L'altro ieri è apparsa l'ultima intervista a Giorgio Barberio Corsetti (Il Messaggero) - regista del capolavoro rossiniano al Massimo di Palermo, dove va in scena, fra una decina di giorni, con la direzione di Gabriele Ferro - della serie 'i grandi registi della scena contemporanea sbarcano a Roma. Evviva! .
Ma prima ancora di Palermo, già dopodomani, Cenerentola si rappresenta al Teatro Verdi di Trieste con un allestimento - e direttore incluso di cui non ricordiamo il nome - importato da Atene.
A metà marzo Cenerentola è andata in scena a Torino, in un nuovo allestimento firmato dal regista Talevi, diretta da Speranza Scappucci che si è meritata lodi ed apprezzamenti unanimi.
A gennaio, l ha aperto a serie delle Cenerentole italiane l'Opera di Roma con un nuovo allestimento firmato da Emma Dante.
In meno di tre mesi quattro allestimenti della pluriacclamata Cenerentola, tre dei quali nuovi. Ognuno dei tre teatri ha voluto la 'sua Cenerentola - nel senso del 'suo' allestimento, mentre si sono scambiati solo la forza lavoro, 'vocale'. E tutti e tre pagati con i soldi dei contribuenti. Non si poteva risparmiare facendo girare un allestimento, coproducendolo? Evidentemente no. Anche l'Associazione che riunisce le Fondazioni liriche in Italia, sull'argomento tace, in nome
dell'autonomia - sprecona - degli associati.
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giovedì 7 aprile 2016
Cenerentola di Rossini. E' il 'suo' anno. A Roma, Torino,Trieste e Palermo non badano a spese.
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domenica 26 ottobre 2014
Nastasi chiede a tutti di risparmiare, ma non al San Carlo quando deve pagare sua moglie Giulia Minoli.
Il ministro va facendo a dovere il suo compito che sembra quello di smantellare dalla radice il sistema della musica in Italia. Al suo orecchio zufola le varie mosse il suo consigliere Nastasi che non riesce a nascondere del tutto la sua mole dietro l'esile figura del neo sposo Franceschini, e perciò viene scoperto ed apostrofato come 'il suggeritore' o 'burattinaio'
E sembra che al grido di 'tirate la cinghia', come vuole il ministero di Franceschini e Nastasi, tutti , ciascuno secondo le proprie possibilità, si stiano adeguando. Di tirare la cinghia si chiede anche ai piccoli teatri - che fanno però prosa e molta sperimentazione di linguaggi. A loro il ministero ha detto chiaramente: o vi ingrandite, unendovi ad altri, oppure le piccole realtà come molti di voi devono cercarsi i finanziamenti altrove, non al Ministero. Il quale però trova i soldi per finanziare un nuovo inutile festival come quello di Pompei che già all'anteprima è apparso pasticciato.
Dai siti dei vari teatri, apprendiamo che la dieta a cui tutti si stanno sottoponendo mostra già i primi risultati. Ad esempio, dal sito del Teatro Massimo di Palermo apprendiamo che il nuovo sovrintendente Giambrone, si contenta della modica cifra di 170.000 Euro annui, una miseria per lui che è abituato a più alti compensi, come si sarà fatto dare dai vari teatri in cui ha prima pascolato.
Non solo lui anche gli altri partecipano a questa gara di solidarietà a favore del Ministero, in grosse difficoltà economiche.
Infatti i nuovi dirigenti del Massimo di Palermo - si legga il sito del teatro alla voce 'amministrazione trasparente' - offrono la loro collaborazione al teatro GRATUITAMENTE, fino alla fine del 2014 almeno, e sono stati nominati il 10 di ottobre. Lo fa il nuovo direttore musicale Gabriele Ferro, ed anche il direttore artistico Oscar Pizzo.
Se tutti seguissero il loro esempio saremmo a cavallo, in due o tre anni elimineremmo i buchi di bilancio dei teatri. Se poi si sforzassero ancora un pò e riducessero lo spreco della programmazione, dimezzando il numero dei titoli in cartellone, ed usando il pianoforte al posto dell'orchestra - la quale verrebbe esternalizzata ed anche chiusa secondo il modello-pilota dell'Opera di Roma, patrocinato sempre dal Ministero infame, e chiamata soltanto nelle occasioni in cui c'è la visita di un capo di Stato o l'inaugurazione di un nuovo monumento, o lo richieda una importante griffe per intrattenere i suoi invitati - allora saremmo, sarebbero, a cavallo tutti i teatri. Neanche più un buco nel bilancio, tutti aperti per le visite o per le 'ospitate' ogni giorno, e ogni spettatore assistito personalmente da un impiegato del teatro che non avrebbe altro compito che questo.
Dunque una olimpiade del risparmio, alla quale tutti arriverebbero primi fuorchè uno, il Teatro San Carlo di Napoli che deve ogni anno trovare i soldi con cui paga Giulia Minoli Nastasi, coordinatrice, per volontà del maritino Salvo, al Museo del Teatro di Napoli, compensata, secondo alcune fonti giornalistiche, sempre che sia rimasta lì e non abbia deciso con i soldi del suo stipendio di concedersi una lunga meritata vacanza all'estero, con appena 6.000 Euro mensili.
E sembra che al grido di 'tirate la cinghia', come vuole il ministero di Franceschini e Nastasi, tutti , ciascuno secondo le proprie possibilità, si stiano adeguando. Di tirare la cinghia si chiede anche ai piccoli teatri - che fanno però prosa e molta sperimentazione di linguaggi. A loro il ministero ha detto chiaramente: o vi ingrandite, unendovi ad altri, oppure le piccole realtà come molti di voi devono cercarsi i finanziamenti altrove, non al Ministero. Il quale però trova i soldi per finanziare un nuovo inutile festival come quello di Pompei che già all'anteprima è apparso pasticciato.
Dai siti dei vari teatri, apprendiamo che la dieta a cui tutti si stanno sottoponendo mostra già i primi risultati. Ad esempio, dal sito del Teatro Massimo di Palermo apprendiamo che il nuovo sovrintendente Giambrone, si contenta della modica cifra di 170.000 Euro annui, una miseria per lui che è abituato a più alti compensi, come si sarà fatto dare dai vari teatri in cui ha prima pascolato.
Non solo lui anche gli altri partecipano a questa gara di solidarietà a favore del Ministero, in grosse difficoltà economiche.
Infatti i nuovi dirigenti del Massimo di Palermo - si legga il sito del teatro alla voce 'amministrazione trasparente' - offrono la loro collaborazione al teatro GRATUITAMENTE, fino alla fine del 2014 almeno, e sono stati nominati il 10 di ottobre. Lo fa il nuovo direttore musicale Gabriele Ferro, ed anche il direttore artistico Oscar Pizzo.
Se tutti seguissero il loro esempio saremmo a cavallo, in due o tre anni elimineremmo i buchi di bilancio dei teatri. Se poi si sforzassero ancora un pò e riducessero lo spreco della programmazione, dimezzando il numero dei titoli in cartellone, ed usando il pianoforte al posto dell'orchestra - la quale verrebbe esternalizzata ed anche chiusa secondo il modello-pilota dell'Opera di Roma, patrocinato sempre dal Ministero infame, e chiamata soltanto nelle occasioni in cui c'è la visita di un capo di Stato o l'inaugurazione di un nuovo monumento, o lo richieda una importante griffe per intrattenere i suoi invitati - allora saremmo, sarebbero, a cavallo tutti i teatri. Neanche più un buco nel bilancio, tutti aperti per le visite o per le 'ospitate' ogni giorno, e ogni spettatore assistito personalmente da un impiegato del teatro che non avrebbe altro compito che questo.
Dunque una olimpiade del risparmio, alla quale tutti arriverebbero primi fuorchè uno, il Teatro San Carlo di Napoli che deve ogni anno trovare i soldi con cui paga Giulia Minoli Nastasi, coordinatrice, per volontà del maritino Salvo, al Museo del Teatro di Napoli, compensata, secondo alcune fonti giornalistiche, sempre che sia rimasta lì e non abbia deciso con i soldi del suo stipendio di concedersi una lunga meritata vacanza all'estero, con appena 6.000 Euro mensili.
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