo Fuortes che sta per lasciare Musica per Roma, per dedicarsi 'anema e core' all'Opera di Roma.
Ma i pasticci di Marino non finiscono qui. Fra i componenti del Cda c'è anche un rappresentante di Musica per Roma; chi ti nomina Marino? Nomina Carlo Fuortes che sta per lasciare Musica per Roma, per dedicarsi 'anema e core' all'Opera di Roma.
lunedì 16 febbraio 2015
Per la sostituzione di Fuortes all'Auditorium non avevano promesso un bando internazionale? Spunta Van Straten. Chi è?
Promesse al vento. Le promesse si fanno per non mantenerle. Perché poi, alla fine, dopo aver promesso e promesso si decide altrimenti. Non proprio altrimenti, perchè si ricorre alle solite logiche che vedono premiati e prescelti gli amici degli amici, quelli fra gli amici degli amici che stanno in pausa 'incarico' e che attendono di essere rimessi in pista, dopo aver servito con obbedienza e dedizione alla causa. La causa di questo o quel partito questo o quel potente.
Una lunga riflessione per dire che il nome che si fa con frequenza sempre maggiore per il successore di Carlo Fuortes alla guida di 'Musica per Roma', la società che gestisce l'Auditorium, è quello di Giorgio van Straten, 'Sturmtruppen'- per noi che il suo cognome non ricordiamo mai con esattezza - appartiene al doppio cerchio magico di Veltroni e, sicuramente, anche di Renzi, anche se il suo nom, solo da qualche mese non veniva fuori.
Fedelissimo di Veltroni - come Verini e la figlia di Madia, la ministra Marianna, e la Giovanna ( Marinelli) - Sturmtruppen deve a lui tutta la sua carriera pubblica, non quella di romanziere che in parte è parallela a quella di Veltroni: Palexpo, Rai, Maggio Fiorentino, Agis, Orchestra Toscana... le tappe di questa corsa senza fine, dalla cui fatica spossante solo da un paio d'anni sembrava stesse riprendendosi. Ed ora, anche al riposo deve mettere fine, perché hanno deciso che torni a correre.
Per la successione a Fuortes era stato fatto il nome di Croppi, ex assessore del sindaco Alemanno, al quale, uscito dalla giunta, gliele ha cantate in tutte le tonalità, ma evidentemente per il PD Marino, Croppi, competente ma di destra, non garantiva abbastanza.
Che l'Auditorium abbia cercato da sempre appoggi in ogni senso 'a sinistra' - con il clan 'Repubblica' in prima linea - non è un mistero; ma poi, per bilanciare ciò che era sbilanciato, ecco arruolare nel CdA anche Gianni Letta, il quale sta lì anche per altre ragioni.
Ma Fuortes non esce del tutto, perchè il suo nome è stato già annunciato nel consiglio di amministrazione della Festa del cinema in rappresentanza di Musica per Roma: ma non sta per lasciarla, per insediarsi definitivamente all'Opera di Roma? Che casino. Tutto questo casino per non mollare di un solo centimetro il potere acquisito.
E, infine, alla Festa del Cinema, alla cui presidenza sembra stia per arrivare la Detassis, e alla direzione artistica, ancora un 'Repubblica', come il giornalista Antonio Monda, la Giovanna Marinelli ha dichiarato che gli incarichi avranno durata annuale. Perchè assessore? Teme qualche disubbidienza nel corso dei dodici mesi di incarico di questo o quello e vuole tenersi le mani libere per sostituirlo?
P.S. Fuortes che aveva espresso un qualche parere positivo sulla candidatura di Sturmtruppen, ha fatto subito marcia indietro, per non urtare la suscettibilità di Marino, 'americano' come Veltroni, che vuole annunciare lui il nome 'nuovo' per l'Auditorium. Nuovo perchè suggerito da Veltroni ad un sindaco che in materia merita quattro, oltre che zero in condotta per la sua presenza in Campidoglio
Una lunga riflessione per dire che il nome che si fa con frequenza sempre maggiore per il successore di Carlo Fuortes alla guida di 'Musica per Roma', la società che gestisce l'Auditorium, è quello di Giorgio van Straten, 'Sturmtruppen'- per noi che il suo cognome non ricordiamo mai con esattezza - appartiene al doppio cerchio magico di Veltroni e, sicuramente, anche di Renzi, anche se il suo nom, solo da qualche mese non veniva fuori.
Fedelissimo di Veltroni - come Verini e la figlia di Madia, la ministra Marianna, e la Giovanna ( Marinelli) - Sturmtruppen deve a lui tutta la sua carriera pubblica, non quella di romanziere che in parte è parallela a quella di Veltroni: Palexpo, Rai, Maggio Fiorentino, Agis, Orchestra Toscana... le tappe di questa corsa senza fine, dalla cui fatica spossante solo da un paio d'anni sembrava stesse riprendendosi. Ed ora, anche al riposo deve mettere fine, perché hanno deciso che torni a correre.
Per la successione a Fuortes era stato fatto il nome di Croppi, ex assessore del sindaco Alemanno, al quale, uscito dalla giunta, gliele ha cantate in tutte le tonalità, ma evidentemente per il PD Marino, Croppi, competente ma di destra, non garantiva abbastanza.
Che l'Auditorium abbia cercato da sempre appoggi in ogni senso 'a sinistra' - con il clan 'Repubblica' in prima linea - non è un mistero; ma poi, per bilanciare ciò che era sbilanciato, ecco arruolare nel CdA anche Gianni Letta, il quale sta lì anche per altre ragioni.
Ma Fuortes non esce del tutto, perchè il suo nome è stato già annunciato nel consiglio di amministrazione della Festa del cinema in rappresentanza di Musica per Roma: ma non sta per lasciarla, per insediarsi definitivamente all'Opera di Roma? Che casino. Tutto questo casino per non mollare di un solo centimetro il potere acquisito.
E, infine, alla Festa del Cinema, alla cui presidenza sembra stia per arrivare la Detassis, e alla direzione artistica, ancora un 'Repubblica', come il giornalista Antonio Monda, la Giovanna Marinelli ha dichiarato che gli incarichi avranno durata annuale. Perchè assessore? Teme qualche disubbidienza nel corso dei dodici mesi di incarico di questo o quello e vuole tenersi le mani libere per sostituirlo?
P.S. Fuortes che aveva espresso un qualche parere positivo sulla candidatura di Sturmtruppen, ha fatto subito marcia indietro, per non urtare la suscettibilità di Marino, 'americano' come Veltroni, che vuole annunciare lui il nome 'nuovo' per l'Auditorium. Nuovo perchè suggerito da Veltroni ad un sindaco che in materia merita quattro, oltre che zero in condotta per la sua presenza in Campidoglio
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