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giovedì 7 giugno 2018

Il vocabolario musicale di Repubblica e allegati ( Trovaroma) si allarga

E' inutile, ci siamo impegnati in una battaglia, senza fine e persa in partenza, con i redattori del quotidiano 'La repubblica', e del settimanale romano 'Trovaroma', allegato al quotidiano il giovedì. Una battaglia linguistica che i redattori  del Trovaroma non vogliono assolutamente perdere pur sapendo di  avere forze di molto inferiori alle nostre.

Qualche volta ci siamo illusi di averla vinta,  almeno in parte, quella battaglia, quando ci è capitato di leggere, ad esempio, che la Abbagnato ballava sui passi ... seguiva il nome del coreografo. Ecco lì qualcuno poteva anche dire. ce l'abbiamo fatta, salvo poi essere smentito, nelle stesse pagine del medesimo numero dall'uso improprio di arie o note anticipate dalla preposizione 'sulle'.
Semplicemente, per dire che Pappano,  o chi so io, dirigeva Beethoven. il 'Trovaroma' immancabilmente scriveva che Pappano dirigeva  la sua orchestra 'sulle arie o sulle note' di questo o quel compositore. Non c'è modo di far capire a quei sapientoni che la proprietà di linguaggio consiglierebbe altre espressioni, gratuite,  senza spese aggiuntive per l'editore.

Non quella che ci è capitato di leggere proprio oggi,  ma non  sul Trovaroma', a proposito del concerto diretto da Pappano, pianista Lisiecki, in programma Chopin, dove si leggeva, finalmente: 'Pappano sul podio per Chopin', bensì sulle pagine romane del quotidiano, dove un titolista evidentemente nuovo, cambiava allocuzioni rispetto al suo collega del Trovaroma, lanciandosi in un ' Pappano e Lisiecki INTORNO A Chopin'. Ma che fanno giro giro tondo intorno a Chopin? Non sarà, più semplicemente, che uno lo dirige e l'altro lo suona? E allora...

giovedì 19 aprile 2018

Fortuna adiuvat audaces del TROVAROMA ( La Repubblica)

Da settimane, mesi, forse  un annetto andiamo consigliando - inutilmente - al titolista dell'inserto settimanale romano TROVAROMA, - allegato al quotidiano 'La repubblica', contenente gli annunci  di spettacoli, mostre, eventi ed altro  - di smettere, quando scrive di concerti classici, l'uso del termine 'aria/e', quale che sia il repertorio che si intende presentare. Perchè , gli andiamo spiegando, nel repertorio classico di 'arie' ovviamente ve n'è tante,  ma si commette un errore grossolano quando si usa solo e sempre quel termine, anche per quei casi in cui di 'arie' non c'è neanche l'ombra.

Oltre l'uso di quel termine, quasi sempre  improprio, l'acuto e solerte titolista, fa uso altrettanto smodato di una preposizione che premette al termine incriminato, anche  questa soggetta a censura perfino linguistica. Che vuole intendere quando scrive che il direttore tal dei tali dirige ' sulle arie di...? L'uso smodato di quella preposizione si è poi allargato anche agli strumentisti che suonerebbero 'sulle arie di...', o ai cantanti che canterebbero 'sulle arie di...'.-

Quando abbiamo cominciato questa nostra campagna contro l'uso inadatto di preposizioni, abbiamo consigliato al 'Trovaroma', di sostituire almeno quella preposizione con un più semplice articolo, il direttore tal dei tali,  lo strumentista e il cantante ... dirigono, suonano,  cantano 'le arie di... Niente da fare. La preposizione piace molto al titolista del 'Trovaroma', o lui la preferisce in ogni caso e perciò non sa farne a meno.

 Poi, non riuscendo a ottenere nulla in fatto di preposizione, abbiamo  suggerito al titolista di sostituire la parola 'aria'con 'musica'. Perché dirigere o suonare o anche cantare 'la musica di...' è sempre e comunque più esatto che  suonare o dirigere o cantare 'le arie di...', specie quando di 'arie' non v'è traccia nelle musiche in programma; considerando che quand'anche vi fossero arie nella musica eseguita, il termine 'musica'  salva 'capra ( il titolista del Trovaroma) e cavoli' (nostri e della lingua) .

Ma lui, il titolista,  ancora insiste: la settimana scorsa ha scritto di 'arie', laddove di 'arie' non v'era  traccia.

Poi però, una tantum, il destino ha voluto premiare tanta costanza, consentendogli  questa settimana di azzeccare il titolo, perchè a Santa Cecilia arriva una giovane bravissima, così pare, cantante americana che canterà ARIE - finalmente ! - di Mozart.


giovedì 1 marzo 2018

Anche le preposizioni, se abusate, possono indurre in errore

Non c'è giorno che non ci capiti di notare, negli annunci o nelle cronache musicali, accanto agli inglesismi fuorvianti - conduttore al posto di direttore, il più usato di questi tempi - le espressioni fantasiose ma stupide - come le bacchette che dirigono o si abbassano o alzano su questo e quello - un uso smodato di preposizioni che spazzano via, senza ragione, le congiunzioni, la più usata di tutte è 'TRA'.
 Anche ieri, nell'annunciare il programma di un concerto,  il Trovaroma ( allegato il giovedì al quotidiano La Repubblica, che in questo uso malato si distingue nettamente dagli altri, scrive  della violoncellista Sol Gabetta, nel sommario della presentazione, che sarà "in concerto TRA Schumann e Britten", mentre ha titolato, in apparente contrasto con il successivo sommarietto, ' Sol Gabetta suona Chopin".

 Uno allora si chiede: Sol Gabetta, inizialmente indecisa fra due autori, Schumann e Britten, alla fine ha deciso per nessuno dei due ma per un altro, andando sul sicuro,  cioè su Chopin (fra  due litiganti, un terzo gode).

 Quindi nè Schumann nè Britten ma Chopin. E allora, magari, uno, decide di andare al concerto  proprio per  Chopin. E, invece, arrivato al Teatro Argentina, sede romana del concerto, per conto della Filarmonica, vede che in programma c'è sì Chopin, ma anche Schumann e Britten.

Da dove è nato questo equivoco? Dall'uso smodato e controsenso della preposizione TRA, alla quale il pigro titolista dell'inserto romano del quotidiano si rivolge ogni volta che in programma ci sono diversi autori, che è poi, specie nelle stagioni cameristiche, la norma. Lui ne sceglie due nel mazzo e li utilizza nel titolo, interponendo fra i nomi la tragica ma innocente preposizione: TRA.

 Chi  legge quel TRA sul quotidiano romano, sa che non deve  attendersi nulla di buono. Perchè il pigro, criminoso e fuorviante titolista, non lo pone fra il primo e l'ultimo autore in programma, secondo  l'ordine di esecuzione, o andando dal più antico al più moderno, o secondo una altro criterio che sinceramente non sappiamo suggerirgli, ma a casaccio, e perciò deve attendersi di tutto. Magari quella volta, per un guizzo di intelligenza, gli è saltato in mente di mettere la preposizione fra due autori minori, regalando all'ascoltatore la piacevole sorpresa che nel mezzo, fra i due, c'è un gigante della musica. Insomma a causa di quel TRA ci si può attendere qualunque cosa, anche sorprese, qualche volta addirittura  piacevoli.

Non sarebbe meglio, forse, evitare qualche TRA  di troppo e tornare alla vecchia, più normale e più chiara congiunzione, come la semplicissima luminosa E - che, oltre tutto, fa risparmiare anche due lettere?


giovedì 8 febbraio 2018

Gli incorreggibili linguisti del TROVAROMA, hanno un vocabolario 'musicale' improprio e ridottissimo

Ci risiamo con le solite espressioni linguistiche, in ambito musical,e che più volte abbiamo bollato come improprie ed inadatte oltre che idiote. Nel Trovaroma di Repubblica, i titolisti conoscono due espressioni ed usano sempre quelle, nonostante la loro evidente inefficacia a descrivere ciò che intendono segnalare.

Ancora questa settimana, ed immaginiamo a questo punto che se non cambia la direzione del giornale  non cambieranno neanche i titolisti con le loro idiozie linguistiche  in campo musicale, sia sulla copertina che nel sevizio all'interno del Trovaroma, ci toccaleggere le solite idiote espressioni che ben conosciamo.

Segnalando il concerto all'Accademia di Santa Cecilia, di tre solisti di eccezione: Argerich, Maisky e Jansen, titolano le 'Sinfonie del trio delle meraviglie', ignorando che  di 'sinfonie' non c'è neppure l'ombra nel loro concerto. E del resto come potrebbero sostituirsi all'orchestra? Semmai avrebbero potuto suonare delle trascrizioni per trio di sinfonie orchestrali. Ma  nessuna trascrizione di sinfonie nel loro programma.  Infatti cosa suonano? Suonano 'sulle note di...'   Magari suoneranno 'le note di... 
Ma non sarebbe più semplice  scrivere suoneranno musiche di... o  ancor più semplicemente suoneranno... e a seguire i nome dei compositori?

Il titolista, orgoglioso di aver  rifilato due idiozie, all'interno del settimanale, nel servizio sul medesimo concerto,  ne rifila una terza quando  sottolinea che il 'trio delle meraviglie' ha 'in scaletta le grandi arie di...'.

Se avesse avuto ancor un servizio da titolare si sarebbe sicuramente trovato in grande difficoltà, avendo esaurito il suo vocabolario musicale con ' sulle note di... ' e 'le arie di...'. Per lui tutto si fa 'sulle note' e qualunque cosa si suoni o canti, trattasi sempre di 'arie'

Per fortuna questa settimana abbiamo un motivo  per consolarci un pò. Su Repubblica, della medesima ditta editoriale, dove si parla di direttori, finalmente la giornalista che  sciorinava fino all'altro ieri: 'conduttore' ma anche 'guida' e derivati,  è tornata all'italiano 'direttore'. Chissà che non si stia ravvedendo, per la gioia nostra e di tutti i normali lettori. O forse le è solo sfuggito?

venerdì 2 febbraio 2018

Trovaroma: Daniele Gatti SULLE NOTE di Schumann. Smettiamola con simili idiozie.

Non c'è verso per farli desistere, ma noi continueremo questa lotta solitaria fino a quando non riusciremo a sconfiggere il  becero nemico che si nasconde nella banalità e nell'imprecisione linguistica.

Anni fa scoprimmo  dove era il difetto: dove cioè nascevano e chi  diffondeva certe idiozie linguistiche che poi leggevamo esaltate e, in coro, su tutti i giornali. Quelle espressioni le coniava  nientemeno che la stessa Accademia di Santa Cecilia, dando notizia della sua attività concertistica. Per tanto tempo, leggevamo sui giornali espressione di questo tipo: il pianista tal dei tali affonderà le sue mani  nei tasti del pianoforte di... Chopin ; il violinista tal dei tali, a sua volta, affonderà l'archetto nelle corde, oppure. il direttore tal dei tali alzerà la bacchetta ecc...

I giornali,  contando sull'autorevolezza della fonte, riprendevano i comunicati dell'Accademia così come venivano loro inviati e li riproducevano tali e quali, senza mai domandarsi - per carità: non disturbare il can che dorme.... -  se quelle espressioni erano giuste, e soprattutto se una storica accademia musicale poteva esprimersi con tanta approssimazione e inutile fantasia; quando sarebbe stato più semplice e più preciso dire e scrivere : il pianista tal dei tali suonerà musiche di Chopin. La bellezza della normalità e proprietà linguistica non era colta né dal compilatore né dal riproduttore di simili scemenze.

Negli ultimi tempi i giornali di una  società editrice, si sono distinti anche nell'uso di un inglesismo, nuovo di conio per la lingua italiana scrivendo del direttore d'orchestra, chiamato 'conduttore', e della sua attività sul podio, che è quella di 'condurre' . Per fortuna che l'insano temine viene limitatamente usato da due sole  penne forbite ed in evidente  possesso dell'inglese, come vogliono dimostrare ai lettori.

Adesso, e da tempo, è invalsa anche un'altra cattiva abitudine, nella quale si segnala soprattutto La Repubblica  e l'inserto del giovedì del giornale il Trovaroma.
  Per annunciare il concerto di un direttore e le musiche in programma  il Trovaroma usa scrivere, perfino in copertina, imbrattandola linguisticamente: tizio o caio sulle note o sulle arie di  questo o quel compositore. Tralasciando il fatto che 'arie' a proposito di certo repertorio è proprio fuori luogo, anzi errato, ci piacerebbe sapere perchè il tale direttore  si pone 'sulle note', quando potrebbe anche darsi il caso che preferisca porsi 'sotto le note' o a  addirittura ' nelle note' . In tale abbondanza di idiozie liguistiche ci risulta difficile  assegnare la palma di quella più idiota ad una delle tre.

Ci preme invece invitare gli illustri redattori di quel settimanale romano di ricorrere sempre,  d'ora in avanti, soltanto ad una espressione, la più appropriata,  come quella classica: tizio o caio dirige musiche di...
Il peggio anche nell'uso di espressioni linguistiche  non è mai un progresso, come possono pensare gli sprovveduti.

 E poi a Daniele Gatti, ottimo direttore, questi giorni a Roma per dirigere due delle quattro Sinfonie di Schumann, vorremmo consigliare di smettere di ricordare - lo fa tutte le volte che viene intervistato sulla piazza romana - che lui per un periodo ha avuto un incarico stabile a Roma: direttore dell'Orchestra di Santa Cecilia; che questo accadeva quando aveva trent'anni circa ed era perciò giovane, privo ancora dell'esperienza che, ovviamente, gli è venuta con gli anni; e che quel primo incontro, anche a causa della sua giovinezza ed inesperienza, non fu certamente  dei migliori nella ormai lunga carriera di direttore.  Questo lo ha detto e ridetto. E' ora di voltar pagina. Perché se proprio vuol dire come andarono allora le cose, dica che  i bravi ma terribili professori d'orchestra dell'Accademia a lui che consideravano un 'pischello' fecero una guerra dura, facendogli vedere, come si dice a Roma, 'i sorci verdi'. Quante volte ci è capitato di assistere alle prove d'orchestra e notare singoli professori trasformarsi in cecchini  che puntavano i loro strumenti contro il podio, pronti a far fuoco, alla prima défaillance del direttore.

Potrebbe dirlo chiaramente, tanto si è messo al riparo da nuovi attacchi, premettendo che l'orchestra di oggi è quasi interamente rinnovata e che solo  pochissimi dei professori dell'epoca siedono ancora in orchestra, e che su di essa la 'cura Pappano' ha  fatto miracoli.

Tutte queste cose le abbiamo imparato a memoria e potremmo ripetergliele a Gatti prima che lui apra bocca. Però ci sorge un dubbio. Il dubbio che Gatti non ne parli tutte le volte, ma che siano i giornalisti, ogni volta, a confezionare un nuovo articolo con una nuova dichiarazione (magari assusnta dai comunicati stampa) e riciclando  quanto avevano scritto la volta  precedente. Non sarebbe la prima volta, e per Gatti in particolare, neanche il primo caso.

domenica 8 ottobre 2017

Antonio Pappano. Svelato l'arcano della bacchetta da lui impugnata per il 'Re Ruggero' di Szymanowski

Noi c'eravamo, alla vigilia, incamminati per una strada pericolosa, nella lettura della 'bacchetta' di Pappano, per la prima volta impugnata dal direttore, come sottolineava con enfasi la copertina del 'Trovaroma' di Repubblica.

Per noi quella bacchetta era 'magica' e serviva al direttore principalmente per due scopi. Il primo, arrivare fino in fondo all'esecuzione assai impegnativa, sebbene la partitura fosse a lui arcinota avendola già diretta a Londra, e nello stesso tempo tentare, disperatamente, ancora una volta di far entrare  quel 'Mysterium'  nel repertorio dei teatri; il secondo, mettere a tacere quanti avrebbero potuto storcere il naso e turarsi le orecchie di fronte ad una inaugurazione di stagione così inusuale.

Il primo,  grazie alla bacchetta  per noi 'magica'  è parzialmente riuscito, non sappiamo ancora dell'esito dell'entrata dell'opera di Szymanowski nel repertorio dei teatri, sebbene confidiamo molto sulla  sua potenza - della bacchetta 'magica'; il secondo , forse, anche, perchè il pubblico a fine esecuzione ha applaudito, e la critica pure inneggiato al 'fenomenale' Pappano 'con la bacchetta', il quale, qualunque cosa tocchi, la trasforma in oro, come ha fatto con il leone tutto d'oro con il quale l'Accademia, pubblicitariamente , ha rappresentato l'effigie di re Ruggero.

Poi però è arrivata la solita guastafeste che ha distrutto tutto il castello magico che, a fatica, avevamo costruito intorno a quella bacchetta. La guastafeste si chiama Carla Moreni, solitamente bene informata, per via diretta, degli accadimenti e  delle previsioni che riguardano l'Accademia, che è venuta a dirci la ragione di quella bacchetta: una banale tendinite alla mano destra del direttore. Ed ha aggiunto, per la serie che 'non tutti i malanni vengono per nuocere' che , con la bacchetta, 'il gesto di Pappano si è fatto più chiaro',  mentre - aggiungiamo noi, tirando le somme del discorso - quello di Temirkanov, che si ostina a dirigere senza bacchetta, è tremendamente  scuro, meglio: pochissimo chiaro, sebbene efficace, a detta di taluno.

La guastafeste,però, per farsi perdonare la disillusione prodotta almeno in noi, ha rivelato una anticipazione (?) che le potrebbe essere stata sussurrata all'orecchio, con la preghiera,  da lei disattesa, di non parlarne con nessuno, mentre Lei, per farsi perdonare, ne ha parlato.

 Perché, ancora una volta, e sarebbe la terza, Pappano ci riproverà con 'Re Ruggero', nel 2021 e alla Scala, nell'anno in cui si conclude l'ennesimo contratto  con Santa Cecilia, iniziato nel 2005 ed anche quello con il Covent Garden di Londra, addirittura precedente? Potrebbe essere il biglietto di ingresso alla Scala di Pappano, con un incarico di peso: direttore musicale?  Ma non c'è Chailly? Dopo Chailly, o perchè scommette che Riccardo, dopo qualche anno, fuggirà pure lui dalla Scala, come hanno fatto in passato sia Abbado che Muti?


Ma la lettura dei giornali ci ha riservato un'altra sorpresa. Premettiamo che noi, da quando c'è quella brava persona di Dall'Ongaro  alla sovrintendenza, non siamo più graditi a Santa Cecilia,  e perciò di tutto quello che avviene, di buono e  di cattivo, lo sappiamo solo dai giornali, ai quali siamo costretti ad attenerci.
(Detto fra parentesi, non è che la messa al bando inflittaci da Dall'Ongaro - a seguito di una causa contro di noi che ha perso su tutta la linea ( ben gli sta!) - ci turbi più di tanto. Di musica,  nella nostra vita, ne abbiamo ascoltata tantissima, almeno il doppio di quella bastevole per una vita interamente ad essa votata;  e perciò, ora, una sorta di 'cura del silenzio' non ci dispiace del tutto).

I giornali, dicevamo, ci hanno raccontato, all'unanimità, della delusione ed inefficacia, ma anche della inopportunità del 'video live' che ha accompagnato l'esecuzione, ed anche  della ovvietà della cosiddetta 'mise en espace' che faceva arrivare un protagonista dalla platea, mentre un altro lo piazzava in alto nelle gallerie, fronte pubblico. Cose viste, straviste, inutili, dizzinali e banali.

Ci hanno, perciò,  anche detto indirettamente,  per lo meno ce lo hanno fatto capire, che Pappano e Dall'Ongaro non hanno creduto fino in fondo alla inusuale scelta di inaugurare con l'opera di Szymanowski, e per questo hanno chiamato la coppia Masbedo, sperando che  il loro lavoro la rendesse meno indigesta, più accettabile da coloro che, frequentando Santa Cecilia, vogliono sentire la grande musica, soprattutto nelle serate speciali, concedendo che, in qualche occasione meno importante,  si possa procedere  anche alla riscoperta di  capolavori presunti e  ingiustamente dimenticati.
Per ora quella scelta è stata bocciata: contestata dal pubblico e disapprovata in coro dalla critica.
Sbagliando si impara?

giovedì 5 ottobre 2017

'La bacchetta di Pappano', per la serie ' grandi titoli' sul Trovaroma (La Repubblca) di oggi

Quella segnalata sulla copertina del Trovaroma di oggi, con il titolo ad effetto: 'LA BACCHETTA DI PAPPANO', ispirata forse da una delle rarissime foto che ritraggono il noto direttore dirigere con la bacchetta -  a proposito dell'inaugurazione odierna della stagione sinfonica dell'Accademia di Santa Cecilia con l'opera  Re Ruggero di Szymanowski - è una assoluta novità. Per due ragioni.

La prima, perchè Pappano non dirige mai con la bacchetta, fidandosi più delle sue mani, della mimica facciale  e della bocca; la seconda, perchè, per qualche ragione, questa volta Pappano ha chiesto alla bacchetta 'magica'(?) di aiutarlo nell'impresa di riproporre a Roma, dopo che l'ha fatto anche a Londra, senza risultati di peso, un'opera che da quando è stata scritta - negli anni Venti del secolo scorso - ha avuto solo una ventina di riprese, comprese quelle, in Italia, al Teatro Massimo di Palermo, senza che per questo sia mai entrata nel repertorio.

La bacchetta 'magica'(?) alla quale Pappano ha chiesto aiuto, secondo l'interpretazione del Trovaroma, gli  serve anche per ordinare di tacere  a quanti gli rimproverano di essersi concesso un regalo troppo costoso con i soldi altrui.
Il direttore, come  ha dichiarato in passato e confermato nei giorni scorsi, considera la proposta di Re Ruggero, un regalo che lui si è voluto fare, come ricompensa di tanti anni di intenso lavoro a Roma all'Accademia; e perché, nonostante non sia mai  riuscita, a dispetto dei reiterati ma non convintissimi tentativi di direttori 'amatori' del capolavoro misconosciuto, ad entrare nei repertori più praticati,  perchè l'opera rappresenta una delle più belle realizzazioni del Novecento, per la ricchezza dei colori orchestrali soprattutto, al punto che Pappano, insistendo nell'impresa disperata di imporla, l'ha scelta anche per il suo debutto scaligero in buca, fra un paio d'anni.

Insomma, Pappano non fidandosi ciecamente del suo intuito circa il valore dell'opera, e per farsi perdonare il costoso, abbastanza inutile regalo che si è voluto fare con i soldi pubblici, si affida alla bacchetta, come intelligentemente sottolinea quel titolo del Trovaroma. Ad essa chiede che l'aiuti  A CONDURRRE IN PORTO L'ESECUZIONE, IMPORRE L'OPERA NEI TEATRI DEL MONDO e, nel caso in cui fosse assalito da qualche dubbio durante l'esecuzione, che assuma essa, in prima persona ed in  sua vece, la direzione dell'opera. Non è una bacchetta 'magica'?