venerdì 10 ottobre 2025

La direzione sbagliata di B.V. ( da wwwrepubblica.it, di Elena Stancanelli)

 


La direzione sbagliata di Beatrice Venezi


Chi pagherà di più per questo errore è proprio la direttrice d’orchestra. A meno che non faccia la cosa più intelligente e coraggiosa che potrebbe fare: un passo indietro
Non è una questione di quote rosa. Se Beatrice Venezi è stata contestata, per la seconda volta, da un’orchestra (era già successo a Palermo, ora in modo più violento a Venezia, per la sua nomina a direttrice musicale del teatro La Fenice) non è perché è una donna, perché è molto bella, perché fa la pubblicità di non so cosa. Ma perché, semplicemente, non è all’altezza dell’incarico che le è stato affidato, come dice il comunicato degli orchestrali.
Mi meraviglia molto che una donna intelligente si sia prestata a una simile operazione che, alla fine, danneggerà soprattutto lei. Qualcosa che somiglia più a una truffa, un’impostura, che non a una leggerezza di chi non avrebbe riflettuto abbastanza sull’inopportunità di imporre un nome sprovvisto di titoli sufficienti. Si è cercato insomma, con un goffo gioco di prestigio, di farla apparire lì, sul podio, senza che il cammino per arrivarci fosse stato da lei percorso. Come se chi ha deciso di farlo si sentisse onnipotente, capace di qualsiasi cosa, persino di magie.
Ma la musica ha poco a che fare con sortilegi e molto con i numeri, il ritmo, l’armonia. Di tutte le arti è forse quella con cui è più difficile bluffare. Né un musicista né tantomeno un direttore o direttrice può millantare, arruffare, approssimare. Si può discutere, per esempio, se sia più esatto farsi chiamare direttore o direttrice. Perché la politica cambia le parole e le parole, come la letteratura, il teatro e il cinema, sono tutte — sono diventate tutte — forme espressive talmente colluse con la vita da aver trasceso l’oggettività di valore.
I giudizi, sulla letteratura per esempio, sono assai opinabili se per Virginia Woolf l’Ulisse di Joyce era un romanzo incolto e villano, o Charlotte Brontë e Mark Twain non capivano proprio cosa la gente trovasse in Jane Austen, e David Foster Wallace detestava American Psycho e io, molto più modestamente, penso che tutta la saga di Harry Potter sia di una noia insuperabile (e lo pensavo anche prima che la sua autrice, J.K. Rowling, riuscisse nella geniale impresa di diventare il male assoluto).
Qualcuno si ricorda le reazioni del pubblico a quel capolavoro che era il Giulio Cesare di Romeo Castellucci? Quando l’ho visto io c’erano almeno un paio di spettatori che se lo avessero avuto tra le mani lo avrebbero strozzato. Ma la musica no, la musica è un’altra cosa. Certo che poi si vola, si sogna, si canta, ma prima ci sono le note, la matematica dello spartito, e senza conoscere quella non si va da nessuna parte.
Tutti gli orchestrali del teatro La Fenice si sono ribellati alla nomina di B. Venezi a direttore musicale, e lo avrebbero fatto anche se B stesse per Bernardo. E immaginare che tutti loro votino Pd mi pare un’ipotesi spericolata a giudicare da dove poggia il consenso politico di questa nazione. Semplicemente ritengono questa nomina sbagliata nella sostanza e nei modi. Imposta e inadeguata, la nomina intendo.
Come ho detto chi pagherà di più per questo errore è proprio B. Venezi, a meno che non faccia la cosa più intelligente e coraggiosa che potrebbe fare in questo momento: un passo indietro. Non si guida un’orchestra avendo contro tutti gli orchestrali e sembra difficile che possa cambiare idea su di lei. È giovane, ha tempo. Può ancora studiare, incidere musica, ottenere rispetto anziché pretenderlo. Sfilarsi da questa ignobile gazzarra per cui ricusando lei si intende ricusare ogni donna in quel ruolo.
Si smarchi, direttore B. Venezi, da chi piazzandola lì voleva soltanto occupare un’altra casella con qualcuno di politicamente affine, di amico. Dimostri di essere una persona seria e si lasci dietro gli infantili comportamenti di un asilo di maschietti convinti che le donne siano foglie di fico con cui coprire le loro vergogne.
Qualche mese fa scrissi su queste pagine che era incredibile la quasi totale assenza di registe italiane al festival del cinema di Venezia. Avrei dovuti scrivere, anche, che non avremo registe donne se non produrremo film di registe donne, se non assegneremo finanziamenti a progetti scritti da donne. Temo che non avremo presto neanche direttrici di orchestra donne, se non saremo capaci di scegliere quelle che lo meritano. Se chi non lo merita occupa proditoriamente una di quelle posizioni.

Nessun commento:

Posta un commento