Visualizzazione post con etichetta antonio pappano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta antonio pappano. Mostra tutti i post

giovedì 5 ottobre 2017

'La bacchetta di Pappano', per la serie ' grandi titoli' sul Trovaroma (La Repubblca) di oggi

Quella segnalata sulla copertina del Trovaroma di oggi, con il titolo ad effetto: 'LA BACCHETTA DI PAPPANO', ispirata forse da una delle rarissime foto che ritraggono il noto direttore dirigere con la bacchetta -  a proposito dell'inaugurazione odierna della stagione sinfonica dell'Accademia di Santa Cecilia con l'opera  Re Ruggero di Szymanowski - è una assoluta novità. Per due ragioni.

La prima, perchè Pappano non dirige mai con la bacchetta, fidandosi più delle sue mani, della mimica facciale  e della bocca; la seconda, perchè, per qualche ragione, questa volta Pappano ha chiesto alla bacchetta 'magica'(?) di aiutarlo nell'impresa di riproporre a Roma, dopo che l'ha fatto anche a Londra, senza risultati di peso, un'opera che da quando è stata scritta - negli anni Venti del secolo scorso - ha avuto solo una ventina di riprese, comprese quelle, in Italia, al Teatro Massimo di Palermo, senza che per questo sia mai entrata nel repertorio.

La bacchetta 'magica'(?) alla quale Pappano ha chiesto aiuto, secondo l'interpretazione del Trovaroma, gli  serve anche per ordinare di tacere  a quanti gli rimproverano di essersi concesso un regalo troppo costoso con i soldi altrui.
Il direttore, come  ha dichiarato in passato e confermato nei giorni scorsi, considera la proposta di Re Ruggero, un regalo che lui si è voluto fare, come ricompensa di tanti anni di intenso lavoro a Roma all'Accademia; e perché, nonostante non sia mai  riuscita, a dispetto dei reiterati ma non convintissimi tentativi di direttori 'amatori' del capolavoro misconosciuto, ad entrare nei repertori più praticati,  perchè l'opera rappresenta una delle più belle realizzazioni del Novecento, per la ricchezza dei colori orchestrali soprattutto, al punto che Pappano, insistendo nell'impresa disperata di imporla, l'ha scelta anche per il suo debutto scaligero in buca, fra un paio d'anni.

Insomma, Pappano non fidandosi ciecamente del suo intuito circa il valore dell'opera, e per farsi perdonare il costoso, abbastanza inutile regalo che si è voluto fare con i soldi pubblici, si affida alla bacchetta, come intelligentemente sottolinea quel titolo del Trovaroma. Ad essa chiede che l'aiuti  A CONDURRRE IN PORTO L'ESECUZIONE, IMPORRE L'OPERA NEI TEATRI DEL MONDO e, nel caso in cui fosse assalito da qualche dubbio durante l'esecuzione, che assuma essa, in prima persona ed in  sua vece, la direzione dell'opera. Non è una bacchetta 'magica'?

martedì 31 gennaio 2017

CECILIA BARTOLI. Se i giornali danno letteralmente i numeri!

Del concerto della diva Cecilia,  abbiamo letto che s'è cambiata d'abito ogni dieci minuti circa - in meno di 40 minuti di concerto (suo) quindi quattro volte - e che è stata accolta dal pubblico con applausi interminabili e chiamate altrettanto convinte, ed anche che  nel corso dello strano concerto diretto da Pappano - strano per la curiosa scansione del programma assai simile alle 'accademie' di tempi lontani -  Lei ha cantato complessivamente per meno di 40 minuti, su una durata che presumiamo almeno doppia, lasciando per il resto spazio a Pappano, e impiegando Lei il tempo fra una apparizione e l'altra a cambiarsi d'abito, presumiamo - specie per quelli 'da sera' particolarmente ingombranti.

Oggi il Corriere, sulla 'romana', a firma Valerio Cappelli, ha fatto due conti, per quanto assai bislacchi e senza senso. Così ha ragionato Cappelli. L'incasso della serata per l'Accademia sarà stato di 270.000 Euro circa ( dato il costo esoso dei biglietti) pagato dai 2.700 circa spettatori paganti. Ora, ragiona sempre Cappelli, se consideriamo che Cecilia Bartoli ha cantato per complessivi 37 minuti - li ha cronometrati, distraendosi durante il concerto, o tornato a casa ha visto su internet le durate approssimative ed ha fatto il calcolo? - ognuno di quei 37 minuti è come se fosse costato oltre 7.000 Euro. Ma che razza di calcolo è questo? E a quale conclusione arriva? Che, se la musica è di tutti e  i prezzi dei biglietti del concerto della Bartoli ( meglio dire: concerto con la Bartoli) non erano alla portata di tutti ( per la platea da 150 a 200 Euro; per le gallerie da 35 a 120 ), escludevano quindi tantissimi che avrebbero voluto ascoltarla; ma arrivando però a chiarire che, se non la si ascolta, non casca certo il mondo.
A noi, ad esempio, quando l'abbiamo ascoltata non molti anni fa, non ha fatto venire i brividi, e perciò non ci siamo uniti ai molti suoi fans che l' avrebbero applaudita anche  non avesse cantato, e perfino se avesse steccato.  La ben nota 'agilità' della sua voce non ci rapì.

Ora è chiaro che quel calcolo è bislacco e senza senso, mentre  bastava gridare allo scandalo del costo dei biglietti ( assai simile a quelli che si pagano all'opera, dove però si vede anche lo spettacolo, solitamente costoso!), mai così alti a Santa Cecilia.
  Come altrettanto sacrosanto sarebbe stato indicare se la ragione dell'alto costo dei biglietti stava nel fatto che l'Accademia voleva approfittare dell'appeal della cantante per 'portare acqua al mare' delle sue casse; oppure se  tale politica dei prezzi era ala conseguenza dell'esoso cachet della cantante ( non è un mistero che Ella chieda cachet stratosferici, immeritati addirittura).

Ecco, Cappelli avrebbe dovuto essere tanto bravo, come lo è in altre occasioni, da rivelare ai suoi lettori quanto ha chiesto la Bartoli per cantare quei preziosissimi 37 minuti, ma che non ha fatto, fermandosi a quel più facile ma inutile ed incomprensibile calcolo.
 Perchè a questo punto ci verrebbe da domandare al noto giornalista se tutti gli altri minuti di durata del concerto dovessero essere ritenuti un 'regalo', un 'bonus' (come si dice in linguaggio discografico) offerto ai fans della Bartoli, costando all'Accademia una cifra pari allo zero, impiegando la sua orchestra ed il suo direttore musicale (che, comunque,  non ha diretto gratis).