Meglio prevenire che riparare i danni.
Oltre tutto prevenire costa meno che riparare i danni. Quante volte negli ultimi decenni si è ascoltata questa acutissima riflessione, in forma di ritornello di canzone, uscita dalla bocca del ministro, amministratore o politico di turno, senza che mai se ne sia ascoltata la fine?
Cioè a dire, la messa in pratica di quanto si andava cantando, mentre si assisteva alla spesa dissennata di soldi pubblici, senza contare i danni anche in termini di vite umane, che i disastri, soprattutto ambientali, producono inevitabilmente?
Come se nulla fosse ogni anno il dissesto idrogeologico produce catastrofi ambientali e tragedie umane. E spese enormi.
C'è qualcuno che ancora si illude che con la montagna di soldi in arrivo dall'Europa questa situazione muterà radicalmente?
La situazione non cambia da anni, se non addirittura peggiora, in campo sanitario. L'esempio concreto è venuto, nel caso del disastro procurato dal Covid, dalla mancanza di posti letto, e di quelli di terapia intensiva ancora di più, dalla chiusura di tanti presidi ospedalieri minori e periferici che la dissennata amministrazione della Sanità nel nostro paese ha prodotto, anche per favorire la sanità privata ( si veda il fior fiore della società che conta seduta nel consiglio di amministrazione di una delle maggiori società di sanità privata!). In questi giorni è sotto gli occhi di tutti l'ennesima emergenza riguardanti i tamponi: mancano i reagenti, i tempi di attesa dei risultati sono lunghi come lunghe sono anche le file fuori dei presidi sanitari pubblici ( in quelli privati è diverso: paghi sui 100 euro e ti viene subito fatto!) dove è possibile fare detti tamponi.
Se poi, tralasciando l'emergenza Covid che non è affatto terminata e che ancora per mesi inciderà sulle antiche inefficienze della sanità pubblica, si torna a riflettere sulle situazioni dei malati e sul loro rapporto con le istituzioni sanitarie pubbliche, si è costretti a constatare che le cose non sono cambiate nè accennano a cambiare.
Ancora oggi ci sono dappertutto liste di attesa lunghe mesi; tali liste non sono limitate alle indagini, ma riguardano anche interventi chirurgici che non sempre possono essere procrastinati più di tanto.
Alle une ed alle altre c'è modo di porre fine: la sanità privata, senza non si vuole o si può attendere. Con i costi che sappiamo, altrimenti la sanità privata non esisterebbe.
Per le visite mediche specialistiche poi, anche per quelle ci sono liste negli ospedali. Alle liste si può ovviare pagando la visita medica, che effettuerà un medico dell'ospedale che lavora anche 'da privato' nello steso ospedale.
Insomma anche nelle strutture pubbliche quegli stessi medici che mancano per effettuare una normale diagnostica, quegli stessi medici spuntano come funghi pronti a mettersi a disposizione del paziente, quando paga, dai 100 Euro in su.
E c'è chi dice, naturalmente , che le liste di attesa esistono proprio perché ci sono medici che lavorano in strutture pubbliche che poi esercitano in quelle stesse strutture attività 'privata'.
Un ritorno di fiamma della pandemia vedrebbe ancora medici e infermieri in prima linea, come angeli ed eroi; ma quegli stessi medici ed infermieri oggi hanno gridato che sono sì angeli o eroi, ma non per questo sono da considerarsi anche 'FESSI'. Di tutte le promesse relative ai loro stipendi ed all'ampliamento degli organici, promessi durante la fase acuta dell'epidemia, non c'è pèià tracia.
E noi, con l'ottimismo che ci contraddistingue, siamo fermamente convinti che quand'anche si accettasse il MES - che quegli idioti Cinquestelle - non sapremmo definirli altrimenti! - i problemi ciornici della nostra sanità non sarebbero risolti. esattamente come non sono stati risolti tutti gli altri, di cui sopra, nonostante la montagna di soldi spesi.
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