lunedì 16 marzo 2026

Marco Mancini, il noto 'spione' rivela ciò che sa dell'Iran: le condizioni della guida suprema, il deposito dell'uranio arricchito (da Il Riformista, di Aldo Torchiaro)


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Marco Mancini, già direttore del controspionaggio italiano e figura di primo piano dell’intelligence nazionale, segue da anni gli equilibri strategici del Medio Oriente con informazioni riservate e inedite che possono rivelarsi preziose per capire le prospettive del conflitto.

Dottor Mancini, partiamo da un dato che lei ha indicato come decisivo: la neutralizzazione di Ali Khamenei il 28 febbraio. Che cosa è accaduto realmente?

«Il 28 febbraio Ali Khamenei viene neutralizzato in un’operazione militare mirata e letale. Un evento senza precedenti nella storia della Repubblica islamica: la guida suprema viene colpita in un bombardamento che coinvolge anche il suo entourage familiare. Nell’attacco vengono uccisi diversi membri della famiglia e rimane gravemente ferito Mojtaba Khamenei, il figlio che molti indicavano come possibile successore. Mojtaba viene recuperato sotto le macerie circa tre ore dopo l’attacco e trasferito d’urgenza al Sina Hospital di Teheran, a pochi chilometri dal luogo dell’esplosione. Durante l’intervento chirurgico entra in coma per le ferite gravissime riportate alla testa, al volto e agli arti».

Che cosa sappiamo delle condizioni di Mojtaba Khamenei?

«Dopo il primo intervento al Sina Hospital viene trasferito al Baqiyatallah Hospital, una struttura altamente protetta affiliata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i Pasdaran. È uno degli ospedali più attrezzati di Teheran, dotato di livelli sotterranei con sale operatorie e reparti riservati ai vertici militari. Fino a sabato risultava ancora in coma e sotto stretta protezione. All’interno della struttura operavano tra cinquanta e sessanta uomini tra Pasdaran e Hezbollah incaricati della sicurezza. All’esterno vigilavano miliziani dei Basij. Parliamo di una protezione straordinaria, che ora tutela Khamenei jr in un sito segreto».

Eppure proprio Mojtaba sarebbe stato indicato come nuova guida spirituale dell’Iran. Come è possibile, essendo in coma?

«Qui emerge un nodo costituzionale molto delicato. La guida suprema viene scelta dall’Assemblea degli Esperti, un organo composto da 88 religiosi – i mujtahid – che hanno il compito di nominare il leader religioso del Paese. In teoria l’incarico non può essere rifiutato perché è considerato un dovere religioso. Tuttavia deve essere accettato consapevolmente. Se la persona designata è in coma e non può esprimere la propria volontà, si crea una contraddizione giuridica e teologica enorme».

Questa contraddizione ha provocato una frattura interna nel regime?

«Sì, ed è una rottura gravissima, profonda e inedita. Quattordici membri dell’Assemblea degli Esperti hanno contestato la nomina e hanno abbandonato la riunione. Questo gruppo sostiene che Mojtaba non possa essere riconosciuto come guida suprema se non è in grado di accettare formalmente l’incarico. Il loro leader è Ali Asghar, una figura molto influente nel clero sciita. Chiedono che l’Assemblea torni a votare un altro candidato».

Dunque la successione di Khamenei non è affatto stabilizzata. Che effetti può avere questa spaccatura?

«La divisione dentro l’Assemblea degli Esperti riflette una frattura più ampia nel sistema di potere iraniano. Da un lato c’è l’apparato dei Pasdaran che spinge per una continuità dinastica, dall’altro una parte del clero che teme una deriva militare del regime. Questa tensione destabilizzerà ulteriormente la struttura politica iraniana e può creare le premesse per la fine del regime».

Sul piano militare, invece, la guerra sembra tutt’altro che conclusa. L’Iran continua a lanciare missili. Perché?

«Perché Teheran sta cambiando strategia. È vero che il numero di missili lanciati è diminuito, ma non è un segno di debolezza. È una scelta tattica. L’Iran vuole prolungare il conflitto e spostare il teatro principale della guerra dal proprio territorio verso il Libano. In questo modo guadagna tempo per riorganizzare il proprio arsenale missilistico».

Qui entra in gioco Hezbollah. Quanto è centrale il fronte libanese?

«Diventerà probabilmente il fronte principale della guerra tra Iran e Israele. Hezbollah possiede ancora migliaia di missili in Libano e il suo leader, Naim Qassem, ha dichiarato che continueranno a colpire Israele anche se la guerra con l’Iran dovesse rallentare. Il problema è che l’esercito libanese non ha la forza per contrastare Hezbollah. Se volessero, questi terroristi sciiti potrebbero occupare Beirut in poche ore».

Israele è in grado di reggere un conflitto lungo su più fronti?

«Israele ha ancora capacità militari molto elevate e sistemi di difesa avanzati. Tuttavia nessun sistema antimissile è in grado di intercettare simultaneamente decine di vettori lanciati nello stesso momento. Questo è il vero rischio strategico. Israele teme soprattutto la possibilità di sequestri di soldati, come è accaduto a Gaza. In Libano esistono reti di tunnel simili, anche se meno profonde».

Lei ha parlato anche del coinvolgimento di Russia, Cina e Corea del Nord. Quanto è concreta questa cooperazione?

«È molto concreta. Il servizio di intelligence militare russo, il GRU, è attivo in Iran e fornisce supporto informativo e logistico. La Cina contribuisce con forniture missilistiche e la Corea del Nord ha sviluppato negli ultimi anni una produzione avanzata di droni kamikaze. Questi sistemi vengono trasferiti a Teheran attraverso canali indiretti. È un sistema di cooperazione militare che rafforza la capacità iraniana di sostenere il conflitto nel tempo».

Come si può vincere questa guerra?

«Il punto è sapere dove l’Iran tiene stoccati tra i 300 e i 400 chili di uranio arricchito al 60%. Secondo mie informazioni esattamente dove si trova: nel massiccio montuoso di Zagros, presso la località Kolan Gaz. Da lì vanno percorsi 18 chilometri verso sud, e lì – entrando in un tunnel scavato nella montagna – si trova l’ingresso del deposito dell’uranio. Le coordinate della centrale di Natanz sono 33° 42’ 18.36” Nord – 51° 4’ 14.916” Est. Lì sta la chiave di tutto».

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