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sabato 28 luglio 2018

Alla Rai la paura fa novanta. Per questo si registrano le prime fughe: Greco, Romagnoli, Morgante?

 Che ad ogni cambio di forze di governo  in Rai perfino il cavallo di Viale Mazzini si faccia girare i c... è cosa nota. E che ad ogni piano, specie nelle stanze di quelli che contano,  ogni volta ci sia aria di smobilitamento ed in molti casi - come si teme ora - di vera e propria epurazione, anche questo è ben noto. Tant'è - dicono in tanti- che si vedono già alcuni fuggire a gambe levate. E portano gli esempi che però sembrerebbero tutti sbagliati. Perché la vera epurazione e le fughe conseguenti hanno ancora da venire con il Governo del cambiamento che metterà fine a' raccomandati e parassiti', facendo largo a deficienti o, nella migliore delle ipotesi, a incapaci ed amici di amici. Perché, sia chiaro, per sedere alle poltrone dei piani alti di Viale Mazzini, non occorre essere professionisti in grado di reggere gli impegni e le responsabilità degli incarichi, è sufficiente  essere amici degli amici dei capi o amici direttamente dei capi medesimi - e sarebbe meglio ancora - che in questo caso sarebbero i due scienziati Salvini e Di Maio.

Sia chiaro che Tria non c'entra, e non c'entra neppure Conte: il primo perché gli frega assai di certe nomine (lui tiene praticamente solo a quelle economiche e giustamente, perché non vuole fare per colpa di altri la figura dello scemo; come invece è accaduto, per sua colpa, alla sottosegretaria Grilli alla quale hanno riso in faccia perché non sapeva di che parlava alla Commissione Bilancio); il secondo perché attende per parlare che l'autorizzino i due, e dunque di ciò che dice non importa quasi a nessuno, se hanno già parlato i due, e di quello che pensa ugualmente non importa a nessuno, anche perchè nessuno lo sa.

 I dirigenti Rai che avrebbero guadagnato a volo l'uscita girevole sarebbero per ora tre: Greco, Romagnoli e Morgante . Ma nessuno dei tre fugge perchè inseguito dai due. Ci spieghiamo .

Greco, che si era fatto valere ad Agorà, poi sostituito al momento di andare a dirigere i canali radio Rai, è stato ulteriormente premiato e attirato con  i soldi e con un incarico di maggior prestigio - ammesso che gli lascino fare quel che certamente sa fare - da Mediaset, dove va a diriger il Tg4. E dalla Rai è andato via prima ancora che i due barbari manifestassero le loro volontà distruttrici e le mire occupazioniste, soprattutto le seconde, a guardare le ultime dichiarazioni relative alle spartizioni: fifty fifty

Romagnoli, chiamato da Repubblica - il giornale-partito dal quale Campo Dall'Orto ha attinto per molti incarichi, anche quando avrebbe potuto rivolgersi altrove, e tanti ancora ne mantiene in Rai, compresi alcuni di età da patriarchi biblici- per guidare Rai Sport, ha fatto evidentemente flop, non ha mai avuto un buon rapporto con la redazione che da tempo l'ha sfiduciato, e poi è quasi giunto al termine del suo mandato. Dunque nessuna fuga, ma un meritato ritiro in buon ordine, dopo aver diretto Rai sport senza infamia né lode.

 Morgante, l'eroe della TGR - la più grande redazione Rai che riunisce i giornalisti di tutte le sedi regionali, abbandona  senza aver lasciato nessun segno del suo passaggio, come invece avrebbe potuto dalla sua poltrona di direttore, abbandona un esercito di giornalisti, per andare a dirigere TV2000, la Tv del Vaticano, da dove è stato richiamato, direttamente in Vaticano, Ruffini ( ex Rai Tre, ex La 7), il figlio del cardinale  o del ministro Dc,  tanto fa lo stesso.
 Di Morgante nessuno potrà però dimenticare la grande innovazione, anzi rivoluzione che ha segnato il suo passaggio dalla direzione della TGR. State a sentire e   giudicate voi  se non si  meritava una promozione religiosa.
 Edizione delle 19.30 della TGR Lazio (ed immaginiamo che la rivoluzione abbia coinvolto tutte le sedi regionali). L'edizione più importante. Parte la sigla, indimenticabile, si ode subito la voce del giornalista  la cui sagoma si vede solo successivamente, quando si piazza  direttamente davanti alla telecamera che lo riprende a figura intera. La rivoluzione viene ora. A metà lettura dei titoli la telecamera, che lo inquadra non è più quella che gli sta davanti ma quella laterale, di destra; lo inquadra perciò di fianco priam ancor che  il giornalista si volga anche lui a destra, a favor di telecamera,  per proseguire nella lettura dei titoli, finiti i quali  parte il primo servizio. Alla fine del primo servizio  e per tutto il resto del TGR, vediamo il giornalista seduto alla scrivania come qualunque banale telegiotnalista.

 Per questa evidente rivoluzione che ha segnato la storia dei Tg Rai, Morgante, prima ancora di finire a Tv 2000, promosso, ha ricevuto il 'Premio Agnes per il giornalismo' , con la seguente motivazione: 'per aver fatto girare di 90° il giornalista, e di 360° le balle dei telespettatori'.

Comunque nei suoi TG sono state introdotte altre recenti novità: da mesi non si parla più nè di monnezza a Roma, nè di buche, eccetto il caso, trattato comunque per rispetto della privacy (della sindaca) con grande parsimonia' e  'rapidi tratti', di gravi incidenti.

sabato 30 aprile 2016

Obbligatorio passare da La Repubblica quotidiano per il lasciapassare per la RAI?

Un tempo assai lontano, lontanissimo - agli albori del Cristianesimo, nelle terre dove muoveva i primi passi, alla morte di Cristo, la nuova religione ci si domandava se fosse necessario per tutti indistintamente, per giungere al Cristianesimo passare per l'ebraismo. Se, cioè, la religione ebraica sul cui tronco si era innestato il Cristianesimo, dovesse essere l'unica strada per giungervi, o se non bastasse, quale che fosse la provenienza, aderire alla predicazione di Cristo.
Al momento non ricordiamo  con esattezza, quale fosse la risposta degli apostoli ai primi cristiani interroganti, anche se la immagininamo;  ma la risposta a quella importante domandala  la sa sicuramente molto bene Corrado Augias che alle vicende del Cristianesimo ed alla vita di Gesù sta dedicando molte ore della sua esistenza professionale di giornalista e scrittore (anche di credente?). Ci si rivolga a lui, perciò, sfruttando la sua 'posta dei lettori' del quotidiano La Repubblica.
Già 'La repubblica' che  spunta come  'il diavolo' nel nostro discorso, emergendo dalle onde dell'acqua santa,  costringendoci a mischiare irriverentemente sacro e profano.
 RAI Tre, e non solo quella rete, anche se lo fa più di ogni altro anfratto radiotelevisivo, arruola dal quotidiano romano 'La Repubblica' molti suoi soldati: Verdelli, Merlo, Romagnoli Giannini, De Gregorio (la quale a sua volta chiama in servizio 'di rinforzo' collaboratori di Repubblica, come ha fatto questa settimana  con un economista) senza dimenticare anche e prima di ogni altro Augias che RAI Tre ha costretto a lavorare, suo malgrado, ben oltre l'età canonica ed i numerosi dinieghi - ma forse solo di facciata - del celebre giornalista.
 Molti si lamentano di tale privilegiata considerazione del quotidiano romano e del suo personale nei piani alti e nelle redazioni di Viale Mazzini; e nei salotti dove è consentito dire le cose come stanno, senza pudore e rispetto per nessuno, si tentano anche spiegazioni.
 Ora se ne lamentano anche quelli di Repubblica, perchè temono che con le recenti acquisizioni  editoriali questa primogenitura sia da spartire anche con quelli della Stampa di Torino e del Secolo passato di Genova.
E lo temono anche perchè, in una occasione recentissima, si è superata la misura; e citano  il caso di Verdelli chiamato da Campo Dall'Orto a dirigere ed a mettere ordine nell' informazione in RAI, e  che chiama a sua volta - perchè non ce la fa da solo? - Francesco Merlo, pensionato, sulla cui assunzione in RAI si nutrono anche dubbi giuridici.
 Insomma critiche da ogni parte alla 'RAI di Repubblica'. Nessuno però che  si chieda, alla luce del sole, se la ragione non vada cercata nella bravura, al più alto grado, di tutti i giornalisti militanti nel quotidiano di De Benedetti,  per non dire del marchio di fabbrica indelebile che portano inciso a fuoco sulle carni.

domenica 6 luglio 2014

Nella Roma degli organi, c'è anche la meraviglia di un grande auditorium senza organo

Fabio Isman sul 'Messaggero', riprendendo una catalogazione effettuata anni fa e pubblicata dall'editore fiorentino Olschki, ricorda che la Roma dei Papi è una città che può vantare a tutt'oggi ben seicento organi,  meravigliose macchine per musica, gran parte dei quali antichi ed a canne, disseminati nelle sue basiliche e chiese. In quel censimento  forse mancano gli organi, meravigliosi, 'positivi' ed addirittura 'portativi', del Museo degli strumenti musicali. Isman non lo dice, e del resto aggiungere una decina circa di unità a quel catalogo non cambia di molto il panorama. In compenso ci dà notizie su alcuni di essi. Ad esempio ricorda che il più antico ancora attivo è quello di San Giovanni in Laterano dell'organaro perugino Luca Biagi (secondo l'ultima trascrizione del suo cognome che un tempo si riteneva fosse Blasi) è degli ultimi anni del Cinquecento (1598) e forse ebbe il suo battesimo ufficiale nel corso dell'Anno santo 1600, quando si ebbe anche, sempre a Roma, alla Chiesa Nuova, l'esecuzione del meraviglioso oratorio (opera spirituale?) 'Rappresentazione di anima e di corpo' di Emilio de' Cavalieri.  Di quel meraviglioso strumento, sul quale nei secoli ci sono stati altri interventi che però non  hanno cancellato il primitivo, suonò anche  Haendel, come ci ricordano le cronache, perchè veniva considerato per la bellezza del suono e la sua grandiosità una sorta di 'ottava' meraviglia del mondo. Ci racconta ancora Isman che a Roma, ma non in una chiesa, bensì nei bei giardini del Quirinale, c'è  ancora un organo 'idraulico', perfettamente funzionante da quel che se ne sa, anch'esso opera di Luca Biagi, perugino.
 Insomma ce ne sono se solo si volessero suonare durante il culto ed anche al di fuori per concerti spirituali, sfruttando l'immensa letteratura che vanta i nomi di Bach e Frescobaldi, tanto per citare due organisti e compositori per organo, uno romano di adozione e l'altro universale.
 Forse questo immenso patrimonio se è stato a tutt'oggi  conservato, più o meno bene, si deve anche all'Associazione Musicale Romana, fondata da Annamaria Romagnoli, che aveva al suo interno un gruppo di volenterosi  amanti dell'organo, ma anche studiosi ed organisti, riuniti  sotto l'etichetta 'Amici dell'Organo' che a Roma organizzavano festival e si prodigavano per il restauro e la conservazione di strumenti storici. Qualche volta in tempi più lontani prendendo con quattro soldi strumenti che poi restauravano e tenevano nei propri salotti, comunque salvandoli da sicura rovina.
 Anche la chiusa del pezzo di Isman ci interessa. Dice il giornalista che proprio la Roma che vanta questo enorme numero di strumenti storici, non ha creduto di mettere nel suo nuovo auditorium, nella sala grande, uno strumento  a canne sul quale eseguire l'immensa letteratura organistica di ogni tempo. Isman non aggiunge altro.
Lo facciamo noi, ricordando che Renzo Piano aveva previsto una  modifica nella sala 'Santa Cecilia' per la messa in loco dell'organo , ma che fu il grande compositore Luciano Berio a non volerlo, con la giustificazione che l'organo è uno strumento da chiesa e che non serve in un Auditorium. Solo per ubbidienza al motto latino 'parce sepulto' non diciamo quel che pensiamo , anche a questo proposito, di lui.