giovedì 8 ottobre 2026

Max Richter e Vivaldi: Non un monumento da custodire. Per Richter piuttosto un geniale popolarissimo compositore da CANNIBALIZZARE. Per per le celebri 'Stagioni' non è la prima volta ( P.A.)

 


ROMAEUROPA FESTIVAL 2026

in corealizzazione con Teatro di Roma – Teatro Nazionale

nell’ambito di Flanders State of the Arts


presenta

Max Richter
Didem Coşkunseven 
Michiel Vandevelde 
Jolente De Maeyer 
BRYGGEN – Bruges Strings

Four Seasons Changed

PRIMA NAZIONALE


11 ottobre

Teatro Argentina


ore 16.00 | 21.00

durata: 80 min.




Richter Vandevelde Bryggen1.jpg



L’11 ottobre, in doppia replica alle 16:00 e alle 21:00 al Teatro Argentina, arriva in prima nazionale a Romaeuropa Festival four seasons changed, concerto coreografico che aggiunge un nuovo livello alla celebre reinterpretazione del capolavoro di Antonio Vivaldi realizzata da Max Richter.


Presentata in anteprima mondiale al Barbican Centre di Londra con la Britten Sinfonia e il violinista Daniel Hope e accolta da subito con ampio consenso dalla critica, Recomposed by Max Richter: Vivaldi - The Four Seasons — ulteriormente rielaborato a quasi dieci anni di distanza con The New Four Seasons — è una partitura che non riscrive l'originale, ma lo attraversa, lo frammenta e lo ricompone, amplificando la percezione del tempo e della memoria.


Richter non sostituisce Vivaldi: ne conserva la sagoma e lavora sulla ripetizione e sulla variazione, costruendo un ponte tra barocco e contemporaneo. È da qui che parte Vandevelde, che alla riscrittura musicale risponde con una genealogia della danza: «Dove Richter riscrive Vivaldi, io ho scelto di ispirarmi a quattro coreografe che, insieme, hanno plasmato in larga parte la danza moderna e contemporanea del Novecento», racconta.

Ogni stagione si lega a un nome: la primavera a Isadora Duncan, l'estate ad Anna Halprin, l'autunno a Pina Bausch, l'inverno a Trisha Brown. Con la danzatrice Amanda Barrio Charmelo, Vandevelde ha sviluppato quattro frasi di movimento, una per stagione, poi scritte sulla partitura di Richter e ritmate dalle stesse ripetizioni, dagli stessi loop e dalle stesse variazioni di intensità.


In scena, i musicisti di BRYGGEN suonano interamente a memoria, e invece di restare seduti attraversano lo spazio in traiettorie continue, come un organismo collettivo. Tra loro si muove una sola danzatrice, che a volte contraddice la musica, a volte la spinge verso nuove intensità. Ogni stagione segue la scansione dei tre movimenti vivaldiani: nel primo l'orchestra suona da sola, nel secondo entra la danzatrice, nel terzo i due piani si intrecciano fino a risuonare insieme. 

Il risultato è un'esperienza che non tratta il classico come un monumento da custodire, ma come una pratica viva, plasmata dal movimento e dal piacere di reinventarsi. 

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