giovedì 8 ottobre 2020

Una modesta proposta per salvare i nostri teatri lirici dalla bancarotta, con grande soddisfazione di critici e musicisti. E anche del pubblico? per ora on possiamo dirlo

 La proposta, soltanto nostra, è modesta anzi modestissima. Ci viene suggerita dalla lettura attenta, quasi giornaliera, di resoconti giornalistici delle migliori penne (ed anche menti?) fra i nostri colleghi di un tempo, i critici musicali italiani, e di tanti musicisti che la pensano alla stessa maniera. E cioè che nella quasi totalità dei casi, 'sicut ipsi scribunt', l'opera di qualunque epoca ed autore, compresa quella wagneriana, per la quale il folle musicista si fece costruire apposito teatro, rende di più e meglio, in forma cosiddetta 'oratoriale' cioè senza la rappresentazione.

Davvero? Ciò scrivono, quasi giornalmente, i nostri critici sui giornali, in tempo di pandemia, quando, necessità fa virtù, molti teatri, soprattutto in osservanza delle norme sanitarie, onde rispettare il distanziamento fisico, cassano del tutto il palcoscenico e mettono orchestra, coristi e solisti a distanza regolamentare. 

 Si tratta di un ripiego? Non sembra stando sempre a ciò che si scrive, perchè l'assenza di palcoscenico ed il distanziamento fisico fra i musicisti, avrebbe aperto nuovi orizzonti alla pratica dell'ascolto musicale. E' come se il suono, dapprima  imprigionato dalla presenza ravvicinata dei musicisti, quasi uno sull'altro per dargli compattezza, ora si espandesse con maggiore libertà. Al punto che qualcuno sta già pensando di adottare, anche a pandemia terminata, di  adottare ancora il distanziamento 'sanitario' in orchestra, trasformato in distanziamento ' musicale'.

Non è comunque al distanziamento in orchestra che si rivolge la nostra modesta proposta, bensì alla rappresentazione che  nell'opera fa tutt'uno con la parte musicale.

 Datosi che la rappresentazione, a detta dei nostri critici, ha impedito tante volte di fissare l'orecchio  (e si spera anche la mente, grande o minima che sia) sulla musica, che costituisce l'elemento principale dell'opera, si prenda ora l'occasione al volo e si elimini per tutta la stagione incipiente  il palcoscenico;  dando spazio solo alla esecuzioni in forma 'oratoriale', ossia senza rappresentazione.

 Si prenderebbero, con una fava - l'eliminazione  della rappresentazione - due piccioni: il primo incarnato  nella migliore comprensione ed ascolto della musica  senza più distrazioni causate dall'occhio che, come dice il proverbio, vuole sempre la sua parte; il secondo  costituito dall'enorme risparmio a causa della mancanza di scene e costumi e quant'altro introdotto dalla moderna scenotecnica.

 Questo secondo piccione, preso con l'unica fava dell'inizio, eviterebbe sicuramente ai teatri il sicuro fallimento, in una stagione che si annuncia comunque con entrate da biglietteria ridotte all'oso, a causa della drastica riduzione di posti disponibili soprattutto nei teatri che per loro natura non hanno mai capienze vaste, come accade con qualche auditorium moderno, con le spese per il palcoscenico costanti calcolate  nelle stagioni precedenti la pandemia.  

Poi alla stagione seguente, 2021-2022, evitati chiusura e fallimento, e con il pubblico in fila ai botteghini, si può ricominciare a spendere, ma senza 'spandere', come purtroppo molti teatri hanno sempre fatto, tanto 'c'era pantalone che pagava'.


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