sabato 18 ottobre 2025

Ma che bella manovra, Meloni! Con le banche il 'gioco delle tre carte'( da Inside Over, di Andrea Muratore)

 

Manovra, il governo Meloni gioca in difesa: gioco delle tre carte sulle banche e l’ultimo anno del Pnrr

La manovra del governo Meloni, la quarta dell’esecutivo di centrodestra, inizia a prendere forma e le linee guida sono quelle note da tempo: la Legge di Bilancio sarà scritta dall’esecutivo e in particolare dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti mantenendosi sulla difensiva.

Deficit e spesa

Occhio, in particolare, a tre prerogative: primo, contenere il deficit consolidando la linea di austerità messa nera su bianco nel recente Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp) sulla base degli impegni firmati da Roma col Patto di Stabilità e Crescita riformato a fine 2023. Il Mef aveva definito il conseguimento di un avanzo primario dei conti pubblici come “il raggiungimento di un obiettivo del Governo di natura morale prima che di contabilità pubblica” nel Piano Strutturale di Bilancio e vuole incassare un deficit inferiore al target dell’Unione Europea del 3% del Pil.

In secondo luogo, l’esecutivo intende fare avanzare le manovre di piccolo cabotaggio avviate gli anni scorsi per usare i ristretti margini di manovra col fine di ridurre le tasse alla classe media, ritenuta peraltro il bacino elettorale di riferimento del centrodestra, principalmente lavorando sul fronte dell’Irpef, riducendo dal 35 al 33% l’aliquota sui redditi da 28 a 50mila euro.

Come finanziare la manovra

Terzo punto, la manovra dovrà coniugare aspettative politiche dei partner della maggioranza e realismo strategico circa i vincoli e la possibilità d’agire dell’Italia. Sul fronte degli investimenti, preparerà i conti dello Stato al 2026, ultimo anno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) dopo il quale servirà una crescente supplenza dei fondi dello Stato. Su quello delle coperture, il governo intende chiedere alle banche un versamento anticipato di , imposte altrimenti dilazionate.

Giorgetti, nota Il Sole 24 Ore, ha messo sul tavolo “la prospettiva di una tassazione che comporti un pagamento una tantum che non verrà restituito. Una nuova ipotesi di lavoro che dovrebbe camminare di pari passo con l’anticipo di liquidità derivante dal rinvio delle deduzioni per il 2026 e il 2027 (Dta e simili)“, perno di una soluzione operativa che dovrebbe contribuire a raccogliere oltre 4 miliardi di euro sui 18 di cui si comporrà la manovra.

Una quota di risorse importante per la legge di bilancio ma che appare ridotta rispetto ai 112 miliardi di euro di utili cumulati tra il 2022 e il 2024. Secondo l’economista dell’Università di Siena Alessandro Volpi, “Meloni e Giorgetti hanno ottenuto, come massimo risultato nei confronti delle banche, un anticipo di liquidità che dovrà restituire il prossimo governo” nato dopo le elezioni previste per il 2027.

Tra stabilità e immobilismo

In sostanza, l’esecutivo consolida una linea di conservazione dell’esistente: si affida all’export delle aziende il traino della crescita economica; si stabilizza la pace sociale con temporanei sollievi fiscali; si incassa il vento positivo della riduzione del rischio sovrano e sull’incremento del rating; viene sfruttato il volano della leva europea degli investimenti; si cerca un ulteriore fattore di stabilità dalla solidità dell’occupazione.

Tutti elementi che fanno guardare al futuro con una punta di ottimismo. Ma non si può dimenticare che i fondamentali della crescita italiana restano fragili, che il Pil si espanderà solo dello 0,5% nel 2025 e che la crisi tariffaria e le tensioni geopolitiche rischiano di erodere il prezioso surplus commerciale. In futuro bisognerà cominciare a pensare al post-Pnrr, a fare politica industriale, a ragionare di infrastrutture e innovazione. Tutto questo non confliggerà con il controllo dei fattori di rischio se si farà convivere con spesa e debito sotto controllo. La cautela ora impone di giocare di rimessa. Ma nella fase finale del suo mandato il governo Meloni dovrà muoversi maggiormente allo scoperto su diversi dossier, pena il rischio di un pericoloso immobilismo.

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