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domenica 4 giugno 2017

Intervista a Tony Pappano sul 'Venerdì'. di Repubblica. Che c'ha da dire di nuovo?

Accade anche questo. Che un giornalista che lavora al Giornale scriva , contemporaneamente, per 'Il venerdì' di Repubblica. Il suo nome è Giovanni Gavazzeni della famosa famiglia bergamasca, e fa il critico musicale. Uno stesso giornalista lavora per un giornale di Berlusconi e per uno di De Benedetti, contemporaneamente. Miracolo!

Sarebbe potuto capitare  negli anni passati,  anche a noi, quando per lunghi anni - dieci per l'esattezza - abbiamo collaborato al Giornale? Mai e poi mai.  Allora, chi lavorava al Giornale era visto di traverso a Repubblica. Oggi non più. Segno dei tempi. Fin qui nulla di male e neppure di strano.

Ma  allora come oggi, quando si intervista un personaggio non lo si intervista solo per riempire un paio di pagine di un giornale. Lo si fa, in determinate occasioni, o quando l'intervistato ha qualcosa di nuovo da dire, che già non si conosca. Oppure  se si desidera interpellarlo su fatti di stretta attualità, anche non direttamente connessi con  il suo settore di competenza. E, soprattutto, dopo che l'intervistatore si è documentato sull'intervistato. Come, sicuramente, Giovanni Gavazzeni non ha fatto per Pappano.

Perchè altrimenti non avrebbe scritto che Pappano ha  sessantasei anni, perchè di anni ne ha sassantasette, essendo nato a fine dicembre , il 30, del 1959; e non avrebbe scritto neanche  che a Santa Cecilia è arrivato perchè ve lo ha chiamato Bruno Cagli. Cagli se lo è trovato dopo che Berio, che morì un paio di mesi dopo,  l' aveva  ingaggiato, nel 2003.

Dell'arrivo di Pappano a Roma, l'annuncio ufficiale fu dato nel marzo di quell'anno, Berio morì a maggio.  Poi ci furono alcune votazioni per l'elezione del nuovo sovrintendente di Santa Cecilia, reggente Sergio Perticaroli, vicepresidente. E la nomina di Cagli arrivò solo quando il quorum si era di molto abbassato, al principio del 2004 - se non andiamo errati - o poco prima. Pappano prese ufficialmente possesso del suo nuovo incarico ad ottobre del 2005, ma  nei mesi intercorsi fra la sua nomina  e l'ottobre 2005, lo si vide assai spesso sul podio ceciliano, Cagli Sovrintendente. Avesse Gavazzeni data una letta alla nostra biografia di Pappano non avrebbe commesso questi imperdonabili errori, segno di sciatteria.

Gavazzeni lo ha intervistato ( diciamo la verità: ha scambiato due chiacchiere con lui alla fine di una impegnativa prova. E' il nuovo stile delle interviste: 'finte') un paio di mesi fa al più tardi,  senza alcuna ragione, se non per fargli ripetere che ormai fa tournée, tante, nel mondo, e che - ma questo lo dice Gavazzeni, occorre vedere se corrisponde a verità -   avrebbe portato la pace fra i 'rissosi' accademici. Ma quando?

 Per l'elezione dei presidenti-sovrintendenti si scannano - Gavazzeni s'è dimenticato della durissima contrapposizione fra dall'Ongaro e Battistelli? - e si scannano anche per l'elezione dei nuovi accademici, per i quali nella scelta delle candidature il sovrintendente in carica, si adopera per assicurarsi la rielezione. Nelle autorevoli  e durissime lettere aperte inviate da alcuni accademici ai loro colleghi, durante la sovrintendenza Cagli, si fa esplicito riferimento ad alcune candidature ed elezioni di nuovi accademici, graziati da Cagli che, così facendo, andava creandosi la sua corte di grandi elettori. Naturalmente ci sono anche inciuci e forse  qualche piccolo imbroglio - uno lo abbiamo raccontato qualche settimana fa, rivelando le confidenze che ci fece a suo tempo Irma Ravinale, guarda caso proprio sulla tornata di votazioni dalla quale uscì 'accademico' l'attuale presidente-sovrintendente. E questo accadeva dopo lo sbarco di Pappano a Roma, sotto la presidenza di Cagli. Forse allora Pappano non aveva ancor condotto a termine la sua azione di pacificazione e normalizzazione in Accademia? Che scrive Gavazzeni?

Pappano non è un mago che un tocco della sua bacchetta magica ha messo fine a tutte queste miserie.  E Gavazzeni, nella foga di fare il panegirico di Pappano - al quale i meriti nessuno li toglie -  s'è fatto prendere la mano..
 La prossima volta attenda che Pappano abbia qualche notizia da dare, che non sia già conosciuta, od anche qualcosa da dirci, altrimenti ci farà perdere ancora tempo.

sabato 6 giugno 2015

Amministrazione trasparente. Aggiornamenti dal Comunale di Bologna, mentre dalla IUC non c'è verso di sapere il compenso del direttore generale Francesca Fortuna

Il Teatro Comunale di Bologna ha aggiornato finalmente il capitolo 'amministrazione trasparente' relativamente al bilancio di previsione per il 2015. Dal quale capitolo apprendiamo che il nuovo sovrintendente, Nicola Sani, già consulente artistico di Francesco Ernani, ex sovrintendente, percepisce un compenso di poco superiore ai 100.000 Euro, con una piccola aggiunta, così sembra, al di sotto dei 10.000 Euro per il suo lavoro parallelo di direttore artistico che, evidentemente, intende mantenere se non lo ha ancora affidato ad altri. A giudicare dalle fredde  cifre,  la presenza di Sani a Bologna, nel doppio incarico di sovrintendente e direttore artistico, se  non farà acqua, è stato un affare per il teatro, che ha risparmiato, in fatto di compensi per il vertice, più o meno 100.000 Euro,e si è assicurato un sovrintendente fra i meno cari in Italia. Sani, evidentemente, conta di rifarsi con l'Accademia Chigiana, dove paga il Monte dei Paschi, per l'esattezza il presidente Clarich, della Fondazione che l'ha voluto. Ma contemporaneamente egli presta la sua opera gratuitamente anche all'Istituto di studi verdiani, all'Archivio Luigi Nono - che lui, invece, compensa con il 'Tutto Nono' ogni anno al Comunale di Bologna - e alla IUC, dove fa parte del Comitato artistico. Nicola Sani, un uomo con cento vite e mille risorse, come quelle di 'formazione' e di 'musicologia applicata al melodramma'!
 A proposito invece di IUC, l'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, anche questa mattina siamo andati sul sito ufficiale, dove  non c'è verso di trovare il compenso di Francesca Fortuna, figlia di Lina, a sua volta moglie dell'ingegnere fondatore. Almeno lei percepirà un compenso, mentre tutti gli altri collaboratori lo fanno a titolo gratuito, forse avendo trovato qualche altro genere di compensazione, anche se non direttamente monetaria. Perchè, come hanno contestato a Jovanotti nei giorni scorsi, non si può lavorare gratis. Giusto.
Fino a quando non  troveremo scritto il compenso di Francesca Fortuna alla IUC, continueremo a denunciare tale anomalia, anche a beneficio del Ministero che naturalmente quando vuole se ne fotte se le disposizioni che emana non vengono osservate, pur minacciando sanzioni.
 Tornando invece al Comunale di Bologna, notiamo, nel medesimo capitolo, che il critico musicale, in piena confliggente  attività, del Giornale, Giovanni Gavazzeni, lavora in pianta stabile al Comunale, con un  compenso, per sei mesi, di quasi 15.000 Euro, come responsabile dei programmi di sala. Giovanni Gavazzeni proviene dalla famosa schiatta del capostipite Gianandrea, ed  ha senz'altro legami con il Gavazzeni Paolo che cura la direzione artistica dell'Arena. Non possiamo certo rimproverargli la famiglia alla quale appartiene, non c'è ragione anzi  è un vanto appartenervi, ma la sua contemporanea attività di critico e di dipendente di un teatro, questa no, abbiamo tutto il diritto di  rimproverargli, ricordandogli che non si possono servire contemporaneamente due padroni;  non si può al medesimo momento fare il mestiere di critico musicale e lavorare, stipendiato, per un teatro d'opera che dovrebbe essere oggetto della sua attività di critico. Scelga di fare il mestiere che maggiormente gli rende economicamente oppure quello che gli dà maggiori soddisfazioni professionali, fottendosene del guadagno. Ma non tutte e due.
L'Associazione dei critici musicali  che dovrebbe farsi sentire in simili casi, tace, rimandando tutto la coscienza dei singoli.

P.S. abbiamo ricevuto una inforazione, non dal diretto interessato, secondo la quale il contratto di Giovanni Gavazzeni al Teatro Comunale di Bologna terminerà il prossimo 30 giugno.