Da sempre, ma senza convinzione, si va ripetendo che la musica è la lingua universale che tutti possono comprendere; che la musica fa diventare più buoni, che la musica può abbattere barriere, che la musica unisce gli uomini, e che la musica fa perfino diventare più intelligenti. per la storia dell'intelligenza osta la presenza sulla terra di tanti che praticano la musica e sono perfetti idioti e tali restano. Boh, su diversi di questi punti molto ci sarebbe da dire e pochissimo da credere.
Da molto tempo si dice anche dei benefici effetti della musica sugli animali e sulle piante, insomma sugli altri due universi presenti sulla terra, oltre l' umano, e cioè il mondo animale e vegetale. Qualcuno si è spinto anche a sostenere non solo che gli animali gradiscono la musica, ma che la eseguono anche. Si è parlato di canto delle balene, si è scritto anche a lungo sull'argomento, oltre naturalmente a quello più naturale degli uccelli che, per loro stessa natura, cantano, più precisamente: fanno versi, melodiosi.
Ma solo di recente si è arrivati a dire che se si aprissero le sale da concerto ad animali di ogni genere, essi ne sarebbero felici, e che se si inondassero serre e coltivazioni di musica, le piante, a loro modo, soprattutto attraverso una crescita rigogliosa e più veloce, mostrerebbero di gradire. Comne hanno già fatto, a detta di taluni. Tralasciando l'immane fatica che richiederebbe lo stilare di un repertorio a loro più adatto, vediamo le più recenti acquisizioni in materia, attestati da musicisti, anche non sprovveduti.
Quante volte abbiamo sentito dire di esperimenti fatti su galline che produrrebbero uova più saporite se ascoltano Vivaldi o Mozart? Noi sappiamo che sulla bontà delle uova influisce il sistema di allevamento e il mangime.
Da Pogorelich è venuta giorni fa la sconvolgente rivelazione che mentre suonava ha visto girasoli rivolgersi verso il suo pianoforte, proprio come fanno con il sole, e tulipani in vaso restare per molto più tempo freschi. E gli animali? Anche loro. Le mucche, le ha viste raccogliersi ad ascoltare lui che suonava il pianoforte sulle Alpi, come anche il suo cane , il quale però gli ha già fatto capire che lui preferisce il Concerto n.1 di Chopin al successivo n.2. Pogorelich scommette anche su altri esperimenti: sulle donne incinte - sebbene di questo però non possa dire direttamente - che cantando in gravidanza, hanno figli più socievoli ed aperti. E se lo dice Pogorelich...
Anche sul fronte della musica diciamo 'leggera' un noto esponente, Beppe Vessicchio, che del Festival di Sanremo ha fatto il suo palcoscenico, ha scritto addirittura un libro per raccontare al mondo che i pomodori crescono meglio con la musica, ma più con la musica moderna, la sua, che con Beethoven. Lui l'ha provato e può testimoniarlo.
I casi non si limitano a loro due. Un nostro caro amico, Paul Badura-Skoda, ci raccontò una volta una storia che lo riguardava direttamente. Nelle sue frequenti trasferte parigine degli ultimi anni - non sappiamo perchè non anche a Vienna - mentre suonava in casa di amici, il cane dei padroni di casa si metteva sotto il pianoforte ed ascoltava immobile. Non solo il cane. Lui aveva notato che nella medesima situazione, e cioè mentre suonava, alcuni uccelli planavano sul davanzale della finestra, richiamati dalla musica, e restavano silenziosi in ascolto, volando via solo dopo che aveva fintio di suonare. Neanche lui ci disse delle preferenze dei suoi singolari ascoltatori, e noi non osammo chiederglielo, per non dargli l'impressione che non credevamo ad una sola parola del suo racocnto.
Dunque l'argomento non è nuovo, molti ci credono, per noi è da relegare nell'ambito delle farneticazioni e fantasie di ascendenza francescana.Ma Francesco ammansiva il lupo senza musica. Dunque miracolo, non della musica!
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lunedì 13 marzo 2017
giovedì 5 febbraio 2015
Lissner si copre di ridicolo, quando parla di Riccardo Muti.
Una intervista su Repubblica - firmata Laura Putti - racconta il debutto ufficiale parigino di Lissner, ex Scala, ed ora a capo dell'Opéra di Parigi, con un budget di oltre 200 milioni di Euro. Lissner racconta di esser andato via dall' Italia con una giovane moglie - italiana? e chi è la fortunata? - con la Scala nel cuore. La quale Scala ha problemi dal 'fuori Scala' ( leggi : politica, che ora nomina nel consiglio di amministrazione Francesco Micheli, già consigliere, suo acerrimo nemico e critico); perchè il 'dentro Scala' è tutto baci ed abbracci. Ci credo, se avesse detto il contrario sai i vaffa... che beccava.
Ma ciò che ci interessa dell'intervista è un breve passaggio quando si parla di direttori. Lui a Parigi ha Phiilippe Jordan - e chi è costui, oltre che essere il figlio di un ben altrimenti noto direttore scomparso?- che ricordiamo di aver ascoltato perfino con fastidio e annoiati una sola volta a Roma; dice che l'anno prossimo avrà Dudamel - che figura ha fatto sinora in buca, anche alla Scala? Lissner evidentemente lo ha già dimenticato, oppure insiste contro natura - e poi dice - ed è l'affermzione che soprattutto ci interessa, riguardo a Muti: "Muti è un direttore immenso, ma forse non abbiamo la stessa idea sulla concezione teatrale dell'opera".
Innanzitutto bando alle mille bugie dette, a Milano, nel corso degli anni suoi alla Scala, e fra queste la più grossa, che lo aveva invitato, quasi all'indomani del suo arrivo, al termine di una recita a Salisburgo - smentito pubblicamente dall'interessato. Forse ha scambiato nomi. Ha fatto di tutto per riportare alla Scala Abbado, ma nulla per riportare anche Muti, benchè comprendiamo che tale secondo compito era quasi impossibile, per la vicinanza del traumatico strappo fra il direttore e la sua orchestra.
Non serve commentare tale dichiarazione senza senso. Ma giova ricordare un fatto che molto gli assomiglia, benchè non sia lecito accostare le persone di un fatto di ieri a quelle di cui parliamo. Ma tutt'è, può anche servire.
Molti anni fa, in una delle nostre visite all'Accademia pianistica di Imola, che con il mensile da noi diretto all'epoca, Piano Time, sostenemmo dalla sua nascita e nella sua crescita, incontrammo un nostro vecchio amico, musicista nato e immenso insegnante, Paul Badura-Skoda, che vi teneva un corso su Mozart, suo cavallo di battaglia come pianista e studioso.
Nella storia di oggi Muti sarebbe il Badura-Skoda di allora.
Lo stesso giorno pranzammo con uno dei più grandi storici del pianoforte che era lì, accompagnato dalla sua fidanzatina dell'epoca, una pianistina - della quale non sappiamo che fine abbia fatto, ma che nella storia di oggi sarebbe impersonata da Lissner, nonostante il diverso sesso, l'età ed il peso specifico. A tavola gli chiedemmo la ragione per cui non faceva seguire alla sua fidanzatina ( di cui non ricordiamo neanche più il nome) il corso di Badura-Skoda su Mozart, dal quale avrebbe avuto molto da imparare. La sua risposta, convinta, dal medesimo tono di quella di Lissner su Muti, fu la seguente: la mia fidanzatina ha idee molto di diverse da Badura-Skoda; farebbero scintille se le facessi frequentare il suo corso.
Bene,sì, fu quella la risposta del noto storico del pianoforte. Che non commentiamo come non commentiamo la risposta di Lissner a Laura Putti di Repubblica su Riccardo Muti.
Ma ciò che ci interessa dell'intervista è un breve passaggio quando si parla di direttori. Lui a Parigi ha Phiilippe Jordan - e chi è costui, oltre che essere il figlio di un ben altrimenti noto direttore scomparso?- che ricordiamo di aver ascoltato perfino con fastidio e annoiati una sola volta a Roma; dice che l'anno prossimo avrà Dudamel - che figura ha fatto sinora in buca, anche alla Scala? Lissner evidentemente lo ha già dimenticato, oppure insiste contro natura - e poi dice - ed è l'affermzione che soprattutto ci interessa, riguardo a Muti: "Muti è un direttore immenso, ma forse non abbiamo la stessa idea sulla concezione teatrale dell'opera".
Innanzitutto bando alle mille bugie dette, a Milano, nel corso degli anni suoi alla Scala, e fra queste la più grossa, che lo aveva invitato, quasi all'indomani del suo arrivo, al termine di una recita a Salisburgo - smentito pubblicamente dall'interessato. Forse ha scambiato nomi. Ha fatto di tutto per riportare alla Scala Abbado, ma nulla per riportare anche Muti, benchè comprendiamo che tale secondo compito era quasi impossibile, per la vicinanza del traumatico strappo fra il direttore e la sua orchestra.
Non serve commentare tale dichiarazione senza senso. Ma giova ricordare un fatto che molto gli assomiglia, benchè non sia lecito accostare le persone di un fatto di ieri a quelle di cui parliamo. Ma tutt'è, può anche servire.
Molti anni fa, in una delle nostre visite all'Accademia pianistica di Imola, che con il mensile da noi diretto all'epoca, Piano Time, sostenemmo dalla sua nascita e nella sua crescita, incontrammo un nostro vecchio amico, musicista nato e immenso insegnante, Paul Badura-Skoda, che vi teneva un corso su Mozart, suo cavallo di battaglia come pianista e studioso.
Nella storia di oggi Muti sarebbe il Badura-Skoda di allora.
Lo stesso giorno pranzammo con uno dei più grandi storici del pianoforte che era lì, accompagnato dalla sua fidanzatina dell'epoca, una pianistina - della quale non sappiamo che fine abbia fatto, ma che nella storia di oggi sarebbe impersonata da Lissner, nonostante il diverso sesso, l'età ed il peso specifico. A tavola gli chiedemmo la ragione per cui non faceva seguire alla sua fidanzatina ( di cui non ricordiamo neanche più il nome) il corso di Badura-Skoda su Mozart, dal quale avrebbe avuto molto da imparare. La sua risposta, convinta, dal medesimo tono di quella di Lissner su Muti, fu la seguente: la mia fidanzatina ha idee molto di diverse da Badura-Skoda; farebbero scintille se le facessi frequentare il suo corso.
Bene,sì, fu quella la risposta del noto storico del pianoforte. Che non commentiamo come non commentiamo la risposta di Lissner a Laura Putti di Repubblica su Riccardo Muti.
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martedì 12 agosto 2014
Toh, si risente Sisinio Zito
Ciò che stiamo per scrivere nulla a che a che fare con i meriti dell'ex senatore PSI, e non vuole essere un giudizio sulla sua lunghissima attività di operatore nel settore della cultura, semplicemente la sottolineatura della sua longevità all'ombra della politica.
Sisinio Zito ha fatto un cammino al contrario:da senatore sottosegretario in vari dicasteri, a senatore semplice, poi sindaco, consigliere comunale, a Roccella Jonica, per restare presidente del rinomato locale Festival Jazz, dal quale ascoltiamo il suo grido di dolore unito alla richiesta di aiuto. Il festival quest'anno si terrà, parte subito, parte in autunno, se dio vuole - ha denunciato l'ex senatore che noi, almeno di nome, conosciamo dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, precisamente dal 1989. E' una storia lontana che giova conoscere.
All'epoca dirigevamo Piano Time, anche se la nostra permanenza alla direzione della rivista si sarebbe bruscamente interrotta agli inizi del 1990, per insanabili dissidi con l'editore, così bravo da mandare a puttane la più importante rivista di musica di quegli anni.
Si allestiva quella grande mangiatoia che fu l'anniversario mozartiano del 1992, a duecento anni dalla morte del grande compositore. Tutta l'Europa si mosse, Italia inclusa, lautamente foraggiata dal Ministero, allora governato da socialisti che, davanti alla ricca mangiatoia, non volevano certo distrarre lo sguardo, per lasciar abbuffare altri. A gestirla il CIDIM di Francesco Agnello, ma direttore delle manovre il socialistissimo Italo Gomez . Quando avemmo fra le mani il programma di quelle celebrazioni, notammo come in esso nulla vi era stato previsto per coinvolgere i musicisti, tantissimi, dei nostri Conservatori, specie gli studenti agli ultimi anni di apprendistato o appena in carriera. Telefonammo ad Agnello per dirgli di quest nostra scoperta, ed egli ci chiese di preparare un progetto in tal senso. Lo preparammo, lo sottoponemmo alla sua attenzione, gli piacque, e decise di inserirlo nel programma delle manifestazioni triennali.
Il progetto, 'Amadeus Giovani' (titolo banale, ma chiaro, e con molta sostanza) si articolava in tre fasi. Veniva richiesto agli insegnanti di pianoforte dei nostri oltre sessanta Conservatori, di inserire nel programma di studio dell'anno, alcune sonate di Mozart; tale studio veniva affiancato da alcuni saggi su tale repertorio che 'Piano Time' pubblicava, a firma di Paul Badura-Skoda, coinvolto nell'intero progetto. Agli stessi insegnanti veniva richiesto di indicare, sulla base di una selezione interna, il candidato da inviare a Palermo, per la successiva tappa del progetto. A Palermo, ospitati gratuitamente, gli allievi prescelti avrebbero dovuto suonare davanti ad una giuria presieduta da Badura-Skoda; dal cui insindacabile giudizio, doveva venir fuori un gruppo di sei /sette pianisti, i quali venivano ulteriormente omaggiati di un corso di perfezionamento con Badura- Skoda, al termine del quale egli avrebbe indicato i due vincitori, non uno solo, per ragioni anche educative che non serve illustrare agli acuti lettori del nostro blog. I due avrebbero poi studiato un repertorio opportunamente scelto da Badura-Skoda, d'accordo con l'autore del progetto, il sottoscritto, e convocati a registrare un CD con quelle musiche, per la cui registrazione, sotto la supervisione del celebre concertista-didatta austriaco, ci si avvaleva di un ingegnere del suono superlativo, il dott. Gallia della Decca. Insomma un bel progetto, a vantaggio dei giovani. E qui entra i scena il senatore Zito, del tutto ignaro del marchingegno inventato da Agnello e nel quale sarebbe stato coinvolto. Agnello, per non gestire da solo la montagna di denaro, in parte buttato nel nome di Mozart, doveva spartirlo con altri enti che si occupavano, come il CIDIM - che restava comunque il maggiore - della promozione della musica. Ad esempio con l'ISMEZ, sigla sibillina per indicare una istituzione di matrice socialista che doveva spartirsi la mangiatoia di quegli anni con il CIDIM, di marca democristiana, o con l'IRTEM, comunista ( Il CIDIM ora tira a campare, l'ISMEZ sembra dare segni di maggiore vitalità; l'IRTEM non sappiamo che fine abbia fatto; nel frattempo è nato il CEMAT, che si occupa di musica d'oggi).
ISMEZ sta per Istituto per lo Sviluppo Musicale del Mezzogiorno. Sisinio Zito ne era allora il Presidente; all'ISMEZ lavorava, dall'interno del CIDIM, con una specie di 'distacco' ma con incarico dirigenziale, Marina Carloni, che poi ne è divenuta presidente.
Insomma Agnello, sapendo di mangiare più di tutti, per tener buoni tutte le altre insaziabili belve affamate, che giravano rabbiose, intorno a quella tavola imbandita, mi chiamò per dirmi che quel progetto, per ragioni che non c'era bisogno che mi spiegasse perchè le capivo bene anche io che ero fuori da tutti i giochi politici, doveva gestirlo l'ISMEZ. E così fu.
Si trattava di un progetto che alla fine costò, credo, un centinaio di milioni, forse centoventi, di lire. Briciole di fronte ai miliardi che amministrò Gomez e la sua corte. Agnello combinò un incontro con Gomez, che avevo in altra occasione attaccato duramente su Piano Time - non mi sfuggirono naturalmente le ragioni di quell'incontro pacificatore, ma per la causa del progetto mandai giù, facendo finta di nulla - al termine del quale mi si disse dell'ISMEZ. Non conosceva quella sigla se non di nome. Mi venne detto di mandare il progetto al senatore Zito il quale, formalmente, doveva approvarlo, approvando anche la previsione di spesa e le modalità di svolgimento, già tutte da me definite, e i tempi del pagamento.
La cosa si svolse nel migliore dei modi; a testimonianza resta oltre che il gran bel ricordo e la riconoscenza di tanti giovani musicisti, il CD registrato e poi pubblicato dalla rivista 'Applausi', quattro o cinque anni dopo la sua registrazione.
Di quel progetto solo un particolare elemento non andò in porto. Era previsto che i due vincitori, dopo la registrazione del CD e di un altro periodo di studio con Badura-Skoda, avrebbero dovuto suonare in parecchie associazioni concertistiche aderenti al CIDIM. Il che non avvenne.
Ricordo una risposta a tale richiesta, che mi colpì particolarmente, quella di Lina Fortuna, allora a capo dell IUC - ma lo era da secoli - e che poi, alla sua morte sarebbe finite nelle mani di sua figlia, dopo che Lei l'aveva ereditata da suo marito. Una integrità mai eguagliata! Lina Fortuna ebbe la sfacciataggine di opporre che nella sua IUC , la presenza di un duo poteva essere letta come 'non professionale', insomma poco seria. Capito? Insomma Lei, che la musica non sapeva dove fosse di casa, ebbe la sfrontatezza di opporre il suo parere a quello di Badura-Skoda. Una vergogna che non le perdoniamo neanche da morta, in nome di quei due giovani pianisti che, ovviamente, hanno poi fatto carriera. Non possiamo perdonarglielo, dopo aver visto, e non solo alla IUC, tante cose strane che ben altra censura avrebbero dovuto meritare dall'integerrima Fortuna, per quanto le riguardava.
Torniamo da dove eravamo partiti. Insomma l'ex senatore Zito, alle soglie degli ottant'anni, è ancora sulla breccia. Come può cambiare il nostro paese se alcuni potenti o ex potenti non mollano mai l'osso, per godersi il riposo meritato?
Sisinio Zito ha fatto un cammino al contrario:da senatore sottosegretario in vari dicasteri, a senatore semplice, poi sindaco, consigliere comunale, a Roccella Jonica, per restare presidente del rinomato locale Festival Jazz, dal quale ascoltiamo il suo grido di dolore unito alla richiesta di aiuto. Il festival quest'anno si terrà, parte subito, parte in autunno, se dio vuole - ha denunciato l'ex senatore che noi, almeno di nome, conosciamo dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, precisamente dal 1989. E' una storia lontana che giova conoscere.
All'epoca dirigevamo Piano Time, anche se la nostra permanenza alla direzione della rivista si sarebbe bruscamente interrotta agli inizi del 1990, per insanabili dissidi con l'editore, così bravo da mandare a puttane la più importante rivista di musica di quegli anni.
Si allestiva quella grande mangiatoia che fu l'anniversario mozartiano del 1992, a duecento anni dalla morte del grande compositore. Tutta l'Europa si mosse, Italia inclusa, lautamente foraggiata dal Ministero, allora governato da socialisti che, davanti alla ricca mangiatoia, non volevano certo distrarre lo sguardo, per lasciar abbuffare altri. A gestirla il CIDIM di Francesco Agnello, ma direttore delle manovre il socialistissimo Italo Gomez . Quando avemmo fra le mani il programma di quelle celebrazioni, notammo come in esso nulla vi era stato previsto per coinvolgere i musicisti, tantissimi, dei nostri Conservatori, specie gli studenti agli ultimi anni di apprendistato o appena in carriera. Telefonammo ad Agnello per dirgli di quest nostra scoperta, ed egli ci chiese di preparare un progetto in tal senso. Lo preparammo, lo sottoponemmo alla sua attenzione, gli piacque, e decise di inserirlo nel programma delle manifestazioni triennali.
Il progetto, 'Amadeus Giovani' (titolo banale, ma chiaro, e con molta sostanza) si articolava in tre fasi. Veniva richiesto agli insegnanti di pianoforte dei nostri oltre sessanta Conservatori, di inserire nel programma di studio dell'anno, alcune sonate di Mozart; tale studio veniva affiancato da alcuni saggi su tale repertorio che 'Piano Time' pubblicava, a firma di Paul Badura-Skoda, coinvolto nell'intero progetto. Agli stessi insegnanti veniva richiesto di indicare, sulla base di una selezione interna, il candidato da inviare a Palermo, per la successiva tappa del progetto. A Palermo, ospitati gratuitamente, gli allievi prescelti avrebbero dovuto suonare davanti ad una giuria presieduta da Badura-Skoda; dal cui insindacabile giudizio, doveva venir fuori un gruppo di sei /sette pianisti, i quali venivano ulteriormente omaggiati di un corso di perfezionamento con Badura- Skoda, al termine del quale egli avrebbe indicato i due vincitori, non uno solo, per ragioni anche educative che non serve illustrare agli acuti lettori del nostro blog. I due avrebbero poi studiato un repertorio opportunamente scelto da Badura-Skoda, d'accordo con l'autore del progetto, il sottoscritto, e convocati a registrare un CD con quelle musiche, per la cui registrazione, sotto la supervisione del celebre concertista-didatta austriaco, ci si avvaleva di un ingegnere del suono superlativo, il dott. Gallia della Decca. Insomma un bel progetto, a vantaggio dei giovani. E qui entra i scena il senatore Zito, del tutto ignaro del marchingegno inventato da Agnello e nel quale sarebbe stato coinvolto. Agnello, per non gestire da solo la montagna di denaro, in parte buttato nel nome di Mozart, doveva spartirlo con altri enti che si occupavano, come il CIDIM - che restava comunque il maggiore - della promozione della musica. Ad esempio con l'ISMEZ, sigla sibillina per indicare una istituzione di matrice socialista che doveva spartirsi la mangiatoia di quegli anni con il CIDIM, di marca democristiana, o con l'IRTEM, comunista ( Il CIDIM ora tira a campare, l'ISMEZ sembra dare segni di maggiore vitalità; l'IRTEM non sappiamo che fine abbia fatto; nel frattempo è nato il CEMAT, che si occupa di musica d'oggi).
ISMEZ sta per Istituto per lo Sviluppo Musicale del Mezzogiorno. Sisinio Zito ne era allora il Presidente; all'ISMEZ lavorava, dall'interno del CIDIM, con una specie di 'distacco' ma con incarico dirigenziale, Marina Carloni, che poi ne è divenuta presidente.
Insomma Agnello, sapendo di mangiare più di tutti, per tener buoni tutte le altre insaziabili belve affamate, che giravano rabbiose, intorno a quella tavola imbandita, mi chiamò per dirmi che quel progetto, per ragioni che non c'era bisogno che mi spiegasse perchè le capivo bene anche io che ero fuori da tutti i giochi politici, doveva gestirlo l'ISMEZ. E così fu.
Si trattava di un progetto che alla fine costò, credo, un centinaio di milioni, forse centoventi, di lire. Briciole di fronte ai miliardi che amministrò Gomez e la sua corte. Agnello combinò un incontro con Gomez, che avevo in altra occasione attaccato duramente su Piano Time - non mi sfuggirono naturalmente le ragioni di quell'incontro pacificatore, ma per la causa del progetto mandai giù, facendo finta di nulla - al termine del quale mi si disse dell'ISMEZ. Non conosceva quella sigla se non di nome. Mi venne detto di mandare il progetto al senatore Zito il quale, formalmente, doveva approvarlo, approvando anche la previsione di spesa e le modalità di svolgimento, già tutte da me definite, e i tempi del pagamento.
La cosa si svolse nel migliore dei modi; a testimonianza resta oltre che il gran bel ricordo e la riconoscenza di tanti giovani musicisti, il CD registrato e poi pubblicato dalla rivista 'Applausi', quattro o cinque anni dopo la sua registrazione.
Di quel progetto solo un particolare elemento non andò in porto. Era previsto che i due vincitori, dopo la registrazione del CD e di un altro periodo di studio con Badura-Skoda, avrebbero dovuto suonare in parecchie associazioni concertistiche aderenti al CIDIM. Il che non avvenne.
Ricordo una risposta a tale richiesta, che mi colpì particolarmente, quella di Lina Fortuna, allora a capo dell IUC - ma lo era da secoli - e che poi, alla sua morte sarebbe finite nelle mani di sua figlia, dopo che Lei l'aveva ereditata da suo marito. Una integrità mai eguagliata! Lina Fortuna ebbe la sfacciataggine di opporre che nella sua IUC , la presenza di un duo poteva essere letta come 'non professionale', insomma poco seria. Capito? Insomma Lei, che la musica non sapeva dove fosse di casa, ebbe la sfrontatezza di opporre il suo parere a quello di Badura-Skoda. Una vergogna che non le perdoniamo neanche da morta, in nome di quei due giovani pianisti che, ovviamente, hanno poi fatto carriera. Non possiamo perdonarglielo, dopo aver visto, e non solo alla IUC, tante cose strane che ben altra censura avrebbero dovuto meritare dall'integerrima Fortuna, per quanto le riguardava.
Torniamo da dove eravamo partiti. Insomma l'ex senatore Zito, alle soglie degli ottant'anni, è ancora sulla breccia. Come può cambiare il nostro paese se alcuni potenti o ex potenti non mollano mai l'osso, per godersi il riposo meritato?
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